domenica 19 ottobre 2014

LIBRO "IL DESERTO NEGLI OCCHI" di IBRAHIM KANE ANNOUR: presentazione a Codroipo (UD) sede di "Aurora"

 
Presentazione del libro "Il deserto negli occhi" di Ibrahim Kan Annour - 17 ott 2014 - Codroipo (UD) Cooperativa Aurora
Presentatrice di raffinata espressività la prof. Viviana Mattiussi, speaker radiofonica a Radio Voce nel Deserto di Pordenone. 
 
Pubblico attento e molto partecipe e curioso di ascoltare la storia di un Tuareg del deserto del Teneré, già guida turistica e dal quale, contro la propria volontà, è dovuto fuggire.

Spezzoni di filmati sul deserto e la vita dei Tuareg ha introdotto l'incontro con Ibrahim, nato l'11 agosto 1966, e ancora ancorato all'anima che lo chiama e lo vorrebbe nel suo deserto.  Il deserto ti plasma  e dà il dono raro della sensibilità. Tuareg, vestito d'indaco, uomo blu - ha esordito Ibrahim -

 
I Tuareg sono dignitosi, fieri, sempre con il sorriso accogliente, con grande capacità di dialogare - ha detto Viviana,

significa Abbandonato da Dio.
 
 Il rito del tè. Il primo è forte come la vita. Il secondo è dolce come l'amore. Il terzo è soave come la morte



I Tuareg hanno la libertà negli occhi e negli spazi aperti. La loro nazione è divisa in cinque stati: Libia, Mali, Niger, Burkina Faso, Algeria. Cinque nazioni e una stessa lingua. "Una cosa sbagliata - ha detto Ibrahim". Nel 1960 il Niger è diventata colonia francese. Nessun Tuareg ha un atto di nascita né carta d'identità né passaporto. Niente presidi medici per loro. No accesso all'acqua potabile. Non scuole. Questo popolo rischia l'estinzione.
In Niger, ricchissimo di uranio, è pieno di centrali termonucleari. L'uranio viene pulito con l'acqua che va nelle falde. 2.700 miliardi di litri d'acqua sono inquinati per 500 volte oltre la norma. E la gente fa tutto con quell'acqua, ammalandosi di tumori (ufficialmente Aids). Nel 1990 le prime rivolte a sangue dei Tuareg in Niger. I Tuareg vengono imprigionati senza motivo e torturati in maniera disumana. Il padre di Ibrahim è fra questi, per otto mesi. Nel 2007, cambiato il governo, vengono firmate le concessioni di uranio alle multinazionali. Il deserto diventa una miniera e i Tuareg si ribellano. Ibrahim viene sospettato di fomentare la rivolta in quanto guida e profondo conoscitore del deserto.  La scelta obbligata è fuggire e venire in Italia, parlando bene l'italiano.
 "Non mi è mai piaciuto stare in Europa - dice Ibrahim - perché c'è troppa fretta e si è schiavi del tempo e si corre dietro all'orologio sempre. Gli europei si sono creati un mondo facile".




Inrahim, uomo indaco, con Pierina Gallina


con Viviana Mattiussi                                           con Nella di Aurora e amiche

 
Ibrahim e il portaoggetti tipico tuareg





 Ultimo racconto, la sua guida nel deserto per l'eclissi di sole: 29 marzo 2006. Con 17 turisti di varie nazionalità. Una delle sue ultime attività, stroncate da voleri e poteri più forti della passione.
Ibrahim vive a Pordenone, con la moglie e quattro figli, nella comunità tuareg, composta da circa 50 persone.

