giovedì 6 agosto 2015

PIRANO e PARENZO (Slovenia e Croazia) - 6 giugno 2015

 Arrivo a Parenzo... la guida accoglie nella sua città di mare
 
PARENZO (POREC)

 
17.000 abitanti, è la città che insieme alla regione circostante è completamente dedita al turismo tanto che ogni anno vince un premio nazionale per il turismo come riconoscimento per l’efficienza e fantasia nello sfruttare l’unica vera attività economica della zona: il turismo appunto.

Porec è il nodo centrale di una vasta rete di complessi turistici che si estende a nord e sud lungo la costiera istriana. I più belli sono a sud della città e il più grande è Zelena Laguna. Negli alberghi il personale è gentile, parla varie lingue e fa di tutto per accontentare i turisti perché sa che il turismo è tutto e non se ne vergogna. Qui, a parte gennaio, non si parla di tranquillità anche se la città Vecchia ( dichiarata patrimonio dell’Umanità) ha un’atmosfera tutta sua, raccolta, grazie alla presenza della Basilica eufrasiana del 600 che ricorda la Basilica di Sant’Apollinare in Classe vicino a Ravenna. La basilica del 500 è uno dei più begli esempi di arte bizantina rimasti intatti fino a oggi.

La pianta della città fu ideata dai Romani che divisero Porec in zone rettangolari segnate dal Decumano (dall’alto in basso) e dal Cardo (in senso orizzontale). La città vecchia è attraversata dal Decumanus romano, lungo il quale è allineata un’incredibile sfilza di negozi. E’ un’isola pedonale.

Dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente Porec cadde sotto il dominio di Bisanzio fino al 700. Intorno al 1000 fu governata dai patriarchi di Aquileia ma, nel 1276, fu costretta a sottomettersi a Venezia.

Porec fu colpita in modo grave dalle pestilenze e nel 1600 la sua popolazione era decimata: aveva solo 100 abitanti. Vennero i profughi in fuga dall’avanzata turca a ripopolarla. Con il declino di Venezia, Porec cadde sotto il dominio dell’Austria, poi della Francia e poi di nuovo dell’Austria e infine fu occupata dagli italiani che vi restarono dal 1918 al 1943. Dopo la sconfitta dell’Italia, fu occupata dai tedeschi, poi fu colpita dai bombardamenti alleati e nel dopoguerra entrò a far parte della Jugoslavia.

                                  

 




 Resti romani

 Ristorante Fjord al Canale di Leme


 Classe 1965 di Valvasone (Pn)
 
PIRANO

Il suo nome deriva da Pyrn che in celtico significa monte alto ma l’ etimologia più corretta è quella secondo cui Piranon deriverebbe dal greco pyr (pira, fuoco, faro),  forse per l'esistenza di un antico punto luminoso per i naviganti.  Pirano, sita nell'estremità sud-orientale del golfo di Trieste, sorse presumibilmente come un villaggio di pescatori sul finire dell'Impero romano. La popolazione fu incrementata dall'arrivo degli aquileiensi in fuga dalla loro città distrutta dagli Unni e grazie alla sua posizione particolarmente nascosta non subì né le invasioni barbariche né quelle dei pirati slavi. Veneziana prima, asburgica nel 1797 e italiana nel 1918. Nel 1945 l'Italia dovette cedere alla Jugoslavia i territori dell'Istria quale risarcimento dei danni di guerra e Pirano passò alla dittatura titina che agevolò l'esodo della maggior parte degli autoctoni italiani. Con la disgregazione della Jugoslavia, nel 1992 Pirano entrò a far parte della neonata Repubblica di Slovenia.
Fin dal 1900  conserva la sua vocazione turistica posizionandosi anche oggi come una delle principali mete della costa istriana.
La città di Pirano comprende un antico centro storico con un ricco patrimonio architettonico ed un paesaggio culturale unico nel suo genere quale le saline, tuttora parzialmente in uso per la produzione basata sulla coltivazione tradizionale. E’ candidata a sito UNESCO della città di Pirano e del suo entroterra naturale.

Duomo di San Giorgio
Sopra il centro storico troneggia il duomo di San Giorgio, che fornisce alla città un'impronta caratteristica nel paesaggio. La chiesa fu probabilmente edificata nel 1100. Nel 1344 fu consacrata da ben nove vescovi e venne dedicata al Santo Patrono San Giorgio. L'attuale configurazione barocca è dovuta all'ultima ristrutturazione del 1637. Il campanile, copia minore di quello più famoso di Venezia dedicato a San Marco, fu terminato nel 1608,.

Nel 1737 la chiesa fu dotata di sette altari in marmo.
Tra le opere d'arte conservate nella chiesa sono da citare le due sculture dedicate a San Giorgio, la prima delle due, la maggiore, risale al 1600 ed è l'opera di un autore sconosciuto, la seconda, di dimensioni minori, fu ricoperta d'argento da un'officina orafa piranese. Le tele sono opera di autori della scuola veneziana di pittura.

