martedì 23 agosto 2011

24-28 agosto 2011: Belgrado e i monasteri della Serbia

monastero Studenica

monaco a Studenica











Cattedrale S.Sava Belgrado

Con Nadia e Mileva












Lasciate l'Italia, la Slovenia e la la Croazia eccoci in Serbia, ricca di bellezze naturali e perfino dell'unico deserto europeo, fiumi, laghi artificiali, montagne. Nessun cartello annuncia la capitale serba. Ci arriviamo lo stesso a Belgrado.











2000 conflitti in 2000 anni! 2 milioni di abitanti su una superficie di 300 kmq. E' stata distrutta ben 40 volte. Belgrado: 35 piazze, 5500 strade, 16 isolette, la confluenza della Sava nel Danubio, è divisa in bassa, alta e nuova ovvero la Beograd moderna. E' città dal viso sfregiato da più guerre. Dalle grandi costruzioni dove la gente vive in gabbie per polli.I muri sembrano dic artone, tende a pensoloni come i fili della corrente. E poi, di fronte, l'hotel di lusso, con il pianista che accompagna la cena. Il popolo serbo vive OGGI perchè NON SA cosa può succedere domani! La Serbia vive un periodo di transizione. Non esiste l'economia. Le fabbriche non vanno bene perchè tutto viene prodotto in Corea. Il salario medio è di 250 euro. La disoccupazione del 22%, soprattutto giovanile.
MONASTERI:
Verso i monasteri della Serbia, ad incontrare la chiesa ortodossa, i monaci che vivono un'esistenza di silenzio e preghiera. Luoghi dove si trova ancora l'umanità, una parola buona gratuita. La storia dice che molti monasteri sono stati distrutti dai Turchi che entravano a cavallo nelle chiese e distruggevano i mosaici e le opere d'arte bizantina.
Verso monastero di MANASIJA: 130 Km da Belgrado.Non ci sono segnali perchè i pali di ferro vengono rubati dalla gente che ne fa griglie e similari.









Qui vivono le monache che producono miele, vino, oggetti artistici dal 1405. Una monaca fanciulla ci aspetta nella chiesa ortodossa.Ripete di non fotografare. Bianca in viso e sorridente, coperta di nero. Solo il volto al sole e metà fronte. Sopracciglia arcuate ed occhi neri. Mani affusolate e bianche.
40° e riprendiamo la strada che ci porta in ristorante a Kraljevo. Strada dissestata, distese infinite di campi, ciuffi d'albero, case sparse. E' la SERBIA VERA dove si vive della terra, si mangia bene, si lavora tanto, si balla, si canta. SI FA PRESTO CON CALMA! Non esistono treni. Si viaggia in autobus. Ci sono le terme ma c'è urgenza di servizi, strade, alberghi.
Verso il Monastero di STUDENICA (50 Km da Kraljevo).

