venerdì 22 maggio 2015

IL PONTE Maggio 2015


LIBRI

 
“DONNE”  di MILTON FERNANDEZ , dall’Argentina alle donne di Codroipo

“Donne”  raccoglie  34 racconti, stesi su fili di dolore e sofferenza, ma anche di coraggio, quello che fa agire nonostante la paura.  Protagoniste altrettante donne.    Con il loro  comune destino  che è andato avanti, senza un cenno di disapprovazione,  dagli dei dell’Olimpo, passando per il Vangelo e il Corano,  fino a  oggi,  con i fatti di ordinaria violenza.  

34 storie  ridotte all’osso, con un vero miracolo di  sintesi.  Frecce di luce  su  nomi di donne,  tratteggiate dall’autore con penna decisa, stile chiaro, realista, con scampoli di poesia, diretta, esaustiva, quella che sa portare fino alle viscere di ognuna di loro.  Con salti improvvisi di tempo che dura pressappoco un lampo.   E’ quasi un reportage dal sapore giornalistico ma schizzato di affetto,  stima, e di quella particolare forma di scrittura  che, in quanto firmata da un uomo, riesce a dare un esile filo di speranza.   

Ogni racconto è un  misto di documentario-reportage-cronaca- con tanto di foto di ogni protagonista,  in una sorta di  giro del mondo, sulle orme di donne ai più sconosciute,  di altre fatte dimenticare o sparire perché scomode,  o perché, semplicemente,  c’era la paura che si sapesse cosa sono state capaci di fare.  Come la prima ginecologa, la prima ricercatrice di mineralogia, le eroiche aviatrici,  la più famosa scrittrice italo-americana.   Di altre con nomi noti, come Mileva, la moglie di  Einstein, Isadora Duncan, Milala, candidata al Premio Nobel per la Pace.   Tutte  storie capaci di far scricchiolare la pelle. Dove  ogni parola parla al megafono.   Dove  ogni parola va presa sul serio.

Entrando nel ventre del libro si sente l’odore del sangue delle donne che, grazie allo scrittore, continuano a vivere  e a raccontarsi e a gridare verità incredibili.  Mentre lui,  Milton Fernandez, resta irrimediabilmente fermo davanti al confine della comprensione dell’universo femminile che , in quanto uomo, non gli è dato oltrepassare.   Ma  ci è andato molto, molto vicino. Ad un respiro dal toccarlo.

Le donne protagoniste sono di vari luoghi del mondo, dal Messico a Codroipo.  Di  epoche,  estrazioni sociali  e ambienti diversi.

Cantanti, ballerine, matematiche, scrittrici, scienziate, prostitute, curanderas, calciatrici, pilotesse d’areo, schiave, sciamane,  giornaliste, vagabonde, suore, filosofe, poetesse, amanti, guerrigliere…

Ad esempio, il racconto delle donne di Codroipo risale agli anni  1940/50.   Nei  nostri paesi arrivavano i “Cjavelârs”  gridando “CJAVELUUUTS”. E le donne si lasciavano tagliare bellissime chiome fluenti, spesso lunghe fino al sedere,  in cambio di poche monete, con cui sfamare le tante bocche a loro carico. I capelli delle donne di questa zona erano i migliori d’Italia, perché della lucentezza e consistenza ideali per le parrucche dei francesi.  Il taglio dei capelli costituiva motivo di grande sofferenza e vergogna per loro ma… se tanto si doveva fare, si faceva. Le donne e le ragazze si  si coprivano poi la testa con un turbante di lana.  Una ragazza di Codroipo  aveva trovato lavoro in una famiglia di Milano. Vitto e alloggio garantito. Ma non aveva i soldi per il biglietto del treno. Arrivò il Cjavelâr,  le tagliò i capelli.  Con quei soldi riuscì a partire, con il turbante sulla testa.  Dopo tre giorni ritornò, con la paga di una settimana e una lettera su cui i  padroni avevano scritto che “non se la sentivano di assumere una ragazza  con la testa in quelle condizioni”.

Nel libro emergono ritratti di donne forti, volitive,  capaci di sovvertire i ruoli che erano stati per loro predisposti, di cambiare le regole, e con esse il mondo.  Donne come tutte le donne, speciali, uniche, che affrontano la vita fino in fondo, anche a costo, a volte, di morirne. Tutte  con lo stesso marchio, a fuoco. Sulla dignità. Sulla pelle.  Un marchio chiamato violenza e sopruso.   Da parte degli uomini, delle consuetudini, delle leggi mai scritte.  Dal fatto che così è da sempre e non si può cambiare.

La suggestione di un viaggio nel mondo delle donne è stato vissuto da Ferrin, a Bugnins di Camino al T. Sembrava quasi fossero lì, a raccontare le loro storie, in punta di cuore, facendo spola tra il respiro del pubblico e le parole dell’autore, Milton Fernandez, uruguayano di origine ma milanese da un trentennio.  

