martedì 23 settembre 2014

IL PONTE ottobre 2014


CAMINO T (UD)
“E…SE FOSSE VERO?”  UN LIBRO-TESTIMONIANZA SU MEDJUGORJE

Giacomina De MichieliCristina Pilutti
 
In un anno quasi tremila  le copie vendute. E  un interesse in continua crescita per l’argomento e per le 70 testimonianze di friulani sulla loro esperienza a Medjugorje, il paesino della Bosnia che risulta regalare pace e serenità a chiunque  vi si rechi. Ben quattro le edizioni e, sull’ultima,  appaiono il ringraziamento e la benedizione di Papa Francesco. L’intero ricavato, consegnato di persona, è sempre stato dato in beneficenza.  Il prossimo beneficiario sarà l’Associazione Luca che, in 15 anni, ha aiutato bambini malati di tumore e le loro famiglie. Ben 14 le presentazioni in Friuli e l’ultima è avvenuta nella biblioteca di Camino. Persone giunte da luoghi lontani e persino dalla Val D’Arzino hanno  conferito spessore ad una serata carica di suggestione, sincera e spontanea. Coordinato dalla poetessa Alida Pevere, curatrice della pubblicazione insieme alla scrittrice Giacomina De Michieli,  l’incontro-presentazione si è ben presto trasformato in opportunità di crescita e scoperta di storie intense e vere, raccontate viso a viso. Rese ancora più emozionanti dagli intervalli canori del Coro di Bugnins “Notis ta lis calis” diretto da Cristina Pilutti, anche Assessore alla Cultura, e accompagnato al pianoforte da Teresa Francescutti. Come dai filmati di “un popolo in cammino” a Medjugorje che, dal 1931, ha richiamato sessanta milioni di pellegrini. Un luogo sperduto tra i monti diventato “miracoloso”, è protagonista di un libro unico in Friuli, la cui idea è nata sul monte delle apparizioni a Giacomina de Michieli. Il titolo stesso “E…se fosse vero?” vuole essere domanda aperta, una possibilità per ciascuno, senza pretendere di dare risposte o certezze. Le testimonianze di persone di ogni età e credo ne sono il motore autentico.  A Camino,   hanno raccontato le loro storie Maria Rosa Rovedo,  Manuel Di Vora di Cercivento, Crescenzio di Pantianicco, Loretta Sangoi di Gemona, Roberto Battigelli di Maiano, il comico Romeo Patat. Alcune delle loro parole: “Con senso del dovere e con umiltà, vi assicuro che da Medugorje si torna più leggeri, ricchi di pace e serenità”  “Quando viene la chiamata devi andare. E quando arrivi a realizzare questo desiderio ne diventi felicemente dipendente. Medjugorje non è il sole che gira. E’ un posto che dà una pace che non è di questa terra, indescrivibile a parole. Bisogna provare” “Medjugorje sembra essere il luogo dei giovani, del futuro, della speranza per il mondo.” “Perché tacere. Come gratuitamente si riceve così si deve dare”. La presentazione del libro ha voluto anche ricordare la figura di Don Gianni Pilutti, fervente estimatore di Medjugorje, di cui è stato letto il testamento spirituale. La conclusione è stata affidata a quanto diceva Pre Beline “ Ogni tanto guardiamo il cielo per sapere dove dobbiamo arrivare”.

 

 

CODROIPO-BEANO (UD)
  
