domenica 6 marzo 2016

Il PAESE - magazine di cultura, società, turismo del Medio Friuli - mese marzo 2016


CODROIPO

ROBIN HOOD in teatro, con i genitori della Scuola Infanzia “Stella del mattino”.

Una squadra di genitori allo sbaraglio, ancora una volta e tenendo fede a una gradita tradizione, ha messo in scena uno spettacolo che ha portato a ritroso le lancette arrivando niente meno che al Medio Evo. Come mai? Primo, per avvalorare quanto i bambini stanno imparando a scuola con il progetto “Un tuffo nel passato” , secondo per divertire i piccoli allievi e i loro genitori nel periodo del Carnevale appena passato. Il protagonista dello spettacolo era l’eroico omino vestito di verde e cappello a punta,  Robin Hood, noto dal Medio Evo ai giorni nostri per la sua specialità di rubare ai ricchi per dare ai poveri. Inedita la presentazione di una coppia litigiosa per scherzo formata da Lilli Gruber in gessato tailleur e da un giornalista del Tg incravattato in rosa e cappello nero armato di raganella per gli spot. In scena il principe Giovanni, con tanto di dito in bocca perché geloso del fratello Riccardo. Ingenuo e credulone si fida delle formule magiche della furba cartomante Chimera, complice di Robin Hood. Simpaticissimo Fratak, frate sovrappeso e pronunciata calvizie, capace persino di dare lezioni di merengue alla principessa in perenne attesa di Robin.  Tutto per ridere quindi, anche il  tiro al bersaglio mai azzeccato, anzi, con freccia finita tra il pubblico e la ripresa in diretta del principe e valletto nella cucina della scuola a lucidare i manici degli alluminiati pentoloni della signora Leda.  Morale? Anche i principi  ciucciano il dito perché credono che la loro mamma preferisca i fratelli e chi è generoso, alla fine, vince sempre. Hip Hip Urrà per Robin Hood e l’allegra compagnia dei genitori in scena con risate garantite e tanto divertimento.  Pierina Gallina

SOCIETA’

CELLULARI, USI E ABUSI

                                                              CELLULARI A SCUOLA SI’ O NO?

Inutile nascondere la testa sotto la sabbia o cercare di portare indietro le lancette dell’orologio.  Viviamo immersi nell’epoca digitale. La generazione degli anni 2000  è nata con la tecnologia incorporata e ce ne accorgiamo da come slittano il dito sui vari giochi dei pc,  tablet e perfino nelle App di Topolino. Non ce ne meravigliamo nemmeno più né pensiamo che siano piccoli geni perché sappiamo come la multimedialità sia realtà oggettiva di cui pochi  fanno a meno. Sparite le lettere, defunte le cartoline, la comunicazione è affidata agli sms, ai comodi messaggi su facebook. Tutte invenzioni sensazionali che agevolano, fanno risparmiare tempo e denaro, tengono in contatto persone che altrimenti non si conoscerebbero mai. Tutto perfetto quindi? Potrebbe esserlo se, oltre all’uso, spesso non ci fosse  l’abuso. Ciò che mi colpisce sono bambini e ragazzi, senza però escludere altre età,  che hanno lo sguardo incollato ai social anche durante incontri conviviali, magari condividendo una cena o una passeggiata.  Ho assistito a compleanni dove bambini della primaria “parlavano” col compagno di fronte con il cellulare. In completa assenza di sguardo e men che meno un sorriso o una pacca sulla spalla. Esiste un rimedio? Secondo me sì ed è quello di evitare il cellulare nell’età scolare, almeno fino alla fine della primaria. Arrivando magari alla fine delle secondaria di primo grado, le vecchie scuole medie, anche se ai genitori verrebbe richiesta una overdose di sana fermezza.  E il cellulare a scuola, sì o no? Alcuni genitori non ci dormono la notte, mettono paletti, trattano con i figli le regole da seguire. Per fortuna adesso una risposta arriva dagli economisti. “Se volete che i vostri ragazzi abbiano risultati scolastici migliori, lo smartphone deve rimanere a casa. Bandire il cellulare dalle aule ha un effetto che vale quanto una settimana in più di lezione. Lo studio conclude che «nelle scuole in cui il telefonino è bandito, i voti sono più alti».  La ricerca non sostiene che i cellulari siano dannosi. E non nega che, se correttamente utilizzati, possano essere un efficace aiuto per lo studio. Ma in Paesi come la Gran Bretagna, dove oltre il 90 per cento degli adolescenti possiede uno smartphone, sono sempre più numerosi i dirigenti scolastici che obbligano i ragazzi a consegnare il telefonino, a inizio giornata o durante le verifiche. Tecnologie che «fanno tante cose diverse», sostengono i ricercatori, hanno un effetto negativo sulla produttività degli studenti. Il multitasking distrae. Non avere lo schermo costantemente sott’occhio, la possibilità di giocherellare sotto il banco, o anche solo la vibrazione del messaggio in arrivo, consente  di concentrarsi di più, con benefici immediati sui risultati.  E in Italia? La regola c’è: l’uso del cellulare a scuola è vietato. Lo ha disposto il ministro dell’Istruzione con una direttiva del 15 marzo 2007, che impegna tutte le scuole a regolamentarne l’uso, con esplicito divieto durante le lezioni. Ma norme e regole possono essere di difficile applicazione. Anche agli educatori, d’altronde, capita di dimenticare di spegnere il cellulare in classe, nonostante la circolare del ’98 che lo proibisce. Va da sé che l’uso improprio del telefonino nelle aule è diventato consuetudine. A livello emotivo ha sostituito il vecchio bigliettino.  Ma almeno quello si poteva piegare, annusare, stropicciare, nascondere, e conservare tra le cose da ricordare. Quanto dura, invece, la vita di un sms?                    Pierina Gallina

 

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