E' tra i monti ed una brezza leggera vestita di verde ci dà il benvenuto. Anche Lazar Jovic, teologo, ci accoglie nella chiesa mausoleo di Re Stefano, il fondatore, morto nel 1230. Il miracolo che lo riguarda sta nel fatto che il suo corpo è intatto. Chiuso in un sarcofago. Lazar ci chiede se vogliamo vederlo. Gira la chiave,solleva il coperchio del sarcofago. Coperto da un drappo verde e dorato, si vede un pezzo della fronte di Stefano il Coronato. E' pelle. Non è mummificato. Dopo 800 anni. Lo bacia, lo accarezza e richiude il coperchio. Fa un certo effetto anche perchè dal sarcofago esce un odore particolare, non sgradevole, quasi di incenso bruciacchiato. Osserviamo gli affreschi della chiesa datata 1207. Solo gurdandoli con amore si possono capire. Anche se tantissimi sono i buchi causati dagli eserciti bulgari che sparavano coi fucili e volevano distruggere i volti e gli occhi delle persone rappresentate, come la Madonna, il bambino, Gesù crocifisso, originale del 1208.
Visitiamo la chiesa piccola. Originali sono gli affreschi che rappresentano la Madonna e gli episodi della sua vita. Entriamo nel refettorio S. Sava, del 1215, con soffitto in legno, tavoli di marmo bianco, pavimento di pietra, il forno, lo stemma della famiglia Nemanic e dello stato serbo. "Solamente la concordia può salvare i serbi".
Dormiamo nella foresteria del monastero. Dopo la cena frugale in refettorio, spazio alla passeggiata nel silenzio circostante. Io mi avvicino al caseggiato dove vivono i monaci. Vedo uno, molto anziano, seduto su una sedia intento a leggere. Un concerto di cicale che friniscono inneggia al manto stellato. E' emozione particolare dormire nella piccola cameretta, essenziale ma accogliente. Dalla terrazza respiro aria pulita e silenzio tra le montagne della Serbia, così sconosciuta, così lontana. Il sonno è interrotto da abbaiare di cani, miagolii di gatti, frullar d'ali di uccelli festanti,suoni brevi di campane, alle 5.30 e alle 6.15. L'alba è chiara. Gli occhi sono vispi di buon mattino. Colazione. Si parte per il monastero di Zica a Kracujevac. 60 Km da Studenica.

Qui ci sono le monache, indaffarate per la festa ed il congresso del 1° settembre. Per gli 800 anni del monastero! Arriveranno qui moltissimi ortodossi e tanti sono i lavori in corso. Ci accoglie una gentile monaca novizia. Entriamo nella chiesa di Zica, la più grande. si passa sotto una porta di marmo, filigranata. L'iconostasi ha il marmo dei templi di San Sava. Nuove le icone, così come il lampadario. La luce delle icone e degli affreschi illumina chi guarda e ciò che ha dentro, secondo i dettami della pittura bizantina occidentale.
Ci trasferiamo a Arandelovac per il pranzo, la città dell'arcangelo Michele, fondata nel 1820. Nella sala dei principi del ristorante "Alessander" ci sentiamo dei veri nobili! Nel pomeriggio raggiungiamo il mausoleo della Famiglia Caragiorgevic, costruita nel 1930. Marmo bianco per il mausoleo di Alexander, principe di Serbia dal 1842 al 1858.Affreschi perfetti, da ammirare a bocca aperta, così come il museo annesso e la casa tipica serba.
75 Km per Belgrado: torniamo in città! Dopo la cena in centro, sulla SCADARLIA la via tipica dove ristorantini in fila ospitano migliaia di persone e tantissimi gruppi folcloristici suonano e cantano. Allegria, vivacità. In netto contrasto con i silenzio assoluto della sera prima.



Visita di BELGRADO:
-Tomba di Tito, sepolto nel giardino invernale per sua volontà dal 1980. Il sarcofago è semplice, pesa 9 tonnellate di marmo bianco.




-Cattedrale di San Sava, in costruzione. Marmo bianco di Grecia, cupola da seimila tonnellate. Tra due anni sarà finita e 200 artisti realizzeranno i mosaici.
Interessante è sapere che i fondi per la costruzione vengono dati dai lavoratori serbi all'estero.
- Fortezza Alimeda, con la tomba del sindaco di Belgrado - Piazza della Repubblica - Monumento Vittorioso dopo la 2° guerra mondiale - Confluenza della Sava nel Danubio, con punto panoramico bellissimo.
- Passeggiata sul Danubio.
La cena tipica in locale davvero caratteristico, con tovaglie e tende ricamate da vecchie mani, portate luculliane e allegria.

