martedì 2 giugno 2015

IL PAESE giugno 2015 : Editoriale: NATIVI DIGITALI: IGNARE VITTIME O FORTUNATI FRUITORI?


EDITORIALE

NATIVI DIGITALI: IGNARE VITTIME O FORTUNATI FRUITORI?

I benandanti nascevano con la camicia. I bambini, oggi, nascono inzuppati di tecnologia. Per questo vengono chiamati “Nativi digitali” e sono coloro che sono saliti in groppa al cavallo digitale fin da quando oziavano beatamente nel grembo materno, ignari del fatto che il mondo li stesse osservando. Come? Con ripetute ecografie, anche quelle tridimensionali,  capaci  di  far vedere  il feto in ogni strato e situazione possibile, annullando fin dall’inizio la parola “Privacy”. Dito in bocca, occhi aperti, tratti sessuali, posizione preferita. Tutto di lui è dato sapere e vedere. Appena superato il nero tunnel, ecco i flash, cellulari, video dargli il benvenuto nel nuovo mondo, zeppo di occhi tecnologici e dita cliccanti.  Da quel momento  la vertiginosa galoppata imbocca, senza via di scampo, l’unica autostrada percorribile, quella della lunga serie di invenzioni tecnologiche sempre più ardite. Diventa così normale  che, a  pochi mesi, il nostro eroe nativo digitale diriga il telecomando verso la televisione, riuscendo in un baleno ad accenderla, o che dica “Ponto” come prima parola, con cellulare all’orecchio e indice impegnato a scorrerne le immagini sullo schermo.  Alla faccia della mitica ma obsoleta  “Mamma”!  Praticamente tutti, nonni compresi, hanno capito che questa è l’era digitale.  I nativi di quest’epoca ne sono imbevuti e, giocoforza, ne sono esperti  fruitori, agevolati dalla  velocità delle infinite informazioni.  Così, i nativi digitali  crescono sempre più competenti ma sempre più fragili.  A tre anni impastano modelli  e pensieri con  cellulare, Tablet, internet e molto altro.  E’ frequente sentirli dire “Io scarico i giochi da dove ci sono due matite incrociate sul telefono, tipo c’è uno quadrato che si schiaccia lì e prendi quello che vuoi tu. Li “sceglio” io quelli che voglio io, tipo Barbie, modelle. La mamma mi lascia il telefono e mi scrive lei la password, quella che si scrive, ma bisogna stare attenti perché ci sono dei piccoli ladretti che ti rubano i soldini dal cellulare, tipo ti attaccano. Non si vedono e intanto che vai a dormire loro mangiano. Tipo vanno dal buchetto della porta, scendono, “salono”, e entrano nel bagno dove la mamma mette il cellulare scarico e lo attacca alla spinetta, quella che carica il telefono”. A cinque anni condiscono le fiabe con problemi di mezza tacca sul Samsung Galaxy  o di pin dimenticato. Scene di ordinaria epoca digitale si svolgono ovunque. In ristorante, il Tablet è il silenziatore dei bambini. Alzano la testa per dire al cameriere “Patatine fritte” e della loro voce svanisce ogni traccia. Feste di compleanno al silenziatore, dove gli “amici” si spediscono messaggi pur stando a pochi centimetri.  Ragazzini pieni di talenti,  sembrano lontani anni luce  dalla realtà, incollati come sono a play station e cellulari. Musica? Quella delle dita sui tasti. Oppure, per calare meglio la tendina comunicativa, l’MP3 e auricolari. Una bimba di sette anni chiede “ Nonna, quante eclissi conosci”? Non aspetta la risposta e dice “Non importa, chiedo al telefono della mamma. Quello mi dà tutte le informazioni che voglio in un momento”. Capitato a me. Ma mi è successo anche di trovarmi in un gruppo di “Non” native digitali e di essere riuscita a parlare soltanto con una perché le altre erano tutte con il cellulare in mano. I loro discorsi erano centrati su “Hai quel video? Passamelo su Bluetooth che poi lo metto su Facebook” oppure “Hai le foto di quella volta in cui…” o “Leggi questa barzelletta. Che ridere”. Consapevoli vittime o fortunate fruitrici? Io ritengo la tecnologia una grande opportunità e fonte di cultura, di comunicazione veloce e ampia, altrimenti impensabile. Sono fortunata perché posso fare un confronto con il tempo in cui non esisteva e mi rendo conto che oggi non sarebbe più possibile vivere in quel modo.  Ma mi piace pensare alla tecnologia come a un  vestito di cui ci si possa spogliare a piacimento. Regalandosi la libertà di parlare guardando negli occhi l’altro, di stare in silenzio, di fare un conteggio a mente, di leggere il giornale, un libro, e perfino la cara, vecchia enciclopedia, di guardare le fotografie di carta. I nativi digitali sono a senso unico perché non conoscono l’alternativa.  La tecnologia cade su di loro come un diluvio, con il rischio di farli ammalare. Il sintomo è racchiuso in ciò che mi ha detto un bambino di cinque anni “ Io mi annoio. Non so cosa fare quando sono a casa. Mi stufo a giocare sempre col Nintendo…”. Che sia la goccia che può far traboccare il vaso?

                                                                                                                   

CODROIPO (UD)

SEMINARIO BAPNE  A SCUOLA DI MUSICA “CITTA’ DI CODROIPO”


Dal 6 al 13 luglio 2015, sarà possibile frequentare il seminario  BAPNE, stimolazioni cognitive, socio-emozionali, psicomotorie e neuroriabilitative,  con il Dott. Javier Romero Naranjo, musicologo presso l´Università A.  Von Humboldt di Berlino, Phd presso l'università di Alicante (Spagna) e ideatore del metodo in grado di  sviluppare  attenzione, concentrazione, memoria e le  intelligenze multiple di ogni persona. BAPNE è un acronimo che identifica la Biomeccanica, l’Anatomia, la Psicologia, le Neuroscienze e l’Etnomusicologia,  unite alla didattica della bodypercussion. Si tratta di un’opportunità straordinaria aperta agli adulti,  differenziata in tre livelli, dai 18 ai 60 anni di età.   La Scuola di Codroipo è sede nazionale per questa metodologia.

                       Adesioni, entro il 30 giugno, via mail segreteria@scuolamusicacodroipo.it.

 

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