domenica 24 marzo 2013

SIAMO DAVVERO POVERI? O VOGLIONO SOLO FARCELO CREDERE?


                                      SIAMO DAVVERO POVERI?

Non so voi ma io sono preoccupata.

Non mi piacciono i negozi vuoti, con i commessi sulla porta o a far finta di sistemare la merce,  che ti vien male solo all’idea di entrarci.  Né i supermercati orfani di carrelli  nonostante  i  saldi ossessionanti.   Né i ristoranti dai coperti contati sulle dita, le concessionarie ricche di auto invendute,  i centri commerciali pieni e sacchetti fantasmi, la televisione che spara pubblicità con  prezzi in dissonanza con la qualità.  O le serrande chiuse,  i benzinai a camminar su e giù lungo i distributori, fabbriche mute. Perfino prestigiose banche calano le braghe e stilano lunghe  liste di licenziamenti.  Di uomini e donne nel pieno delle forze,  padri e madri con mutuo, figli a carico che si sentono dire “ a casa”,  a   passar  giornate su divani infossati, davanti a schermi dittatori.  Con porte sbattute in faccia.

E i giovani? Senza  lavoro,  senza progetti, senza  speranze.

Come si fa ad ammazzare il futuro? 

Facendo lavorare,  chi un lavoro ce l’ha,  fin che respira. Mandando sui tetti muratori col mal di schiena e maestre nonne a saltar sulla corda con bambini di tre anni. Elisir di lunga vita a scapito di chi deve crearsela quella vita.  E che  soffoca la dignità piangendo sulle spalle di genitori pensionati.  Pure loro alle prese con bollette sempre più salate,  fotocopie di tasse prima ritirate poi rimesse sul mercato, ticket salatissimi su medicine indispensabili.

A tu per tu con l’incertezza del domani. Con la paura di spendere. Con il cappio di una miseria più o meno probabile sulla testa.  Sì, perché  la  televisione ci ripete che   siamo poveri.  E che  il baratro è lì, pronto a mangiarci. Che faremo la fine della Grecia o dell’Argentina e perderemo tutto.

Avevamo riposto qualche timida speranza nelle elezioni.

Cosa abbiamo ottenuto?  Un  governo fantasma che perde tempo a litigare invece di  indirizzarci verso il legittimo benessere. Verso il lavoro di tutti e dei nostri giovani che devono cercare  altrove  le opportunità  di successi azzerati in Italia.

Mi fa pena questa nostra eroica repubblica che perde pezzi e dignità. Facendosi ridicolizzare in Europa e nel mondo.

La sensazione è quella di assistere, inerme, a un delirio sociale generalizzato.

Da una parte coloro che tirano le fila in una sorta di braccio di ferro senza precedenti.  Tutti, più o meno, sotto il paracadute della sicurezza. Dall’altra i cittadini comuni, come me, come voi.  Abbiamo, sì o no, diritto a essere tutelati ? Ma da chi?   Che sia  l’epoca del cambiamento  è sotto gli occhi di tutti. Ma chi lo attuerà? 

Bla bla bla.

Tutto mi appare  complesso e faticoso.  Davvero c'è di che essere disorientati.

Ma… siamo davvero poveri?  O vogliono solo convincerci di questo? Perché… a ben guardare… ci sono elementi che sembrerebbero dire il contrario.

Tutti, dai bambini delle elementari ai bisnonni, hanno un cellulare. E che cellulare! Delle marche più gettonate, con costi che partono dai 600 euro. Le cronache parlano di code nella notte, anche a Udine, per accaparrarsi l’ultimo modello.  C’è addirittura una nuova malattia, la nomofobia, ovvero lo stato d’ansia provocato dalla perdita o mancanza del proprio cellulare.

I bambini già a tre anni parlano di Wii,  Smartphone,  iPod Touch, Apple Touch,  canale Focus, Facebook , così  come una volta parlavano di bambole o di lego. Sale da gioco che nascono come funghi,  con gente in attesa fin dalle sei del mattino.    Pochi i bar sprovvisti di macchinette mangia soldi.

I viaggi di qualità vanno alla grande ma meglio se di più giorni, con mete ambite e, nel caso delle crociere,  in suite.

Anche i dati sulla  disoccupazione  mi lasciano perplessa. So di  aziende che non trovano personale perché poco interessato ai 700 euro al mese come Work Experience, o perché protetto dalla Cassa integrazione che garantisce un introito a fatica zero  o perché,  semplicemente, non ha voglia di impegnarsi e mettersi in gioco. “Perché devo stressarmi a lavorare quando i soldi mi arrivano lo stesso? Quando finiranno ci penserò” oppure “Faccio la disoccupata. Se mi chiedono di lavorare bene, altrimenti…”  sono commenti reali.   Trovare poi un muratore o un idraulico che ti venga in aiuto  è più arduo  che trovare l’ago in un pagliaio.

Anche in fatto di sprechi si continua alla grande. A cominciare dalle mense che ogni giorno riempiono bidoni di rifiuti che potrebbero nutrire interi allevamenti di maiali. Per non parlare delle discariche piene di ogni ben di Dio ancora funzionante. O dei vestiti  negli armadi  e degli alimenti scaduti  in fondo ai cassetti. E la lista sarebbe lunghissima…

La Crisi c’è o è solo una strega dai mille volti? 

Che ci sia, nella misura giusta, può far  bene all’ educazione e alla creatività. Che ce la vogliano imporre  come un male necessario no.
 
Non ci sto. E voi?

 

 

 

2 commenti:

  1. Ciao maestra Pierina, ho letto assieme alla mamma il tuo articolo; è vero quello che scrivi, tutti i miei amici hanno cellulare,wii e tanti altri giochi elettronici, io invece no. A volte penso: beati loro... Ma preferisco leggere un libro o fare un bel disegno e quando c'è il sole andare a fare un giro in bici con i miei amici, venire a casa tutto sporco di fango...
    Ciao Riccardo

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  2. Bravissimo Riccardo. Se, dico se, dovesse esserci un po' da "tirar la cinghia" tu te la caveresti con creatività e capacità di adattamento. Altri invece... Merito dei tuoi genitori e di chi ti ama. Ma moltissimo è MERITO TUO. Sono orgogliosa si te.

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