mercoledì 6 febbraio 2013

Articoli su "IL PAESE" Febbraio 2013




VIOLENZA SULLE DONNE: PERCHE’?

E’ una strage, una piaga sociale. Quasi quotidianamente giornali e telegiornali aprono con titoli raccapriccianti. Con numeri da brivido. Scrivono di botte, ossa rotte, violenze inenarrabili sulle donne. Anche di casa nostra. Donne uccise dai mariti, ex mariti, spasimanti. Così, quasi fosse di moda. L’ultimo nome sulla cronaca locale è quello di Lisa, 22 anni. “Figlia” nostra. Mamma di una bimba di due anni, il cui destino non può lasciarci indifferenti.
Ma chi sono, cosa fanno, come vivono, cosa pensano queste Donne?

Sono un vento di girandole che, se da una parte sembrano sostenere il mondo o le proverbiali tre colonne della casa, dall’altra vengono umiliate, violentate, stuprate, uccise. Un dato di fatto dagli albori del mondo. Eppure oggi poco sembra essere cambiato. Siamo nel 2013, esiste l’emancipazione, la cultura, l’autonomia. Ma ancora molte Donne sono indifese, in balia della cattiveria degli uomini che sfocia in violenza, il più delle volte foderata di silenzio e terrore. E, quando va meglio, ferite sull’anima.

Cosa fa la società? Troppo spesso si gira dall’altra parte. Come la maggior parte della gente che preferisce non vedere, non sentire le urla mute, pensando che si tratti di fatti privati dove è scorretto mettere il naso. E quando scatta la morte? Sgomento o commozione più o meno mista a paura e poi basta. Zitti i media, si archivia la notizia. E si va avanti. Fino alla prossima tragedia. Magari sulla vicina di casa.
Perciò non è facile parlarne e tantomeno scriverne. 
Alcune persone ritengono non corretto divulgare un fatto di violenza, per rispetto della vittima e della sua famiglia. Al contrario, altre sostengono che sia importante rendere noto questo tipo di notizie, per far capire che non si vive nell' “isola felice”, in cui non succede niente di male, in cui le notizie di cronaca nera non ci toccano. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici. Esiste la violenza domestica, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, persecuzioni, percosse, abusi sessuali. Se le violenze si consumano in privato è difficile che vengano denunciate. La violenza sulle donne solo da pochi anni è diventato tema e dibattito pubblico ma mancano politiche in contrasto, progetti disensibilizzazione e di formazione. E’ vero che sono in aumento le donne che si rivolgono ai centri sociali o di ascolto ma si ritengono non autosufficienti dal punto di vista economicoe questo dato è tanto più negativo se si pensa che è spesso lo stesso partner ad usare violenza. Ciò va in contrasto con i contesti culturali in cui le donne hanno l'opportunità d'esprimere i propri talenti, dimostrando di poter ottener gli stessi risultati degli uomini, arrivando, in molti campi a superarli.
Ma ancora non basta.
Sono ancora troppe le Donne che si leccano le ferite in silenzio, che vivono nel terrore di sentire quella chiave girare nella serratura. Che non hanno quasi mai il coraggio di urlare“aiutatemi” perché vittime di una violenza psicologica profonda, ridotte mentalmente a una nullità, un niente dolorante.

Sono ancora troppo poche le associazioni o enti che abbiano voglia e coraggio di farsene carico. Di coglierne i segnali come l’aggressività e la rabbia, emozioni che spesso vengono represse per scoppiare tra le mura domestiche. Acuite da alcolismo, disoccupazione, depressione, tossicodipendenza da droga e gioco. Solo gli epiloghi drammatici finiscono sulle cronache.
VARMO

                  



IL GIARDINO DEL BENANDANTE, IL ROMANZO DI PAOLO MORGANTI,  SPECCHIO DEL MEDIO FRIULI DEL 1500

In Sala consiliare, la presentazione del romanzo di Morganti, intriso di  personaggi,  lettrici, foto, musica, coro, convivio, ha dato il “la” ad un autentico tuffo nei tempi andati.