                                                
ALICE MIZZAU: RAGAZZA D’ORO, nello Sport e nella Vita
 Ha soltanto 21 anni Alice Mizzau.  Ed è già su Wikipedia, l’enciclopedia libera che tutto il mondo consulta. Con tanto di carriera e palmares, ovvero la raccolta delle vittorie. Viene definita la  “Stileliberista friulana” ,  una delle azzurre più quotate in vasca.  Tesserata per Fiamme Gialle e Team Veneto,  di stanza nella Repubblica di San Marino da quattro stagioni, allenata da un tecnico esperto come Max Di Mito nella Repubblica del Titano, continua a confermarsi come una tra le migliori interpreti dello stile libero italiano.
Che Alice  vada veloce, è una certezza. Che voglia  puntare sempre più in alto, consapevole di poterlo fare, altrettanto.
Dopo tanta fatica, batticuore, energia  a mille, per lei parlano i numeri.
Agli ultimi Assoluti Primaverili si è distinta in ben tre distanze con altrettanti primati personali. Nei 100, dove ha conquistato il suo secondo titolo tricolore in carriera, in 54’’99, ha rotto  per la prima volta il muro dei 55’’. Nei 200 è giunta seconda alle spalle della sola Federica Pellegrini, in 1’57’’53. Stessi piazzamenti nella gara più sorprendente e inedita per lei: i 400. Anche in quell’occasione ha colto un argento col crono di 4’08’’39. Tempo che l’ha fatta entrare nella top 10 stagionale delle più veloci prestazioni europee, così come avvenuto nei 200.  Senza nulla togliere  alle numerose medaglie, tra cui gli argenti del 2009 a Praga e a Doha, il record italiano ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012  con  l’oro di Debrecen,  e  il primato italiano nella staffetta 4x400 stile libero ai campionati del mondo di Barcellona nel 2013.
Che dire poi dell’ ORO a Berlino, nella staffetta femminile 4x200 agli Europei di nuoto?  Il quartetto azzurro, composto da Alice,  Stefania Pirozzi, Chiara Masini Luccetti e Federica Pellegrini  ha nuotato in 7'50''53, confermandosi  Campione europeo.
Ma  a vestire d’oro Alice non sono solo questi straordinari risultati. No, a vestirla d’oro, quello guadagnato sul campo del vivere, sono la sua semplicità, i suoi valori, e lo spirito di sacrificio che ha sempre ampiamente dimostrato. A tre anni già sgambettava nella piscina di Codroipo, correndo per entrare e sbuffando per uscire. Continuando a farlo sempre,  al mattino, prima di andare a scuola, e la sera, negli orari in cui le sue amiche giocavano o si riposavano dalle fatiche scolastiche. Si alzava alle quattro e mezza per andare in piscina a Udine fin da quando era alle medie. Senza mai un lamento, rincorreva vasche e sogni con l’entusiasmo  di chi, divertendosi, sente meno la fatica. Sempre accompagnata da mamma Ida, la sua fan numero uno, in ogni istante pronta ad  incoraggiarla nel proseguire in una disciplina dove  volontà e  tenacia sono gli unici ausili al talento e alla passione.
Da 18 anni, dunque,  Alice  gioca alla “farfalla” in piscina, tra l’aroma di cloro e le  sempre più competenti evoluzioni di  braccia e gambe. Fino a poggiarle  sui podi più ambiti d’Europa e del  mondo.  In staffetta o da sola.  Dedicando le vittorie alla sua meravigliosa famiglia, alla sorella Angela, anche lei nuotatrice e ora membro dell’Arma dei Carabinieri, mamma Ida e papà Manlio, i nonni e i tantissimi amici, tra cui il Fan Club di Beano, sempre pronto a scriverne i risultati, gli incoraggiamenti e la gratitudine su grandi lenzuola odorose di affetto e stima, appese sul muro della ex latteria.  Tutti in prima fila a sostenerla in ogni momento. A guardare con lei, e con ottimismo,  al futuro.  Entrando nei suoi occhi di ragazza sensibile e a modo suo  riservata, che coltiva, oltre al nuoto, la passione per la cucina e per i dolci.  “Mi piace sempre dilettarmi in cucina – dice - però ne devo fare pochi  perché sono golosa e corro il rischio di mangiarmeli tutti.  In parte, lo ammetto, pensavo che cucinarli mi avrebbe tolto la tentazione di mangiarli. Invece non è cambiato nulla.  Dicono che sia brava a cucinare, ma io mi reputo baciata dalla fortuna del principiante. La mia specialità migliore? Credo sia la torta di mele, grazie ai consigli di mia mamma”.
E proprio verso la mamma Alice ha dimostrato la sua stoffa più pregevole.  Appena scesa dal podio d’oro berlinese, e già con il pensiero rivolto alla gara dei 200, la sua specialità, ha saputo che mamma Ida aveva bisogno di lei. Non ha esitato a girare le spalle a onori e medaglie per salire sul primo aereo e volare a Udine, in ospedale. Le ha mostrato la medaglia d’oro, appena in tempo per udire “Brava brava”. Ancora una volta, mamma Ida ha onorato  la sua Alice, dedicandole le sue ultime parole.   

CODROIPO (UD)
LE ICONE NELLA CHIESA DI SAN VALERIANO


La chiesa di San Valeriano, nel 2° Peep, ora è impreziosita da due icone realizzate dal maestro iconografo Paolo Orlando,  il Buon Pastore e San Valeriano d’Aquileia.  Durante la cerimonia d’inaugurazione, ufficializzata da Mons. Ivan Bettuzzi, sono state esposte e benedette le iconostasi ovvero sei icone realizzate da  5 parrocchiane e 1 parrocchiano che hanno frequentato i corsi curati dalla maestra iconografa  Piera Gortani e svoltisi all’interno della chiesa.  Opere che hanno richiesto pazienza ed impegno certosini, in ogni fase, dalla preparazione del colore alla sua stesura. Come ha spiegato Paolo Orlando ” Le icone sono volutamente piatte, dalla prospettiva rovesciata.  Quasi un foglio di carta bidimensionale.  Lo spazio è invaso dalla presenza di cui l’immagine è l’allusione. Non sono fotografie, non sono quadri, bensì  le immagini visibili di un mistero”. Come ha detto Don Ivan “ Le icone sono opere d’arte che fanno tornare all’essenziale”.   
LIBRI
IL DESERTO NEGLI OCCHI


