venerdì 22 maggio 2015

IL PONTE Giugno 2015


CAMINO AL TAGLIAMENTO (UD)

11 FRATELLI LOCATELLI UNITI DA 40 ANNI 

L’estate 2015 sigla la quarantesima stagione per i fratelli Locatelli,  originari di Camino.  Papà Lino e mamma Maria hanno cresciuto con dedizione ben 11 figli, 8 maschi e 3 femmine,  conservando nel cassetto il sogno di avviare, un giorno, una attività di ristorazione a gestione familiare. Ma non furono loro a realizzarlo bensì il figlio più grande, Luciano, classe 1941. Egli, seguito poi anche da altri fratelli,  cercò fortuna come emigrante. All’inizio fu ospitato dalla zia di Milano che lo avviò nel settore della sartoria, come il padre. Ma il suo spirito inquieto ed intraprendente lo condusse altrove. Svizzera, Belgio, Stati Uniti, come cameriere sulle navi da crociera. La notte del venerdì santo del 1966 era sulla “Viking Princess”, quando si incendiò al largo delle Bermude. Luciano fu protagonista nel salvataggio dei passeggeri. Tornò in regione, a Lignano. Nel 1970 iniziò la gestione di una  gelateria  a Lignano Riviera, cui aggiunse un piccolo supermercato, abbinando la gestione di una trattoria a Manzano, durante l’inverno. Nel 1974 puntò su un negozio di recente costruzione dove nessuno aveva il coraggio di investire. Lì diede vita al ristorante “San Remo” assieme ai fratelli Loris, Gianni, Alfonso, Adriano, Paolo e Tiziano.  Coronando, e con orgoglio, il sogno dei genitori che ancora continua e festeggia 40 anni.  


Luciano Locatelli, classe 1941,  originario di Camino,  primogenito di 11 fratelli, otto maschi e tre femmine, sette dei quali quest’anno festeggiano, insieme, la quarantesima stagione del loro ristorante “San Remo” di Lignano, è mancato all’improvviso in Thailandia. Padre di una bimba di tre anni, era appena diventato nonno e stava bene. Un malore improvviso gli è stato fatale la notte del 21 maggio. Figlio maggiore di Maria e Lino Locatelli, a Camino noto come “Lino Sartôr”, collocatore in Ufficio di collocamento di Via Tagliamento,  Luciano è  cresciuto in una grande famiglia dove i genitori sognavano di avviare una attività di ristorazione a gestione familiare. Fu proprio  Luciano a realizzarlo per loro. Egli, seguito poi da altri fratelli,  cercò fortuna come emigrante. Prima a Milano, da una zia, poi in   Svizzera,  Belgio, Stati Uniti. Da sarto a  cameriere sulle navi da crociera. La notte del venerdì santo del 1966, quando la “Viking Princess” si incendiò al largo delle Bermude,  fu protagonista nel salvataggio dei passeggeri. Tornò in regione, a Lignano. Nel 1970 iniziò la gestione di una  gelateria  a Lignano Riviera, cui aggiunse un piccolo supermercato, abbinando la gestione di una trattoria a Manzano, durante l’inverno. Nel 1974 puntò su un negozio di recente costruzione dove nessuno aveva il coraggio di investire. Lì diede vita al ristorante “San Remo” assieme ai fratelli Loris, Gianni, Alfonso, Adriano, Paolo e Tiziano.  Coronando, e con orgoglio, il sogno dei genitori che ancora continua e festeggia ben 40 anni. Nonostante l’attività lavorativa a Lignano, I fratelli Locatelli continuano a sentirsi parte integrante di Camino e della sua storia.                                      
 
SEDEGLIANO    (UD)              
                   

CONCERTO LIRICO PER LA FESTA DELLA MAMMA

L’Associazione amici del Teatro Plinio Clabassi, presieduto dalla signora Gianna, in sinergia con il Comune di Sedegliano e con il patrocinio del Club Unesco di Udine, ha voluto sottolineare la nobiltà  di tutte le mamme,  come cantava Beniamino Gigli nel famoso brano “Son tutte belle le mamme del mondo”, con un concerto lirico strumentale.   Dedicato alla NAI CAO, o Mamma bianca, ovvero Suor Amelia Cimolino, in odore di beatificazione, e al suo  Villaggio dell’Amore in India. Il teatro “P. Clabassi” si è rivelata cornice ideale per far apprezzare   il Quartetto dell’Orchestra Varietà d’Arco, il Gruppo Corale di Mels con i solisti e le Voci dell’Arpa. Un ensamble di alto livello musicale, molto apprezzato dal numeroso pubblico. Come sempre, quello delle grandi occasioni.

