lunedì 20 luglio 2015

MADONNA del PERDONO di CAVARZERE (VE) con GINA MILAN di Codroipo (UD) - 4 luglio 2015


 
GINA MILAN SOGNA LA  MADONNA DI CAVARZERE. ORA NE PORTERA’ AVANTI LA VOLONTA’
da sx Alina Coia, la veggente,  e Gina Milan


Una notte del 2011, Gina Milan, nata a Vado (Ve) e residente da 50 anni a Lonca (Codroipo - Udine tel 0432 906354), ha sognato una grande luce che donava pace e  gioia. Una nube si è aperta e ha svelato una sagoma di donna, avvolta dalla luce e con due occhi buoni,  profondi, di mamma. Quella donna ha fatto per due volte l’occhiolino a Gina. C’erano sagome di persone che camminavano. A loro Gina chiedeva chi fosse quella donna. Nessuno le rispondeva. Ad un certo punto ha sentito una voce dietro le spalle dirle “Cavarzere”. Gina  mai aveva sentito quel nome. Informatasi su internet ha scoperto che in quella città, in provincia di Venezia, esiste la Madonna Addolorata del Perdono. La stessa che aveva visto in sogno. 

 Si è recata laggiù, percorrendo i 150 km. che separano Lonca, il suo paese, in provincia di Udine, da Cavarzere.Chiedendo dove fosse la Madonna, le venivano fornite risposte vaghe, come se le persone non ne sapessero nulla. Ma una signora le disse “ Ah! sì, c’è una Madonnina sotto la pensilina della fermata del pullman, appena fuori dal centro”. Gina vi si recò e la vide, sotto la pensilina, col manto bianco, secernere olio. Ancora una volta ebbe conferma che il suo sogno era realtà.
 
  Lo stesso giorno conobbe Alina Coia, nata nel 1937 a  Caserta ma residente a Cavarzere dal 1969 dove ha gestito il bar fronte chiesa fino al 2001. Gina venne a conoscenza della straordinaria ma veritiera storia di cui Alina è protagonista, fin dalla prima apparizione della Madonna, risalente al 1997. Oggi Alina ha le S. Stigmate ai polsi e sui piedi. 
 
 
Ogni 4 e 28 di ogni mese, lei riporta pubblicamente i messaggi dettati dalla Madonna, nella sede del Gruppo di Preghiera di Cavarzere, frequentato da moltitudini di pellegrini, che qui giungono anche da fuori Italia.Gina,  persona senza grilli per la testa, consapevole della responsabilità  che comporta l’impegno attribuitole dalla Madonna, dal 2011 a oggi, promuove visite di pellegrini a Cavarzere.  Il  4 luglio 2015, insieme a una cinquantina di persone del codroipese,  Gina si è recata di nuovo là. Non si sarebbe certo aspettata che, per voce di Alina, la Madonna del Perdono le conferisse l’incarico di portare avanti il gruppo di preghiera perché “ L’Umanità sta finendo e c’è bisogno di gente che preghi.  Non  temere. Io ti ho scelta per questo e sarò sempre accanto a te. Non curarti di chi riderà. Vai avanti.  Figli miei, vi amo immensamente ma l’umanità è in pericolo. Bisogna pregare affinché i bambini non vengano maltrattati, non ci siano più guerre ma regni solo la Pace”. L’emozione di Gina e delle centinaia di pellegrini presenti era condivisa ed intensa. 
 
E continua in ogni gesto e parola di Gina “ Dal sogno in poi, sento l’esigenza di pregare per tutti. Io non prego per me ma per chi ha bisogno. Io sono persona normale, semplice, umile, non bigotta. Presto festeggerò  i 50 anni di matrimonio, sono mamma e nonna. Mai mi sarei aspettata una cosa del genere. Ma mi  scrivo tutto ciò che mi accade perché  ne rimanga testimonianza.  Ho cercato di tenere per me quanto mi sta accadendo ma adesso la Madonna si aspetta che il suo messaggio d’amore e pace  venga divulgato”.
 
 
  Tra gli obiettivi di Gina c’è l’informazione,  la costituzione di un gruppo di preghiera e pellegrinaggi a Cavarzere con cadenza almeno trimestrale.  Ma, soprattutto, essere portatrice di pace, aiutando ed ascoltando. Per  info 0432 906354.

