venerdì 9 gennaio 2015

x LA FORNACE 14 di Camino al T (to (UD) - ROSANNA PERESSINI: UN ROMANZO LUNGO 100 ANNI

 
ROSANNA PERESSINI: UN ROMANZO LUNGO 100 ANNI

Varcata la soglia della casa di riposo di Codroipo, il mio sguardo si perde tra corpi stilizzati,  pelli chiare e scarne, occhi persi in minuscole saracinesche di un tempo immobile. So che l’ora non è delle migliori. E’ quasi mezzogiorno di un autunno soleggiato che entra dai finestroni  nitidi.  Proprio accanto a uno di questi, già pronta per il pranzo, mi viene indicata una figura di donna su sedia a rotelle. Il portamento nobile. Né minuscolo né fragile. Indossa un golfino azzurro.  
E’ Rosanna Peressini,  colei che sto cercando. Mi avvicino. Lei mi accoglie con un sorriso magico, sgorgato al solo vedermi.   Penso che lei sia bella e dimostri, al massimo, un’ ottantina d’anni. Nulla a che vedere con i suoi 100, già compiuti. E’ così, semplicemente con una  stretta di mano, che conosco Rosanna Peressini, di  Bugnins Vecchio, minuscola frazione di Camino al Tagliamento (UD).

Per tutti e da sempre Osane, perché Rosanna sarebbe stato  un nome troppo lungo. Figlia di Ines Liani e di Francesco Peressini,  cresce  in una famiglia allargata, dove il vecchio nonno fa le veci di suo padre, sempre “pa lis merichis”. Anche con sua madre il suocero Francesco fa la parte del marito, e la aiuta a tirar su  i tre figli. Lei,  Osane,  del 1914, Maria del 16 e Valentino del 20.  
 
Giovanissima, circa a 20 anni,  Osane se ne va in treno a Roma.  A servire, a casa  di un generale,  dove accudisce  una bimba piccolissima, Maria Antonietta. Originari di Brindisi-Lecce la madre e di Avellino il padre, la bambina trascorre molto tempo con Osane che spesso piange per il carattere troppo vivace della piccola ed il senso di responsabilità  che la schiaccia. “ A scjampave par dut, no rivavi a tignile ferme” racconta Rosanna.
Ad un tratto si illumina “ Che atre sere, i eri già a durmì, mi partin il telefono. A ere Maria Antonietta che mi saludave e mi diseve che in che zornade a finive 80 ains e a ere cui siei cinc nevots” "L'altra sera, ero già a dormire, mi portano il telefono. Era Maria Antonietta che mi salutava e mi diceva che compiva 80 anni ed era con i suoi sei nipoti" 

Vuol dire che vi volevate bene?

“Altroché”  risponde Rosanna. 

E poi?  “ Dopo mi soi malade. Mi ere vignude la diaree e il miedi mi veve dat di mangja carotis, rîs e patatis. Nuje. No mi passave.  Alôre mi a mandât a fa une visite di control a Rome e po’ mi an mandât in Pronto Soccorso a Udin. Tre giorni a digiuno e, sul comodino, 3 litri di acqua da bere. Ogni giorno. Sono stata operata ma non mi hanno mai detto niente di quello che avevo avuto”.  Una volta guarita, Rosanna  trova  lavoro proprio a Camino, paese originario di mamma Ines,  in casa Giavedoni. Per molti anni  assiste con dedizione il padre della signora Luisa, della signora Pucci e della signorina Angioletta, meglio conosciuta come Cinine, fino alla fine dei suoi giorni.  

Ha molto da raccontare  Rosanna. Della guerra per esempio. “ Durante la seconda guerra mondiale io ero a Roma e mi ricordo tutto, per filo e per segno. Ero sempre con Maria Antonietta che voleva scappare fuori Roma”.

Tua madre ti raccontava? “ Nooo, mia madre non ci raccontava mai niente. Lei doveva solo lavorare”.

E tuo padre? “ Lu ai viodût une vore pôc. L’ere simpri atôr, vie, pa lis merichis”. "L'ho visto poco. Era sempre in giro, via, per le Americhe"

Qual è il segreto della tua  lunga vita? “ Nuje. Sta su lis sôs, lavorâ tant e gloti. Bisugne gloti”. "Niente. Stare per conto proprio. Lavorare tanto e inghiottire. Bisogna inghiottire (il rospo, l'amaro)"

Che effetto ti fa avere  cento anni?
“ No pensi nuje. Jo i domandi al Signôr di fami cressi la fede e tignimi la man sul cjâf”. " Non penso niente. Io chiedo al signore di farmi crescere la fede e tenermi la mano sulla testa"E’ giunta l’ora di andare a riposare.  Osane, vutu lâ a durmi? “ No. Sigûr di no”. "Rosanna, vuoi andare a dormire? Sicuramente no"
E mi sorride, con la serenità di chi ha tutto e si affida al Signore.  Ancora una stretta di mano, con la promessa di rivederci. 
 Il viso sembra incipriato e i capelli di un bianco sfumato azzurrino sono in  tinta con il golfino celeste  di morbida lana.
 


Dalla Fornace 14, pag 23
 

 
 

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