A dare il  “La” al concerto è stato il  quartetto d’archi, con brani di Corelli, Mozart, Schubert e Haydn, capaci di esprimere sentimenti senza bisogno di parole. Il Gruppo Corale di Mels, diretto dal maestro LILIANA MORO, ha proposto un repertorio che ha spaziato da Verdi a Offenbach, dalle Nozze di Figaro ad Habanera e Giulietta e Romeo, con i solisti Elisabetta Jarc, mezzo soprano, i soprani Camilla Solìto,  Ambra Gerussi, Liliana Moro, ed il tenore Salvatore Moretti, accompagnati dal Maestro Davide Leonardi.    Gruppo Corale e l’arpa di Serena Vizzutti hanno strabiliato con l’atmosfera di Danny Boy,  ballata popolare d'Irlanda, il cui testo originario è basato su un messaggio di saluto che una madre indirizza al proprio figlio. Protagoniste del palcoscenico con la loro suggestiva presenza e musicalità sono state  poi le dieci arpe de “Le voci dell’arpa”, diretta dal Maestro Serena Vizzutti,  che rientra tra le formazioni della Scuola di Musica “Città di Codroipo”.  

Al concerto non potevano mancare la canzone “Mamma” interpretata dal tenore Moretti e la poesia dedicata a  tutte le mamme dalle voci narranti di Ambra e Sara. 

Il concerto è andato in crescendo davvero spettacolare nei tratti finali, con le esecuzioni, per coro e violini, di “Ai preat la biéle stele”, scritto da Zardini nel periodo della Prima Guerra Mondiale, e  di quella preghiera profonda, semplice ed umana, che per i  friulani è “Stelutis alpinis”. Sì il canto dell’Alpino morto, ma anche  un inno al Friuli.  L’ultimo brano, in ensamble, Scjarazule Marazule,  il canto dei benandanti e  ballo popolare propiziatorio che risale al 1400 e  scritta da  Mainerio,   stranissima figura di musicista e prete, Maestro di Cappella in  Aquileia, viaggiatore, astrologo e mago.       

Il “Bis” richiesto con calorosi applausi ha racchiuso nello scrigno delle occasioni di pregio il Concerto, con l’appuntamento per il prossimo 4 ottobre, data in cui l’Associazione Amici del Teatro Plinio Clabassi proporrà il Gran Galà Musicale.

                                                                                                                                                   

                                                                                 LIBRI               



FORTUNATO di Piero Vigutto

 





Già il titolo, così sintetico, evoca immagini positive, che la mente corteggia con piacere, concedendosi l’aspettativa di una storia “Fortunata”. In realtà, la vicenda ruota intorno ad un bambino, Fortunato appunto, che giocoforza si trova a seguire le orme della famiglia, una delle tante che deve percorrere  la strada dell’emigrazione.  E' l'inizio del 1900.  Fortunato parte insieme alla madre e alla sorella per raggiungere il padre Giovanni,  emigrato qualche anno prima. Osserva con rabbia impotente la propria vita sconvolta dalle decisioni dei suoi genitori prima e dalla povertà poi. La nostalgia per il nonno che ha dovuto lasciare e  la sofferenza per le disagiate condizioni di vita gli danno la spinta per cambiare.  Fortunato è un ragazzo intelligente e sveglio. Il denaro, da ottenere sempre e ad costo, gli darà potere ma gli farà  perdere di vista alcuni valori fondamentali.  Fortunato bambino, Fortunato ricco signore, Fortunato nonno, incide ogni pagina  con la forte personalità, le dure prove e l’arrivismo così sfrenato  da inacidirgli l’anima. Il libro va oltre la sfera terrena di Fortunato che, pur in tempo limite,  comprende i propri errori e riesce a porvi rimedio. Ritrovando, al confine della vita, l’affetto che non era mai stato capace di dare e che pagherà al  prezzo più alto. Difendendosi da coloro che erano state le sue ignare vittime, i figli e i nipoti cui aveva dato troppo impedendo loro di costruire  i personali valori.    

L’autore è il quarantenne Piero Vigutto, codroipese,  che da tempo aveva questa storia in  mente.  

A cosa ti sei ispirato?  Per tutta la mia infanzia ho sentito storie di emigranti. I fratelli dei miei nonni sono emigrati in Australia, Belgio, Canada e spesso, quando tornavano in Italia e li vedevo durante le vacanze estive, ascoltavo i loro racconti. Tutti parlavano di dolore. Il dolore della nostalgia del proprio Paese, il dolore di essere stranieri in terra straniera,  il dolore che veniva dalle privazioni, dall’emarginazione e dai sacrifici. Tutti loro hanno trovato nell’amore della famiglia la forza per continuare. Ho voluto raccontare questo.