A consolare la leggera virgola di malinconia all'idea che il tour in terra serba stia per finire.
Cosa mi ha lasciato la Serbia?
L'idea di sofferenza ma anche di cordialità e simpatia della gente. La calma e l'idea di una storia subìta e ferma, anche nel terzo millennio.

martedì 16 agosto 2011

17-21 agosto 2011: Tra Croazia e, Bosnia e Herzegovina: Rijeka, Sebenico, Mostar, Medjugorje, Sarajevo, Zagabria

17 agosto 2011:
L’adrenalina del viaggio, che poi è la stessa del vivere, è alle stelle. E’ mattina presto e il sole splende già, foriero di calura estiva, tipica d’agosto. Vorrei fermarlo questo momento e farne un fascio di eternità! Sto per iniziare un viaggio in una terra assolutamente sconosciuta. Lungo cinque giorni. Voglio guardare, imparare, esplorare. Voglio indossare nuovi occhi su un mondo che è vissuto senza di me. In un attimo sono a Trieste. La pineta è ventosa, poche auto, eppure c’è già qualcuno steso sui lastroni, in costume da bagno. La Slovenia è lì, a due passi. Slovenia, un riassunto del mondo! Poi la Croazia ed un cartello che la reclamizza “Croazia: il Mediterraneo com’era una volta”. La prima visita è dedicata a Rijeka o Fiume, 128mila abitanti, città di frontiera, romana prima e poi di… tutti. Qui ogni persona è nata con passaporti diversi, a seconda del periodo. Austriaco, italiano, ungherese, serbo, inglese, americano, Jugoslavo. A Fiume c’era l’Agip, non si voleva certo che diventasse italiana, con gran delusione di D’Annunzio. Sopra Fiume c’è il castello romano dalla torre rotonda e poi TRST, 172 m sopra il livello del mare. Lì c’è un famoso santuario mariano che custodì per 4 anni e mezzo la Santa Casa che ora si trova a Loreto. Nel 2003 venne a visitarlo Papa Giovanni Paolo 2° e vi rimase per 5 giorni. Il più lungo periodo di permanenza tra tutte le sue visite e viaggi. Una sala del santuario contiene gli ex voto della gente normale e, al piano superiore, dei grandi personaggi e reali di tutto il mondo.
Dopo il pranzo si profila la Dalmazia, la regione della Croazia dove si GUSTA LA VITA, con ritmo lento, trascorrendo molto tempo al bar, a leggere il giornale, a bere un caffè in quaranta minuti, un’ora se gli è stato aggiunto il latte. Ancora Croazia e poi fermata a Sibenicco per la notte. Il buio accompagna la passeggiata nel villaggio turistico che ci accoglie. Di fronte e 300 isole brulle e ad un Parco Nazionale.
Aiutooo...l'orso

18 agosto:
BOSNIA e HERZEGOVINA, Medjugorje e Mostar
Il paesaggio è collinoso con ciuffi che cantano al sole. Pale aeoliche. Ulivi, piante di rosmarino. In mare un pescatore solitario canta un inno alla veglia e al sonno, all’amore per le reti, per la propria vita sulla barca. Una canzone dalmata dice che “ La fortuna di chi canta è che quando lui non ci sarà qualcuno canterà le sue canzoni” “Mia madre è la Dalmazia e io sono della Dalmazia. Anche il mare blu sa quanto lo amo e i miei nonni hanno legato l’àncora…”
Ecco la Bosnia e Herzegovina: dove abitano i croati di Bosnia cattolici, croati di Bosnia e i serbi di Bosnia musulmani e i Bosanzi ovvero abitanti di Bosnia senza tener conto delle etnie. Vivono insieme, ciascuno federe e coerente con la propria religione.
Sul cartello Medjugorje: un paese normalissimo. Si nota che c’è affluenza di gente perché inizia la fila di negozietti di souvenir, poi la chiesa del 1969. Al suo fianco un palco semisferico e panche per 5000 persone. C’è la messa in italiano.

