CAMINO
PICCOLE FIAT IN RADUNO
La settima edizione del raduno Piccola Fiat, promossa dall’associazione "Piccola Club”, in due giorni di aprile, ha visto sfilare numerose Fiat Mod. 18, R25, 211R, 215, 250, 300 oltre a trattori di derivazione in un giro turistico tra Camino e i paesi limitrofi, rumorosamente invasi dai mitici prototipi torinesi, conclusosi con il pranzo a Iutizzo. Novità sono state l’intensa attività di prove di lavorazione agricola direttamente sui campi in località Molino di Glaunicco e la “Piccola by Night” che ha riservato divertimento e sorprese per tutti i partecipanti. Prove di aratura, fresatura, taglio erba e altre di abilità su quattro ruote hanno deliziato i numerosi appassionati che, alla fine, si sono dichiarati soddisfatti dei loro, pur datati, beniamini.
BERTIOLO
“UNO STINCO DI SANTO” il nuovo
spettacolo di Clâr di Lune
12 spettacoli in 17 anni. Questo
è il patrimonio di "Clâr di Lune", la compagnia teatrale che trova
linfa creativa e collante nella sua regista, Loredana Fabbro, e nella sua presidente,
Vittorina Cressatti. Una Compagnia che
va oltre il teatro perché riesce a coniugare passione e socialità al punto da
farne scaturire cultura. Una trilogia vincente che si rafforza ad ogni
spettacolo, ad ogni iniziativa e presenza attiva sul territorio.
Sul palco dell'Auditorium di Bertiolo, con sceneggiatura di Ennio Malisani, il debutto del nuovo spettacolo, "Uno stinco di santo", ha confermato il valore della compagnia e di ogni suo componente, sia esso attore che sostenitore. Impeccabile la recitazione, derivata da una altrettanto impeccabile regia. Quasi due ore di fiato sospeso e tensione sempre a livello alto, scandite da cambi di situazioni repentini e mai prevedibili, di personaggi molto diversi tra loro fusi dalla trama fluida e gradevole. Sul filo della risata che soggiace poi alla riflessione. Fin dall'entrata in scena. Non sul palco ma in mezzo al pubblico, a voce coesa nell’intonazione corale. Cosmopolita l’intreccio di lingue mescolate con eleganza per conferire vivacità e colore ai dialoghi. Variegato l’intarsio di personaggi di provenienza veneziana, friulana, austriaca, fino al "Mamaluc friulan-musulmano”, con tanto di turca innamorata. Creativa la ricerca dei sentimenti umani non classificabili in un tempo datato bensì in un “futuro che è nel passato”. In scena pure i vizi ma anche i pregi dell'umanità: arrivismo, codardia, falsità, autorità, tradimento, avarizia, a braccetto con fiducia e sincerità fino ad affermarsi nell’Amore che trionfa e scioglie ogni discordia. Prima fra tutte e chiave dell’intera trama, la reliquia di San Marco, garante del futuro della Patria del Friuli, nascosta nello stinco o "Parsut" . Che diventa foriero di pace in un epilogo risolutore.
Sul palco dell'Auditorium di Bertiolo, con sceneggiatura di Ennio Malisani, il debutto del nuovo spettacolo, "Uno stinco di santo", ha confermato il valore della compagnia e di ogni suo componente, sia esso attore che sostenitore. Impeccabile la recitazione, derivata da una altrettanto impeccabile regia. Quasi due ore di fiato sospeso e tensione sempre a livello alto, scandite da cambi di situazioni repentini e mai prevedibili, di personaggi molto diversi tra loro fusi dalla trama fluida e gradevole. Sul filo della risata che soggiace poi alla riflessione. Fin dall'entrata in scena. Non sul palco ma in mezzo al pubblico, a voce coesa nell’intonazione corale. Cosmopolita l’intreccio di lingue mescolate con eleganza per conferire vivacità e colore ai dialoghi. Variegato l’intarsio di personaggi di provenienza veneziana, friulana, austriaca, fino al "Mamaluc friulan-musulmano”, con tanto di turca innamorata. Creativa la ricerca dei sentimenti umani non classificabili in un tempo datato bensì in un “futuro che è nel passato”. In scena pure i vizi ma anche i pregi dell'umanità: arrivismo, codardia, falsità, autorità, tradimento, avarizia, a braccetto con fiducia e sincerità fino ad affermarsi nell’Amore che trionfa e scioglie ogni discordia. Prima fra tutte e chiave dell’intera trama, la reliquia di San Marco, garante del futuro della Patria del Friuli, nascosta nello stinco o "Parsut" . Che diventa foriero di pace in un epilogo risolutore.