E’ una storia vera o di tua creatività? Inventata ma condita di realtà. Non è possibile riconoscere nel protagonista o nei personaggi del libro persone veramente esistite, ma in loro si possono riconoscere i tratti dello “zio d’America” che tutti noi abbiamo in un modo o nell’altro. La vita che vive il protagonista è composta di mille storie diverse di altrettanti uomini e donne. Lui non è un emigrante, lui è tutti gli emigranti.

Cosa auguri al  libro? Credo che in un modo o nell’altro abbiamo tutti dimenticato cosa significhi partire e lasciare tutto alle spalle per ricominciare. Emigrazione ed immigrazione sono argomenti quanto mai attuali. Quindi mi auguro che venga letto e che susciti nel lettore le stesse emozioni che provavo da bambino, quando ascoltavo i miei parenti raccontare di Paesi lontani e che al contempo faccia riflettere sulle condizioni di chi parte, anche dal nostro Paese, per cercare un’occasione che qui non gli viene offerta.

Prospettive di continuare a scrivere, magari la continuazione? Chi lo ha letto mi ha chiesto di scrivere la continuazione. Al momento non ci ho pensato, però non si sa mai. Diciamo che sono concentrato su altro.

Come ti ha cambiato questo libro? È stato come dare corpo alle emozioni. Le parole venivano da sole, forse perché me le tenevo dentro da tanto. La sensazione che ho provato è stata quella completezza. Poi è subentrata la paura, forse quello che avevo scritto non sarebbe piaciuto al pubblico. Quando ho cominciato a ricevere recensioni positive è stato davvero bello. Vedere che il proprio sforzo viene apprezzato dagli altri è una bella sensazione.

Dove è possibile trovarlo? Al momento si può ordinare solamente on line. Si trova su Amazon, Mondadori store, IBS libri, il mio libro, sia in formato e-book che cartaceo. È presente anche nelle biblioteche.

                                                                                                                                                            
TALMASSONS (UD)

 7° edizione di “DAL COSMO ALLA PAROLA”,  Poesia, musica e scienza  in Osservatorio C.A.S.T.

La sera del 27 giugno, alle ore 21.00,  all’Osservatorio Astronomico in Via Cadorna a Talmassons, troverà vita   “Dal Cosmo alla Parola”,  l’ importante evento interregionale di poesia, musica e osservazione delle stelle giunto alla 7° edizione.  La Prof.ssa Viviana Mattiussi ha accolto il testimone passatole  dall’ideatrice, la poetessa codroipese Marta Roldan, affinché continui l'ormai tradizionale incontro di arte e scienza, nella magia di una notte d'estate, nel cuore del Friuli. Evitando che si spenga la voce del qualificato gruppo dei poeti stellari, alcuni noti a livello nazionale, che hanno già condiviso esperienze letterarie di rilievo.  Dodici sono, infatti, gli  artisti  friulani e  non che proporranno  i propri versi  ispirati al Cosmo:  Antonella Barina di  Venezia, Luigina Lorenzini e Fernando Gerometta di  Vito D’Asio,   Alessandra Pecman Bertok di Trieste,  Viviana Mattiussi di Pantianicco,  Patrizia Pizzolongo,  Irene Urli e Pierina Gallina di Codroipo, Franco Falzari di Camino al Tagliamento, Elisa Mattiussi  di Udine,  Maria Pina La Marca di Pordenone, Rita Vita Marceca di Spilimbergo.  Insieme a loro, un gruppetto di  giovanissimi  poeti in erba mostreranno che anche le nuove generazioni sanno osservare il cielo ed esprimerlo in versi.  La suggestiva occasione culturale sarà arricchita dal Coro 5 della Scuola di Musica “Città di Codroipo”, diretto dal Maestro violinista Elena Blessano, che accompagnerà i versi con musicalità inedite ed ispirate al cosmo.  L’aspetto scientifico sarà avvalorato dall’intervento di Lucio Furlanetto,  Presidente del C.A.S.T,  che  collabora attivamente con centri di ricerca di livello internazionale,  da una breve conferenza astronomica e dalle osservazioni con i telescopi, guidate dagli astrofili. Sarà opportunità rara  vedere da vicino i crateri lunari, gli anelli di Saturno, i corpi celesti,  scrutare le stelle con la tecnologia, scoprendo così l'Osservatorio Astronomico, meritorio di essere più conosciuto e fruito,  e brindando con un calice firmato Ferrin.  In caso di pioggia l’evento, che si svolge  all’aperto e a libero ingresso, sarà rimandato a sabato 25 luglio.    
                                                                                         
CODROIPO   (UD)

 Saggio allievi adulti
                  SCUOLA  DI MUSICA " CITTA' di CODROIPO" NEWS:   
                  MANUELA SARTORE RICONFERMATA PRESIDENTE

