domenica 27 novembre 2011

26 novembre 2011: "Ispirazioni d'autunno" al castello di Colloredo di Monte Albano (Udine)

                                            
                                             I quadri abbinati alle mie poesie
                                                Alida Pevere, anima della manifestazione
                                               Castello in notturna
                                                    Patrizia Pizzolongo
                                                        Giacomina De Michieli







                                           Alida Pevere
                                             Giacomina De Michieli
                                            Manuela Quaglia, presentatrice
                                             Patrizia Pizzolongo


Tutti insieme, poeti, presentatrice, Coro di Caporiacco, diretto dal M° Alessandra Bertoldi.

Non solo poesia con 16 poeti,  arte con 33 artisti,  musica con il coro.
Ben di più. Sono affiorati con affermata dolcezza i valori, quelli della nostra vita, che vanno ben oltre ciò che ci viene propinato dai media, dalla televisione, dal consumismo esasperato.
Un baule pieno zeppo di doni: emozioni a fior di cuore.
Saluto del sindaco Benedetti. Pensieri di Pre Beline e di Padre David Maria Turoldo più che mai attuali.
Canzoni corali: "Signore delle cime" - "Ave Maria" - "Suspir da l'anime" hanno preso in braccio i sentimenti migliori e ne hanno fatto preghiera, in punta di sorpresa. Fin troppa emozione, vestita di paradiso e benessere quasi incredulo, rugiada sul fiore assetato, mantello su membra intirizzite.
Padre David M.Turoldo: La Poesia è  "Quanto di più bello ci si possa augurare nella vita" - "Poesia è la vita stessa di Dio che è il primo poeta dell'universo" - "Il linguaggio poetico è il momento in cui si tenta di dire l'indicibile, il mistero delle cose: è il momento più alto.  Dopo il canto, dopo la poesia, non c'è che il silenzio".




lunedì 14 novembre 2011

I primi tagli dalla A alla Z: dal corriere della sera di oggi


CORRIERE DELLA SERA Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
14 novembre 2011

L'inchiesta

I primi tagli: iniziare dalla politica

L'agenda di governo di Mario Monti non può che cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia

L'inchiesta

I primi tagli: iniziare dalla politica

L'agenda di governo di Mario Monti non può che cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia

Mario Monti (LaPresse)

L'agenda di governo di Mario Monti non può che cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia. Racconta il progettista della stazione Tiburtina di Roma di una conferenza dei servizi, «decisa per accelerare», con 38 partecipanti: trentotto! Un delirio: i 456 mila euro per dare le fotocopie del progetto a tutti gli invitati sono o no un costo della politica? Sì.
Ed è lì che, per fare le altre riforme necessarie, il nuovo premier dovrà mettere mano. Anzi, proprio per toccare il resto, dovrà «prima» affondare il bisturi lì: nel grasso della cattiva politica.

Va da sé che in una situazione come la nostra, dove i veti incrociati sono un incubo e il governo non può imporre alle Regioni manco la cilindrata delle autoblu senza beccarsi un ricorso alla Corte costituzionale, la strada del nuovo premier non sarà in discesa. Anzi. Le resistenze saranno vischiose, le ostilità mascherate ma callose: meno funziona la macchina dello Stato più certi politici possono mettersi di traverso, sollecitare un aiutino che dovrà poi essere ricambiato, allargare la clientela. Al punto che, dice la Corte dei conti, il costo supplementare delle «bustarelle» pretese per oliare il sistema sarebbe di 60 miliardi l'anno. Una somma che prima del decollo dello spread fra i BtP e i Bund tedeschi sarebbe bastata a pagare gli interessi annuali sul nostro debito pubblico.
E forse non è un caso se la legge anticorruzione, approvata fra squilli di trombe dal governo Berlusconi il primo marzo 2010, giace da un anno e sette mesi sotto la polvere. Il premier incaricato potrebbe partire da qua. In ogni caso, come dicevamo, un punto è certo: incidere sui costi più offensivi della cattiva politica, gli consentirebbe di raccogliere nel Paese, tra i cittadini, quel consenso necessario non solo a scardinare le resistenze più corporative dentro il Parlamento, ma a spiegare poi a quegli stessi cittadini che qualche medicina amara andrà deglutita. Un'opera di convincimento possibile solo a una classe dirigente capace di recuperare la credibilità perduta. Partendo, magari, da questo abbecedario.