 Articolo sul suo libro apparso sul giornale IL PONTE del mese di ottobre 2014

 

 







































mercoledì 15 ottobre 2014

CONCERTO per PLINIO CLABASSI e premio GRANDI FRIULANI nel MONDO - Teatro Sedegliano (UD) - 12 ottobre 2014

  Un teatro gremito  ha onorato degnamente la memoria di quello che è considerato un “Basso” di altissimo livello nella lirica degli anni 50-60 in un  concerto voluto e promosso dal Circolo Clabassi, presieduto dalla signora Gianna, in sinergia con il Comune di Sedegliano, e  il patrocinio del Club Unesco.  Presenti il sindaco Ivan Donati e l’assessore alla cultura Marta Masotti, è emerso chiaramente il valore della figura di Plinio Clabassi, uomo ed artista di fama mondiale, a 30 anni dalla artista che ha onorato il suo paese natale, Gradisca (ud) nel mondo, portandolo nel cuore sempre, nei teatri  più prestigiosi fino in Giappone e in Corea,  accolto con onore perfino dall' Imperatrice Mikiko.  
Egli ha solcato i palcoscenici più importanti al mondo, cantando con i più grandi nomi della lirica della sua epoca, sotto la direzione di direttori d’orchestra di chiara fama durante una vita di sacrificio, di studio continuo, di passione. ,
Nel foyer, in una mostra allestita dalla studiosa Raffaella d’Beano,  due costumi appartenuti a Clabassi,  uno indossato per il Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury e l'altro per l'AIDA.   Poi il FRAC, la divisa degli orchestrali  e dei cantanti quando non indossano i costumi  di scena.  Le foto testimoniano l’intensa attività lirica di Clabassi,  e lo ritraggono in alcuni tra i 150 personaggi da lui interpretati.
E pensare che  bastava interpretarne  100 per essere definiti  “grandi”. 

Molto apprezzati dal pubblico i protagonisti  del concerto,  che ho avuto l'onore di presentare, la soprano Liliana Moro il basso baritono Eugenio Leggiadri Gallani, David Leonardi, maestro accompagnatore,   Sebastiano Zorza, fisarmonicista, il tenore Federico Lepre

Ospiti d’onore della serata la soprano Lella Cuberli ed il maestro Olinto Contardo. Il Premio “Grandi Friulani nel mondo” è stato assegnato a Don Nicolino Borgo, per la grande figura di sacerdote e di friulano che ha dedicato la vita a valorizzare la sua terra,  la lingua, il personaggi che hanno conferito lustro al Friuli e al Comune di Sedegliano. Tra l’altro egli  ha realizzato la casa di Turoldo a Coderno, il parco, e  il mosaico che  rappresenta cinque  eccellenze:  Padre David Maria Turoldo, Angelo Pittana, Plinio Clabassi, Don Gilberto Pressacco e l’On. Tessitori. A dimostrazione che i grandi friulani nel mondo sono anche sulla porta di casa.
Il concerto era a favore del Villaggio di Holavina Halli, in India, fondato da Suor Amelia Cimolino, la prima nell’albo d’oro del Premio “Grandi Friulano nel mondo”, la cui portavoce è Antonietta Cimolino, nipote di Suor Amelia e presidente dell'Associazione "Polse, Holavina Halli"
 A degna  conclusione i fiori per tutti i protagonisti e per Lella Cuberli e la signora Gianna donati dall'Amministrazione comunale di Sedegliano.
 






 

da sx: Evita, Renata Capria D'Aronco, Gianna Clabassi, Pierina Gallina, Lella Cuberli, Olinto Contardo, Ambra

