domenica 6 marzo 2016

COME NASCE UNO SCOOP? a Pordenone - Corso con i Giornalisti Cristina Scanu e Giuseppe Ciulla - 27 febbraio 2016


PORDENONE –  Ho partecipato sabato 27 febbraio in Biblioteca all'incontro  rivolto ai giornalisti del Nord Est – nell’ambito dei corsi di formazione organizzati dal Circolo della Stampa di Pordenone e dall’Ordine dei giornalisti,  alla presenza di Cristina Scanu e Giuseppe Ciulla.
Il titolo mi ha incuriosito “Come nasce uno scoop". Due giornalisti in prima linea spiegano come sono riusciti a fare i loro reportage in Siria, in piena zona di guerra.
 Giuseppe Ciulla ha all’attivo l’impegno professionale per vari canali televisivi come autore e caporedattore per molteplici testate giornalistiche: Rai, l’Espresso, Il Fatto, Il Messaggero, Il Giorno, Leggo e Famiglia Cristiana.
Cristina Scanu è inviata per vari programmi di approfondimento politico, in primo luogo Rai e La 7: La Gabbia, L’Ultima Parola, Mi Manda Rai Tre, Le invasioni barbariche.
I due giornalisti sono stati tra i primi a parlare di ISIS, già nell’estate 2014, quando l’ex agente Cia che si fa chiamare Al Baghdadi si autoproclamò Califfo dello stato islamico.

 
La ricerca a vasto raggio iniziata due anni sullo scacchiere mediorientale, partendo dalla guerra che incendia la Siria, ha portato alla realizzazione del reportage “Prigionieri, 2014 fuga dall’Isis”, vincitore, tra gli altri, del Premio Amnesty lnternational ltalia per i diritti umani, che è stato visto durante l’incontro. Nelle motivazioni della giuria si legge «Tale premio viene attribuito nella convinzione che liberare il fenomeno Isis dalla spettacolarizzazione dei media e raccontare la storia dei miliziani Daesh può contribuire alla ricostruzione di una verità utile alla comprensione del reale».

La loro inchiesta infatti è partita da una prigione curda nel nord della Siria e si è estesa alla prima linea del fronte siriano-iracheno, per raccogliere le testimonianze dei Curdi assediati dall’Isis e dei Cristiani in fuga da Mosul.
Nel carcere siriano hanno intervistato alcuni miliziani Isis prigionieri dei curdi nel nord della Siria. Il risultato è lavoro di un realismo libero da stereotipi, capace di contribuire alla ricostruzione di una verità utile alla comprensione del reale. Il film cerca di spiegare chi sono veramente gli uomini del “califfato” e quali i loro obiettivi, offrendo al mondo una visione per molti inedita dei terroristi che stanno seminando morte in mezzo mondo.
Oggi interventi come i loro sono quasi impossibili, il che rende la loro inchiesta ancora più preziosa per aiutare a capire l’attività del capo di questa fazione islamica che sta alimentando un conflitto asimmetrico da molti definito “Terza guerra mondiale”.
Gli autori dello scoop internazionale sull’Isis hanno riportato la loro testimonianza, che rappresenta il rigore di un giornalismo che non vuole fermarsi alla superficie delle cose e anzi pretende di penetrare le più scomode verità e di leggere un fenomeno tanto crudele quanto sfuggente.

 
 Cos'è l'ISIS? Per molti è una formazione di estremisti islamici. Per Giuseppe Ciulla è "un progetto politico che usa l'Islam come strumento per le proprie mire politiche. Non si sa dove inizia e finisce il califfato. In Europa, a Roma? Si è allargato in Siria, Iraq, Libia ma l'informazione che passa è che è fatto da islamici e solo islamici. La propaganda ha un forte ascendente sui giovani.
La SIRIA? Divisa da un fiume, da una parte ha hotel di lusso, rand Rover 5mila di cilindrata e dall'altra la miseria totale. Non c'è la corsa dei giornalisti in Siria. Chi scappa ha i soldi. E' la borghesia siriana ad averli. Chi non li ha rimane e vive senza luce, energia, cibo. Vivere qui, in piena guerra civile, significa abituarsi a tutto, alla candela come lusso. In Siria una persona te la compri con due spicci. Rimane un'incredibile serenità in chi rimane e la voglia di andare avanti nonostante la guerra. La gente qui continua a sposarsi. E' il coraggio di vivere nonostante il nemico sia a 500 metri.
COME SONO I CURDI? Le donne curde sono le Donne-sorriso. I curdi non brillano per diplomazia internazionale ma sono straordinari combattenti, imbevuti di ideologia. 
 
Cos' è il PKK? Sono guerriglieri, misti tra donne e uomini, che vivono nascosti nelle strette caverne sulle montagne. Nessuno sa quanti siano.  Vivono insieme ma vige la regola di non intrecciare relazioni tra loro. Rinunciano a tutto per conquistare i diritti delle donne e altri diritti fondamentali. Fanno scelte radicali ed è l'unico modo per avere la libertà. Dal 1984 ci sono stati 40mila morti tra Pkk ed esercito turco".

Ritengo di qualità la testimonianza i Cristina e Giuseppe, anche se non ricollegabile all'attività normale di giornalista.
 

 

 

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