venerdì 31 gennaio 2014

SEI di CAMINO T (UD) SE...


 


                                    Tu ses di Cjamin se…

La magia di Facebook  è scattata sul far della mezzanotte, sull’onda di Codroipo e altri paesi del Friuli.
Astrid Virili si è fatta promotrice di aprire le porte del gruppo “Tu ses di Cjamin se…” dove  ognuno potesse dar voce o, meglio, click a ciò che usciva dal suo cuore su Camino al Tagliamento.
In una manciata di minuti centinaia di suggestioni, fotografie, ricordi, volti e luoghi sono affiorati,  la maggioranza in lingua friulana,  sul web, incollando a schermi e telefonini caminesi di ogni età e residenza.
Chi è nato, chi ha vissuto per un periodo, che è arrivato da poco o da tanto si è ritrovato  in una piazza virtuale e  accogliente, a sfogliare quegli album rinchiusi nei cassetti dimenticati dalla memoria.
Ma vigili e pronti a scattare per una splendida condivisione.  In sintesi, certo, come richiede Facebook,  uno dei tanti miracoli della tecnologia,   capace però di far scattare la volontà di esserci e sentirsi orgogliosamente caminesi, dando scacco matto all’idea di isolamento imperante.   
Con la libertà di esserci  a piacimento, a qualsiasi ora.
Opportunità che non ha prezzo e che ha ridato vigore alle campane di Camino e Glaunicco con tanto di video con Chiminello scampanotadôr.
Ha fatto riapparire i volti del sindaco Primo Marinig,  di Valter il cjaliâr,  di Franz e Gustavo Zanin,  di Rite,  Gigi Panì, Lucine  e Silvio dal for, Angelin Massoul, Nine Salvestri, fino a Donine e Bruno il pessar di Marano e molti altri.
“Tu ses di Cjamin se tu as fat la comunion cun Don Saverio” 
“ Se tu as tirat lis sglavaris tal Tiliment” “Se tu as zujat a balòn inta la Lame da la Glesie” “Se tu as fate la cuccagne” “ Se tu as imparât a nodâ intal Tiliment”. 
E’ il momento dell’entusiasmo quasi collettivo che fa scrivere tanti  messaggi, inserire foto e le prime idee su come utilizzare ciò che emerge dalla memoria.
Alla prossima festa del vino, per esempio, oppure in qualche raccolta che possa fermare un pezzo di storia della Camino che fu ma che c’è ancora, viva e pulsante nei giovani capaci di dar ali alla creatività e all’attaccamento ad un paese che racchiude una filosofia di vita.
Che solo chi ha vissuto o vive a Camino percepisce e ama, con le mille sfaccettature possibili.
E che ora affiora e si affida a Facebook.
In un gruppo aperto chiamato “Tu ses di Cjamin se…”.
            

 



1994: Mostra "La camera di una volta" in Municipio;  Suore Andreina,  Casimira, Irma

Da Angelin: Bepon Frappa e la sour da la Rose, Marie (Stuarte)

 

 


                                                          40° della classe 1951 al Rist. al Molino
                                                          Anna Panigutti o Nine Salvestri, 1° donatrice AFDS
                                      San Valentino 1998 al Molino: Marinig, Don Saverio, Marie Pistun
                                                               Valter, il cjaliar
                              Rosine e Zan di Plef, o di Pieve di Rosa, custode della chiesa matrice
                                                            Lis paveis di Cjamin: carnevale 2000
ape regina:  Alice o la Valtare
da sx: Ivana, Daniela, Giuliana, Dina, la Bella, Maria, Luciana, io,  Fabiola.
 Fam D'Anna con Pietro dalla Francia
 1998: Glaunicco: Guerrino Locatelli Casaro e Maria - nozze di platino
 
Dante Trevisan
Da Pieri Ganis a Glaunicco: Pieri, il Bulo e...

giovedì 23 gennaio 2014

LIBRO "E SE FOSSE VERO?" sulle testimonianze su MEDUGORJE

 
 


                                                Un libro che non può lasciare indifferenti.                 

Libro realizzato grazie ad un'idea della poetessa Giacomina De Michieli di San Odorico di Flaibano,  con la collaborazione di Alida Pevere, poetessa. E…se fosse vero?”  è un libro che raccoglie verità espresse da settanta persone  sull’esperienza Medjugorje. Sono  nostri vicini di casa.  Vivono in Friuli, a Codroipo,  Treppo carnico, Turrida,  Cercivento,  Ragogna,  Buttrio, Gemona, Campoformido, Aquileia, Torviscosa e in molti altri lidi noti a tutti.