BERTIOLO
“IL GIOCO DEI CONTRASTI” REGNA
NELL’OFFICINA DEI DESIDERI
La Compagnia “Clâr di Lune” ha
dato vita alla 12° edizione dell’Officina dei desideri, laboratorio teatrale
riservato a bambini e ragazzi, con la regia di Loredana Fabbro. Ricerca e
sperimentazione sono i cardini del progetto che quest’anno ha giocato ai
contrasti, al pro e al contro, agli opposti che si attraggono e diventano
storie da inventare e raccontare. Che hanno come protagonisti il lupo buono e
il cacciatore cattivo, gli zombi che scacciano le persone antipatiche, i
bambini mascalzoni che imbrogliano ignari vecchietti. Situazioni inventate dai
bambini confluite in un’unica e
variegata storia, ambientata a Belpaese, dove tutti sono attenti al risparmio
energetico e allo sfruttamento di energie rinnovabili. Questa è la storia che
gli allievi del laboratorio hanno messo in scena in Auditorium, il 28 aprile,
davanti a trecento persone. Raccontando loro che gli abitanti di Belpaese,
riuniti per organizzare una festa, litigano per la discordanza di pareri. Ma la
natura risolve il litigio con pioggia e vento che provocano un disastro ed il
buio completo. Ed è proprio in quel momento che la piazza buia diventa luogo
d’incontro, quando ognuno porta qualcosa e la condivide, dando origine alla
solidarietà. E’ così che Belpaese supera i contrasti, le divisioni e le
critiche. Cantando l’Inno alla Gioia i bambini hanno offerto una splendida
lezione di educazione e umanità,
sottolineata dal Sindaco Mario Battistutta e dall’Assessore Provinciale Mario
Virgili nonché dalla presidente di “Clâr
di Lune” Vittorina Cressatti che ha ringraziato i tecnici luci- audio e gli
animatori del laboratorio Angelica
Grosso, Donatella Grossutti, Manuela Vignando e Mario Grosso.
CODROIPO
VOCI ED EMOZIONI ALL’UNISONO AL SAGGIO DELLA SCUOLA DI MUSICA
Piccole e grandi voci, come
affreschi di un grande autore, emozionano il pubblico del Benois,
al saggio di fine anno della Scuola di Musica “Città di Codroipo”.
Un puzzle di canti, filastrocche e conte della tradizione, in elegante parata, si posa già dalle prime note sulle ali fragili
e tenaci della musica, che nella Scuola trova fiato e linfa. “Ursule Parussule e Man Man Muarte” risorgono
ritrovando la legittima dignità nelle
voci più piccole ma già sulla strada dell’armonia, accompagnate dall’orchestra
d’archi e fisarmonica. Accenti di tromboni, clarinetti, percussioni
e xilofoni fanno da spalla a “Filastrocca maliziosa e dell’altro ieri”, all’ “Un Doi Tre Cuatri Cinc Sis Siet”, a “Ae
bae dome scae”, ai brani africani in
versione tre voci, body percussion, magliette colorate e giovani piedi. A
rispolverare un De Andrè del periodo d’oro provvede il coro degli adulti interpretando “Volta la carta” per ugole maschili e femminili, violino e
batteria. Calorosi gli applausi per il
Super Coro, nobile interprete di classici anni 60 e dei suoni del bosco prima
di “The lion sleep tonight”. Il cuore
lievita ed esulta quando la chitarra annuncia “C’era un ragazzo che come me
amava i Beatles e i Rolling Stones”, quando
il Super Coro intona “Cantava viva la libertà” e l’ensamble di tutti i cori gonfia il palco
con “Il gatto e la volpe” di Bennato. In quel preciso momento si avvera il senso della Scuola di Musica,
dell’operato dei suoi insegnanti e del Direttore Giorgio Cozzutti. Musica per tutti, perché Lei è come il sangue, è in ogni essere pulsante.
Musica senza anagrafe, senza classifiche, senza metronomi. Senza confini. E a Codroipo la fortuna di possedere una Scuola
così vicina, a portata di voce e di cuore, deve convincere ad abbattere le scuse e ad aprire
la sua porta. Perché al solo respirarne l’atmosfera si diventa