Alla guida dell’Associazione Musicale e Culturale che gestisce la Scuola di Musica “Città di Codroipo” ci sarà  Manuela Sartore, riconfermata Presidente dal neo eletto Consiglio Direttivo che rimarrà in carica per i prossimi tre anni.  Vice presidente è  Cozzutti Giorgio, Tesoriere Cassiere Venier Gianluca,  Segretario Pisano Raffaele. Componenti:  Gallina Pierina, Gris Carlo, Mattiussi Luca, Paroni Elena, Saccomano Nicola.  Il Collegio Revisori è costituito da Scodellaro Luigino, Stecca Lucia, Zamparini Fulvio. Il  Collegio Probiviri da De Clara Luca, Piccini Agnese, Pivetta Mario.

Molte sono le iniziative che il nuovo Consiglio Direttivo sta mettendo a punto.  Oltre agli  innumerevoli saggi, il primo appuntamento è per martedì  12 giugno, ore 20.30, presso la sede della Scuola, con la  serata di presentazione di quattro timpani, acquistati grazie alla donazione della famiglia Scaini Franco, in memoria di Barbara,  e con la partecipazione della Fondazione Crup.  I timpani sono strumenti musicali simili a  tamburi e vengono suonati tramite  percussione di bacchette imbottite alle  estremità.  In programma  anche la serata di ringraziamento ai sostenitori della scuola, il pranzo sociale,  il calendario 2015-16, il seminario  BAPNE- Body Percussion, dal 6 al 13 luglio,  con il Dott. Javier Romero Naranjo, musicologo presso l´Università A.  von Humboldt di Berlino e ideatore del metodo in grado di  sviluppare le  intelligenze multiple di ogni persona. Si tratta di un’opportunità straordinaria aperta a tutti, differenziata per livello e senza distinzione di età.  Adesioni, entro il 30 giugno, via mail segreteria@scuolamusicacodroipo.it o al 349 395 0704.

                                                                                                                                                                                           

 

 

 

 

 

IL PONTE Maggio 2015


LIBRI

 
“DONNE”  di MILTON FERNANDEZ , dall’Argentina alle donne di Codroipo

“Donne”  raccoglie  34 racconti, stesi su fili di dolore e sofferenza, ma anche di coraggio, quello che fa agire nonostante la paura.  Protagoniste altrettante donne.    Con il loro  comune destino  che è andato avanti, senza un cenno di disapprovazione,  dagli dei dell’Olimpo, passando per il Vangelo e il Corano,  fino a  oggi,  con i fatti di ordinaria violenza.  

34 storie  ridotte all’osso, con un vero miracolo di  sintesi.  Frecce di luce  su  nomi di donne,  tratteggiate dall’autore con penna decisa, stile chiaro, realista, con scampoli di poesia, diretta, esaustiva, quella che sa portare fino alle viscere di ognuna di loro.  Con salti improvvisi di tempo che dura pressappoco un lampo.   E’ quasi un reportage dal sapore giornalistico ma schizzato di affetto,  stima, e di quella particolare forma di scrittura  che, in quanto firmata da un uomo, riesce a dare un esile filo di speranza.   

Ogni racconto è un  misto di documentario-reportage-cronaca- con tanto di foto di ogni protagonista,  in una sorta di  giro del mondo, sulle orme di donne ai più sconosciute,  di altre fatte dimenticare o sparire perché scomode,  o perché, semplicemente,  c’era la paura che si sapesse cosa sono state capaci di fare.  Come la prima ginecologa, la prima ricercatrice di mineralogia, le eroiche aviatrici,  la più famosa scrittrice italo-americana.   Di altre con nomi noti, come Mileva, la moglie di  Einstein, Isadora Duncan, Milala, candidata al Premio Nobel per la Pace.   Tutte  storie capaci di far scricchiolare la pelle. Dove  ogni parola parla al megafono.   Dove  ogni parola va presa sul serio.

Entrando nel ventre del libro si sente l’odore del sangue delle donne che, grazie allo scrittore, continuano a vivere  e a raccontarsi e a gridare verità incredibili.  Mentre lui,  Milton Fernandez, resta irrimediabilmente fermo davanti al confine della comprensione dell’universo femminile che , in quanto uomo, non gli è dato oltrepassare.   Ma  ci è andato molto, molto vicino. Ad un respiro dal toccarlo.

Le donne protagoniste sono di vari luoghi del mondo, dal Messico a Codroipo.  Di  epoche,  estrazioni sociali  e ambienti diversi.