A Auto blu


«Le abbiamo già dimezzate!», ha detto la ministra della Gioventù Giorgia Meloni mercoledì a La7. Il ministero della Difesa, che ha un centinaio di auto blu e 700 auto «grigie» nonostante solo in 14 avrebbero diritto al privilegio aveva appena acquistato 13 Maserati quattroporte blindate: alla faccia della manovra di luglio, che aveva stabilito la cilindrata massima di 1.600. Se ha ragione Brunetta si potrebbe risparmiare un miliardo l'anno. Da subito.

B Bilanci
È la riforma più urgente: i bilanci di Stato, Regioni, Province, Comuni sono un caos. Voci diverse, capitoli diversi, strutture diverse: ognuno fa come gli pare. Il tutto nella nebbia volutamente più fitta. Cosa c'è nei 50 milioni di euro della voce «fondo unico di presidenza» di palazzo Chigi? I soldi per le operazioni «discrete» degli 007 o la tinteggiatura dei muri? Servono bilanci unici, trasparenti, che lascino piena autonomia politica ma siano leggibili da tutti (le fognature si chiamino fognature, le consulenze consulenze) dove si capisca quanti soldi si spendono e per che cosa. Così i cittadini potranno fare dei confronti innescando una spirale che porterà a risparmi veri.

C Conflitto d'interessi
L'Italia è diventata una Repubblica fondata sul conflitto d'interessi. Basta con presidenti del Consiglio proprietari di reti televisive, ma anche assessori alla salute titolari di aziende fornitrici della sanità pubblica, sottosegretari proprietari di società che gestiscono la pubblicità per i giornali, sindaci geometri che presiedono giunte che approvano i loro progetti, avvocati-assessori che fanno causa alla propria amministrazione.

D Doppio lavoro
Se valessero a Roma le regole americane, ci sarebbero 186 parlamentari «fuorilegge»: tutti coloro che, pagati per fare i deputati o i senatori fanno pure altri mestieri, moltiplicando i propri affari grazie alla politica. E sottraendo tempo al proprio impegno istituzionale. Ecco: copiamo gli americani.

E Europa
Con la manovra di luglio si è deciso di equiparare gli stipendi dei nostri parlamentari alla media europea, sia pure corretta in base al Pil e limitata alle sei nazioni più grandi. Anche i rimborsi elettorali andrebbero adeguati a quella media. È inaccettabile che un italiano spenda in media 3 euro e 38 centesimi l'anno per mantenere i partiti, contro 2,58 degli spagnoli, 1,61 dei tedeschi e 1,25 dei francesi.

F Fisco
Una leggina infame permette a chi finanzia un politico di avere uno sconto fiscale 50 volte superiore a quello di chi dà soldi a un ente benefico o alla ricerca sul cancro. Avevano giurato di cambiarla, non l'hanno mai fatto. E tutte le proposte di legge presentate per correggere questo abominio giacciono mestamente in parlamento. Vanno tirate fuori e approvate. Subito.

G Gettoni
Un consigliere comunale di Padova incassa per ogni seduta 45,90 euro, uno di Treviso 92, uno di Verona 160. Per non dire delle regioni a statuto speciale, dove con trucchi vari un membro del consiglio municipale di Palermo può prendere 10mila euro al mese. Stop. L'autonomia non c'entra e non può essere usata a capriccio: regole fisse per tutti, da Lampedusa a Vipiteno.

H High speed
I ritardi sulla velocità di download, dove nella classifica netindex.com siamo al 70° posto dopo Kazakistan e Rwanda, sono così abissali da far sospettare a una scelta inconfessabile: meno funzionano gli sportelli elettronici, più i cittadini dipendono dai «piaceri» della burocrazia e della politica. Con costi enormi, da tagliare.

I Indennità
Le «buste paga» devono essere trasparenti, commisurate alla media europea, per tutte le cariche: l'assessore alla sanità altoatesino non può guadagnare 6mila euro più del ministro della sanità di Berlino. Basta furbizie, come certi rimborsi esentasse a forfait (magari anche a chi non ha la macchina, come nel Lazio) o il contributo per i portaborse che troppo spesso, incassato dal parlamentare, è girato ai collaboratori solo in minima parte e in nero. Si faccia come a Strasburgo, dove gli assistenti sono pagati direttamente dall'Europarlamento.