Sono persone di ogni età, di ogni credo, che sono andate in terra croata, in quel paesino sperduto sulle montagne,  per convinzione o  per curiosità,  trascinate a forza o per semplice imitazione.  Una volta giunte là, però, ciascuna di esse ha avvertito un cambiamento, un’emozione, che si riassume nel desiderio forte di tornarvi.   Certo, c’è differenza tra chi fa  una frettolosa “toccata e fuga” e dice “a Medjugorje non c’è niente” e chi fa l’esperienza Medjugorje.  Vero che a Medjugorje non c’è nulla da vedere di fretta, da pretendere di sentire  se si ha l’ansia di fermarsi nei negozietti a comprare il rosario per la nonna o per il parente malato.  Farne l’esperienza, cioè “passare dentro”,   significa accettare di sospendere il proprio giudizio, sforzandosi di liberare l’Io interiore dal rumore della propria esistenza e mettersi in ascolto. Senza fretta. Magari imbastendo  una semplice richiesta di aiuto, una piccola preghiera fuori dai canoni, una domanda, un pensiero di gratitudine o quello che, spontaneamente, esce dal cuore.  Come tutte le situazioni fuori dall’ordinario, anche qui la realtà non è necessariamente appiattita su ciò che appare. Ma ci sono delle condizioni personali per poter rendersene conto. E ciascuno vola sulla libertà dell’essere ciò che davvero è.  Cogliendo  l’opportunità rara di entrare nella particolare atmosfera del posto e di coglierne i frutti, senza pagare dazio. Accanto o insieme a schiere di pellegrini che qui giungono da ogni  dove del mondo.  

“E…se fosse vero”  è  titolo ma anche domanda aperta, cui il contenuto del libro cerca di dar risposta ma senza volerlo fare. Giacomina De Michieli  ha semplicemente raccolto  e messo insieme le  emozioni e le  parole di chi a Medjugorje  è andato per una volta, per più volte ma ne è  sempre ritornato con qualcosa in più.

Perché Giacomina ha voluto realizzare questo libro-documento?  Ecco la sua risposta.   Molti vanno a Medjugorje per percepire un segno, chiedere una grazia, curiosità, fede. Certo è che chi ci va è “chiamato”. Solo all’arrivo ci si rende conto della “grandezza” del luogo, vedendo la moltitudine di persone che là pregano, in ogni stagione e con ogni tempo.  Poi le apparizioni, l’incontro con le veggenti, i miracoli e i numerosi “segni”. La Madonna qui è apparsa ed appare tuttora.  Non in un tempo passato, dunque, ma presente.  E se tutto questo fosse solo  frutto dell’immaginazione?   Da qui l’idea di mettere proprio questo titolo. Leggendo queste testimonianze esorto vivamente il lettore a non sottovalutare la verità narrata. Chi ha parlato ha aperto semplicemente lo scrigno del suo cuore. Al giorno d’oggi è più facile denudare il corpo che l’anima. I sentimenti di ognuno sono perle preziose, intime sensibilità, a volte accompagnate da lacrime. Per questo desidero e chiedo il dovuto rispetto. Mi auguro che la lettura sia piacevole ai credenti e non. Tutti  o quasi hanno descritto che a Medjugorje si trovi una cosa che l’uomo cerca affannosamente: la PACE. Se apriamo la finestra entra la luce. Se apriamo il nostro cuore alle cose del cielo, nella nostra anima entra la grazia dell’accettazione, della rassegnazione nei travagli della vita. Le testimonianze le ho lasciate come sono pervenute. Ringrazio chi ha avuto il coraggio di “esporsi”, con nome e cognome. La “Gospa” certamente continuerà ad elargire loro la sua materna protezione e benedizione”. 

Sul retro della copertina è stampato il saluto della veggente Vicka “ Carissimi letori, Regina della Pace benedica voi con suo amore e Pace. Prego per tutti voi e Racomando Madonna tuti vostri Henzioni. Un grande saluto e sempre uniti nela pregiera. Vostra Vicka”.

Il libro, giunto alla terza ristampa nel 2013, si può trovare presso le edicole di Basagliapenta e San Daniele del Friuli, presso "Il Samaritan"di Ragogna, da Giacomina De Michieli a San Odorico di Flaibano e da Alida Pevere a Mels di Colloredo.

Prossimi appuntamenti di presentazione:


Venerdì 11 aprile ore 20.30 presso la chiesa di Treppo Grande

Sabato 26 aprile ore 20.30 presso la sala consiliare di Forgaria del Friuli.


ringraziamento del pontefice papa Francesco


per vedere il video in lingua friulana:  http://youtu.be/hBZ93bd4tlQ

 
TESTIMONIANZA DI ALIDA PEVERE sullo scatto della foto
 

(...) Sono dunque partita, con una gioia particolare e “strana” che ha cominciato a pervadere la mia persona fin dal momento in cui ho detto “sì”!

Non immaginavo minimamente che laggiù, c’era qualcosa in serbo per me... Si è manifestato già la sera del primo giorno del mio primo pellegrinaggio...

Eravamo stati all’ora di adorazione, un’ora intensa di silenzi e preghiere sommesse in diverse lingue dove si contempla il mistero della fede nella sua pienezza ed il cuore, in quei momenti, si colma di infinito amore; una sensazione che non si può descrivere, bisogna solamente viverla di persona.

