mercoledì 30 marzo 2016

Il PONTE del FRIULI CENTRALE - aprile 2016


LIBRI          

HOMO SAPIENS di Claudio Tuniz e Patrizia Tiberi Vipraio

 

Vita, morte e miracoli dei nostri lontani antenati sta tutta tra queste pagine scritte da  Claudio Tuniz, paleontropologo nucleare  del Centro internazionale di fisica Teorica di Trieste e Patrizia Tiberi Vipraio, economista già docente di Economia internazionale all'Università di Udine. Dentro ci sta anche la realtà, dura, che ci riguarda. Siamo in sette miliardi e graviamo su un bollino, ovvero la Terra. Anche noi, ultimi Sapiens sopravvissuti, siamo stati sull'orlo dell'estinzione. Nel 1973 mangiavamo mezza Terra, oggi consumiamo un pianeta  e mezzo. Nel 2050 mangeremo 3 pianeti.  Consumiamo, cioè, più di quanto produciamo. Abbiamo di che essere allarmati? Altroché. Noi apparteniamo alla terra, non la terra a noi. Ma come siamo arrivati a questi punto?  Partendo da 6-7 milioni di anni fa e continuando un viaggio a tappe tra cui  la conquista del controllo sul fuoco e la comparsa del pensiero simbolico, con la relativa «facoltà di astrazione» 80-100  mila anni fa.  Fu tra 1,5 e 2 milioni di anni fa che il nostro antenato Homo ergaster cominciò a usare il fuoco. Superò la «paura innata» che la fiamma ispira a tutti gli esseri viventi e ciò gli permise di sfidare i grandi carnivori, di cacciare con maggior successo, di cuocere i cibi, di difendersi dal freddo e quindi di spostarsi dall’Africa, culla dell’umanità, a regioni del mondo dal clima più rigido. La nutrizione più sana e variegata favorì anche l’aumento di volume del cervello accelerando  a dismisura l’evoluzione culturale, fino ad allora molto lenta e circoscritta, che ha moltiplicato le abilità e le conoscenze dell’uomo, fino ad assumere una velocità impetuosa. L’Homo Sapiens arrivava dall’Africa e solo grazie all’immaginazione è riuscito ad azzerare i Neanderthal. Ha impiegato 30mila anni per diventare bianco. Poi ha conquistato il mondo.  I Sapiens siamo noi. Siamo diventati uomini “moderni” non appena abbiamo imparato a immaginare mondi diversi da quelli in cui viviamo, e a rappresentarli e raccontarli, attraverso «un linguaggio complesso e condiviso all’interno della società». L’immaginazione ci ha fatto diventare la specie dominante. Ma i progressi hanno anche aspetti pericolosi. A forza di scherzare con agenti distruttivi come il fuoco, abbiamo inventato armi in grado di cancellare la vita dal nostro pianeta, enormi ricchezze virtuali alle quali non si sa più se corrispondano beni reali. E’ risaputo che siamo arrivati fin qui attraverso il passaggio delle diverse specie umane che hanno popolato la Terra e che hanno lasciato tracce nei nostri geni. Dall’inizio dell’era glaciale  non ci siamo più fermati, e oggi siamo ormai in deficit cronico nei confronti nel rapporto fra risorse rinnovabili e risorse consumate sul nostro pianeta.  Forse dovremo adattarci a mangiare insetti, perché gli attuali ritmi nel consumo di carne e pesce, a lungo andare, appaiono insostenibili per l’ ambiente. Per chi rifiuta un destino vegetariano, una ricca fonte di proteine può essere costituita da scarafaggi e bruchi, formiche e cavallette, disponibili in grande abbondanza, che già adesso, secondo quanto riferisce la Fao (agenzia dell’Onu per l’alimentazione), contribuiscono alla dieta di un quarto dell’umanità, specie nei Paesi tropicali. Magari con qualche accorgimento, trasformando gli insetti in farina, potremmo accettare di nutrircene anche noi occidentali. Del resto per circa 190 mila anni i nostri diretti antenati se ne sono regolarmente cibati.
Avremmo bisogno di «una rivoluzione culturale», scrivono Tuniz e Tiberi Vipraio, per imbrigliare le forze che abbiamo messo in moto. E, in primis, consumare tanto quanto la terra può darci.

