mercoledì 13 maggio 2015

IL PAESE MAGGIO - Periodico Medio friuli - FRIULANO SI' o NO?


A CHE PUNTO SIAMO CON LA MARILENGHE?  FRIULANO SI’ O FRIULANO NO?

Io che, con orgoglio, parlo il friulano nei vari contesti possibili, mi rendo conto che  molte persone  lo considerano lingua inutile, una perdita di tempo. Il detto “Con il friulano non si va nemmeno a Goricizza” fa capire che  l’inglese risulta più interessante  se non indispensabile. Coloro che difendono il friulano vengono giudicati come nostalgici o  collegati a qualche interesse remunerativo.

A scuola l’insegnamento della lingua friulana è un obbligo o un’opportunità?  E’ una perdita di tempo e spreco di risorse?  Può far male imparare la lingua friulana?

Nel convegno “ Marilenghe-Mariscuele” al Teatro “Benois” di Codroipo, riservato ai docenti, ho assistito ad  una carrellata di  affermazioni e convinzioni espresse dai massimi esponenti della cultura e dei  maggiori interpreti istituzionali che ha messo in luce lo slancio deciso verso l’uso e l’insegnamento del friulano.  Dal Sindaco Marchetti a Fontanini alla Dirigente  Pavatti , ai rappresentanti dell’Università, del Miur, Arlef e Sff, un’orchestra di autorevoli voci  ha decretato che  “ L’importanza di insegnare il friulano è fondamentale,  e  guai dimenticare la storia, guai venir meno  a momenti come questo perché la cultura va supportata, e  non dobbiamo fermarci qui, perché  i friulani sono la minoranza più popolosa d’Italia  e un popolo non è tale se non ha la propria lingua. Sarebbe tragico per il nostro popolo e per la cultura friulana se perdessimo l’opportunità dell’insegnamento a scuola”.   “Perché spendere soldi nel friulano a scuola?”, “ Perché è strumento di crescita. E ciò dimostra che i soldi non sono buttati via. Anche in Regione ci si preoccupa per la valorizzazione dell’identità.  E la nostra forza è il friulano”.  E ancora fiumi di  “ Non si deve parlare di tutela perché, se così fosse, la strada da fare sarebbe molto lunga, l’Università è  nata per promuovere e consolidare la cultura e lo sviluppo del Friuli e la lingua ne è parte integrante”.  E’ utile sapere che, dal mese di maggio,  è attivo il  corso di 300 ore per gli insegnanti inseriti nell’elenco regionale,  che la Filologica ha prodotto la 23° edizione del  diario “Olmis”, strumento  fondamentale per la scuola e che, per Gotart Mitri,  è “ora di finirla di insegnare la storia dal 753. Bisogna partire dal 181, quando è nato il Friuli dal punto di vista storico, come colonia romana”.  Inoltre, della lingua friulana si parlerà in 60 eventi in regione nel mese di maggio.  Tutte  occasioni di confronto, per sentirsi comunità friulana, orgogliosi di farne parte.

Nel convegno è emerso che il friulano è  lingua che vale. Ma anche che la lingua friulana dipende dalla buona salute della Scuola. Dall’asilo nido in avanti bisogna creare il contesto continuo di facilitazione del suo apprendimento.  La scuola è un fattore decisivo ma non è il solo. Il friulano va  comparato ad altre lingue perché tutte sono il passaporto per il mondo per  un capitale umano attrezzato ad oltrepassare i confini.  Occupandosi di lingue, la scuola deve  coltivare i talenti per creare i cittadini di domani. La scuola ha nelle mani enormi potenzialità. Le tradizioni non devono mai venire rinnegate bensì indagate e tenute vive nella memoria e poi, inevitabilmente, proiettate  verso il futuro.

Ma questo succede davvero?    In alcune scuole sì, dove  i docenti ci credono. Spesso, però,  il friulano non viene  trasmesso con il valore che merita, o non viene trasmesso affatto, e molti sono i friulani che si vergognano di  usarlo come veicolo comunicativo. Nel dopoguerra,  a scuola,  c’erano le bacchettate sulle mani per chi parlava il friulano. Oggi chi lo parla viene guardato con stupore. Pochi sono i bambini che lo conoscono e lo parlano, anche in famiglie autoctone.   E’ un peccato, perché  il friulano non ostacola la conoscenza di altre  lingue né favorisce errori nell’italiano. E’ musica, capace di aprire e agevolare  più ampie strade di apprendimento.  In più,  è innegabile che il friulano abbia  la forza che l’italiano non ha. E’  lingua bellissima che sta  sbiadendo e forse spegnendo ma io, come antidoto al pessimismo,   continuo a credere nella sua lunga vita. 
                                                                                                                            

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