Usciti dalla chiesa, ci siamo ritrovati solo in quattro del nostro gruppo e, parlando con trasporto del momento appena vissuto, ci stavamo recando nella zona verso i negozi di souvenir sulla destra del santuario. La serata del

30.10.2010 era tiepida e la volta celeste trapuntata di stelle brillava incantando ancor più Medjugorje.

Quando ci siamo trovati sul ponticello, Tamara, l’amica che mi aveva invitata al pellegrinaggio, mi ha suggerito di fare una foto da quel punto.

Anche se non molto convinta a causa di una siepe che copriva la base della chiesa, ho scattato; sono le 7 di sera. Enorme la sorpresa nel vedere impressa sul display una strana ed enigmatica velatura che avvolge la chiesa in cui, analizzandola con attenzione, si potrebbero scorgere diverse immagini...!

Ovviamente, a occhio nudo, non avevamo notato nulla di strano.

Devo aggiungere che il pensiero che mi passava per la testa in quel momento

era: “ Madonnina, com’è difficile credere che Tu quaggiù

appari...”.                          

Restiamo ammutoliti, turbati e visibilmente commossi.

Passano due minuti, il tempo di riprenderci e, su consiglio di Tamara, scatto un’altra foto, questa volta è normale, come avrebbe dovuto essere: c’è soltanto la chiesa.

La mente è ancora in stato emotivo, provo un senso di colpa, di vergogna e, nel mentre, penso alle parole di Gesù: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.

Sono colpita nel profondo... dovrei auto-commiserarmi!  La Regina della Pace ha voluto darmi un segno tangibile della Sua amorevole presenza!

Da quel momento ho vissuto l’intero pellegrinaggio in un forte stato emotivo...

Non ho potuto non pensare anche ad un’omelia di Pre Toni Bellina inerente al momento dell’Ascensione di Gesù in cielo; così ci spiegava: “...Gesù sale in cielo e una nuvola lo avvolge, perchè Dio non si può vedere... Il mistero è mistero, ma in qualche modo si può intuire: fra noi e Dio c’è sempre una nube, una nebbia, un velo, perché per vedere Dio serve l’occhio della fede”...(...) Alida Pevere

 

 

sabato 18 gennaio 2014

Il PONTE febbraio 2014


CODROIPO                                            
 


GRANDE CONCERTO DI INIZIO ANNO… MEGLIO DELLA PHILHARMONICA DI VIENNA

 
Premiato da un Benois esaurito e gente in attesa di poter entrare, il  “Grande Concerto di inizio anno” della Scuola di Musica “Città di Codroipo” ha evidenziato lo stesso temperamento del concerto della Filarmonica di Vienna che si tiene dal 1939 nella sala dorata del Musikverein. Atmosfera perfetta per interpretazioni altrettanto perfette, beneauguranti un 2014 di armonia, pace e tanta buona musica.  Fin dalle prime note del “Vocal Ensamble”,  diretto dal maestro  Elsa Martin, la qualità interpretativa e l’arrangiamento dei brani di tradizione natalizia hanno dettato legge, meritandosi ripetuti applausi di apprezzamento.  Ed era solo l’inizio, degnamente seguito dall’ Orchestra d’Archi  delle scuole di musica “Artegioia”  di Remanzacco e di S. Lorenzo Isontino, diretta dal maestro  Antonella Tosolini.
Un viaggio a braccetto con i grandi della musica come                                                           Johann  Strauss (figlio) e  G. Bizet fino al copioso  repertorio di melodie balcaniche, russe  e celtiche.

Per poi ritornare alla grande musica di casa nostra, con  l’amato signore delle mille lire, Giuseppe Verdi. L'orchestra giovanile della Scuola di Musica “Città di Codroipo”, diretta dal maestro Giorgio Cozzutti,  ne ha tratto i brani più suggestivi e popolari dal concerto di Capodanno del Teatro La Fenice di Venezia.  Il “Va pensiero” ha infiammato letteralmente il pubblico senza nulla togliere  al “Il Bel Danubio blu” di Strauss, emblema del capodanno viennese. Acclamata anche  la rapsodia di brani natalizi  del Coro Lirico, curato dalla prof. Paola Lazzarini, e le interpretazioni del soprano Elena Bazzo e del tenore Marco Feltrin. “La Vergine degli angeli” e “Libiamo ne’ lieti calici”, con accompagnamento orchestrale,  hanno toccato all’unisono le corde del pubblico e dei  musicisti.

Ma ciò che ha suggerito l’ovazione in sala è stato  il colpo d’occhio dell’Ensamble finale del Coro Lirico e delle tre orchestre sul palco:   Codroipo, Remanzacco e S. Lorenzo Isontino. Una  Radesky March da manuale ha infervorato il Benois con quel magico alone viennese e l’indiscussa maestria di voci e strumenti. Una vittoria di “Musicainrete”, nata dalla collaborazione della Scuola di musica codroipese con altre otto della provincia di Udine.  

