sabato 29 novembre 2014

IL PAESE dicembre 2014


REDAZIONALE                                        DI CHE NATALE SIAMO?

Panettoni su grattacieli di cartone sono  impilati sulle corsie dei supermercati.  Lustrini  al profumo di zenzero  corteggiano  ogni sguardo.   La cassetta della posta straripa buste  con  bollettini postali già compilati  e richieste di aiuto.  Visi di bimbi di tutti i colori chiedono pietà.  Offerte specialissime,  prezzi sottocosto.  I Pad, I Phone, cellulari di ultime generazioni,  automobili dai modelli irresistibili.  Vetrine ammiccanti. Con il Buon Natale  incorporato. 

Ma è questo il Natale?

Una montagna che giocoforza bisogna scalare perché imposta dal calendario? Con gli  auguri spesso  solo di circostanza o  via SMS,  e-mail o  facebook, magari uno stesso testo copiato per tutti i nomi della rubrica?  Certo più economici e facili che scrivere una cartolina.  Perché quella bisogna comprarla, poi aggiungerci  il francobollo, e scrivi, attacca, imbuca…   E i regali per far bella figura, tanto più costosi quanto più si teme il giudizio della persona che li riceve? E i raduni effetto  “metalcrom”? Che dire poi  del  presepio?  Quello con i ciocchi di legno per capanna, il  muschio raccolto sui fossi in una giornata di brina, con le mani ghiacciate, a rischio geloni,  Gesù  Bambino, i Re Magi,  i pastori e le pecorelle.  Mi sa che è  un po’ fuori mercato. 

E  il Natale dei bambini, quelli che si vorrebbero ammaliati dal “Tu scendi dalle stelle” di antica memoria?  Dov’è? Semplicemente archiviato nel baule dei ricordi di chi oggi ha superato gli “anta”. Per il resto, i bambini, anche piccoli, già a novembre sentenziano “Io ho già chiesto tante cose a Babbo Natale. Allora… voglio…”. In elenco, ben oltre il numero delle dita,  ci sono tutte cose che il buon vecchio ignora e, anche se le sapesse,  mai si sognerebbe di  metterle nel sacco.  Però, diciamolo, il mondo in cui si trova a lavorare non è un mondo ideale. Ci sono problemi, povertà, sopraffazioni, guerre. Però  lui rappresenta  comunque l’emblema delle cose che si possono avere  a  Natale.  Specialmente per loro, i bambini.  Che aspettano  Natale per avere, nonostante ci siano genitori ed educatori  che lo riconducono alla generosità, all’amore, all’aiuto reciproco, al dono.   Molti, sotto il peso del troppo,  aprono pacchi e archiviano.  Nell’attesa di  qualcos’altro e ancora e ancora per poi finire con uno sbuffo e un “Tutto qui? Ma io volevo…”  Perfino  qualche nonno, anziché raccontare le belle filastrocche, chiede  loro quali regali abbiano ricevuto.  Che il mondo stia andando gambe all’aria? Per fortuna non si può fare di ogni erba un fascio.

E il Natale di chi soffre?

A volte  è come l’aceto su una vescica. Fa malissimo. Per questo è un giorno temuto da molti, perché acutizza la sofferenza  e la malinconia,  il vuoto lasciato da chi non c’è più, il lavoro evaporato, il domani incerto,  la famiglia ferita,  il respiro corto, i fardelli che tutti portiamo sulle spalle.

Ma è Natale.  Cosa possiamo  fare allora?

Rassegnarci e lasciarci soffocare dal consumismo o dalla tristezza? Distrarci,  addossando  le responsabilità ad altri?  Rinchiuderci a riccio? Perché, invece,  non proviamo a metterci a “fare”,  sposando  le parole semplicità e pace? Ancora possibili, se ci si crede.  Chi di noi non vorrebbe essere ascoltato, capito, riconosciuto?  Quale occasione migliore del Natale per  cercare di farlo con chi ci sta vicino, con chi tendiamo ad evitare, con chi ci sembra lontano anni luce ed invece è lì, ad un passo da noi?  Cui donare un saluto, una marmellata,  un sorriso, una fetta di panettone da condividere. Senza aspettarne un’altra in cambio.  Andando controcorrente con un’onda di Bene, quello che non si compra e non si vende? 