Mi avvicino, ascolto. Chitarra, voci, parroci, recitano parole e canti che arrivano al cuore. Il termometro segna 42°. C’è caldo di sole, di gente, di cuore. Aspetto la S. Comunione. Insieme a centinaia di persone. Medjugorje, una meta che m’incuriosiva. Voglio vedere il più possibile in una manciata di minuti, 60 circa. Accendo una candela, mi metto in fila per avvicinarmi al crocifisso in bronzo che rappresenta la resurrezione, dai cui polpacci esce un unguento che la gente raccoglie su candidi fazzoletti. Desisto. Il sole scotta troppo e i polpacci sono asciutti. E’ mezzogiorno. Entro in chiesa, mi avvicino ad una piccola folla che prega dinanzi alla statua della Madonna. Mi siedo e ascolto i passi attutiti dall’educazione. Nel negozio del fotografo ufficiale leggo i messaggi, stampati su carta lucida, in tutte le lingue: “ Chi crede deve far vedere quanto è bello credere”.
Nel salutare Medjugorje mi chiedo se mai ci tornerò! Ma il pensiero dura lo spazio di un tragitto, breve, che conduce a Mostar, patrimonio dell’umanità, arcobaleno di popoli, tra le 66 città più belle d’Europa, città di pittori e poeti.
Ponte Vecchio di Mostar


Il suo ponte, alto 20 metri, distrutto e ricostruito, rappresenta la pace tra i popoli così diversi che a Mostar vivono, oggi in pace. Ragazzi, per pochi Km (dinaro locale, vale 1.95 euro) si tuffano nell’acqua gelida per dare spettacolo ai turisti. Brrr! Sembrano sculture volanti!Il mercato simile a quello turco, nel quartiere musulmano, dà il benvenuto.
Un vecchio con la bianca barba, torso nudo, sembra essere il re del quartiere. Riesco a rubargli una foto nell’attimo stesso in cui si ritrae.
Si visita la tipica casa turca, la cui ultima abitante è mancata sette anni fa. E poi in libertà tra i negozietti profumati e coloratissimi. Anche dopo cena. A vivere la diversità tra la gente. Quasi tutti sono biondi con occhi azzurri. I contrasti tra le persone sono evidenti. Chi prega nelle moschee ubbidiente al Rabino, chi al bar beve birra con musica a tutto volume. Ragazze altissime con minigonne vertiginose, altre con il velo sulla testa. Sulla stessa strada!
MOSTAR… coi buchi sulla pelle
Sulle strade, sulle case.
Buchi di ogni diametro,
dinamite nelle ossa,
dello stesso sangue
umano e rosso di fuoco
sputato a caso.
Ad uccidere una macedonia di popoli fratelli.
19 agosto: SARAJEVO
davanti alla cattedrale di Sarajevo

E’ la capitale di tutta la Bosnia ( divisa in Federazione e Serbia di Bosnia, la cui capitale è Banja Luka), divisa in due dal fiume Miliaska. Centro storico e centro moderno formano la città dei contrasti, dei ponti, la più calda dell’ex Jugoslavia, la Gerusalemme d’Europa con gli autobus gialli regalati dal Giappone dopo la guerra.
L’assedio, durato dal 6 aprile 1992 alla fine del 1995, è ferita che tutti vogliono rimarginare. Per 4 anni Sarajevo è stata isolata dal resto del mondo. La gente ha vissuto nelle cantine, senza acqua, mentre i serbi da cinque montagne sparavano ogni giorno sui civili. 11mila sono i morti di Sarajevo. 50mila i feriti. Bruciata per tre giorni la biblioteca nazionale che conteneva 500mila libri che volavano in aria trasformandosi in cenere. 144 volontari bosniaci hanno costruito un tunnel lungo 800 metri, alto 1.60 e largo 1 metro. In 4 mesi, fino a luglio 1993. Serviva per far passare il cibo di notte e gli ammalati. I serbi lo hanno bombardato ma non sono mai riusciti a distruggerlo!
Oltre alla guerra, i massacri. Di gente in fila ad aspettare il pane. 60 i morti, 140 i feriti. 40 bombe dei serbi al mercato. 40 i feriti. E ora i buchi delle bombe sono diventati rose dipinte, sui muri, sulle strade.
Sarajevo, vera città dei contrasti, sorprende e convince poco. Città moderna con negozi di grandi firme in sfilata e città vecchia con casette di legno cariche di mercanzie turche ed orientali. Attaccate! 2 mondi vicinissimi. 2 religioni vicinissime: cristiana e musulmana. I musulmani, inchinati in moschea, poi in piedi, inchinati di nuovo, in sequenze interminabili. Uomini a destra, donne a sinistra. Un passo e la musica tecno a tutto volume rimbalza su ragazzi seduti al bar mentre parlano, bevono, fumano, mangiano. Le nuove generazioni vivono come gli occidentali ma è un mondo che non appartiene loro. A rate acquistano gli ultimi modelli di occhiali firmati, scarpe originali sportive, telefonia, tecnologia d’avanguardia. La disoccupazione si aggira sul 40%. Ragazze bellissime, bionde, occhi azzurri con bei vestitini corti e altre con il velo Non esiste il burka qui. L’Islam non lo prevede. Qualche zingara allunga la mano ma i poliziotti la mandano via. Ovunque la gentilezza è incredibile.