Un  Grande Concerto, promosso in sinergia con il  Comune di Codroipo,  che ha fatto varcare al fortunato pubblico la soglia della Grande Musica. Sul filo dell’eccellenza.

                                                                                                                     

SCUOLA
CODROIPO
              LA SCUOLA DELL’INFANZIA DI RIVOLTO VINCE il 1° PREMIO A GEMONA

Paola Benedetti
                             Sandra Tassile     Maristella Prenassi
 
All’edizione 2013 del premio “Ir, vue e doman” bandito dal Comune di Gemona in lingua friulana è risultata vincitrice, per la sezione scuole, la scuola infanzia di Rivolto, con attività che hanno coinvolto tutti i 78 bambini, coordinati dalle docenti Maristella Prenassi, Paola Benedetti, Sandra Tassile.  

 

SCUOLA

BCC di Basiliano a fianco delle tre scuole dell’Infanzia  di Codroipo

La BCC di Basiliano, filiale di Codroipo, anche quest'anno ha donato alle tre scuole dell'Infanzia statali del comune di Codroipo  ( scuola di  Via Circonvallazione Sud,  di Via Politi o Belvedere  e di Rivolto) la somma di euro 270.  Alla Bcc  di Basiliano il grazie più sentito da parte dei bambini, genitori, insegnanti e personale delle tre scuole dell'infanzia.
 

 
 
VARMO             

 
LIBRO: LA GATTA CHE VEDEVA LE STREGHE di Stefania Conte         
            

 

E’ interamente ambientato in terra friulana, a Varmo,  l’originale romanzo,  ‘La gatta che vedeva le streghe’, opera  prima di Stefania Conte,  editor della casa editrice Morganti. Da Venezia a Varmo, per scelta, trainandosi dietro ben quattordici gatti.  Da veneziana doc, Stefania  ama questi quadrupedi magici e a loro intende dedicare la collana  “Gatti che…” di cui il  primo romanzo è il capofila.  E banco di prova per una editor che fa le pulci agli scrittori.

Protagoniste del romanzo sono una gatta rossa di nome Zoe, delle donne speciali, delle streghe incartapecorite dedite agli incantesimi e un golosissimo corredo di dolci, torte e biscotti.

Dalle vicende narrate con maestria, traspare la passione di Stefania Conte per le forme del folklore della  terra che la ospita e la personale indole visionaria, che la porta a credere alle fate, alle streghe e ai folletti. A braccetto con la  competenza in psicologia clinica e la capacità di raccontare storie divertenti, ironiche e commoventi. Storie di uomini e di gatti straordinari, intrecciati con i miti ed il folklore.

Dopo ‘La gatta che vedeva le streghe’, a marzo 2014 uscirà il romanzo ‘La gatta che giocava con le farfalle’. Occasione ghiotta di buona lettura per tutti coloro che amano i gatti e i romanzi di qualità.

                                                                                                             

                                                                                                                                        
TALMASSONS - FLAMBRO
                                                                     
 

“DOPO DI NOI”  , la nuova Cooperativa Sociale  della Fattoria Magredi,

 

E’ nata il 7 dicembre 2013 con il nome  “DOPO DI NOI”. E’ la nuova Cooperativa sociale e  ha trovato casa nell’azienda agricola agrituristica “Fattoria Magredi” di Flambro di Talmassons, per volontà delle socie fondatrici, Lorena Popesso, Stella Battello, Larisa Zaharioiu, Debora Scussolin e Daniela Formentin.  

Il calendario 2014, realizzato con entusiasmo dai ragazzi che hanno partecipato al Centro estivo per disabili dello scorso agosto in fattoria, è il frutto del loro primo progetto.  Con legittimo orgoglio ne sono state  consegnate le prime copie agli sponsor, alle autorità comunali di Talmassons e Bertiolo e provinciali,  agli Assistenti Sociali di Lestizza e Mortegliano, all’insegnante di riferimento del “J. Linussio” di Pozzuolo e a tutte le Associazioni presenti. 

Nella stessa occasione, la neonata Cooperativa, tramite Lorena Popesso,  ha presentato  gli importanti obiettivi e le motivazioni che la animano.

“Vogliamo dare i giusti mezzi ai nostri ragazzi per integrarsi nella realtà odierna, creando un ambiente dove  possano lavorare divertendosi,  lontano dal divano di casa e dalla tanto agognata consolle. Vogliamo fornire  un servizio alle famiglie che  vorrebbero concedere ai propri figli la possibilità di immergersi in una realtà dove spirito di squadra e rispetto reciproco siano alla base dei rapporti umani. Ma soprattutto vogliamo combattere l’ignoranza e la disinformazione trasmettendo il messaggio che la disabilità è un limite solo se siamo noi a renderla tale”.