L Limiti
Il governo Prodi nell'infuriare delle polemiche aveva fissato un limite massimo agli stipendi dei superburocrati: 289 mila euro. Quel tetto, tuttavia, non è mai stato applicato. Tanto che il presidente delle Poste Giovanni Ialongo nel 2009 di euro ne ha presi 635 mila. Urgono nuove regole.

M Municipalizzate
Le società miste dei servizi pubblici locali sono state troppo spesso usate per aggirare le regole su assunzioni e appalti causando paurosi buchi finanziari ripianati dalla collettività. Basta. È inammissibile che un comune, socio principale, approvi un bilancio in rosso senza risponderne. Le regole devono essere le stesse del settore privato: chi truffa paga.

N Nomine
Il «manuale Cencelli», in base al quale vengono ripartite fra i partiti le poltrone pubbliche, vada al macero. Le nomine devono obbedire esclusivamente a criteri di merito. Va fissata la regola che chi ha ricoperto una qualsiasi carica elettiva non può essere nominato in un'azienda pubblica almeno per cinque anni. Sennò ogni poltrona diventa merce di scambio per i riciclati o per comprare un'alleanza.

O Onorevoli
Una legge costituzionale che preveda il dimezzamento dei Parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto si può approvare in 90 giorni. Sono tutti d'accordo, come dicono da mesi? Lo dimostrino.

P Province
Quante volte destra e sinistra hanno promesso che avrebbero abolito le Province? Costano fra i 14 e i 17 miliardi di euro l'anno e alla fine aveva accettato il taglio, sia pure a malincuore, anche la Lega. Passino dalle parole ai fatti. Anche in questo caso basterebbero tre mesi.

Q Quadruplo
Il mercato dell'auto in Italia è sceso ai livelli del 1983. Da quell'anno preso ad esempio il Pil pro capite è cresciuto del 40% ma il costo della Camera e del Senato in termini reali è quadruplicato. Un delirio megalomane. Da ricondurre a una maggiore sobrietà. Anche mettendo fine al principio dell'autodichia, in base al quale nessuno può mettere becco sui conti di Camera, Senato e Quirinale. Un controllo esterno, visto quanto è successo, è obbligatorio.

R Regioni
È intollerabile che rispetto agli abitanti i consigli regionali della Lombardia o dell'Emilia-Romagna costino circa 8 euro pro capite, quello sardo 51 o quello aostano 124. Identici servizi devono avere identici costi. Il «parametro 8 euro» farebbe risparmiare 606 milioni l'anno. Tolto l'Alto Adige per l'accordo internazionale da rispettare, andrebbero riviste inoltre alcune regole delle autonomie: non possono essere occasione di ingiusti squilibri e privilegi.

S Scorte
Da decenni ogni ministro dell'Interno dice d'averle tagliate, ma è una bufala. A Roma il rapporto fra auto di scorta e volanti della polizia, lo dice il Sap ma il prefetto concorda, è di otto a uno. Di più: la benzina per le scorte non manca mai, quella per le volanti o le gazzelle devono pagarla talvolta di tasca propria i poliziotti e i carabinieri.

T Trasparenza
Facciamo come gli inglesi: prendiamo le loro stesse regole sulla situazione patrimoniale di parlamentari, consiglieri regionali, sindaci e altre cariche elettive. Tutto trasparente, tutto sul Web. A partire dai finanziamenti privati ai partiti, oggi non solo limitati alle somme sopra i 50 mila euro, ma inaccessibili on-line. In più, la certificazione dei bilanci dei partiti va resa obbligatoria.

U Uniformità
È la regola aurea della buona amministrazione. I costi devono essere uniformi: dalle «liquidazioni» ai deputati alle siringhe delle Asl. Per mantenere i suoi dipendenti la Regione siciliana non può far pagare a ogni cittadino 353 contro i 21 euro della Lombardia. E se si stabilisce il blocco delle assunzioni, questo deve riguardare, a maggior ragione, anche palazzo Chigi.

V Voli blu
Nel 2009 le ore volate per ogni membro del governo sono state del 23% superiori al record del 2005 e addirittura del 154,2% rispetto al 2007 (gabinetto Prodi). La recente norma voluta da Tremonti che limita i voli blu ai massimi vertici dello Stato va applicata subito. Con l'obbligo di pubblicare su internet i dettagli di ogni viaggio: nome dei passeggeri, destinazione, costo. Una disposizione che dovrebbe essere retroattiva, perché i cittadini si possano rendere conto di quello che è successo negli ultimi anni.