                                                                                                         
CAMINO al Tagliamento (UD)

A.F.D.S. RINNOVA IL DIRETTIVO  E  RICONFERMA DANUSSI  PRESIDENTE

Alla recente Assemblea annuale è stato  rinnovato il Consiglio Direttivo,  arricchito da diversi giovani, molto interessati al  buon funzionamento dell'importante attività che viene svolta nel territorio. Rimarrà in carica nel quadriennio 2015/2018,

Riconfermato il Presidente Illario Danussi.  Vice-Presidenti:  Frappa Giuliana e Della Siega Monica. Rappresentante dei Donatori Gardisan Andrea.  Consiglieri,  Castellani Carola, Fabbro Alex, Panigutti Eddi, Panigutti Elisa, Chiminello Romina, Bertossi Giovanni, Campanotti Rino,Colosetti Giuseppina, Finos Davide, Spagnol Lilia, Del Negro Giorgio, Panigutti Fabrizio.

Segretaria, Locatelli Azzurra. Rappresentante nel "Gruppo Giovani Risorgive", Silvestri Anna.

Revisori dei Conti, Bosa Carla, Bravin Antonella e Cecatto Giuseppe

                                                                                                                                 P.G.


CODROIPO

CONVEGNO MEDICO   SUL  TUMORE AL SENO a VILLA MANIN: GUARIGIONI IN AUMENTO

Fin dalle prime battute il convegno “ Tumore al seno: tra presente e futuro” a Villa Manin e coordinato dalla Dott.ssa M. Teresa Cozzi,  si è rivelato di grande prestigio e di elevato spessore  medico. La presidente dell’Andos, Comitato di Codroipo, Nidia Dorio, ha speso parole di plauso per l’Associazione No Profit “che accoglie le donne violate nella loro intimità e cerca di creare un ambiente sereno perché il capitolo brutto rimanga lontano, molto lontano”. L’assessore Bertolini ha definito il tumore al seno un problema che colpisce la nostra società, non solo la donna e la sua famiglia. La Dott.ssa Carla Cedolini, Chirurgo senologo – Chirurgia  Universitaria di Udine,  ha parlato di come comunicare alla persona la malattia.  In modo verbale e non verbale, con doti di empatia, superando i tempi burocratici per innescare la fiducia, indispensabile per l’evoluzione positiva del percorso. “Noi curiamo le persone, non le malattie”.  Il Dott. Aldo Iop,  Direttore S.O.C. di Oncologia delle A.A-S. 2, Bassa Friulana-Isontina,   ha focalizzato i temi della fertilità,  familiarità ed ereditarietà nel tumore della mammella, che colpisce  una donna ogni otto.  Fattori di rischio sono l’ambiente, l’alimentazione, la familiarità, spesso confusa con l’ereditarietà. L’età più soggetta va dai 50 ai 69 anni. Solo il 5/15% è su base ereditaria. Ciò che si eredita, con probabilità del 50%,  è il gene alterato, il BRCA1 o il BRCA 2,  controllori della proliferazione cellulare.  “Gravidanza dopo  il cancro? Possibile ma non è tutto oro. Di certo la chemioterapia non lascia danni genetici al nascituro. Oggi ci sono tecniche efficaci per la preservazione della fertilità”.  Il Dott Alberto Onorato, Fisiatra – A.S.S. 4 Medio Friuli, ha  trattato la  diagnosi e il trattamento del linfedema o rigonfiamento delle vie linfatiche dopo l’intervento al seno. Cura e igiene della pelle, linfodrenaggio, compressione e ginnastica costituiscono il metodo di cura.  La chirurgia lo migliora ma non lo guarisce. Il Dott. Walter Doeller, direttore del centro di riferimento oncologico nazionale austriaco di Wolfsburg,  ha chiarito il modello austriaco sul trattamento del linfedema, con ricovero ospedaliero. In Italia non esiste un centro come quello austriaco ma è costante la collaborazione con le realtà udinese.    Di primaria importanza rimane la prevenzione, con l’autopalpazione in primis, sotto la doccia e con la pelle insaponata, sin dalla giovane età e la diagnosi precoce tramite screening.  I medici hanno invitato le donne a farsi subito vedere, in caso di dubbio, e di non farsi scrupoli. Ogni struttura ha un ambulatorio oncologico cui rivolgersi con impegnativa e in tempi brevi. Non in Pronto Soccorso. “Chiedete, venite, nessuno vi dirà “Siete venute per niente. Solo sapendo si risolve”.