 
Pierina Gallina con Gustavo Zanin, storico titolare della Fabbrica Organi Zanin
 
                             BIOGRAFIA di Plinio Clabassi letta durante la presentazione
 

1°: Fino al 1945

Plinio Clabassi nasce a Gradisca di Sedegliano il 21 marzo 1920 da Michele e Rosa Masotti. Per interessamento dello zio sacerdote studia alle magistrali, insegnando poi nella locale scuola elementare.  Nel 1940 è chiamato alle armi, come allievo ufficiale presso il Reggimento di Fanteria a Palermo, inviato in territorio di guerra, col grado di sottotenente, sul fronte greco albanese. Colpito da congelamento ai piedi sul Gallico e Tapelani,  viene ricondotto in patria su una nave ospedale. I medici dicono di amputare ma Plinio urla e grida riuscendo a convincerli  ad aspettare almeno il rientro in Italia. Viene ricoverato prima a Loano poi a Udine dove, accompagnato da due militari, coi piedi ingessati, arriva a casa per salutare i suoi, che lo credevano morto. La madre, come lo vede, gli corre incontro gridando “ Fì mio , Fì mio”. Lo  abbraccia senza più parlare, morendo d’infarto. Questo trauma terribile accompagnerà per sempre Plinio. “Sono l’ involontaria causa della morte di mia madre” ripeteva. Viene trasferito a Roma. Riconosciuta l’idoneità fisica, faticosamente riconquistata, data la statura (1.94 cm) viene ammesso a far parte delle guardie a cavallo del Re. Nel frattempo frequenta lezioni di canto presso il maestro Mario Cusmich. Plinio conosce la musica. Già a quattro anni cantava all’asilo e poi aveva diretto la Corale di Gradisca. 

Ormai tenente, dopo l’armistizio dell’ 8 settembre, entra nella resistenza. E’ attivissimo negli incarichi assegnatigli dal generale Bentivegna della formazione “Eidolfi”. Viene arrestato dai fascisti e portato nelle  famigerate prigioni  delle SS, trattato in maniera disumana. L’ingresso degli alleati mette fine alla sua prigionia. Magro, emaciato ma vivo, esce, sorreggendosi col bastone.  Viene ospitato in casa dei cugini Alberto e Claudio. Gli viene riconosciuta l’ invalidità di guerra e la medaglia al valor militare.

Alla fine del conflitto, rimessosi in forze, svolge la propria attività presso l’organizzazione UNNRA, Casa di cui costituisce un ufficio anche a Udine.

Intanto riprende seriamente lo studio del canto. Si esibisce assieme a colleghi in concerti per i reduci feriti e rifugiati. Il 16 ottobre 1945, al campo Santa Croce, c’ è anche Beniamino Gigli che si complimenta con lui e lo esorta a continuare.

1945-1959

 

