mercoledì 7 agosto 2013

LE FIABE E LA MATEMATICA

Gianni Rodari ha detto:  “Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”
Albert Einstein ha detto: “Se volete figli intelligenti leggete loro le fiabe; se volete figli molto intelligenti, leggete loro molte fiabe”
Entrambi hanno creduto nella forza attiva della fiaba nel percorso di crescita del bambino.
I bambini ci fanno capire che hanno un bisogno estremo di immergersi nelle storie, che parte dalla semplice richiesta di attenzione, passa per la necessità e il piacere di vivere nella mente una piccola avventura, per arrivare alla soddisfazione di sentire sulla pelle il lieto fine.
E la ripetitività nel leggere più volte la stessa storia li rassicura, dà loro quella fiducia di cui hanno bisogno per affrontare la notte e il giorno.
Sì, perché i protagonisti delle fiabe affrontano le difficoltà per amore o per amicizia con coraggio e a volte con un po’ di magia.
Leggere una favola non è far credere che tutte le situazioni abbiano sempre una soluzione positiva, ma è presentare la vita come una serie di difficoltà che possono essere superate attraverso strade diverse, cambiando paesaggi e comportamenti, andando a volte contro le proprie paure.
Le fiabe aiutano ad accettare l’ignoto in modo più sereno.
E credo che l’abitudine mai interrotta, fin dalla prima infanzia, all’ascolto delle fiabe contribuisca alla formazione degli “anticorpi” per la gestione della frustrazione.
Intanto perché il genitore che racconta e si ritaglia ogni sera un quarto d’ora o più per leggere una storia fa, ogni volta, al bambino un’iniezione di felicità e di soddisfazione, e poi perché la continuità dell’azione immerge la mente del piccolo in un’atmosfera positiva che secondo me ha la forza di scolpire in qualche modo la personalità.
Nelle “terra nera e ricca” delle fiabe c’è però un altro semino.
Lo dice proprio Rodari quando afferma che “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”.
Ascoltando una fiaba il bambino può immaginare luoghi sconosciuti attraverso le sue conoscenze e può dare nutrimento alla sua curiosità naturale.
Può farsi le sue idee.
Il silenzio dell’ascolto vuol dire immaginare, comprendere e ricordare, vuol dire cogliere in anticipo quello che accadrà, vuol dire ripassare con la mente nuovi percorsi e anche arricchire in modo esponenziale la fantasia.
Io lo trovo meraviglioso.
E tutto questo non può non aiutare il bambino a scuola nella capacità di ascolto, nella capacità di mantenere l’attenzione, nello scrivere, nel leggere e anche nella matematica.
Sì, perché la matematica è creatività e fantasia nell’utilizzare le proprie conoscenze.
Come si risolve un problema? Con la conoscenza, con la fiducia che comunque la soluzione ci sia, e bisogna trovarla anche se è nascosta,  con un po’ di magia, con l’immaginazione di nuovi percorsi e nuove strade.
 E’ una fiaba.
Certo che tanta poesia nelle tabelline e nelle frazioni non c’è…
Però, se ci pensate bene, l’attitudine alla scoperta e alla fiducia nell’affrontare l’ignoto invade ogni campo dell’apprendimento.
Diventa un modo di vivere e costruire la propria conoscenza. Ma non nasce spontaneamente.
 Bisogna “perderci del tempo” ogni giorno.
Voglio chiudere con l’affermazione di Umberto Eco; “Chi legge vive mille vite”…e anche chi ascolta.

Attraverso le fiabe è possibile studiare aritmetica, matematica, lingue, geografia, storia, musica, scienze. E’ possibile prendere contatto con le proprie emozioni e comprendere meglio quelle degli altri. La fiaba è un prezioso strumento didattico, basilare per la formazione. Ma, come tutti gli strumenti, occorre saperlo usare affinché produca melodie. Non si può improvvisare, sebbene sia facile da  maneggiare.
Partendo dall’educazione alla lettura, importante già nel primo anno di vita, il corso di “Didattica con la fiaba” propone un percorso suddiviso in due parti:

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