sabato 2 luglio 2016

IL PAESE: Magazine di cultura, società, turismo del Medio Friuli - Luglio 2016


                                                MA DOVE ANDREMO A FINIRE?

 E’ una cantilena che passa di bocca in bocca.  La preoccupazione che ci assale sembra una piovra dalle lunghe mani che ci avvinghia e stritola.  La risposta a “Ma dove andremo a finire”? fatica a essere ottimistica anche se si decide di non accendere la televisione. Perché, in quel caso, sprofondiamo subito in una spirale ansiogena che ci fa sembrare topolini sotto un elefante.
Eppure è impossibile essere sordi e ciechi davanti a ciò che sta accadendo, al malessere diffuso che blocca, appiattisce,  imprigiona nelle maglie affascinanti della tecnologia e conduce a comportamenti di violenza generalizzata.  Ecco allora uomini uccidere le loro donne per futili motivi, affogare bambini, buttarli nelle immondizie, imbottirli di vodka e poi metterli in braccio, anche morti, a mendicanti piegate in due davanti alle chiese. Ecco adolescenti bearsi nel tagliare la loro pelle e fotografare l’uscita di sangue per fare gara di coraggio con i coetanei.  
Per non parlare della droga che semina vittime in età sempre più basse.  Ecco famiglie che si sfaldano ancor prima di essere cementate e bambini piccolissimi orfani di riferimenti genitoriali.  Ecco il dramma della disoccupazione che piega e “divanizza” intere generazioni nel pieno del loro vigore.  Il tutto condito da venti di guerre che si propagano come incendi boschivi e creano vittime innocenti e migranti e soldati che pesano la metà dei loro fucili.  E poi c’è un orco dalle sembianze umane e dalla lingua sconosciuta che ci vuole azzerare dalla faccia della terra solo perché siamo occidentali e liberi. E, senza preavviso, si fa saltare in aria negli aeroporti, nelle discoteche, nei luoghi dove circola la vita e il divertimento, con l’unico, macabro, scopo di terrorizzarci e piegarci al suo credo. Convinto di meritarsi un fantomatico paradiso dove essere eroe. Come se eroismo fosse uccidere chi fa le sue cose in tranquillità e ordine, chi balla, chi vive nella correttezza, chi è indifeso, chi crede ancora nella meraviglia della vita.  E la cosa più incredibile sta nel fatto che l’autore di tali misfatti potrebbe essere il vicino della porta accanto. 
Violenza assurda e schiaffo alla gente per bene, che crede nei valori dell’onestà, della coscienza pulita, del lavoro a ogni costo, che continua ad andare avanti lottando contro le onde barbariche della burocrazia, delle multe a raffica, della depressione. Perché, per assurdo, chi si preoccupa di dare lavoro deve lottare contro i mulini a vento ma non si arrende nemmeno se le difficoltà sono infinite perché crede nel valore del lavoro, al di là del ritorno economico.  Inoltre, su tutto questo, aleggia la Paura. Quella indistinta, che tiene l’allerta sempre alta.  Una paura senza nome ma che le riunisce tutte. Dei ladri, di una camminata da soli, di qualcuno che saluta ma non si conosce, di mandare a scuola un bambino da solo. Anch’io vivo e osservo questa realtà e il quadro che ne esce ha le tinte che non fanno parte dell’arcobaleno.
Che futuro si profila per i giovani e i bambini di oggi? Mi chiedo se, al di là delle cupe profezie, il mondo vada davvero alla rovescia.  I giornali, che stanno sempre più citando Cassandra, ci annunciano di giorno in giorno un domani sempre più cupo, fatto di straripamento degli oceani, declino delle stagioni e chissà cos’altro. Tanto che un ragazzino di dieci anni, nell’ascoltare i genitori che lo informavano sui destini del mondo, si è messo a piangere e ha domandato: "Ma proprio non c'è niente di bello nel mio futuro"?

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