Nel 1946 partecipa ad un programma di Radio Roma e ad altri  organizzati dalla Croce Rossa Italiana. La canzone, grazie alla radio, sta facendo passi da gigante e la  lirica è sempre molto amata dal pubblico. Ma la fatica degli artisti è colossale. Clabassi deve partecipare a due o tre produzioni radiofoniche alla settimana. Da friulano oculato continua a lavorare per UNNRA, con casa e stipendio sicuri, anche se di piccola entità. Solo quando gli viene offerto un contratto di 1000 lire, tenta la sorte. Nel gennaio 1946 partecipa alla trasmissione per voci nuovi della RAI,  allora EIAR, “ Il Vivaio”,  e viene scritturato per diversi concerti. A giugno è protagonista di un concerto per beneficenza nella sala PIO VI di Roma, alla RAI , a dicembre è a Palermo. Poi  a Reggio Calabria, Ancona,  Reggio Emilia.  Nella carriera di ogni cantante c’è un punto in cui può avvenire una svolta decisiva. Per Plinio arriva con una tourné in Australia e Nuova Zelanda, dal luglio 48,  con un contratto dell’ Italian Opera Company.  23 artisti   partono per una vera e propria avventura che poi si rivelerà meravigliosa favola.  I previsti 4 mesi si dilatano fino all’8 dicembre 49, per un totale di 437 rappresentazioni. Plinio impara un perfetto inglese, acquisisce un’ invidiabile scioltezza sul palcoscenico e la conoscenza di diversi ruoli da Tosca, Traviata, Manon, Aida, Trovatore e Bohéme. Si impegna a migliorare la propria presenza in pubblico. Partecipa a tutti i concerti pubblici e privati facendosi notare. Per la compagnia di cui Plinio fa parte, i successi si ripetono ad ogni concerto e viene particolarmente lodato per le qualità vocali ed interpretative.  Viene definito “Giovane,  bello,  di immensa statura  e una voce meravigliosa”. E’ l’unico scapolo della compagnia e sente come un dovere rimanere tale.  Dopo 45 giorni di viaggio la compagnia, di cui fa parte,  tra gli altri,  la Maratrasi, che strappa applausi ad ogni esecuzione come Clabassi, e i direttori d’orchestra Ermanno Golferrari e Franco Ghione, sbarca a Napoli.
Dopo il ritorno Clabassi  continua a studiare. Nel 50 è scritturato dalla RAI, dove rimarrà fino al 75.  Innumerevoli i concerti, diverse Boheme con Rina e Beniamino Gigli, tourné, in Germania con il Barbiere di Siviglia, in Sud Africa, a Johannesburg, Adelaide e Città del Capo, rientrando a fine  agosto del 50.
Plinio studia sempre per raffinarsi ed ampliare il repertorio. Inaugura la stagione con Nabucco,  nel 52 di nuovo con la Aida a Roma, l’Otello a Palermo,  altre opere in diversi teatri e nuova tourné in Brasile.  Nel dicembre 56 è  in  in Irlanda  con  opere e concerti diretti dal  maestro Morelli.  Clabassi ormai canta ovunque,  con una  qualità vocale, uno stile ed una classe che molti gli invidiano, in un ambiente dove alcuni sono pronti a tutto pur di far carriera.
E’ sempre intenso e, come scrisse un critico musicale, “portato a compenetrarsi stilisticamente”.
Non importa se da protagonista o di fianco, dalla sua ugola prendono vita solo personaggi a tutto tondo. Spazia  dal genere brillante  al drammatico, dal comico alla romanza, dalla musica sacra agli Spirituals.   Sue punte di diamante sono:  1954,  al San Carlo di Napoli  il “Mac Gregor”  - 56 agli Champes Elisée di Parigi, il memorabile “Colline” con Tagliavini, la Pobbe e la Micheluzzi; 1956  a Rio De Janeiro  l’“Oroveso”.  Nello stesso anno gli viene conferito il  Diploma di  Commendatore  in Brasile con parole commoventi “ In difesa della civiltà, spiritualità e fraternità universale, la nobiltà morale dimostrata da Plinio Clabassi, nello “Zio Bonzo” in Butterflay con la Callas diretta da Karajan, alla Scala di Milano… “finalmente abbiamo  ammirato e  ascoltato un vero e terribile zio Bonzo”.   Apprezzatissimo nei panni di Enrico VIII   a Londra, in Scozia,  ed in tanti altri teatri. Nel 59 riceve il titolo di commendatore dall’imperatrice del Giappone, MIKIKO, durante un concerto per le vittime di Hiroscima e Nagasaki.
 