Cantanti, ballerine, matematiche, scrittrici, scienziate, prostitute, curanderas, calciatrici, pilotesse d’areo, schiave, sciamane,  giornaliste, vagabonde, suore, filosofe, poetesse, amanti, guerrigliere…

Ad esempio, il racconto delle donne di Codroipo risale agli anni  1940/50.   Nei  nostri paesi arrivavano i “Cjavelârs”  gridando “CJAVELUUUTS”. E le donne si lasciavano tagliare bellissime chiome fluenti, spesso lunghe fino al sedere,  in cambio di poche monete, con cui sfamare le tante bocche a loro carico. I capelli delle donne di questa zona erano i migliori d’Italia, perché della lucentezza e consistenza ideali per le parrucche dei francesi.  Il taglio dei capelli costituiva motivo di grande sofferenza e vergogna per loro ma… se tanto si doveva fare, si faceva. Le donne e le ragazze si  si coprivano poi la testa con un turbante di lana.  Una ragazza di Codroipo  aveva trovato lavoro in una famiglia di Milano. Vitto e alloggio garantito. Ma non aveva i soldi per il biglietto del treno. Arrivò il Cjavelâr,  le tagliò i capelli.  Con quei soldi riuscì a partire, con il turbante sulla testa.  Dopo tre giorni ritornò, con la paga di una settimana e una lettera su cui i  padroni avevano scritto che “non se la sentivano di assumere una ragazza  con la testa in quelle condizioni”.

Nel libro emergono ritratti di donne forti, volitive,  capaci di sovvertire i ruoli che erano stati per loro predisposti, di cambiare le regole, e con esse il mondo.  Donne come tutte le donne, speciali, uniche, che affrontano la vita fino in fondo, anche a costo, a volte, di morirne. Tutte  con lo stesso marchio, a fuoco. Sulla dignità. Sulla pelle.  Un marchio chiamato violenza e sopruso.   Da parte degli uomini, delle consuetudini, delle leggi mai scritte.  Dal fatto che così è da sempre e non si può cambiare.

La suggestione di un viaggio nel mondo delle donne è stato vissuto da Ferrin, a Bugnins di Camino al T. Sembrava quasi fossero lì, a raccontare le loro storie, in punta di cuore, facendo spola tra il respiro del pubblico e le parole dell’autore, Milton Fernandez, uruguayano di origine ma milanese da un trentennio.  

                                                                                                         
CAMINO al Tagliamento (UD)

A.F.D.S. RINNOVA IL DIRETTIVO  E  RICONFERMA DANUSSI  PRESIDENTE

Alla recente Assemblea annuale è stato  rinnovato il Consiglio Direttivo,  arricchito da diversi giovani, molto interessati al  buon funzionamento dell'importante attività che viene svolta nel territorio. Rimarrà in carica nel quadriennio 2015/2018,

Riconfermato il Presidente Illario Danussi.  Vice-Presidenti:  Frappa Giuliana e Della Siega Monica. Rappresentante dei Donatori Gardisan Andrea.  Consiglieri,  Castellani Carola, Fabbro Alex, Panigutti Eddi, Panigutti Elisa, Chiminello Romina, Bertossi Giovanni, Campanotti Rino,Colosetti Giuseppina, Finos Davide, Spagnol Lilia, Del Negro Giorgio, Panigutti Fabrizio.

Segretaria, Locatelli Azzurra. Rappresentante nel "Gruppo Giovani Risorgive", Silvestri Anna.

Revisori dei Conti, Bosa Carla, Bravin Antonella e Cecatto Giuseppe

                                                                                                                                 P.G.