 
 
 
Pellegrinaggio del 4 luglio 2015
 
il Duomo  di S. Mauro con il Crocefisso dal capo che si reclina


 
                                                      CROCEFISSO “IL CIOSSEGO”

Nel 1873 un Crocefisso, opera dello scultore locale Domenico Paneghetti del 1830 circa, avrebbe chinato miracolosamente il capo e sarebbe stato visto prima da una fanciulla e poi, dopo tre giorni, da un'altra insieme alla sua maestra. I sacrestani dell'epoca testimoniarono che dopo l'evento, la pulizia della scultura sotto il mento sarebbe divenuta impossibile e l'esame dei periti richiesto dal parroco testimoniò che non si erano verificate rotture o lesioni del legno. Da allora il Crocefisso, detto del Cìossego (dal soprannome dello scultore), è oggetto di forte attrazione nel Duomo di S. Mauro
Ogni 25 anni si rinnova la grande emozione di un omaggio corale alla pregevole scultura lignea realizzata dall’umile cannarolo Domenico Paneghetti, detto “Ciossego”, dal 1830 al 1834 nella frazione di Boscochiaro di Cavarzere. Due anni dopo (il 25 ottobre del 1836), il maestoso crocifisso fu trasportato da Boscochiaro al duomo salendo l’Adige su un barcone. Da subito la sacra immagine divenne oggetto di una profonda venerazione che crebbe in maniera esponenziale dopo i fatti straordinari accaduti il 10, 11 e 12 giugno del 1873 quando alcune umili bambine videro il Crocifisso “abbassare la testa e muovere gli occhi”. Qualcosa di veramente straordinario era successo: se ne trova ampia descrizione nell’archivio parrocchiale e in vari testi. Da quel momento, numerose furono le grazie attribuite al Crocifisso di Cavarzere tanto che la devozione popolare crebbe nel corso degli anni in maniera eccezionale e venne alimentata ulteriormente dalle imponenti celebrazioni in cui il Crocifisso esce dalla “sua casa” e viene portato in processione per le vie cittadine. Quella del 23 ottobre 2011 è stata la quinta processione giubilare: la prima il 25 agosto del 1901, la seconda il 25 ottobre del 1936 a cento anni esatti dal trasporto del Crocifisso da Boscochiaro e con la partecipazione di oltre trentamila fedeli (così narra la stampa dell’epoca), la terza il 29 ottobre del 1961, la quarta il 26 ottobre del 1986 e per ultima quella di domenica 23 ottobre 2011. Vi fu però, un’uscita straordinaria il 30 aprile del 1994, in occasione dei duecento anni della nascita del Paneghetti, quando il Crocifisso fu portato a Boscochiaro dove rimase un mese.


 

 

Il bar fronte chiesa che fu di Alina fino al 2001. Qui apparve più volte la Madonna del Perdono.

 
                                    Ecco la storia delle apparizioni ad Alina, classe 1937
 

 

 
 
Alina Coia nasce il 10 Agosto 1937 a Cellole, un piccolo paese della Campania in provincia di Caserta.
Primogenita di quattro figli. Il 25 Settembre 1955 sposa Salvatore Trotta, e un anno dopo, il 19 Settembre del 1956 da alla luce la sua unica figlia, Giovanna.
La vita in quei paesi e in quel tempo non è certo facile e nel 1960 come molti loro compaesani i coniugi Trotta cercano all’estero un lavoro che permetta loro una vita dignitosa: eccoli emigranti in una cittadina della operosa Germania, che dista 150 Km. da Monaco di Baviera.
Inizialmente operai in una fabbrica di sedie a sdraio, poi in una industria metalmeccanica. Trascorrono così quasi 10 anni e nel 1969 ecco aprirsi uno spiraglio, una occasione per ritornare in patria: con i pochi risparmi e con tanto coraggio, acquistano un bar in quel di Cavarzere, cittadina della provincia di Venezia. Attività che gestiscono con impegno e non poche difficoltà fino al 2001 quando passano la mano alla figlia Giovanna.
Da quel momento Alina si dedica completamente alla missione richiestale dalla Mamma Celeste, la diffusione del “messaggio cristiano”:
Amore, Pace e fraternità fra tutti gli uomini
Se crederemo vedremo, alla fine, la gloria di Dio!
Siamo chiamati a collaborare al piano di salvezza preparatoci dalla Sua Misericordia; siamo chiamati ad aderire con il nostro “FIAT” al Suo “VIENI, SARAI SANTIFICATO!”. Onore e gloria a Lui per questo “chinarsi” sulla Sua creatura, per questo “trepidare” per la nostra salvezza; per i tanti “auxilium” che ci favorisce.
Aiuti concreti, visibili, tattili.i Suoi messaggeri, i Suoi annunziatori sono tra noi.