W Welfare
Prima di toccare le pensioni dei cittadini va radicalmente cambiato il sistema dei vitalizi, che oggi vede da 11 a 13 euro di uscite per ogni euro di contributi in entrata. Vale per il Parlamento, vale per le Regioni: 16 anni dopo la riforma Dini è scandaloso che qua e là si possa andare in pensione ancora a 51 anni con quattro di contributi.

Z Zavorra
Vanno tagliate subito sul serio tutte le spese esagerate. I dipendenti di palazzo Chigi sono attualmente più di 4.600 contro i 1.337 del Cabinet Office di David Cameron. La sola Camera paga per affitti 35 milioni di euro l'anno: 41 volte più che nel 1983. Una megalomania estesa alle Regioni. Dove negli ultimi anni gli investimenti immobiliari sono stati massicci. La Puglia «sinistrorsa» ha appaltato la costruzione della nuova sede per 87 milioni, la Lombardia «destrorsa» per il Nuovo Pirellone con un mega-eliporto ne ha spesi 400. Per non dire di certi contratti extra lusso: ogni dipendente medio del Senato costa 137.525 euro. Cioè 19 mila più dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack Obama.

lunedì 7 novembre 2011

28 ottobre 2011 Concerto di Beppe Lentini

Straordinario concerto di Beppe Lentini e Great Balls of Fire.
Il "Beppe" anima rock, autentica e fedele, ha scritto il libro "La mia vita con il Rock and Roll", dedicando una pagina anche a Musicamino. A Feletto (UD) teatro strapieno di musicisti, giornalisti, amici di un eterno ragazzo del 43 che ha sempre un approccio alla vita solare e vero. Grazie Beppe Lentini!



29 ottobre-5 novembre 2011: INDIA: Triangolo d'oro: Magnificenza e povertà all'ennesima potenza

Sette giorni, in India del nord, triangolo d'oro: Rajastan, MPrudesh, Utar Pradesh.
Venezia - Doha (Qatar-Arabia) con sosta di 2 ore -  Doha-New Delhi, la 4° città più inquinata al mondo. Compagnia Qatar, ottima. 7mila Km - 10 ore di volo.
Ecco l'India: prisma di volti indifferenti e caste in passerella.
India: non un viaggio ma un tuffo in un film tridimensionale,  un'esperienza senza spina dorsale. Da annusare, toccare, guardare senza certezze, senza coerenza, senza pietà. Sempre in perfetto contrasto. Con spavento e armonia, con pietà ed ammirazione, con brividi di morte e l'adrenalina del vivere.
Sari fluttuanti e coloratissimi, bambini bellissimi e disperati, baracche e alberghi a 5 stelle, donne-bambine dagli occhi luminosi già prostitute e senza specchio su cui riflettersi. Scene da guardare da dentro, con l'intensità del dolore, la dolcezza del piacere, la paura del nemmeno immaginato. Flash incandescenti per l'anima, frecce di fuoco nelle pupille, soprese ad ogni battito di ciglia, incredule in un sogno-incubo che batte come tam-tam. Mistero e fede, crudità celebrata dal fasto, povertà adattata al volere del più forte, devozione come destino. E sorrisi e calda ospitalità.
Ma anche l'India del futuro, con ragazze in motocicletta, cellulare per compagno, Honda come status-simbol, Valentino sulla pubblicità delle divise delle scuole private, macchine digitali nelle giovani mani, hotel 5 stelle ad un soffio dai tuguri.
E il cielo osserva
e volge lo sguardo altrove. E tace.
Come il mio pensiero orfano di parole.