CODROIPO

CONVEGNO MEDICO   SUL  TUMORE AL SENO a VILLA MANIN: GUARIGIONI IN AUMENTO

Fin dalle prime battute il convegno “ Tumore al seno: tra presente e futuro” a Villa Manin e coordinato dalla Dott.ssa M. Teresa Cozzi,  si è rivelato di grande prestigio e di elevato spessore  medico. La presidente dell’Andos, Comitato di Codroipo, Nidia Dorio, ha speso parole di plauso per l’Associazione No Profit “che accoglie le donne violate nella loro intimità e cerca di creare un ambiente sereno perché il capitolo brutto rimanga lontano, molto lontano”. L’assessore Bertolini ha definito il tumore al seno un problema che colpisce la nostra società, non solo la donna e la sua famiglia. La Dott.ssa Carla Cedolini, Chirurgo senologo – Chirurgia  Universitaria di Udine,  ha parlato di come comunicare alla persona la malattia.  In modo verbale e non verbale, con doti di empatia, superando i tempi burocratici per innescare la fiducia, indispensabile per l’evoluzione positiva del percorso. “Noi curiamo le persone, non le malattie”.  Il Dott. Aldo Iop,  Direttore S.O.C. di Oncologia delle A.A-S. 2, Bassa Friulana-Isontina,   ha focalizzato i temi della fertilità,  familiarità ed ereditarietà nel tumore della mammella, che colpisce  una donna ogni otto.  Fattori di rischio sono l’ambiente, l’alimentazione, la familiarità, spesso confusa con l’ereditarietà. L’età più soggetta va dai 50 ai 69 anni. Solo il 5/15% è su base ereditaria. Ciò che si eredita, con probabilità del 50%,  è il gene alterato, il BRCA1 o il BRCA 2,  controllori della proliferazione cellulare.  “Gravidanza dopo  il cancro? Possibile ma non è tutto oro. Di certo la chemioterapia non lascia danni genetici al nascituro. Oggi ci sono tecniche efficaci per la preservazione della fertilità”.  Il Dott Alberto Onorato, Fisiatra – A.S.S. 4 Medio Friuli, ha  trattato la  diagnosi e il trattamento del linfedema o rigonfiamento delle vie linfatiche dopo l’intervento al seno. Cura e igiene della pelle, linfodrenaggio, compressione e ginnastica costituiscono il metodo di cura.  La chirurgia lo migliora ma non lo guarisce. Il Dott. Walter Doeller, direttore del centro di riferimento oncologico nazionale austriaco di Wolfsburg,  ha chiarito il modello austriaco sul trattamento del linfedema, con ricovero ospedaliero. In Italia non esiste un centro come quello austriaco ma è costante la collaborazione con le realtà udinese.    Di primaria importanza rimane la prevenzione, con l’autopalpazione in primis, sotto la doccia e con la pelle insaponata, sin dalla giovane età e la diagnosi precoce tramite screening.  I medici hanno invitato le donne a farsi subito vedere, in caso di dubbio, e di non farsi scrupoli. Ogni struttura ha un ambulatorio oncologico cui rivolgersi con impegnativa e in tempi brevi. Non in Pronto Soccorso. “Chiedete, venite, nessuno vi dirà “Siete venute per niente. Solo sapendo si risolve”.

                                                                                                                   
 
 
 BERTIOLO (UD)   20 ANNI DI TEATRO FRIULANO  FIRMATO CLAR DI LUNE
Doppio compleanno  per l’Associazione culturale “Clar di Lune”.   Vent’anni  per la Compagnia teatrale e 15 per l’”Officina dei desideri”, teatro per i giovanissimi. Sotto la stessa regia, quella di Loredana Fabbro, e la presidenza di Alberto Fabello. Sempre cresciute in qualità, possono contare su  un folto  stuolo di forze amiche che le sostengono, come ha dimostrato la maratonina dei tre giorni di festa per il doppio traguardo raggiunto.  Epicentro Bertiolo, tra la suggestiva Enoteca e la sala Teatro.  Diverse le proposte, tutte molto apprezzate e premiate da  un  pubblico entusiasta. Un mix di buon gusto e passione sfociato in una mostra dei costumi dei 14 spettacoli messi in scena in vent’anni. Da “Sacrilegio in canoniche”  approdata nel teatro di Camino al T.  nel 1995, alla farsa moderna  “Sespis” ,  del 2013. Passando per  un  convegno  sui 20 anni di teatro in friulano”, con il giornalista Paolo Medeossi, il Presidente ATF Claudio Mezzelani, la  critica Angela Felice e la regista Loredana Fabbro e  moderato  dal regista Danilo D’Olivo. Qual è oggi la  realtà del teatro e lo stato di salute della madrelingua?   Perché si va a teatro? Perché è un’esperienza umana, perché non c’è separazione tra gli attori ed il pubblico, ma entrambi sono dentro un  unico disegno. Perché il teatro si discosta dallo strumento televisione. Perché nelle compagnie amatoriali ci sono attori straordinari che creano un contatto diretto con il pubblico. Ed il teatro sa conservare la propria funzione aggregativa e di divertimento. Chi va  a teatro? Le donne. Chi porta avanti le compagnie amatoriali? Le donne – ha dichiarato la storica Angela Felice. “Cosa abbiamo perso in questi 20 anni? La funzione del teatro, la curiosità, la ricerca, il rischio, il coraggio nella ricerca linguistica. Le cause? Un Friuli che crede sempre meno in se stesso e non trova più nel teatro il suo specchio, nemmeno quello problematico. Il friulano spento, sbiadito. La stampa  che non aiuta il teatro, concedendo solo qualche francobollo di annuncio. A teatro si fa anche fatica e la gente non vuole fare fatica. Perché si entra in un tempo diverso dalla quotidianità. Il teatro è un rito in cui bisogna essere disposti a mettersi in gioco.  E’ un fatto sociale, comunitario, con persone vive da una parte e dall’altra. Siamo tutti un po’ più soli. Imbrigliati nelle personali solitudini. Il teatro amatoriale dovrebbe ritrovare l’orgoglio, migliorando la tecnica a supporto della passione. La gente va meno a teatro perché non vede buon teatro? In effetti è un po’ difficile vedere qualcosa che appassiona. Eppure bisogna continuare a portare avanti il teatro come forza sociale, senza competere con i professionisti. Il teatro amatoriale arriva dove il resto del teatro non va”. “Oggi c’è un grande disequilibrio tra le compagnie – ha detto Loredana Fabbro –   manca l’unione tra loro e non c’è sostegno da parte di enti, comuni, organizzatori. E’ drammatico quando le compagnie si svendono pur di uscire e quando c’è poca qualità. Stiamo perdendo dignità. La lingua friulana è bellissima e bisogna portarla avanti con orgoglio”. Dopo la mattinata di laboratori e opportunità giocose per i bambini, ecco lo spettacolo “Arteteatro, viaggio tra i pittori del 900”, realizzato dall’Officina dei desideri,  una vetrina di piccoli talenti da palcoscenico  e  di una  frizzante regia.  La giornata della Liberazione si è conclusa in un turbinio di risate ed applausi per il gran ritorno, dopo due anni, di “Don Chisciotte”  interpretato da quel trio friulano inossidabile Moretti-Scruzzi-Fantini che incarna il Teatro Incerto. Un teatro nel teatro, in un pentolone di  stati d’animo,  paure, e sfide che ben dipingono il nostro tempo.  Infine l’omaggio di ben nove associazioni di Bertiolo al Clâr di Lune. Amici del cavallo, Walking, Ute, Ado, Filarmonica Prime Lûs, Afds,  Graziana e Alessio, Zoe Dance, si sono alternati sul palco del Teatro,  sbalordendo con performances originali  fino alla superlativa conclusione affidata al  Musical “Cats” di Zoe Dance.  Il sindaco Battistutta ha donato a Clâr di Lune un quadro con l’attestazione di stima e gratitudine da parte della comunità bertiolese per il costante impegno, i tanti sorrisi regalati, il desiderio di sperimentare, la capacità di coinvolgere e divertire.  Con l’augurio di altri vent’anni di meritati successi e soddisfazioni.