Ed è così che, un giorno, nell’ormai lontano 1997.…..

ALINA COIA di Cavarzere, mentre si reca ad aprire il suo esercizio commerciale per la normale attività, vede più volte una luce a forma di palla, che lascia dietro sé una voluminosa scia. Non capisce; non sa di che si tratta! Continua la sua preghiera girando, un po’ tormentata a dire il vero, i pedali della sua bicicletta. Il cagnolino Asso, fedele accompagnatore, scodinzola allegramente. Di ritorno dal lavoro racconta della visione al marito, che la consiglia di soprassedere; le chiede di non aprire bocca.
Per qualche tempo non succede più niente. Alina porta in cuore e nella preghiera le sue preoccupazioni, soprattutto di carattere familiare. Con tanti pensieri e molte preghiere una mattina di dicembre 1997 se ne va al lavoro. La pioggia caduta abbondantemente rende la strada fangosa; il freddo punge a quell’ora del giorno. Una donna, bella ed aggraziata, le si para davanti.
Un saluto renderebbe quest’alba meno amara e pesante.
“Buon giorno, signora!”
“Buon giorno!” risponde lei.
Ancora Alina:
“Dove va, signora, a fare assistenza in ospedale?”.
“Si!”, risponde con dolcezza la donna.
Alina riprende:
“Eh!, con questi figli! Ma lei ha figli, signora?”.
La donna, alla pari di Alina, è sul fango, ma per niente sporca. Ha un saio marrone, bella carnagione olivastra, occhi luminosi, capelli neri.
Asso, il cagnolino, è muto e sembra capire l’evento epocale.
La risposta alla domanda di Alina arriva da una donna corrucciata e in ansia.
“Ne ho tanti, figlia mia, tanti, tanti. Prega, figlia!”
Un po’ imbarazzata, Alina si ripete chiedendo se va all’ospedale.
Risponde la donna: “Adesso guarda dove vado!”
All’improvviso scompare questa dolce signora.
Meraviglia e stupore lasciano attonita Alina. Si guarda attorno, la ricerca con lo sguardo e ritrova, invece, la palla con la scia luminosa avvistata tempo prima. Turbata e inquieta, percorre ancora più in fretta del solito la strada che porta al suo esercizio. Apre bottega e di lì a poco entra una donna molto bella con tre barboncini bianchi, che mette sopra uno dei tavoli del bar. Incredula per quanto vede, Alina le chiede di far scendere i cagnetti dal tavolino.
“Stai tranquilla, devono stare qua! Non ti preoccupare; poi li tiro via!”
…..Così la bella signora.
“Portami un caffè, piuttosto!”.
Quando Alina porta il caffè al tavolo nota che calza gli stessi sandali visti addosso alla donna incontrata per strada poco prima. Poi, in un frangente di assenza di Alina, la donna sparisce, lasciando sul tavolo la tazzina con il caffè non consumato.
Nuovo stupore di Alina, che in fretta fuoriesce dal locale per ricercare la donna. Mestamente rientra: lì fuori c’è solo qualche passante infreddolito che saluta e tira dritto. Ma….meraviglia!!!….. Sul tavolo, parzialmente nascosto dalla tazza di caffè, intravede un piccolo fiore. E che profumazione intensa! In un impeto di sconforto avverte di dover bere quella tazza di caffè neppure toccata dalla signora. Giù, tutta di un fiato, senza tentennamenti.
Lo Spirito agisce anche così: facendoti operare come Lui vuole, incurante della causa, ma badando all’effetto.
Alina di lì a qualche giorno avverte che in lei è cambiato qualcosa: agisce sempre più in Spirito e sempre meno nell’umano.
La preghiera è incessante per ore. Più pregnante, più energica, più intensa.
Dio sta operando in lei e chiede la sua disponibilità.
Ancora la palla con la scia di luce si ripresenta il 4 febbraio 1998, allorquando se ne esce per andare al lavoro.

 

E’ lì, sotto il bel salice piangente che si erge poco lontano dalla sua abitazione.

Sbigottimento!