                                           SOMODE        PALAZZO MARAJA
                                          
                                           GANESH POLE                  AMER

                                           JAL MAHAL                   
                                        
                                           PALAZZO MANCI  
                                         
                                          
                                             COMPLESSO GUTUMINAR   NEW DELHI
30 ottobre  2011:
Alle 8.20, ora di Delhi (4 ore e 30 prima di noi) l'aereo atterra. Ore 9.30 siamo fuori dall'aereoporto: aspetto il famoso odore d'India. C'è ma sa di smog, cenere, spezie. Vedo un gruppo di donne accucciate che tagliano l'erba con le mani. La guida Jorghesh ci dice che l'ospite da queste parti è un Dio. "Caspita" penso - qui ci sono 330milioni di dei... c'è posto per tutti!"
Ci mette al collo una collana di fiori, di tagete, quelle gialle che hanno un forte odore. Sono gialle, colore dell'intelligenza, rosse, colore della purificazione, quello delle spose. Siamo a Delhi, 16milioni di abitanti. E' domenica, il traffico è minore degli altri giorni eppure appare caotico. Davanti agli occhi carnai, favelas, cumuli di immondizie di plastica.  Qui ognuno fa quello che vuole. La prima regola è la NON regola! C'è gente stesa, o con la mascherina, o dorme, o chiede l'elemosina. Polvere ovunque, corvi minacciosi, a frotte, anneriscono il cielo con le ali nere e turbano con il loro gracchiare, ghiotto di prede. Clacson impazziti, caos, e poi, improvviso, il nostro hotel. Di lusso, in mezzo alla desolazione di chi non ha nulla, di chi ha un tombino per casa. Donne piccole avvolte in sporchi sari, si stendono a dormire, con bambini nudi e vecchi, padroni solo delle loro quattro ossa. Ed è solo metà mattino. La Guida dice che ogni minuto nascono 51 bambini in India! Avverto una sottile sensazione di disagio ma è passeggera. La prima meta è la Moschea ma, per arrivarci, passiamo attraverso un immenso e brulicante mercato. Un carnaio dove si vendono perfino le immondizie, si fa il bucato in una nera pozzanghera, si fa il pane e lo si attacca alla parete di un muro sudicio, si fa pipì addosso alla gente. C'è chi contratta, chi dorme sdraiato su stracci, muretti, capre. Il mercato è un carnaio fluorescente. Visioni da cottolengo sono un pugno continuo allo stomaco. C'è chi cammina come un animale a quattro zampe, chi sfodera i piedi da elefante, chi zoppica con gambe sicuramente spaccate da piccolo. Per mendicare in modo più redditizio. Avanza forzando le braccia. Non è facile guardarlo! Ora le viscere sono mollicce e gli occhi sono sorpresi da ciò che vedono. Il respiro è trattenuto. Cambio di visuale: si va verso il Forte Rosso, del 1638,  in pietra arenaria.  200 rupie ( 3 euro) è lo scotto da pagare se si vuole fotografare. Via le scarpe e si entra. Un vecchio bramino intrattiene un gruppo di fedeli affascinati. E' strano ma ci accorgiamo di essere una sorta di attrazione per la gente che ci guarda, ride, saluta, e si mette in posa per la foto oppure la fa a noi. Tanti indiani hanno la digitale, dai bambini a una bisnonna, rugosa e magra come un'acciuga.  Porta India si profila nella sua eleganza alla gente che da quelle parti soggiorna. Come il Presidente che proprio qui ha la sua casa, vicino al Parlamento e al Tempio del Sick, il più grande di Delhi. Ed è in pieno centro. Tutti sono scalzi per la preghiera. Nelle cucine centinaia di persone cucinano il pane, la zuppa di lenticchie piccanti e lo fanno gratis. offrono anche a noi la piadine con la zuppa e dicono "Welcome again". Ogni sera mangiano qui oltre mille persone, gratis. I ricchi offrono il cibo. I volontari lo cucinano. Usciti dal tempio, ai nostri occhi visioni da raccapriccio. Cumuli di sacchi indicano che persone stanno dormendo sui marciapiedi. Io e Nevio ci fermiamo a guardare una figura esile che si muove leggermente. Accortasi della nostra curiosità si alza e si profila dinanzi a noi: è una giovane donna, senza un occhio, la bocca senza labbra, per mani due moncherini. Ci mostra il viso sfregiato, martoriato, forse con acido muriatico. Le diamo un dollaro che ho in tasca. Ci segue fin che il pulman parte. Con tutta la sua tragedia nell'unico occhio che ci fissa.
                    31 ottobre 2011: Da New delhi a Jaipur (265 Km. 6 ore di percorrenza)
Un  cielo di corvi svolazzanti, bramosi di prede, traffico caotico, tuk tuk, risciò, carri trainati da dromedari, mucche con la gobba, libere ( sono un incrocio con le mucche zebù). Smog fitto come nebbia che non lascia spazio al sole, donne che scopano le strade. Qualcuno dorme sdraiato lì, dove tutti passano. Polvere e mucche che mangiano sassi e plastica. Ma la gente ha i cellulari. Eccoci a percorrere la parte nuova della città, dove dimorano i politici, tra cui Sonia Gandhi. Tutto è pulito, in ordine, con i soldati davanti ad ogni casa. Superiamo ambasciate...la araba, pakistana, tedesca. Sembra di essere in Canada, tanta è la cura che si nota ovunque. Superiamo un bus. Bus? E' un contenitore di polli, cioè ragazzi, tutti in camicia bianca, stretti stretti. E poi moto, e auto, moscerini impazziti avvolti nella nebbia.