Il libro è stato presentato il 20 febbraio da Ferrin a Bugnins di Camino T, con il coordinamento di Davide Lorigliola.                                                                     

 

CAMINO AL TAGLIAMENTO – BUGNINS

       L’ADDIO A DON RICCARDO FLOREANI, da 60 anni parroco di Bugnins e Straccis

Don Riccardo Floreani, 93 anni e pochi mesi, sacerdote da 68,  nelle parrocchie di  Bugnins e Straccis dal 1956, ha tracciato indelebile impegno e generosità. Aveva celebrato la prima messa nel dicembre 1947 a Majano e fino al 1956 era stato cappellano a Biauzzo. Il 4 marzo 2016 se n’è andato a scrivere altri libri in un luogo dove non serve l’ADSL per fare ricerca.  Fin che le forze glielo hanno concesso, infatti, Don Riccardo, ricercatore infaticabile ed appassionato, ha studiato, scritto e letto nella Fraternità Sacerdotale di Udine, dove da un anno era ospitato e amorevolmente assistito dal Direttore  Mons. Saverio Mauro e da tutto il personale.  Don Floreani aveva voluto la connessione internet in camera per potervi svolgere meglio l’attività di ricerca. Già nel 1972 egli aveva pubblicato la sua prima ricerca sulla storia di Belgrado e Varmo, dal titolo “La Pieve di Rosa e il Comune di Camino al Tagliamento”. Da allora ha collezionato nove libri che documentano con precisione certosina gli avvenimenti e gli sviluppi storico-religiosi e artistico-architettonici della zona del Medio Friuli solcata dal fiume Tagliamento.  Tra questi “La Madonna della salute di Straccis”, “Con Maria nel Friuli”, “Pontefici e Patriarchi”, “Quel vento che spirò lungo il Tagliamento”. Promotore instancabile del Centro di aggregazione giovanile di Bugnins, del gruppo di preghiera di Straccis e di Bugnins, egli ha dedicato molte energie alla divulgazione delle apparizioni della Madonna anche tramite la radio “Voce nel deserto”. Tra i vari riconoscimenti conferitigli spicca l’onorificenza di Cavaliere per meriti sociali del 2 giugno 1989, a cura dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Al funerale, presieduto dall' Arcivescovo Andrea Bruno, dal già Arcivescovo  Pietro Brollo e onorato da una ventina di sacerdoti, tra cui Don Saverio Mauro, Don Antonio Raddi, Don Roland Kulik, ha richiamato una grande folla, commossa e partecipe. Presenti anche i sindaci Nicola Locatelli e Fabio Marchetti, dai già sindaci Beniamino Frappa,  Livio Trevisan e il cons. regionale Riccardo Riccardi.  Il siandaco Locatelli  ha ben delineato la figura di Don Riccardo “ sia per noi l’esempio per anteporre sempre il personale  interesse al bene del nostro territorio”. Sotto la croce nel camposanto di Bugnins riposa ora colui che a questi luoghi ha dedicato una porzione di vita lunga 60 anni.

 CAMINO AL T - GLAUNICCO

101 anni per Caterina Molinari

Ha compiuto 101  anni Caterina Molinari ved. Trevisan, nata nel 1915 a Belgrado di Varmo. Nel 1937 ha  sposato Quinto Trevisan di Glaunicco con cui ha avuto tre figli: Livio, Remo e Lidia.  Caterina ha vissuto, sempre sorretta da grande fede, una vita dedita alla famiglia, con doti di ottima cuoca e amore per il sapere. Ha letto molto, fino a che la vista glielo ha concesso. Ha vissuto per molti anni in casa del figlio Remo e della nuora Adelia, contribuendo a crescere amorevolmente i nipoti Silvia e Fabio. Da  sei anni è ospite della Casa di riposo D. Moro di Codroipo, dove mai le manca la compagnia e l’affetto dei suoi cari e di tutto il personale. A Caterina vanno gli auguri da parte della comunità caminese.

                                                                                                                                                                       
 

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