Il sindaco di Talmassons, Zanin, nel suo intervento ha saputo  commuovere il pubblico con sentite e toccanti parole,  riprendendo  alcuni punti del pensiero di Lorena e paragonando le nobili gesta di Nelson Mandela agli ideali della nuova Cooperativa.  In particolare,  ha spiegato come i semi del melograno, ognuno con sfumatura o forma diversa,  ma  con uguale dignità di “seme”,  ci diano la possibilità di gustare un frutto così dolce. Metaforicamente, questi semi diventano  persone che, cooperando, danno vita a qualcosa di speciale.  Ad animare il momento conviviale, offerto dalla  “Fattoria Magredi” e dall’azienda  “Venchiaret”,  ci ha pensato  il mercatino  realizzato dai ragazzi coinvolti nel progetto. I  proventi sono stati destinati alla  Cooperativa Sociale come linfa per i tanti progetti finalizzati alla formazione dei ragazzi diversamente abili.

                                                                                                                                            

 

 

 

 

domenica 12 gennaio 2014

POLONIA: un Romanzo al profumo di sale e ambra GRECIA - MOSCA

x Pocket n° 24 febbraio 2016

GRECIA... un libro di storia senza età

Dici "Grecia"... e un turbine di immagini ti riempie occhi e cervello. Vedi quel mattacchione di Zeus scorrazzare per l'Olimpo a rincorrere tutte le gonnelle di passaggio. A dispetto della gelosissima Era che lo punisce, aiutata dal fedele pavone. Ti viene in mente Febo, più noto come Apollo, che fa guizzare la filastrocca "Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo. Tutti i pesci vennero a galla per guardare le palle di pelle di pollo fatte da Apelle figlio di Apollo". Sorridi.
Da quanto non la dicevi? Ma subito altre immagini attirano la tua attenzione. Vedi colonne di magnifici templi su alte radure, svettanti e solenni, reggere beissimo al tempo dopo millenni di sole a picco in fronte.
Con voci di pietra ti narrano le pagine di una storia che hai studiato sui libri di scuola, quando ti incantavi davanti alle gesta di Agamennone, eroe dell' Iliade, o dell'ira funesta del Pelide Achille o del cavallo di legno ideato da Ulisse per espugnare Troia.
Frammenti di storia e mitologia che ancora oggi la fanno da padroni sono tutti là, in Grecia.
Parole  e musiche immortali vi sono state scritte. Arte e figure universali hanno lasciato orme che valicano il tempo. Puoi solcarle anche tu andando, per esempio, ad Atene, al Partenone, simbolo delle grandi vette cui può giungere l'intelletto umano. O nel Peloponneso dove sorgeva la mitica Sparta o negli antichi templi di Olimpia, una delle sette meraviglie del mondo.
Ti piace penetrare il respiro della storia eh?
Se ti lasci accompagnare dall'architetto Policleto a Epidauro, fin nel cuore del teatro dall'acustica perfetta, potrai dire anche tu, come Henry Miller "Nella quiete, nella grande pace che scese su di me, udii battere il cuore del mondo".
Pensa che a Dodoni puoi persino sederti nel punto esatto dove il supremo oracolo pronunciava le profezie. A Vergina ammirare le tombe reali nel sito archeologico.
A Filippi sentir "parlare" San Paolo che qui fondò la prima comunità cristiana in Europa.
O nutrirti d'arte e cultura a Salonicco e a Pella scoprire dove nacque Alessandro Magno, uno dei più grandi conquistatori della storia.
Intanto è giunta l'ora di salutare la grecia Classica perchè c'è molto altro da scoprire da queste parti.
Le Meteore, per esempio. Sette monasteri sospesi in aria, in un paesaggio unico al mondo. Il più mozzfiato d'Europa.
Ehi! Ci sei? Guarda che non è ancora finita.
Devi ancora veder il Monte Athos, l'unica repubblica indipendente abitata e governata solo da monaci maschi.
Ingresso vietato alle donne!
E la natura incontaminata della Calcidica, di Metsovo, sui monti dell'Epiro, di Ouranoupoli, di Edessa con le cascate e la natura rigolgiosa.
Se sei sorpreso a ogni passo, allora anche tu sei stato catturato dalla Grecia.
Madre Natura, artista nel Dna, e la valanga di emozioni lunghe migliaia di anni, ti stanno offrendo un'esperienza incredibile.
Perchè le cose preziose non passano e la cultura sa trovare sempre il modo giusto di viaggiare.
                    