E’ POESIA SARAJEVO
dove la guerra si fa rosa,
dipinta intorno ai buchi delle bombe,
sull’asfalto e sui muri.
Poesia è la gente,
musulmani chini sui tappeti,
cristiani svegliati dalle campane.
Poesia è la gentilezza
a Sarajevo,
a dare il benvenuto ai turisti,
testimoni di rinascita.
Poesia è la città dei contrasti,
gemellati nella corsia dell’Umanità.
20 agosto: ZAGABRIA
a Zagabria

Anche oggi occhi su mondi nuovi sulle strade della Bosnia, verso Banja Luka, capitale della Repubblica serba di Bosnia. Case in costruzione, piano su piano, case belle, curate, belle auto, cimiteri intorno alle chiese, in un gioco senza frontiere, come cantava Toscje Projetzki, l’”angelo dei balcani”.
Ecco il confine con la Croazia, tracciato dal fiume Sava. Poi la capitale, Zagreb, Zagabria, 800.000 abitanti, divisa in città bassa e alta, tanti musei tra cui il Mimara con 3750 oggetti d’arte, una ricca vita culturale. Otto parchi, ideali per bambini ed anziani, grattacieli, cattedrale del 1300, chiesa di San Marco del 1256, costruita e decorata dai veneziani. A mezzogiorno spara il cannone della Torre. Ogni persona si ferma e guarda l’orologio. Mentre filobus distratti continuano la loro corsa.
ZAGABRIA: Con Carmelisa e Giuliano




















15 agosto 2011: Auronzo, Misurina, 3 Cime Lavaredo e Cortina. Incontro con Marina Ripa di Meana

Auronzo ci ha accolto sotto le ire di Giove Pluvio ma una foto alla diga con i leoni di San Marco e al Lago ce l'ha lasciata fare!











A Misurina il diluvio non ha concesso scampo e così pure alle tre Cime, patrimonio mondiale Unesco. Ma con un gruppetto di coraggiose e Michele sono riuscita ad arrivare alla chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice. Una fitta nebbia ed una pioggia battente non ha scoraggiato l'impavida escursione mentre il resto del gruppo aspettava al Rifugio, ammirando il panorama dalla grande vetrata.
















Poi, verso Cortina, un raggio di sole ha cambiato l'atmosfera fino a farla diventare estiva.











Nella località più sciccosa delle Dolomiti, in Corso Italia, ho ammirato il Bosco incantato di Angiola Tremonti (scrittrice, artista e sorella del Ministro) abitato da donne-albero chiamate Mabille.












Sono sculture in resina alte tre metri, con rami al posto delle mani, pelle con nodi di corteccia, radici invece di piedi. Con le braccia sollevate al cielo, sembrano disperarsi per la loro condizione. A Cortina il 15 agosto è la festa della donna e ancora donne, ma in carne ed ossa, nella mostra del fotografo Giulio Malfer: ritratti delle abitanti di Cortina, dalla più anziana alla più giovane, esposti in un percorso a cielo aperto.










