sabato 28 marzo 2015

CASTELMONTE, CIVIDALE DEL FRIULI, Gubane VOGRIG con ANDOS di Codroipo - 15 marzo 2015

 Associazione Nazionale Donne Operate al seno ( ANDOS) di Codroipo a Castelmonte, con Abaco Viaggi
                                     
Il santuario della Beata Vergine di Castelmonte (Madone di Mont in friulano, Stara Gora ossia "monte antico" in Sloveno) si trova nel comune di Prepotto (UD). Sorge a 618 m a ridosso delle Alpi Giulie, a 7 km da Cividale del Friuli. Le sue origini si collocano nel cristianesimo primitivo. Secondo quanto riporta una tradizione attendibile, il luogo dove sorge il santuario, per la sua posizione dominante tra le vallate del Natisone e dello Judrio, era sede di una guarnigione romana a difesa della città di Forum Iulii (oggi Cividale del Friuli) dalle invasioni barbariche iniziate nel 400. Si suppone che, in un primo momento, il luogo sacro consistesse in un piccolo sacello scavato nella roccia e dedicato alla Madonna e a san Michele Arcangelo.

Il santuario nel 1469 fu distrutto da un incendio scoppiato a causa di un fulmine che colpì il campanile; in quell'occasione bruciò anche la statua lignea della Madonna. Il tempio fu ricostruito nel 1479 e, all'interno, fu posata una nuova statua, in pietra, raffigurante la Madonna nera con bambino che, ancora oggi, adorna l'altare maggiore.

Successivamente il santuario fu semidistrutto dai terremoti che devastarono la zona nel 1511 e 1513 e venne prontamente riedificato, abbellito ed ampliato.

 Nel 1913 l'allora arcivescovo di Udine, mons. Anastasio Rossi, affidò la cura del santuario ai Frati Cappuccini. Il primo custode cappuccino fu p. Eleuterio da Rovigo che vi giunse a 38 anni, e vi morì nel 1935. Grazie al suo interessamento, il borgo di Castelmonte fu raggiunto dalla rete elettrica (nel 1927), ottenne la scuola elementare e l'ufficio postale. Durante la prima guerra mondiale il santuario si trovò vicinissimo ai sanguinosi campi di battaglia. Il confine correva lungo il fiume Judrio, che l'esercito italiano superò attestandosi sull'Isonzo. Dopo la rotta di Caporetto, le cronache registrano un deplorevole episodio di profanazione del santuario. Erano tempi disperati.
Al termine del conflitto, con la ricostruzione riprese anche la vita religiosa. Memorabile il pellegrinaggio del 3 settembre 1922, quando la statua venne incoronata.

 Durante la seconda guerra mondiale, Castelmonte venne fatta due volte bersaglio dei cannoni tedeschi. Tra la fine degli anni '40 e gli anni '80 del secolo scorso il complesso assunse la configurazione attuale.  Il terremoto del maggio e settembre 1976 squassò il Friuli causando mille morti. I frati di Castelmonte proposero un pellegrinaggio al santuario, per propiziare la ricostruzione materiale e morale di quelle terre. Da allora l'8 settembre di ogni anno vede migliaia di devoti, guidati dall'arcivescovo di Udine, salire a piedi lassù per ringraziare la Madre di Dio e implorarne la protezione. Numerosi sono gli ex voto collocati nei corridoi dell'edificio che ospita il santuario, segno di una devozione popolare sempre alta.
                                                    Pellegrinaggi

Il santuario è frequentata meta di pellegrinaggi non solo per le genti friulane, ma anche per quelle venete e per quelle della vicina Slovenia. Il flusso dei fedeli, già dai tempi dei Longobardi e dei Franchi, era cospicuo soprattutto in giornate particolari per devozione mariana come il giorno dell'Annunciazione (25 marzo), dell'Assunzione (15 agosto) e della Natività di Maria (8 settembre). Particolare rilievo aveva assunto in età longobarda la devozione all'arcangelo Michele. È ancora tradizione, per la gente friulana, effettuare il pellegrinaggio a piedi (e talvolta anche scalzi) partendo da Cividale e seguendo la strada principale e le scorciatoie che portano al borgo di Castelmonte. La strada è caratterizzata da edicole sacre costruite nel 1864 (quelle originali erano del 1600) contenenti raffigurazioni dei 15 misteri del rosario. Ai piedi delle edicole i pellegrini sono soliti comporre delle piccole croci utilizzando i rami dei cespugli che crescono nelle vicinanze.
LEGGENDA: È una storia che tutti i genitori raccontano ai bambini prima o poi. Dicono:

«Un giorno il diavolo sfidò la Madonna. Le si mise di fronte e propose: “Vediamo chi arriva per primo sulla cima di Castelmonte. Chi vince avrà la città di Cividale”. La Madonna accettò la sfida e volarono via da questo ponte...». E qui bisogna che il narratore si interrompa, nonostante le proteste dei bambini.

 Si riprende dopo qualche chilometro, a metà della salita al Santuario, in una località chiamata “Portici” davanti a un sasso con una strana impronta. «La Madonna volò rapida in alto. Si appoggiò solo una volta a metà monte su questo sasso che porta il segno del suo piede». «E il Diavolo?». «Anche lui spiccò il volo...».

La terza puntata si racconta al Santuario, scendendo dritti dritti nella cripta dove un arcangelo Michele di legno schiaccia un diavolo così nero e cattivo - mezzo vampiro e mezzo pipistrello - da suscitare quasi simpatia. «...Anche il Diavolo salì velocemente, ma all’atterraggio trovò la Madonna che era già arrivata e stava ad aspettarlo.                                       

Sconfitto, andò a sprofondarsi nell’inferno aprendo la voragine chiamata “bùse del Diàul” [buco del Diavolo], che ancora oggi si può vedere sul vicino monte Spich.

Probabilmente, questa leggenda è nata dagli spaventi provocati dalle invasioni barbariche, quando le orde passavano veloci, seminando danni e terrore. È una storia rassicurante: i buoni che abitavano qui hanno vinto, e qui sono rimasti.
   

                                            Cripta
                                                    ex voto
                                              Omaggio per tutti
                               Presidente Andos Codroipo - Nidia Dorio con l'autista Stefano
                                                  Nidia Dorio con Celso Tubaro
                                                Cividale del Friuli

                                    
Ponte del Diavolo con la suggestiva vista sul Natisone, che la leggenda vuole costruito dal diavolo in cambio dell'anima del primo passante. La tradizione vuole che i cividalesi non fossero stati in grado di costruire un ponte sul Natisone in un punto considerato troppo pericoloso. Allora ricorsero all'aiuto del diavolo, che promise di risolvere il problema in cambio dell'anima del primo che avesse attraversato il ponte. I cittadini accettarono questa condizione e il diavolo costruì rapidamente il ponte facendosi aiutare da sua nonna diavolessa, che portò nel suo grembiule il grande masso che sta al centro del fiume, tre le arcate. I cividalesi però non erano sciocchi: facendo attraversare il ponte ad un cane ingannarono il diavolo, che dovette accontentarsi dell'anima dell'animale.



                                              Municipio

                                                  Duomo
                            Stabilimento della gubana Vogrig: interno, con spiegazione del signor Vogrig
                               
Con degustazione dei prodotti Vogrig, a conclusione di una bella giornata in Friuli.

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