4/8/16 per Pocket n° 25  sett 2016


       QUI PIAZZA ROSSA…         с новым годом … s novem godom … buon anno                                                                       
                                                  
C’è poco da fare. Dopo un viaggio a Mosca, nella Grande Madre Russia, si cambia.  Sarà che è così grande in tutto, così umanamente altezzosa, con le impronte degli Zar e le cicatrici della storia nel Dna, fatto sta che entra dentro, subito. E lì ci rimane. Basta andarci, per capire di essere in un altro mondo. A cominciare dal cirillico senza umane traduzioni, alle strade che sembrano piste di decollo, alle macchine lussuose accanto alle quelle degli anni 60.  Già lì, uno si chiede “ Ma sono così poveri da queste parti”? Nooo, per niente. Sono auto che tutti sanno riparare senza dover andare in officina. Semplice no?  Basta guardarsi attorno per rendersi conto dell’enormità di Mosca, di tutti i suoi contrasti. A proposito, Mosca o Las Vegas? I grandi grattacieli, i “sette denti di Stalin”, i parchi, ponti, sottoponti, milioni di luci e scritte fanno scattare il legittimo  dubbio. Veramente può esistere una città con dieci milioni di abitanti e così tanta vita? Basta andare tra le cattedrali e musei della Piazza Rossa, dove non si distingue fra la gente e il buio per dire, “Sì, esiste”. Fa quasi ridere il fatto che il GUM … non il chewing americano… ovvero l’edificio dei Grandi Magazzini, pieno di scale, ponti, negozi e boutique di grandi firme ci stia proprio dentro. Nella Piazza, intendo. Sentito mai parlare del "Cremlino", dove sta di casa il Presidente? Qualcosa di fantastico. E’ una fortezza con mura, palazzi, chiese,  torri e la “Campana dello Zar" più grande al mondo. Che dire poi del Mausoleo di Lenin, con il suo corpo in una bara di cristallo, la Via Arbat, con musica a tutte le ore, pittori e poeti, negozi di matrioske e gioielli, la Torre del Salvatore con l'immenso orologio che di certo non passa inosservato, la Cattedrale di S. Basilio, con il tetto a cipolla, ideale per un selfie?  O dello splendido Teatro Bolshoi, universalmente rinomato?  Sì, Mosca fa la felicità di ogni turista, viste le molte cose da vedere. Ah! Un’altra cosa da fare assolutamente è salire sulla metropolitana. Calda, tirata a specchio, e pure economica, è un sontuoso monumento artistico. Le stazioni sembrano sale di palazzi ottocenteschi con mosaici, dipinti, imponenti lampadari, statue, marmi e maioliche sul soffitto. Incredibile per noi italiani, ma i treni russi funzionano al 100% e con zero evasione.  Sarà perché i biglietti sono nominativi e, per comprarli, ci vuole il passaporto? 
E ora che a Mosca siamo quasi di casa, che ne dite se ci veniamo a Capodanno? Si, avete capito bene.  San Silvestro nella capitale di Grande Madre Russia vestita di bianco, con “Il lago dei Cigni” di Tchaikovsky nell’aria. Nella Piazza Rossa adornata di luci, i fuochi d'artificio spettacolari e, allo scoccare della mezzanotte, tanta, tantissima gente riunita per festeggiare l'arrivo del 2017. Con le televisioni di tutto il mondo a guardarci. Ok… fa freddo, ma il brindisi alla vodka non ha eguali. Senza fare a gara con i russi però. Reggono meglio di noi le sbornie.
Allora, pronti per un incredibile Capodanno a Mosca?  Se l’idea del freddo frena il sì, ho la soluzione: la  vodka al rafano abbinata a un po’ di cioccolato fondente che ne arricchisce il sapore. Scalda dentro e fuori.
Poi, tutto va meglio.                 

Quante ne ha passate la Polonia, elegante “Signora” accomodata su divano a fiori!  
Figlia di tribù slava, ha lo sguardo fiero, incollato al suo Romanzo scritto con sangue e lacrime. Ogni pagina un’invasione, una sudditanza, una deportazione.
 ARBEIT MACHT FREI (il lavoro rende liberi) è l’incipit di un dolore mai del tutto confessato, di quelli che tagliano la pelle del cuore.  Ancora oggi che son passati settant’anni. Sta lì, in due luoghi incarnati nello stesso grigio: Auschwitz e Birkenau. C’è un profumo nell’aria che asciuga le narici e ammutolisce le voci.  Aleggia ovunque e si fa pianto dentro le  stanze piene di tonnellate di capelli, 82mila singole scarpe di adulti e vestiti di bambini, valigie di cartone con i nomi scritti in grande, occhiali, pettini, protesi, pentole, documenti. Dentro i forni crematori il cervello si rifiuta di produrre parole che non siano di rabbia e incredulità. Quando si esce, solo il fatto di respirare appare impagabile dono. Come la Libertà. 

L’elegante “Signora” scrive. Le dita affilate volano sulla vecchia Olivetti.  “ Limare i sogni, le aspettative, non è per gente tenera. Passare la vita a sopravvivere toglie il sonno e la fantasia. Mi hanno sconfitta, umiliata, ma mai paralizzata. Ho dato ali alla mia voce di soprano,  mi sono rialzata su tacchi di volontà. E’ oggi  che io risorgo”.