Ore 10.00: Visitiamo un tempio Jainista, dove c'è un santone nudo e una santona di 85 anni che da 12 si sta lasciando morire, evitando di mangiare. Sa che tra quattro mesi morirà. Il santone di buon grado si fa fotografare con noi, a proprio agio nell'essere nudo. Libero e pulito.

                                            Occhi verdi di mamme bambine, esili come giunchi
                                             e la luna nelle pupille.
                                         Donne...sprazzi di sorrisi sull'uscio di tuguri orfani
                                         di tutto. Eppure... con la testa portaoggetti  e ai piedi
                                         croste di cammino e terra e sterco. Donne, bambine, vendute,
                                         buttate... meno di niente nel metro dei valori.
                                           In cinque su un'unica moto

                                            Immondizia: umana e di plastica

India: terra di contrasti incredibili. Immondizia umana e meraviglie dei Marajà, come Taj Mahal tra le 7 meraviglie del mondo, santoni nudi e matrimoni sontuosi, templi affollati e donne sfregiate dall'acido muriatico stese come cenci sulle strade, prostitute bambine e bambini sfruttati, cottolengo sotto il cielo, a volte impressionante. Questa è l'India, dove la miseria più totale si fa spettacolo!

                      1° novembre 2011: JAIPUR, la Città rosa,
4milioni di abitanti, costruita nel 1727. Traffico e visi sorridenti, venditori a frotte. Scopriamo la città vecchia, dipinta di rosa, il colore dell'ospitalità.
                                                 HAWA MAHAL - JAIPUR - RAJASTAN

Il pulmino arancione, con “tourist” marchiato sulla fronte, avanza sbuffando di buon mattino verso Jaipur, la città rosa. Ha lasciato da un pezzo la caotica New Delhi, sbuffando per 250 chilometri tra villaggi, baracche e solitarie umanità in movimento lento. Ad annunciare Jaipur il cambio repentino di velocità del motore, il caos del traffico e dei tuk tuk, risciò, carri trainati da dromedari, mucche in passeggiata libera. Dal finestrino leggermente appannato assisto con emozione al risveglio del Rajastan. Donne, dai sari coloratissimi, puliscono usci di baracche con fascine a forma di scopa. Qualcuno dorme, come feto abbandonato, lì, dove tutti passano e dove le mucche mangiano sassi e plastica e polvere. E’ il risveglio degli “Intoccabili”, padroni solo delle loro quattro ossa rannicchiabili a esigenza, di un sacchetto di plastica da accendere per scaldarsi, di un posto qualsiasi per liberarsi dagli escrementi. Nel traffico ancor più brulicante l’autista rallenta per evitare brusche frenate. Poi accelera, infiltrandosi in un varco che si apre come per magia proprio quando la collisione sembra inevitabile. Ci siamo. Il cuore della città vecchia di Jaipur è qui, con i maestosi palazzi che i Maharaja fecero dipingere di rosa in segno di ospitalità. Mani tese, bambini mendicanti della casta più bassa, gli "intoccabili", di forme perfette, dai piccoli denti bianchissimi e grandi occhi scintillanti, pronti a mettersi in posa per poi chiedere la mancia, e tornare alle convulsioni del traffico e della vita. Vagabondi dormono per terra, distesi ovunque a casaccio. L'occhio è indeciso se posarsi sulla meraviglia dei palazzi o sulla moltitudine umana.
Ma a Jaipur ci torneremo la sera. Ora l'obiettivo è raggiungere il Forte Amber dove inizia l'avventura del venire letteralmente accerchiati dai venditori di turbanti, ombrelli, cappelli, marionette. E non smettono di seguirci nemmeno quando siamo in groppa all'elefante, togliendoci il piacere del panorama e della delizia dell'inedita passeggiata.