Ancora questi segni.
Ma ora intuisce di che si tratta, specie dopo l’incontro con la misteriosa donna della tazzina di caffè. Di fronte a questo evento Asso si accuccia a terra rimanendo immobile.
Alina si ferma e chiede: “Ma chi sei, sei uno spirito?” Non riceve risposta.
Il 4 marzo, a distanza di un mese esatto, ancora la luce, la scia luminosa e lo stupore di Alina.
E la luce prende forma, si fa silhouette, si concretizza, si materializza….. e parla!
“Sono la Mamma Celeste! Figlia mia, cerca di far pregare, porta la preghiera nelle case. Il mondo sta finendo; non c’è più umanità. Tu sei stata scelta per questo!”, estatica e rapita, farfuglia: “Chi sei?”donna luminosa: “Ti farò sapere di più!”
E puntuale, dopo un mese, la gran luce che avvolge la figura di donna si ripresenta.
Nel mezzo, la luminosa donna si rivela.

"Sono la MAMMA ADDOLORATA del PERDONO”.
Ancora, dopo un mese, il 4 maggio, appare la Madonna Addolorata del Perdono chiedendo preghiera.
“Prega, figlia, e fai pregare, ché il mondo sta finendo, non c’è più umanità. In questo posto si formerà un gruppo di preghiera e tu andrai in tutte le case a pregare”.
Stavolta Alina parla delle straordinarie apparizioni a intimi amici, che consigliano l’esposizione dei fatti a un Sacerdote. Interpellato, il sacerdote risponde:
“Se son rose… fioriranno!”
E inizia così il cammino di preghiera richiesto dalla Addolorata del Perdono.
Alina va di casa in casa portando con sé una piccola statua della Madonna. In alcune famiglie non è accettata, ma il coraggio e sostegno datole da tanta Mamma la fa continuare imperterrita nella missione assegnatale. Piccoli cenacoli di preghiera iniziano a formarsi; un proprio gruppo di preghiera prende forma e consistenza.



Dopo qualche tempo, il salice, che si erge rigoglioso fronte casa di Alina, accoglie una casetta con una piccola statua della Madonna ed è di questo periodo l’inizio orante del gruppo che si ritrova mattino e sera. Alina ha pure delle locuzioni interiori, che puntualmente trascrive.
Un Sacerdote continua a seguirla in questo primo straordinario percorso spirituale; accogliendo un suo desiderio fa arrivare sul luogo una grande statua mariana, dono del gruppo di preghiera, tuttora conservata ed esposta.

 

Ma non finiscono per Alina gli accadimenti trascendentali!

Fine settembre 1998: torna a casa dal lavoro affaticata e si corica a letto. La preghiera però, nonostante la spossatezza che la coglie, sgorga spontanea e fluida, gli occhi rivolti alla finestra. Una grande croce le si para innanzi e Gesù vi è appeso, grondante sangue alla testa, ai polsi e piedi.
La visione altera il suo animo: c’è in lei dolore, dispiacere, rammarico. Impressiona il sangue che sgorga copioso e ancor più Gesù sofferente che si lamenta. Il balzo dal letto di Alina è subitaneo, le gambe tremolanti. Si avvicina trepidante al punto dove si trovava la croce per capire, vedere se c’è sangue: la visione sembrava così reale! Non trova niente!

 