Libera, europea, sfodera diamanti e strass a profusione.
“ Signori, è  in casa mia  la festa.  Ogni mio lembo attende i vostri passi e i vostri occhi”.   Se non è pensabile una classifica dei suoi luoghi più belli, si può sempre iniziare dalla S di “spettacolare”.  E’ vero spettacolo, infatti,  entrare nelle Miniere di sale di Wieliczka, dove la voce si fa eco fino a brillare come il salgemma che tutto copre e crea. Dove tutto è fatto di sale, perfino i lampadari del salone da ballo.
Altro spettacolo è camminare, magari di notte, sulla piazza medievale Rynek Głowny di Cracovia, autentica meraviglia polacca, così poco pubblicizzata ma vivibilissima, a misura di piedi, con tanto verde e tanta gioventù. Con quel suo leggero sapore  di sale e ambra, la  bella manciata di attrattive, la sorprendente cortesia e ospitalità. Tutto lì, in un ventaglio di stili.

Che rinvigoriscono a Wadowice, il paesino che ha visto nascere e farsi uomo Papa Wojtyla. Ancor vitale negli oggetti originali custoditi nella piccola casa che sembra emettere ancora la sua calda voce. Con quello spiccato accento polacco, così  amabile e rassicurante.

“ Uno dei miei figli migliori – scrive ancora la “Signora” -  che riempie di santità l’intero pianeta. Ma io soltanto ne custodisco le umili origini e la trama del suo sentire Dio. E’ gente di fede la mia, e in ogni momento difficile si è stretta alla Madonna Nera di Czestochowa, in paziente attesa di pellegrini invocanti. Per benedire il loro presente amante del futuro”.
E proprio qui viene il bello.





venerdì 10 gennaio 2014

CODROIPO: SCUOLE APERTE 2014 nelle scuole dell'Istituto Comprensivo (Codroipo, CAmino, Bertiolo, Varmo)


 

E’ in arrivo nelle famiglie dei bambini che compiono tre anni nel 2014  il modulo di iscrizione alle quattro scuole dell’infanzia statali nei comuni di Codroipo (Via Circonvallazione Sud, Belvedere,  Rivolto) e di Bertiolo.
Così pure per chi si appresta a frequentare le scuole primarie e secondarie di 1° nelle scuole dell’istituto Comprensivo ( Codroipo, Bertiolo, Camino, Varmo)

Per poter conoscere l’Offerta Formativa di ciascun plesso scolastico i genitori sono invitati a visitare le scuole secondo un calendario stilato dall’Istituto Comprensivo.

Alla secondaria di 1° “Svevo” di Varmo, l’11 gennaio, dalle ore 11.00 alle ore 13.00 e il 15 gennaio dalle ore 17.00 alle ore 18.00,  alcuni docenti saranno a disposizione per visitare la scuola. Così come alla secondaria di 1° “G.Bianchi” di Codroipo, l’11 gennaio dalle ore 11.00 alle ore 13.00.

Lunedì  20 gennaio, dalle 17.00 alle 19.00, l’Istituto Comprensivo si presenterà ai genitori che intendono iscrivere i propri figli alle scuole primarie di Codroipo, Bertiolo, Camino, Varmo.
Mercoledì 22  apriranno le porte del scuole infanzia di  Bertiolo, dalle 16.30 alle 18.30 e di Rivolto, dalle 17.30 alle 19.30. 
Lunedì 27 gennaio, dalle 16.30 alle 18.30,  saranno aperte le porte delle scuole dell’infanzia di Via  Politi (Belvedere) e dalle 17.30 alle 19.30 quelle di  Via Circonvallazione Sud, entrambe di Codroipo. 

La Dirigente dell’Istituto Comprensivo Prof. Patrizia Pavatti,  invita i genitori a consultare il sito dell’Istituto  www.iccodroipo.it.

giovedì 9 gennaio 2014

FINGER STORIES - RACCONTI brevi, di mille battute

 
   14 febbraio 2014                                                                    SALONE ANNALISA              

 
Chiome rade, fluenti, innevate, corvine, su pelli stirate, accartocciate, gonfie, setate. In passerella,  per  obbedire all’imperativo categorico del farsi belle.
Al lavateste, una  mamma  avvolge a scudo con il braccio la sua bimba. Che si abbandona all’altalena del prosperoso petto e dorme.
Cartine di metallo lucenti migrano sulle teste  di Monne Lise attempate, in trasloco  da una poltroncina all’altra,  fino ad arrendersi  a spietati specchi. 
Borse e borsoni,  ubriachi di mercanzie, ciondolano su ganci pronti alla resa.
Come pedine di una partita a scacchi, le quattro parrucchiere virano, annuiscono,  lavano, stirano, accorciano e consolano le partiture umane.  
In piedi, a scrivere  psicologie con pettini di pazienza su sorrisi a mezzaluna  indossati  per passione.
Cuoricini appesi e tulle bianco annunciano San Valentino. E’ oggi!
Il pensiero d’amore si appisola sull’improvvisa voglia di tenerezza.
E di un “Sei bella” come pratolina d’inverno su manto di foglie bastonate dal diluvio.