Nel pomeriggio, altra meraviglia: il Castello di Jaipur con l'Osservatorio astronomico e la meridiana che indica l'ora, quasi, esatta.


E poi un tuffo nel caotico traffico di Jaipur, a bordo del risciò.

 L'esile omino che pedala si gira verso di noi e ci spiega che ha tre figli ma non vive a Jaipur perchè è troppo difficile stare qui.
 Il brulichìo della strada, con lo slalom tra lamiere, altri risciò, mucche e carri vari è pittoresco e suscita un po' di  timore. Alla fine  l'omino ce l'ha fatta ad arrivare al punto di discesa. Chiede la mancia. Poi veniamo assaliti letteralmente da tanti presunti negozianti, orafi, venditori di tutto e di più. Fino allo sfinimento e alla rinuncia ad entrare in qualsiasi bazar. Decidiamo di tornare verso il pulman quando vedo un giovane padre che traina una specie di carriola. Dentro c'è un bambino di 5-6 anni, con il moccolo e visibilmente ammalato. E' giovanissimo quel padre o presunto tale e chiede l'elemosina. No, non riesco ad essere indifferente a questa immagine.

2 novembre 2011: Da JAIPUR ad AGRA (Utar Pradesh- 240 Km.

Dal finestrino vedo donne accovacciate sul tetto delle  capanne spalmarvi lo sterco delle mucche. Altre chine sui campi di riso o lavare i panni su piccole piattaforme o su grandi sassi. Altre a fare fascine con le canne, sotto il sole, o in fila indiana, scalze. Donne, regine di un cubo d'eternit o di un sacco a cielo aperto.


Sfrecciano "scuolabus" ovvero tuk tuk zeppi di studenti in divisa azzurra, in piedi e pigiatissimi.


 Ci fermiamo davanti al villaggio delle prostitute. Esce una ragazzina, sui 15 anni, truccata e seguita da un nugolo di bambini seminudi e molto piccoli. E' bella. Si avvicina al pullman con un "Hello" e mi appare triste sotto il sorriso forzato, i capelli neri ben raccolti. Un bue umano, braccia dietro la testa, steso di profilo su un letto di bambù, guarda la scena e pregusta certamente il facile guadagno grazie ad una bambina in pasto ad animali a due gambe. In nome del denaro facile e senza fatica. Per lui.

Ce ne andiamo. Provo  rabbia per quello che ho appena visto! Stiamo andando alla Città Fantasma ovvero al complesso dell'Imperatore Jakubar costruito per la prima, la seconda e terza moglie.E poi ad Agra, per ammirare il Taj Mahal, il mausoleo costruito per amore da 20mila muratori in 22 anni di lavoro, fino al 1648. E' una meraviglia bianca, con 45 tipi di marmo di prima qualità.
Taj Mahal, una delle sette meraviglie del mondo!

3 novembre 2011: GWALIER in treno.

Dal finestrino della 1° classe distese ordinate di campi, covoni di paglia, trattori addobbati a festa con ghirlande di fiori, terra coltivata a distesa, ben organizzata con le capanne di paglia per il riposo, poderi isolati, piccoli villaggi, qualche lavorante, piccoli tratti di palude, laghetti artificiali e paludosi, paesi con case quadrate.  C'è una malinconica serenità nei vasti paesaggi che sfilano veloci fino ad una specie di "canjon" che continua per chilometri fino ai campi coltivati, alberi ad ombrello, carri trainati da elefanti, mucche nere  al pascolo. Il treno si ferma alla stazione di Morena. Cumuli di immondizie su cui molti fanno po-po, acqua stagnante dove bimbi si lavano e capre bevono. Di nuovo campagna, fertile e non ben allineata. Ad ogni battito di ciglia un'immagine incide le sensazioni come film tridimensionale.
Una donna zappa sui binari e due vecchie, sedute sul ferro delle scine, la osservano. Siamo nello stato di MPrudesh, a Gwalier, nota per i templi di Palazzo Manci. Bambini ci vendono cartoline. Il bambino "capo" dice " Io parlo perfettamente italiano, francese, spagnolo e alemanno. Io dico di comprare cartoline perchè capo è furbo e, se non vendiamo, niente commissioni. Niente di niente. E botte, sì. Promiso tu compra me cartoline? Dopo?". E dopo, verso l'uscita, i bambini sono tre. Il più piccolo mi segue e mi dice "Cartolina, tu promiso me  compra cartolina. Cartolina, cartolina, car t o l i n a... Vorrei comprare tutte le cartoline ma so che non faccio così il suo bene. Mi fa tenerezza e pena.
Arriviamo al palazzo del Marajà Jiwaji Rao Scindia. All'interno ci sono due lampadari più grandi al mondo ed il trenino d'argento, il salotto  realizzato con 560 Kg. d'oro. Davvero notevole!