Ho assistito all'incontro con Marina Ripa di Meana, che ha presentato il suo ultimo libro “Virginia Agnelli madre e farfalla” (Minerva Edizioni), al Palazzo delle Poste, nell'ambito della quarta edizione della rassegna Una Montagna Di Libri.

















Il volume, che ho comprato e mi prefiggo di leggere, è stato scritto a quattro mani con Gabriella Mecucci, ed è stato recentemente aggiornato per realizzarne una nuova edizione. Il libro è riuscito a vendere migliaia di copie e ha sollevato un dibattito sul ruolo storico della famiglia Agnelli.
L'incontro si è svolto in forma di conversazione tra Marina e Carlo Ripa di Meana, una delle coppie più presenti a Cortina, città che frequentano da molti anni.
Di cosa parla il libro?
Di Virginia Bourbon Del Monte Agnelli, madre di Gianni, Susanna e altri cinque figli. La sua vita è stata drammatica e quasi scandalosa per gli anni in cui è vissuta. Bella, trasgressiva e intelligente, Virginia è una figura la cui biografia è stata quasi nascosta per molti anni. Rimasta vedova del marito Edoardo a 35 anni, la donna si innamorò dopo pochi mesi di Curzio Malaparte. La reazione della famiglia, specialmente del suocero Giovanni Agnelli, all'epoca senatore, fu molto dura: Virginia perse la patria potestà a causa di un'ordinanza che la definiva una pubblica peccatrice e permetteva alla polizia di toglierle i sette figli.
Virginia era una madre affettuosa e con grande tenacia riuscì a riprendere i sette figli, anche grazie all'aiuto di Mussolini.
Il legame con i figli fu molto forte e ha contribuito a plasmarne il carattere e la determinazione che saranno cruciali nell'ascesa della famiglia Agnelli.


Marina Ripa di Meana è autrice di diversi volumi, scritti a partire dal 1984: I miei primi quarant'anni, La più bella del reame, Vizi, veleni e velette, Tramonto rosso sangue, Cara Paola, sorella mia o i più recenti Cocaina a Colazione, Lettere a Marina e Roma al Rogo. Nel 2012 dovrebbe essere pubblicato un suo nuovo libro intitolato "I miei primi settant'anni".

sabato 13 agosto 2011

6-13 agosto 2011: Le isole del Quarnaro in veliero e bicicletta

7 notti in 7 porti diversi.
In Croazia.
Tra le più belle isole del Quarnaro: Cres, Lussino, Pag, Rab, Krk e poi Rijeka.In motoveliero d'epoca o "caicco": lunghezza 35.5 m, larghezza 7.3 m. ponte 150 m









A bordo di un veliero dove la parola chiave è "libertà", dove il relax è sogno realizzato, dove il rapporto con il mare è tenace ed autentico. Dove la giornata si snoda tra navigazione, scoperta delle isole in bicicletta, nella misura più congeniale a ciascuno, pasti a bordo, immersione nella vita serale e notturna dei diversi luoghi. Uno diverso ogni sera. Con personalità uniche ed affascinanti. Una vacanza alternativa a quelle già sperimentate, che potrebbe sembrare per pochi eletti mentre è alla portata di tutti. Magari non ai bambini piccoli! E la bicicletta? Diventa estensione dei piedi, compagna di scoperte di luoghi piacevolmente nascosti, calli ancora vergini, paesini, boschi incantati. Oppure per i più esperti è ispiratrice di percorsi più articolati, alla ricerca di fari, cittadine sopraelevate, baie inesplorate. In alternativa alla bici passeggiate in libertà, cogliendo fichi dagli alberi, sedendosi ad ammirare scorci panoramici da cartolina e scegliendo il posto ideale per prendere il sole o fare il bagno in acque trasparenti.






Nicoletta "vip"