CLASSICO                       IL BIANCO PIANOFORTE 



Gliel’hanno portato a casa oggi.  Il pianoforte bianco, con lo sgabello dal sedile in pelle bianca.  Luisa l’aveva scelto ieri  nel negozio di strumenti musicali. Tra tanti e neri era  il più lontano e  nascosto.  L’aveva trovato subito perché  lo voleva  così.  E lui la stava aspettando, con  i 61 anni e le dita maldestre  catapultate con emozione e orgoglio sul do, mi, sol. Sicuramente il negoziante stava pensando che lei fosse troppo vecchia per cominciare a suonare un pianoforte.  Luisa se lo sentiva addosso quel giudizio. Ma non gliene importava niente. Suo marito le stava facendo  questo regalo. Per amore. Per la gioia di vederla felice. Lui sapeva che lei sognava un  pianoforte da quando aveva  otto anni. All’epoca  ne aveva avuto in dono uno piccolissimo, verde,  e passava le domeniche pomeriggio intonando “Fra Martino campanaro”.  Ora, dopo anni di solfeggio e prove su un pianoforte per bambini,  Luisa ha il SUO.  Bianco. Come la scia del  desiderio lungo più di mezzo secolo.
25 gennaio 14
      




 COMICO                         LA TRATTORIA DI FANTOZZIANA FATTURA

 

In un piccolo paese lontano da ogni rotta, due signore di mezza età si diedero convegno in una trattoria di fantozziana fattura. Una bionda, gonna corta e giacca di pelle nera. L'altra  rossiccia, jeans e fiori verdi. Al tavolo per due, tovaglia rosa e foulard viola, diedero subito il via ad equilibrate litanie, nel rispetto della "par condicio" di confidenze e pettegolezzi. Risotto ai frutti di mare, tagliata con valeriana, brioche con nutella deliziarono le loro voglie. La giovane cameriera, timida fin all'ultima idiotria, seguiva la cuoca dal culetto fiorito e riccioli biondo pallido, al tavolo delle due candidate al premio "Streghe che leggono i pensieri altrui". Pagato il salato conto, alla rossa  scappò  "A volte bisogna correre però". Che stava per " Se non ti muovi, Culetto a fiori, da qui potresti andar presto fuori". Ma questo non glielo disse, perché  quegli occhioni teneri da pecorella spaurita erano davvero buoni e speranzosi. Deliziosi come un’ Amicizia di mezza età.

 

         CLASSICO                                             IL PRIMO CAPPELLO

Il sole  mi picchiava dritto in testa.

“Signora, signora” sentii chiamare.

Il viso di una donna sui sessant’anni  sembrava di celluloide.

Il rossetto color pomodoro maturo stonava con il vestito lungo, rosa.

“Italiana?” mi chiese.

“Sì” 

“ Io lavorato a Milano come guida e…”

Le sue parole uscivano fluenti e scorrette ma di lei mi interessava solo il  cappello, bianco, a falde larghe e traforato che la faceva sembrare una Barbie attempata.

“Posso offrire caffè turco lei?“ “Cosa poter fare io per Lei?”

“Dove trovo un cappello come il suo?”  

“Qvi no c’è. Però io regala lei,  bella signora italiana”.

“No, si figuri. ”

Ma il  cappello era sulla mia testa.

“Mio regalo. Mi saluti Italia ?”

Su questa, accorata, richiesta indietreggiava. Falce di luna il suo sorriso.

Col braccio destro alzato, mi salutava.

Senza cappello sembrava più anziana, con una leggera gobba. 

I capelli  biondo stoppa le cadevano sulle spalle.

L’ esile figura, dignitosa ed elegante, spariva tra la folla di  Sarajevo.





 

           FANTASY                                          A PIETRASANTA




Una bambina di sessant’anni ha chiuso le sue paure in una minuscola valigia.

E’ salita da sola sul treno del desiderio, indossando ali di sogno mai putrefatto.

Cammina su tacchi spediti via posta ad un indirizzo nuovo:  Pietrasanta.

Brufolo di terra, quasi a caso tra onde e neve.

Naso all’insù, all’ingiù. Ovunque  annusa alito di terra buona e calda dentro.

Come nel ventre di madre. Quando si nutriva di zampilli di innocenza.

La bambina di sessant’anni si tocca le trecce imperfette.

Una mano a loro e una a Pietrasanta. Che le schiude i sigilli di un infinito possibile, oltre l’involucro di pelle increspata,  oltre il limite del pensiero  audace.

E la bambina corre a braccia spalancate come di più non potrebbe. Poi si siede. Con aghi di luce ricama  i contorni di Pietrasanta.   Abbassa le ciglia. Saracinesche di pace sognano  di incrociare 14miliardi di mignoli.

Affinchè sia incipit di una nuova era.

Di Arte e Assonanza in dignitosa libertà.

In un dialogo che esploda nel palmo di un’IDEA.