Nel pomeriggio, dopo il pranzo in una altro palazzo del Marajà Scindia arriviamo ad Agra per visitare il Forte Rosso. Su strada il consueto traffico, con mucche libere, risciò e tuk tuk, trattori, dinosauri, carretti con verdure, sari fluttuanti, ragazzi su bici con manubri dritti, uomini pigri e vecchi dalla lunga barba bianca. Concerto di clakson su immondizie in cumulo, pronte per il fuoco suicida, alfalto caldo buttato con il secchio mentre vicino un bambino cammina scalzo.  auto contromano si sfiorano d'improvviso, vicino a mucche e persone, indifferenti. Indifferenti allo smog della città, alla diossina della plastica bruciata, al ragazzo con i piedi da elefante e a quello coi moncherini al posto delle braccia. Un cottolengo a cielo aperto! Indifferente a chi dorme per terra al mercato, con la terra per giaciglio.
Vicino al Taj Mahal (corona del Marajà) ecco il Forte Rosso, costruito da Akbar, figlio dell'Imperatore Akubal su una superficie di 2 Km e mezzo. All'ingresso la statua del re Moraka a cavallo e poi il palazzo bianco decorato con pietre dure: una meraviglia!

                                                          
                                                        TEMPIO  TELI KA MANDIR
 4 novembre 2011: Ritorno a New DELHI
Ore 6.30: E' l'ora del risveglio ma, a bordo strada, vedo gomitoli a forma di feto: lì c'è qualcuno che dorme. Spunta un piede per caso o una testa. La gente passa accanto, indifferente. Mucche e maiali a passeggio si fermano a mangiare immondizie di plastica. Tante persone fanno po-po ovunque, sull'erba, sul pantano, sulle immondizie. E parlano tra loro. Colorati sari attirano la nostra attenzione nella città di Mathura. Sono pellegrini, a piedi nudi, che percorrono da 50 a 200 Km per sacrificio a Dio Krisna che qui è nato. Donne, uomini, bambini, una umanità in movimento.
Alle 9 tutto è già compiuto. Ognuno al proprio posto: vecchi a  gomitolo, pentole sul fuoco, letti al sole, tuk tuk zeppi di corpi appiccicati. E' l'India in piedi, con l'odore di sterco umano e animale, di verdure fresche sui carretti. L'odore è una presenza e l'animo si piega al raccapriccio e all'attrazione dello spettacolo quieto dell'assoluta povertà.
Lo smog di New Delhi irrita gli occhi e impasta la gola. Di nuovo nel traffico caotico per arrivare al Complesso Gutuminar, con la torre e la prima moschea nell'India musulmana. Di nuovo povertà alla ribalta mentre andiamo a pranzo. Bambini truccati ballano, fanno capriole e suonano tamburi. I loro occhi esprimono la delusione del non aver ricevuto nulla da noi, certi di dare così un messaggio di speranza. Tradotto, spero di no, in botte per loro!


Dopo il pranzo, visitiamo il complesso di cento tombe dove veniamo invasi allegramente dai sorrisi, dall'allegria di  frotte di studentesse con la divisa della scuola privata. Ci danno la mano, con "Hello" radiosi, sperando di essere fotografate.Sosta alla Porta dell'India, costruita dagli inglesi nel 1931 e poi all'epitaffio di Gandhi, sul posto dove fu cremato. Compro petali di  tagete  posati su foglie secche cucite,  per 20 rupie. Li poso sulla "tomba". E' l'ultima tappa di una breve ma intensa calata in terra d'India del nord. E' il tramonto quando saluto il grande pacifista e lo ringrazio per ciò che ha fatto per il mondo. Nugoli di indiani pregano.

                                                          PORTA DELL'INDIA

                                                 EPITAFFIO DI GANDHI  NEW DELHI
Studentesse sedute dispensano sorrisi e mi salutano anche dopo che sono salita sul pullman. Anche la loro maestra.

                                                   
                                                         Finale perfetto, al tramonto.