 San Giorgio

San Giorgio è il patrono di Pirano. Il principe e cavaliere cristiano, originario della Cappadocia, fu assunto, come santo martire, a protettore dei cavalieri e degli uomini d'armi oltre ad essere proclamato patrono di numerose località.

Sono pochi i cavalieri santi  che come San Giorgio vengono descritti da numerose leggende. Persino lo stretto dei Dardanelli era un tempo chiamato lo stretto di San Giorgio e, solamente in Inghilterra, a questo santo sono dedicate oltre 160 chiese.

Il santo viene raffigurato come un giovane possente che veste un'armatura e cavalca un destriero bianco, i suoi attributi sono la lancia e lo scudo. La rappresentazione di San Giorgio che a cavallo sconfigge il drago è una delle raffigurazioni più frequenti e note del Cristianesimo.

La leggenda cristiana si basa probabilmente sulla tradizione pagana che celebra l'avvento della primavera. La festa di San Giorgio (24 aprile) coincide quindi con il ritorno della primavera e con la rinascita e lo sviluppo della vita.

GIUSEPPE TARTINI

Giuseppe Tartini (Pirano, 1692Padova, 1770) è stato un violinista e compositore italiano, autore della celebre sonata per violino in sol minore Il trillo del diavolo. A lui è intitolato il Conservatorio di Trieste,. Entrò dapprima alla scuola dell'Oratorio di San Filippo Neri, ma essendosi ben presto distinto per le sue brillanti disposizioni, fu inviato a Capodistria per completare i suoi studi al collegio dei Padri delle scuole. Fu lì che ricevette le prime lezioni di musica e violino. Inoltre, l'arte della scherma gli divenne egualmente familiare, tanto che in poco tempo superò il suo maestro.
I suoi genitori avevano creduto di poterlo avviare alla vita ecclesiastica come francescano, ma non riuscendovi lo mandarono, nel 1708, all'Università di Padova per studiarvi giurisprudenza e intraprendere la carriera di avvocato. Le sue grandi capacità gli resero questo studio così facile che ebbe anche il tempo di perfezionarsi nella scherma e di segnalarsi per parecchi duelli. Questa passione divenne tanto forte che Tartini avrebbe voluto recarsi a Parigi o a Napoli per diventare maestro d'armi. E avrebbe certo messo in atto questo progetto senza esitare se non si fosse innamorato di una damigella, nipote del cardinale ed arcivescovo di Padova Giorgio Cornaro, a cui dava lezioni e che Tartini, alla morte di suo padre, sposò in segreto  attirandosi l'ira sia della sua famiglia che di quella del cardinale stesso. Non gli restò altra scelta che lasciare la sua sposa a Padova, che venne rinchiusa in un convento, e fuggire a Roma, travestito da pellegrino. Non trovando sicurezza in nessun luogo, errò di città in città finché trovò un rifugio sicuro presso il convento dei minoriti ad Assisi. si applicò allo studio del violino che aveva quasi completamente trascurato a Padova. Nel  1721 venne messo a capo dell'orchestra di Sant'Antonio di Padova, presso la Cappella Musicale del Santo, una delle meglio assortite d'Italia, all'epoca composta da quaranta musicisti, di cui sedici cantanti. Vi rimase tutta la vita.

 

Le leggende dopo la morte
A Padova molti testimoni riferiscono di aver visto nella chiesa di Santa Caterina, di notte, l'ombra di una figura femminile che si muove come se stesse ballando al suono di una misteriosa musica. Altre volte, invece, è stata avvistata una figura incorporea dall'aspetto di un uomo vestito in abiti che si usavano nel Settecento, mentre suona appassionatamente un violino. Proprio in questo edificio Giuseppe Tartini è stato sepolto assieme alla moglie. Poiché la tomba del compositore è stata aperta e trovata inspiegabilmente vuota, si è diffusa la convinzione che le strane figure viste nei pressi della chiesa di Santa Caterina, siano i fantasmi di Tartini e della moglie. In realtà i resti del compositore furono distrutti da un acido, versato nella tomba per accelerarne la dissoluzione. Infatti, il particolare terreno su cui sorge la chiesa comprometterebbe i fenomeni putrefattivi.

In un albo di Dylan Dog, Il Trillo del Diavolo è l'opera che una giovane e bella violinista suona sotto la direzione di un vecchio compositore che vuole perfezionarla al punto di renderla uguale a quella suonata dal diavolo nel leggendario sogno di Tartini. Le note della nuova melodia causano però reazioni inspiegabili ai suoi ascoltatori mettendoli a diretto contatto con l'inferno. Inoltre, in numerose storie della serie, lo stesso Dylan Dog esegue tale musica al clarinetto

 Piazza Tartini a Pirano
                                                  Sposi a Pirano
Porto di Pirano

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