Accompagnato dalle note di Nico Odorico, di “Scjaraçule maraçule” del coro Bini,  dalle attrici di “Sot la nape” e Cristina Carella, dalle foto di Valentina Cipriani commentate dallo storico  Franco Gover, dagli interventi del Sindaco Michelin, dell’Ass. Violino, di Don Franco e Don Paolo e dell’autore stesso. 

E’ apparso subito evidente che leggere questo romanzo significa partire per un viaggio a ritroso di 500 anni.  Nell’atmosfera di un  giallo dove, nelle notti magiche, si riuniscono i benandanti,  portatori di bene, persone  nate con la “camicia” cioè avvolte nella placenta.  E la notte del 24 giugno, l’anima esce dal loro corpo addormentato e  corre a formare l’esercito  che combatte il male, quello riconoscibile dal pentacolo, la stella a 5 punte.  Prima che sorga il sole e prima che canti il gallo, l’anima deve tornare nel corpo. Pena la morte dell’involucro terreno.

Nel romanzo la figura del benandante  conduce per mano il lettore dentro al laboratorio dell’alchimista, dentro la canonica di un prete in preda ai dubbi,  dentro la bottega del Pordenone,  pittore  di colori stregati e nella locanda piena di  ubriaconi perdigiorno, gli invisibili per la società. 

Tutti i personaggi si muovono sul fazzoletto di terra del Medio Friuli, dove il Tagliamento è via di riferimento che delinea le Terre di Mezzo, al limite tra due mondi, quello dei vivi e quello dei morti.

Il lettore è trascinato d’autorità nei meandri della magia governata dalle forze astrali. Complici lo  stile leggero e  le  efficaci descrizioni,  la mente ne segue i labirinti,  fino alla suspence degna di un thriller che comanda  i tasti dell’emozione  fino a farli impazzire.

Mentre il cuore  si accomoda sulle vicende umane riconoscibili, semplici eppure cariche di significato. Che si lasciano cullare, suscitando empatia, ribrezzo, sincera solidarietà. Mentre  la tensione narrativa incatena,  stimolando urgenti  curiosità.

Il giardino del Benandante è un romanzo senza tempo, frutto di ricerche certosine in ambito storico, artistico, geografico da parte dell’autore.  Un valido contributo alla conoscenza dei luoghi di un Friuli di mezzo e delle famiglie che ne hanno lasciato traccia.

E’ un album di foto d’epoca custodite nel palmo della storia di un piccolo mondo. Che già sbircia a nuovi orizzonti che si sveleranno nel prossimo libro di Paolo Morganti, di cui si sa già il titolo “Il calice di San Giovanni”.

SPORT                                                                        

ALICE MIZZAU:  20 ANNI IN BRACCIO ALLE OLIMPIADI

Alice ha un obiettivo: arrivare agli assoluti di Riccione,  ad aprile, nella miglior condizione possibile. E poi correre a bracciate a Barcellona dove, a luglio 2013, si terranno i mondiali. Dopo la sua prima Olimpiade, quella  di Londra,  dove ha superato se stessa,  Alice mai si è seduta sugli allori. Anzi. Con quella verve che la caratterizza e la modestia che le consente di non sopravalutarsi, Alice ha collezionato piazzamenti di prestigio.  A  fine gennaio,   è salita sul podio più alto al meeting internazionale di Nizza nei 100 sl, con il crono a  55”79. Oltre al bronzo nei 200 ed una 7° posizione nei 50. Si è regalata, quindi, l’oro italiano assoluto. Un traguardo che le consente di programmare la stagione 2013 con il vento in poppa ed un occhio fiducioso alle qualificazioni per i mondiali di Barcellona. Senza tralasciare l’obiettivo che le fa l’occhiolino: partecipare alle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro.  

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