                                                                                                                   
 
 
 BERTIOLO (UD)   20 ANNI DI TEATRO FRIULANO  FIRMATO CLAR DI LUNE
Doppio compleanno  per l’Associazione culturale “Clar di Lune”.   Vent’anni  per la Compagnia teatrale e 15 per l’”Officina dei desideri”, teatro per i giovanissimi. Sotto la stessa regia, quella di Loredana Fabbro, e la presidenza di Alberto Fabello. Sempre cresciute in qualità, possono contare su  un folto  stuolo di forze amiche che le sostengono, come ha dimostrato la maratonina dei tre giorni di festa per il doppio traguardo raggiunto.  Epicentro Bertiolo, tra la suggestiva Enoteca e la sala Teatro.  Diverse le proposte, tutte molto apprezzate e premiate da  un  pubblico entusiasta. Un mix di buon gusto e passione sfociato in una mostra dei costumi dei 14 spettacoli messi in scena in vent’anni. Da “Sacrilegio in canoniche”  approdata nel teatro di Camino al T.  nel 1995, alla farsa moderna  “Sespis” ,  del 2013. Passando per  un  convegno  sui 20 anni di teatro in friulano”, con il giornalista Paolo Medeossi, il Presidente ATF Claudio Mezzelani, la  critica Angela Felice e la regista Loredana Fabbro e  moderato  dal regista Danilo D’Olivo. Qual è oggi la  realtà del teatro e lo stato di salute della madrelingua?   Perché si va a teatro? Perché è un’esperienza umana, perché non c’è separazione tra gli attori ed il pubblico, ma entrambi sono dentro un  unico disegno. Perché il teatro si discosta dallo strumento televisione. Perché nelle compagnie amatoriali ci sono attori straordinari che creano un contatto diretto con il pubblico. Ed il teatro sa conservare la propria funzione aggregativa e di divertimento. Chi va  a teatro? Le donne. Chi porta avanti le compagnie amatoriali? Le donne – ha dichiarato la storica Angela Felice. “Cosa abbiamo perso in questi 20 anni? La funzione del teatro, la curiosità, la ricerca, il rischio, il coraggio nella ricerca linguistica. Le cause? Un Friuli che crede sempre meno in se stesso e non trova più nel teatro il suo specchio, nemmeno quello problematico. Il friulano spento, sbiadito. La stampa  che non aiuta il teatro, concedendo solo qualche francobollo di annuncio. A teatro si fa anche fatica e la gente non vuole fare fatica. Perché si entra in un tempo diverso dalla quotidianità. Il teatro è un rito in cui bisogna essere disposti a mettersi in gioco.  E’ un fatto sociale, comunitario, con persone vive da una parte e dall’altra. Siamo tutti un po’ più soli. Imbrigliati nelle personali solitudini. Il teatro amatoriale dovrebbe ritrovare l’orgoglio, migliorando la tecnica a supporto della passione. La gente va meno a teatro perché non vede buon teatro? In effetti è un po’ difficile vedere qualcosa che appassiona. Eppure bisogna continuare a portare avanti il teatro come forza sociale, senza competere con i professionisti. Il teatro amatoriale arriva dove il resto del teatro non va”. “Oggi c’è un grande disequilibrio tra le compagnie – ha detto Loredana Fabbro –   manca l’unione tra loro e non c’è sostegno da parte di enti, comuni, organizzatori. E’ drammatico quando le compagnie si svendono pur di uscire e quando c’è poca qualità. Stiamo perdendo dignità. La lingua friulana è bellissima e bisogna portarla avanti con orgoglio”. Dopo la mattinata di laboratori e opportunità giocose per i bambini, ecco lo spettacolo “Arteteatro, viaggio tra i pittori del 900”, realizzato dall’Officina dei desideri,  una vetrina di piccoli talenti da palcoscenico  e  di una  frizzante regia.  La giornata della Liberazione si è conclusa in un turbinio di risate ed applausi per il gran ritorno, dopo due anni, di “Don Chisciotte”  interpretato da quel trio friulano inossidabile Moretti-Scruzzi-Fantini che incarna il Teatro Incerto. Un teatro nel teatro, in un pentolone di  stati d’animo,  paure, e sfide che ben dipingono il nostro tempo.  Infine l’omaggio di ben nove associazioni di Bertiolo al Clâr di Lune. Amici del cavallo, Walking, Ute, Ado, Filarmonica Prime Lûs, Afds,  Graziana e Alessio, Zoe Dance, si sono alternati sul palco del Teatro,  sbalordendo con performances originali  fino alla superlativa conclusione affidata al  Musical “Cats” di Zoe Dance.  Il sindaco Battistutta ha donato a Clâr di Lune un quadro con l’attestazione di stima e gratitudine da parte della comunità bertiolese per il costante impegno, i tanti sorrisi regalati, il desiderio di sperimentare, la capacità di coinvolgere e divertire.  Con l’augurio di altri vent’anni di meritati successi e soddisfazioni.

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