1960-61
 
Nel 60 prende corpo il suo grande Filippo II nell’ indimenticabile “Don Carlos” di Verdi che canterà poi alla Scala, Venezia, Trieste,  Toronto,  in diverse città degli Stati uniti tra cui  Boston, in cattedrale,  alla presenza del cardinale Quskin.  Nel 61, in Argentina con la Tebaldi e in vari concerti per gli emigranti italiani. Il 3 maggio 61, nella storica rappresentazione  di “Falstaff”   in onore della regina Elisabetta d’Inghilterra, Clabassi  canta accanto a Gobbi, Kraus, Scotto, Panerai.  Egli, disperato perché è  morto suo padre e non può neanche recarsi al funerale, fa un grande sforzo a cantare in un ruolo buffo. Plinio, buono e generoso, altruista, mai sceso a compromessi  e pronto al sacrificio.   Il mondo musicale sapeva di essere di fronte ad una figura stilistica di primissimo piano, molto rara per le sue qualità,  in quella sua particolare corda vocale che ogni giorno aveva bisogno di vocalizzare, dato che in lirica si canta senza microfono.  “Se per un giorno non vocalizzo me ne accorgo io. Se per 2 giorni non lo faccio si accorge anche il pubblico” diceva.
In tante opere  il basso non canta molto ma, come disse Puccini,  non esistono piccole o grandi parti, ma piccoli o grandi cantanti.
ESTRATTO delle  innumerevoli  critiche apparse sulle testate più accreditate del mondo:  
·         “Controllato, attento, sicuro, umano, distinto nella scena, dal fraseggio perfetto, dalla calda vocalità, dal mobilissimo composto rilievo”.
·         magnifico ed imponente ambasciatore della Repubblica Veneta.
·        dai mezzi vocali controllati da una intelligenza non comune”
·        dominatore della scena per la bellissima voce  di artista intelligente ed efficacissimo”
·        Per i suoi meriti  artistici e queste recite di Norma siamo onorati di nominarlo cittadino onorario di Lione”
·        Cantante di rara soavità nelle mezze voci”  -
·         di gran classe e dagli eccellenti mezzi vocali
·        Con la sua presenza scenica  è  al giorno d’oggi una  delle voci di basso più belle del mondo.
·        La “Boheme”  cantata sontuosamente dal Clabassi che spiana ovunque applausi e richieste di bis e anche tris.
·        Mirella Freni: “La mia prima Mimi fu accanto a Plinio Clabassi che  cantò quella “Vecchia Zimarra “ in modo commovente. Con nodo  alla gola feci fatica poi a cantare.
·        Gianna Pederzini scrisse a Plinio:  “Ho cantato la Mignon con molti cantanti ma non ho sentito nessuno cantarla come Lei, complimenti”
·        Rossellini che lo scrittura per la sua “Giovanna al rogo”  con la Bergman non trova di meglio che definirlo “Proprietario di una delle voci più belle ed espressive del teatro lirico nel nostro tempo”
Se fosse vivo il Clabassi  non avrebbe rivali al mondo. (Gianni Gori da  Il Piccolo, novembre 1954)
Ultime apparizioni
 
Nel  56, Plinio sposa Rina Gigli, per anni compagna d’arte. Poi il matrimonio viene annullato.  Nel 70 torna  nella sua amata Gradisca dove  canta in molte occasioni.
Il 28 dicembre 83, per il millenario di Santa Margherita del Gruagno,  è presentatore d’ eccezione per  una serata memorabile con la grande Lella Cuberli accompagnato dal maestro Olinto Contardo.
Ultime apparizioni: Miserere  di Tomadini nel Duomo di Udine e  Aquilea, con il tenore Arduino Zamaro di Pradamano. Nell’84 nel duomo di Maniago con il  tenore Bruno Sebastian.  Poi la malattia. A Codroipo e in altre chiese lo sostituisce il caro amico Alfredo Mariotti. Nell’83  sposa  Gianna Cuberli, trovando con lei una felice serenità. Muore  il 22 ottobre, lasciando in chi lo conosceva un ricordo indelebile. Aveva dato molto agli amici, ai colleghi,  alla sua gente,  alla sua amata terra.
Ora, la voce che è stata ascoltata in tutto il mondo, fino in  Corea e al Vaticano, che aveva cantato accanto ai più grandi del suo tempo e alle nuove generazioni,  che ha ricevuto le più alte onorificenze, tace per sempre.
Come disse Monsignor Copolutti nell’ omelia funebre “Canterà in mezzo ai angeli quel “ Pietà signor”  di Stradella che nessuno saprà più cantare come lui”.
Le memorie dell’ uomo e dell’ artista sono affidate al Circolo Musicale che porta il suo nome, sorto per volere degli amici ed estimatori, con presidente onoraria il soprano Lella Cuberli.
Il Circolo ora si chiama “AMICI DEL TEATRO “Plinio CLABASSI”. Chi desiderasse farne parte contatti la signora Gianna Cuberli, a Gradisca di Sedegliano (UD).