Pochi sanno che a Pordenone vive la più numerosa  comunità Tuareg d’Italia, circa 50 persone.  Ibrahim Kane Annour, nato in Niger nel 1966, ne fa parte, in virtù di un destino che l’ha condotto qui, contro la sua volontà e la sua aspirazione.  Il libro, scritto con un taglio narrativo, racconta la sua vita: la storia di un uomo che non avrebbe mai voluto abbandonare l’Africa e che vorrebbe continuare a essere libero. Ne ripercorre l’infanzia e la giovinezza tra Azzel, Agadez e il deserto: la magia dei viaggi con le carovane, ma anche l’impegno politico al liceo e le spedizioni con gli occidentali
“Il deserto negli occhi” è anche un omaggio al deserto e un modo per far conoscere al pubblico la cultura tuareg, che rischia di scomparire per i disordini che rendono sempre più insicura la regione sahariana. Oggi, infatti, mentre la situazione in Niger migliora, il vicino Mali rischia di diventare un nuovo Afghanistan.
Ibrahim Kane Annour è figlio del deserto. A undici anni accompagna il padre nelle carovane, seguendo il vento in sella ad Abbarogh, il cammello pià docile. Impara ad orientarsi osservando il cielo, il letto asciutto dei fiumi, il contorno delle montagne all'orizzonte. A quindici si innamora di Gheishita, dalle lunghe trecce, e di notte scappa per andarla a trovare di nascosto nel suo accampamento.
A ventitré sposa Maria Zenabou, conquistato dai suoi penetranti occhi neri, in una cerimonia in grande stile ad Agadez.  Ibrahim fa la guida turistica nel Sahara, ne  fa una professione, che gli dà prestigio e benessere economico.  È soddisfatto del suo lavoro e della sua vita, finché nel 2007 è costretto a fuggire in Italia. Scoppia, infatti,  la rivolta dei tuareg e Ibrahim è sospettato di aver aderito al movimento dei ribelli ad Agadez.  In Niger, ricco di uranio, è iniziata l’ennesima rivolta tuareg e tutte le guide turistiche sono sospettate di appoggiare i ribelli, per la loro profonda conoscenza del deserto. “Un tuareg abbandona la sua terra solo se non ha altra scelta”. Deve lasciare la moglie e i figli per non finire in prigione, torturato o ucciso, come gli amici, come il padre. Lui che è sempre stato un uomo libero e la cui colpa è stata solo quella di voler essere un uomo libero e di accompagnare i turisti nel deserto.
E’ così che Ibrahim arriva a Pordenone, la “capitale” dei tuareg d’Italia,  dove si adatta a fare l'operaio, a vivere in oasi di cemento, a scandire il tempo secondo il ticchettio delle lancette. Si reinventa una vita. Ottiene lo status di rifugiato e decide di chiedere il ricongiungimento famigliare anche se non ha un lavoro: non ce la fa più a vivere lontano dalla moglie e dai quattro figli. Dopo alcuni anni riesce a ricongiungersi con la sua famiglia e ancora  vive a Pordenone, in seno alla comunità tuareg più grande d'Italia. Ma nei suoi occhi scuri come l'ebano, misteriosi e impenetrabili, sono ancora riflesse le dune, e il vento del deserto di notte lo chiama, chiedendogli di tornare. Ha imparato da piccolo a orientarsi osservando il cielo, il letto asciutto dei fiumi, il contorno delle montagne all’orizzonte.
Scritto con la giornalista e fotografa Elisa Cozzarini, il libro ” Il deserto negli occhi” è un tributo alla vita nomade ma anche un ponte tra mondi, gettato con rara sensibilità. E al  deserto come spazio infinito, come dimensione affettiva, come luogo dell'anima.

 
SEDEGLIANO (UD)
Concerto x 30 anni  della scomparsa di PLINIO CLABASSI
Domenica 12 ottobre, ore 16.00, nel teatro “P. Clabassi”, avrà luogo il concerto a lui dedicato, per  sottolineare i 30 anni dalla scomparsa, avvenuta il 22 ottobre 1984.  Un doveroso omaggio al cantante lirico nato a Gradisca nel 1920 promosso dal Circolo Clabassi con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Sedegliano e del Club Unesco.  Plinio Clabassi  ha solcato i palcoscenici più importanti al mondo, cantando con i più grandi nomi della lirica, sotto la direzione di direttori d’orchestra di chiara fama. Uomo buono e generoso, altruista, mai sceso a compromessi  e pronto al sacrificio,  come dimostrato anche in guerra. 
Basta però leggere fra le innumerevoli recensioni per rendersi conto che il mondo musicale sapeva e sa ancora di essere di fronte ad una figura stilistica di primissimo piano, molto rara per le sue qualità e  in quella  particolare corda vocale che gli ha consentito di interpretare oltre 150 ruoli, molti di più rispetto a quelli richiesti per essere definito “Grande”.  
Uomo la cui presenza fisica e scenica mai è venuta meno. Un magnifico ed imponente ambasciatore della Repubblica Veneta.
Ingresso libero.
 
 
 

 

 

 

 

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