Allora sarà davvero Natale,  quello che non desidera  regali, ma persone.                                                                                                                                                       
 

CODROIPO   (UD)      Impasto di lievito, vento e polline… spettacolo del progetto “Teatrando” della Scuola di Musica

 

Spettacolo - Impasto di emozioni personali e di giovani talenti fortunatamente RISPETTATI. Sì, perché quando una persona, sia essa bambino o adulto, si sente rispettata, fa volare la propria libertà  e riesce ad uscire scoperto con ogni segreta fibra. Anche con quella che non ha mai osato esporre, per paura di giudizio o di bocciatura. 

Spettacolo- Teatro della narrazione con i ragazzi dalla 4a elementare alla 1a media, inteso come  grande opportunità, impegno ed esperienza concreta di crescita personale e comunitaria.

Spettacolo- Percorso musicale elaborato con cura e passione da Geremy Seravalle. I ragazzi della scenografia, accompagnati dalla mano attenta e sensibile di Paola Gasparotto, hanno creato oggetti e prodotto immagini capaci di accendere i delicati colori di ogni racconto e musicalità. Monica Aguzzi ha cercato di mettere assieme tutto questo, per comporre uno spettacolo che rivelasse i chiaroscuro delle anime di tutti i raccontATTORI senza preoccuparsi troppo di rendere tutto, logico o di senso compiuto.

Che 26 giovani “attori” su un palco siano Gruppo e facciano lievitare contenuti personali ed emozioni sono la prova che liberare e colorare i talenti sia possibile, arricchente e divertente.
E se esce  uno spettacolo di storie e racconti che, come polline, vanno nel vento, di sicuro vale e molto. Perché di piccole, emozionanti, semplici storie si tratta.   Scelte  tra tante e poi rielaborate dai ragazzi di Teatrando che, in una sera d’estate, sentono il bisogno di raccontare ad alta voce un altro anno fortemente coinvolgente trascorso assieme.  I ragazzi hanno animato  personaggi di fiabe,  dato voce a storie di vita vera, raccontato di nonni, cavalli e fughe d’amore. Impastando parole e suoni  a più mani e a più voci. In armonica condivisione.  Aggiungendo l’ingrediente della forza emotiva autentica e ricca di esperienza viva. Così, dalle storie, traspare  l’assoluta verità del raccontare, capace di rendere il confine tra chi ascolta e chi racconta quasi impercettibile.  Perché la  narrazione viaggia fuori e dentro il tempo che viviamo, ricamando uno stesso fazzoletto di mondo.

martedì 18 novembre 2014

CASTELLO di COLLOREDO di MONTE ALBANO: ISPIRAZIONI D'AUTUNNO, poesie e arte 16 nov 2014

 11° edizione di un evento in castello molto apprezzato e premiato da artisti e folto pubblico. 19 poeti e 38 artisti in mostra. A braccetto nel nome dell'armonica condivisione.
 
 
 
 Mostra di opere artistiche ad ognuna delle quali è abbinata una poesia. Anima accogliente dell'evento è lei, Alida Pevere poetessa, qui con la poetessa Giacomina De Michieli
                                                  Pierina Gallina e Viviana Mattiussi
                                   La mia opera "Sot sere" abbinata all'opera artistica di Fausto Tosolini

                                              la mia 2° poesia "Tramonto" abbinata all'opera di Stefano Viezzi
"Se vuoi vedere il tramonto, corri. Lui non ti aspetta. Potrebbe essere il tuo ultimo tramonto o la tua prima poesia"









