mercoledì 11 maggio 2016

IL PAESE - magazine di cultura, società, turismo del Medio Friuli - maggio 2016


 
Editoriale:                         Parlare di ISIS ai bambini: Si o no?  

Che non sia tema facile da affrontare si sa.  Figuriamoci con i nostri bambini. Parlare con loro di ciò che sta accadendo nel mondo, delle immagini che la televisione propone quotidianamente è impresa davvero difficile.  Isis, attentati, terrorismo, kamikaze, sono parole ricorrenti che suscitano curiosità ma, più che cambiare canale, evitare i telegiornali,  è  necessario informarsi, capire, per poter dare risposte convincenti, verosimili e, soprattutto, a misura di bambino. Domande capaci di spiazzare anche il più esperto degli psicologi nascono anche nei bambini ben riparati e schermati dalle crude notizie. Ma è corretto parlare ai bambini di ISIS e di altre atrocità che condiscono il nostro oggi, quindi la nostra storia?

Di certo è d’obbligo rispondere alle domande e soddisfare le legittime curiosità. I bambini, da almeno 3 anni in su, vivono immersi nello stesso flusso informativo degli adulti,  sono soggetti a iperstimolazione di dati e immagini che non sanno sintetizzare. Chi ha a che fare con i bambini detiene, nei loro confronti, una responsabilità educativa, soprattutto in situazioni difficili come possono essere quelle legate ad atti terroristici,  morti,  tragedie che a loro arrivano in modo indiretto, ma arrivano.

Cosa rispondere a una richiesta di spiegazioni? Come rispondere per rasserenare un bambino che ha il sacrosanto diritto al benessere anche quando si verificano eventi che possono minacciarlo? Davanti a qualsiasi richiesta di saperne di più è, quindi, corretto fornire risposte.  Va bene, ma come?

Viene in aiuto un libro “Parlare di Isis ai bambini” edito da Erickson,  a cura di Dario Ianes, presentato recentemente al Festival Vicino/lontano di Udine.   Un saggio che va dritto al punto: è giusto parlare ai bambini di ISIS e di terrorismo? Dario Ianes inquadra la questione scrivendo: «Sciascia esortava a “illuminare” le cose della Mafia, a non tacere…» e poi, analizzando la realtà dei fatti: «Genitori e insegnanti tendono a evitare di parlare di ISIS e terrorismo, non sanno come farlo e rischiano di banalizzare le ansie, le paure e le domande dei loro figli e alunni. Spesso dicono che sono cose lontane, che non arriveranno mai qui».  Ma se nell’aria si respira paura e gli adulti sono spaventati,  nella prospettiva emotiva di un bambino, un adulto spaventato diventa anche un adulto spaventante. Quindi, ha maggior bisogno di sicurezza e certezza. Per dargliele l’autore prova a tracciare una sorta di storia del terrorismo per avere una visione quanto più completa possibile della situazione. In un’epoca in cui la disinformazione la fa da padrone e si accompagna al pregiudizio è basilare sapere prima di parlare di ISIS ai bambini e non solo. Nel libro non ci sono  risposte immediate a interrogativi tipo “Mamma come mai c'è chi uccide così tanta gente? Perché lo fa? Cosa si può fare per fermare queste persone?” Non è un libro con domande e risposte. Ma  aiuta a conoscere e riflettere per poi avere maggiori elementi per le proprie risposte che, però, devono essere personali.  Non è una lettura semplice e, visto il contenuto, non poteva essere altrimenti. Certi meccanismi sono difficili da comprendere anche per noi  adulti, spesso impreparati sull'argomento.


VARMO (UD)               
3 Aprile: “Festa della Patria del Friuli” con l’ omaggio al poeta Amedeo Giacomini
Varmo ha dedicato l’edizione 2016 della Festa della Patria del Friuli a uno dei grandi della letteratura di questa terra, scomparso dieci anni fa: Amedeo Giacomini. Nell’ambito dei festeggiamenti della Provincia  di Udine, promotrice di eventi in tutto il Friuli storico per ricordare il 1077, il poeta e scrittore nativo di Varmo, è stato commemorato nella Sala Consiliare per volere del Comune, della Pro Loco ‘Lis aghis’ di Romans con il coordinamento di Paolo Bortolussi. Ho avuto l’onore di  illustrare la produzione letteraria di Giacomini, sia in prosa che poetica. Su Wikipedia si legge che Giacomini è considerato "il più grande che il Friuli abbia avuto dopo Pasolini”. In realtà lui diceva «Le mie parole vengono dalla vita, dalle osterie, dalle strade. A me la tradizione serve poco. Solo Pasolini è un modello, ma negativo. Un idolo polemico. Senza di lui io non esisterei come poeta.» Giacomini ha scritto sia in italiano che in friulano. La scelta di utilizzare la lingua friulana risale al 1976, anno del terremoto del Friuli. Giacomini è stato anche docente universitario presso l'università di Udine e si è dedicato alla filologia, curando diverse opere dialettali. Le parole di Amedeo Giacomini, il cantore di Varmo, restano sempre la migliore guida all’interpretazione della sua poesia e all’urgenza ‘dialettica’ dei suoi versi. Lo storico e critico d’arte Franco Gover, ha descritto Villa Giacomini, villa veneta in cui nacque il poeta nel 1939. La farsa ‘Il Trovatore’ di  Pietro Zorutti, a cura dei lettori interpretativi della Pro Loco e il Coro ‘Aghe frescje’ diretto da Guerrina Virgili,   hanno arricchito il convegno con note di allegria nel nome della schietta tradizione friulana.

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