L’inizio del 1999 vede la prima estasi di Alina mentre si trova in preghiera, davanti al salice col gruppo.
Arrivano i messaggi della Madonna Celeste e Alina ora può offrirli a voce. Tutti vedono e possono sentire i messaggi della Vergine, che vengono registrati, stampati e divulgati.
Davanti alla statua di Maria, pochi giorni dopo, avverte un grande fuoco al petto. Non si lamenta: confida piuttosto nella Misericordia di Dio. Una volta allontanatosi il dolore lacerante appaiono sul suo petto delle croci leggermente in rilievo.
Sembrano impresse col fuoco!
Di fatti straordinari ne accadono ancora nello stesso periodo. Una sua catenina d’oro cambia immagine religiosa mostrando ora l’icona della Madonna Addolorata del Perdono.
A contrastare questo “crescendo” spirituale, però, ci pensano i familiari, che con incredulità e azioni di disturbo minano il grande impegno di Alina.
Difficile, comunque, contrastare Maria che per lei ha deciso diversamente.
Ed ecco che per rafforzare il suo credo Alina, peraltro provata e amareggiata, conosce meglio, per volontà di Dio, una signora che qualche volta si era recata nel bar che gestisce.
Con costei conosce Padre Pio e ne resta affascinata. Inizia a pregare il Santo e sarà così grande amore. Una notte il venerando Padre le appare in sogno vestito di bianco, in un campo di gigli bianchi e rosa.
“Padre Pio, ti hanno fatto bianco qua?” chiede Alina.
Risponde il Santo: “Si, vedi quella?”, e in sogno le fa conoscere una signora che sta frequentando con discrezione la preghiera davanti alla Madonna vicino al salice. Sarà importante per lei questa presenza, consolatoria e coadiuvante, amica e protettiva.
La Madonna rassicura Alina sul cammino del gruppo.
E’ confortante Lei, incitante, aiuto morale e fisico.
E Alina sa ora interpretare alla perfezione la volontà di Maria.
Le cattiverie che nascono nel gruppo vengono tenute a bada.Qualcuno si allontana dal gruppo di preghiera. Come dire: “Molti i chiamati della prima ora, ma pochi gli eletti”.Rassicura Alina la Mamma Celeste. “Figlia mia, fra un po’ di giorni vanno via e non li vedrai più!”
E gli eventi dimostrano che la Madonna sceglie, accorpa gruppi; altresì sceglie dividendo, allontanando, indicando, distinguendo.
“Figlia mia, prega e fai pregare; questo è il nocciolo, perché io sono Addolorata. Questo paese deve essere a me e a Gesù perché credano; l’umanità sta finendo!”.La chiesa di Cavarzere, davanti a questi eventi piuttosto coinvolgenti, resta silente e attendista, così come in altre situazioni analoghe in luoghi diversi.
Il consiglio è di: “non dire….ti prendono per matta”.

Confortano Alina qualche telefonata e qualche lettera di alcuni sacerdoti che, comunque, diradano le loro visite in loco.

 

Maggio 2002: la piccola statua di Maria, arrivata da Medjugorje, trasuda olio profumato.
Successivamente anche l’altra più grande trasuda.
E Maria interviene dando indicazioni, su come si deve usare l’olio che fuoriesce dalle statue.

Messaggio del 05.11.2002 della Madre Celeste
– Ore 02,35 –

Figlia mia, il Santo Olio usato con Fede e Amore serve per curare le ferite dei cuori, dei corpi; e con il Santo Rosario formano un’arma potente. Ungete con esso la fronte, la gola, il cuore di tutti i miei figli che lo desiderano e, per il loro bene, gli ammalati, gli indemoniati, coloro che cercano la pace interiore.
Con 5 gocce di olio santo mescolato all’olio di oliva benedetto condite i cibi.
Ricordate, l’Olio Santo è uno strumento dato da Dio per guarire, ma il medico è sempre Dio Padre; abbiate Fede, pregate e Dio vi curerà. Non sprecate l’Olio; è il prezioso strumento di salvezza per il corpo e l’anima. Contro il maligno vi proteggerà la Mamma Celeste.
Abbiate Fede. Vi amo e vi benedico.

Luglio dello stesso anno: altro fatto sconvolgente e veritiero: una foto che sanguina.
Alina sta pregando nella sua cucina, quando un lamento la distoglie: “Aiuto, ahiii!”.
Si gira e vede la foto del crocifisso ligneo del Duomo di Cavarzere che sanguina.
Esce di casa a chiamare le persone che si trovano in preghiera innanzi al capitello,
e si può ben capire il suo stato d’animo.
Questi, impressionati dai richiami, si precipitano a prendere visione di quanto sta
accadendo…. e…..vedono, constatano che gli occhi del Cristo sanguinano.
Per qualche giorno, dalla foto continua a fuoriuscire il prezioso liquido.
Alina raccoglie il grido di dolore del Cristo, i suoi lamenti, la sua grande sofferenza.

 
Un altro sacerdote (Don Franco Bartolomiello) fa visita ad Alina attirato dagli eventi che si stanno susseguendo.
“E’ entrato Gesù qua, oggi; adesso sei nel Signore! A tutti quelli che soffrono con il Signore succede questo!” Così il padre.
E a Natale dello stesso anno anche la bellissima statuetta presepiale di Gesù di origini napoletane, che Alina espone in casa, inizia a lacrimare; dapprima liquido oleoso, poi sangue.


 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

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