                Inizia l'evento  "Ispirazioni d'Autunno" nel salone del castello. Alida Pevere presenta
                                     e si sofferma in dialoghi intrisi di sorrisi con Giacomina
                                            Sala gremita
 Assessore alla cultura di Colloredo M.Albano Paola Molinaro. "Dovere di ogni amministrazione è valorizzare gli artisti locali"
                                         Alida Pevere
                                         Viviana Mattiussi introduce la serata con una poesia di Umberto Eco
                                        Luigina Lorenzini  legge una poesia di Lord Byron
                                     Il coro Parrocchiale di Caporiacco, diretto dal m.o Alessandra Bertoldi
                                        Bruno Pecchiari legge "Naufrago solitario"
                                  Giacomina De Michieli legge "Siambris" o Squarci
                                             Fernando Gerometta legge " Quercus Ilex"
                                         Viviana Mattiussi legge " A è sera"
                                      Laura Fabbro legge " Cjala lontan"
                                             Luigina Lorenzini legge " Al è in cel cussi plen di stelas"
                                                Nives Blasone legge "Sot sere"
                                            Pierina Gallina legge le poesie di Giovanna Zanetti
                                               Emiliana Molinaro legge "L'ultima luce"
                                           Graziella Noacco recita le sue opere  tra cui "Lis mes mans"
 " Mi plas sta ca, jo vuei ben a la ploe, a lis stelis, jo viot cressi i nevots" - "Mi piace stare qui, io voglio bene ala pioggia, alle stelle, vedo crescere i miei nove nipoti". Io non mi guardo allo specchio. Non voglio vedere quale nuova tracci ha segnato il viso l'aratro del tempo. Io sono madre. Per i miei figli io sono sempre bella".
                                           Graziella Noacco con Alida Pevere
                                            Pierina Gallina legge "Sot sere"
                                                      Elisa Mattiussi legge "Pensiero d'acqua nella sera"

                                     Luigina Lorenzini e Fernando Gerometta
                 Sergio Zannier recita una poesia dedicata alla sorella Lalla, recentemente scomparsa
                                                  Viviana Mattiussi
                  L'evento volge al termine, l'assessore Paola Molinaro condivide la propria gioia e l'augurio che possa continuare per molto tempo
 Il coro e i brani interpretati: Lollipop, Dolce sentire, Resta qui con noi
 Alida pevere chiude con una poesia di Domenico Zannier "
                                       Gruppo artisti...

                                                Graziella Noacco e Luigina Lorenzini
                                               Pierina Gallina e Graziella Noacco


 Ogni poesia è un quadro di parole, una scultura di sillabe. Insieme, pittura, poesia, arte di varie mani e nomi, creano i veri capolavori, allestiti con cura e attenzione certosina e rispetto.
Grazie di questa opportunità!
 

La mia poesia:
SOT SERE

A son dai colôrs, sot sere, che ti invuluzzin l’anime e ti ingròpin la piel.

A son   spadis di lusôr che ti spalanchin  la maravee.

A son mans di bombâs che ti cjarinein come che tu volaressis che fasessin i agnui

cuant che tu sês bessol e no tu sâs indula voltâti,

cuant che il soreli  al zire  la muse di che atre bande,

e tu ti sìntis pierdût, cu la  gnot in vuaite

 e  chel scur che ti berghele intal stomi,

clamant il to non cun vos ruspiose.

Sot sere dut si sfante cence remission,

cence primure  né compassion,

e no ti reste atri che cjalâ e suja voi di sâl,

e gloti il cigâ mut e bastart

di un pindul che al cor, al cor,  al cor.  

E il vivi si ingolfe

intun cjalcjut di lane di cret.

 

23 settembre 2014          

SUL FAR DELLA SERA

Ci sono colori, sul far della sera, che ti attorcigliano l’anima

e ti annodano la pelle.

Sono spade di luce che ti spalancano la meraviglia.

Sono mani di cotone che ti accarezzano come vorresti facessero gli angeli

quando sei solo e non sai dove stare, 

quando il sole gira il viso dall’altra parte

e ti senti perso, con la notte in agguato

e quel buio che ti rimprovera nello stomaco,

chiamando il tuo nome con voce arrabbiata.

Sul far della sera tutto si sfuoca senza remissione,

senza fretta né compassione,

e non ti resta altro che guardare e asciugare occhi di sale,

ed inghiottire l’urlo muto e bastardo

di un pendolo che corre, corre, corre.

E il vivere si intasa

in un calzino di lana di roccia.