mercoledì 13 maggio 2015

IL PAESE MAGGIO - Periodico Medio friuli - FRIULANO SI' o NO?


A CHE PUNTO SIAMO CON LA MARILENGHE?  FRIULANO SI’ O FRIULANO NO?

Io che, con orgoglio, parlo il friulano nei vari contesti possibili, mi rendo conto che  molte persone  lo considerano lingua inutile, una perdita di tempo. Il detto “Con il friulano non si va nemmeno a Goricizza” fa capire che  l’inglese risulta più interessante  se non indispensabile. Coloro che difendono il friulano vengono giudicati come nostalgici o  collegati a qualche interesse remunerativo.

A scuola l’insegnamento della lingua friulana è un obbligo o un’opportunità?  E’ una perdita di tempo e spreco di risorse?  Può far male imparare la lingua friulana?

Nel convegno “ Marilenghe-Mariscuele” al Teatro “Benois” di Codroipo, riservato ai docenti, ho assistito ad  una carrellata di  affermazioni e convinzioni espresse dai massimi esponenti della cultura e dei  maggiori interpreti istituzionali che ha messo in luce lo slancio deciso verso l’uso e l’insegnamento del friulano.  Dal Sindaco Marchetti a Fontanini alla Dirigente  Pavatti , ai rappresentanti dell’Università, del Miur, Arlef e Sff, un’orchestra di autorevoli voci  ha decretato che  “ L’importanza di insegnare il friulano è fondamentale,  e  guai dimenticare la storia, guai venir meno  a momenti come questo perché la cultura va supportata, e  non dobbiamo fermarci qui, perché  i friulani sono la minoranza più popolosa d’Italia  e un popolo non è tale se non ha la propria lingua. Sarebbe tragico per il nostro popolo e per la cultura friulana se perdessimo l’opportunità dell’insegnamento a scuola”.   “Perché spendere soldi nel friulano a scuola?”, “ Perché è strumento di crescita. E ciò dimostra che i soldi non sono buttati via. Anche in Regione ci si preoccupa per la valorizzazione dell’identità.  E la nostra forza è il friulano”.  E ancora fiumi di  “ Non si deve parlare di tutela perché, se così fosse, la strada da fare sarebbe molto lunga, l’Università è  nata per promuovere e consolidare la cultura e lo sviluppo del Friuli e la lingua ne è parte integrante”.  E’ utile sapere che, dal mese di maggio,  è attivo il  corso di 300 ore per gli insegnanti inseriti nell’elenco regionale,  che la Filologica ha prodotto la 23° edizione del  diario “Olmis”, strumento  fondamentale per la scuola e che, per Gotart Mitri,  è “ora di finirla di insegnare la storia dal 753. Bisogna partire dal 181, quando è nato il Friuli dal punto di vista storico, come colonia romana”.  Inoltre, della lingua friulana si parlerà in 60 eventi in regione nel mese di maggio.  Tutte  occasioni di confronto, per sentirsi comunità friulana, orgogliosi di farne parte.

