mercoledì 1 maggio 2013

x Il Paese maggio 13: Bentornato Nonno Giorgio!


BENTORNATO NONNO GIORGIO!

 

Era rimasta a secco la nostra Italia.

L’ unica benzina disponibile aveva un nome: Giorgio. E un cognome: Napolitano.

Ma c’era un problema. Da pochi giorni era andato in pensione. Aveva salutato tutti con affetto ma anche con sollievo. Lo si capiva dall’espressione stanca e dal tono delle sue parole.

A 87 anni suonati avrà pure avuto il diritto di starsene tranquillo, a godersi la sua Clio?

Eh! no.  Parlamentari di nuova e vecchia fattura, come eterni bambini litigiosi, disposti a lotte gladiatorie pur di strappare una macchinina ad un altro. non volevano condividere i loro giochi con nessuno. E giù a litigare per ogni cosa. Incapaci di andare d’accordo e ancor meno di cercare soluzioni al di là del loro naso.

Tra le tante responsabilità di cui avrebbero dovuto farsi carico c’era l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Ma, nella rosa dei candidati,  tutti super anta suonati, quello no, per carità, l’altro peggio, l’altro aiutooooo.  In perfetto stile rocambolesco,  tra tiri mancini e franchi tiratori, la fumata nera si stava carbonizzando.  Che fare?

L’unica soluzione è parsa  quella di togliere la coccarda di pensionato al mitico Giorgio che, per fortuna, ha risposto “Sì”.    “Fffffiu” che sollievo!

Di nuovo  in sella al suo destriero tricolore, ha iniziato subito a puntellare un Paese cui era stato sbandierato  un miracoloso  cambio generazionale nella politica. Con tanto di addio al vecchiume e dintorni.

Invece? Increduli ed inteneriti, abbiamo assistito alla più imbarazzante supplica rivolta ad un Anziano.

La stragrande maggioranza degli italiani lo ha implorato di non andare in pensione e di essere ancora  Presidente della Repubblica. Il colmo è che a chiederlo sono stati gli stessi che avevano protestato contro l’età pensionabile a 65 anni. Ebbene, quest’uomo, che si stava preparando finalmente a fare il nonno, si è sentito scongiurare  di riporre i pacchetti regalo per i nipoti, di recarsi di nuovo alla sua scrivania, per  occuparsi, prima di tutto, di uno stuolo di strapagati Peter Pan.

Che, pur con senso civico e sociale da poppanti,  almeno una cosa sono riusciti a fare. Alzare la manina per dirgli “ Caro Nonno  Giorgio, pensaci tu che quello lì continua a picchiarmi e io non ho coraggio di dire ciò che penso”.  Ed eccolo, il caro nonno, tra una ninna nanna e una tirata d’orecchi, rimboccarsi le maniche e modulare giuramenti e riunioni, mettendo insieme talenti e speranza per confortare  un’ Italia claudicante e malconcia.

Altroché rottamazione: meno male che ci sei nonno Giorgio!

Certo che ne hai di fegato nel voler custodire ancora nel palmo della mano questa Repubblica! 

Che riesce ancora a festeggiare  la libertà, il lavoro, la creatività. Persino la poesia e la santità. E a decantare la propria bellezza come un Narciso passato di moda, la  cucina  come passaporto per il fumo più che per l’arrosto, l’eleganza in fondo alla busta di lustrini adesivi.

Italia, eterna bambina anche lei, da non accorgersi di avere il viso  firmato da rughe e profonde occhiaie. Di essere sì una bella Signora ma, forse, non la più bella del mondo. Di non capire che la creatività, i santi, i poeti vivono anche altrove. In luoghi dove il piatto, di certo meno sofisticato, è pieno di cibo vero e non servito alla mensa dei poveri.

Dove ci si alza per andare a lavorare e non a  gridare il proprio diritto al lavoro.

Dove si ha l’agio di godersi la vita senza centellinare i desideri.

Dove Futuro è già  Domani.

Dove la Nazione è  Casa.

Dove fare il Nonno è un Diritto.

Caro Presidente, siamo tutti sulla stessa barca, noi italiani.

Sospesi tra un “Ma sì, che combiniamo” e un “Dai che superiamo anche questa”  non sappiamo diventare adulti e non ce la facciamo a fare a meno dei Vecchi.

Bentornato nonno Giorgio!

 

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