Nel convegno è emerso che il friulano è  lingua che vale. Ma anche che la lingua friulana dipende dalla buona salute della Scuola. Dall’asilo nido in avanti bisogna creare il contesto continuo di facilitazione del suo apprendimento.  La scuola è un fattore decisivo ma non è il solo. Il friulano va  comparato ad altre lingue perché tutte sono il passaporto per il mondo per  un capitale umano attrezzato ad oltrepassare i confini.  Occupandosi di lingue, la scuola deve  coltivare i talenti per creare i cittadini di domani. La scuola ha nelle mani enormi potenzialità. Le tradizioni non devono mai venire rinnegate bensì indagate e tenute vive nella memoria e poi, inevitabilmente, proiettate  verso il futuro.

Ma questo succede davvero?    In alcune scuole sì, dove  i docenti ci credono. Spesso, però,  il friulano non viene  trasmesso con il valore che merita, o non viene trasmesso affatto, e molti sono i friulani che si vergognano di  usarlo come veicolo comunicativo. Nel dopoguerra,  a scuola,  c’erano le bacchettate sulle mani per chi parlava il friulano. Oggi chi lo parla viene guardato con stupore. Pochi sono i bambini che lo conoscono e lo parlano, anche in famiglie autoctone.   E’ un peccato, perché  il friulano non ostacola la conoscenza di altre  lingue né favorisce errori nell’italiano. E’ musica, capace di aprire e agevolare  più ampie strade di apprendimento.  In più,  è innegabile che il friulano abbia  la forza che l’italiano non ha. E’  lingua bellissima che sta  sbiadendo e forse spegnendo ma io, come antidoto al pessimismo,   continuo a credere nella sua lunga vita. 
                                                                                                                            

lunedì 4 maggio 2015

CONCERTO PER LA FESTA DELLA MAMMA: SEDEGLIANO (UD) - TEATRO CLABASSI - 10 maggio 2015


Domenica  10 maggio, alle ore 16.00, nella sala teatro  “P.Clabassi” di Sedegliano, ha trovato vita  il grande Concerto lirico e strumentale per  festeggiare la “Festa della Mamma” e ricordare l’insigne figura di Suor Amelia Cimolino, la “Madre Teresa dell’ovest”,  nata a Carpacco nel 1912 e scomparsa nel 2006.  Per volontà dell’Associazione Amici del Teatro Plinio Clabassi,  presieduto dalla signora Gianna, e del  Comune di Sedegliano, il concerto ha inteso offrire un’occasione di pregio per sottolineare la figura di tutte le mamme.  Hanno dato  lustro al concerto il Gruppo Corale di Mels di Colloredo di M. Albano, diretto dal Maestro Liliana Moro, l’ensamble di ben dieci arpe della Scuola di Musica “Città di Codroipo” diretto dal Maestro  Serena Vizzutti, il soprano Elisabetta Jarc, il mezzosoprano Ambra Gerussi,  il tenore Salvatore Moretti, elementi dell’orchestra “VariEtà d’Arco” diretta dal M° direttore Elena Allegretto.  Il concerto, a libero ingresso,  è stato promosso in sinergia con il Comune di Sedegliano ed il patrocinio del Club Unesco e dell’ Associazione Polse Ollavina Halli.
 Pierina Gallina con Gianna Cuberli Clabassi, Ambra e Evita Gaudino e Sara Cuberli

                   Quartetto d'archi dell'orchestra "VariEtà d'archi"

  Gruppo arpe diretto da M.° Serena Vizzutti
video "Intervallo"

    Gruppo Corale di Mels, diretto dal M° Liliana Moro e arpe



                                       Salvatore Moretti, tenore, interpreta "MAMMA"
                                               Elisabetta Jarc, mezzosoprano

                                                  con Antonietta Cimolino, nipote di suor Amelia

 
                     La soprano Liliana Moro interpreta "Stelutis alpinis" con le arpe e "Amazing Grace"o "Grazia meravigliosa"


                                         Ambra Gerussi, soprano

                                        Ambra Gaudino e Sara Cuberli recitano la poesia per la mamma

                                                          Omaggio floreale a Gianna Cuberli, vedova di Plinio Clabassi


Pierina con Antonietta e Gianna