venerdì 30 settembre 2016

RIVOLTO -CODROIPO - UD : 6° MEMORIAL MATTEO BOLDARINO - 25 settembre 2016

 
E’ giunta alla sesta edizione la giornata dedicata al ricordo di Matteo, ventenne promessa del calcio, a dieci anni dalla prematura scomparsa, avvenuta l’8 febbraio 2006 per incidente stradale.  “Matteo con noi” è  un appuntamento che rientra nella tradizione degli impianti sportivi di Rivolto che, anche quest’anno,  sono stati allegramente invasi da magliette colorate e gambette svettanti.  La  domenica di sport, divertimento e amicizia, ha unito giocatori, genitori ed estimatori, in un  torneo calcistico all’insegna dell’amichevole competizione,  patrocinato  dal Comune di Codroipo, Coni e  F.I.G.C.  170 ragazzi hanno dato spettacolo di impegno e coesione fino all’ultima energia  nel torneo calcistico a 16 squadre “pulcini” per aggiudicarsi il trofeo Abaco Viaggi.   In campo anche l’Udinese  e la squadra  più lontana proveniva da Ovaro. I sindaco Fabio Marchetti si è complimentato con i ragazzi,  le loro famiglie e l'organizzazione dell'ASD Rivolto, presieduta da Alessandro Grillo,  per l’eccellente prova di umana sportività, assicurando anche per il futuro il sostegno del Comune di Codroipo.  In campo e tra le maestranze della logistica anche i genitori di Matteo, Manuela e Mario,  sempre accanto a chi lavora per lo sport sano qual è il calcio. Proprio come faceva Matteo, autentica promessa del calcio e della Vita, che ora gioca sui campi del cielo.

Obiettivo dell’ADS Rivolto è far diventare  internazionale il Memorial intitolato a Matteo, proponendo la partecipazione al torneo a squadre della Slovenia o dell’Austria.  “ Ormai è una tradizione impegnarci anche nel Memorial perché Matteo era ed è uno di noi. La manifestazione vuol far capire che l’ASD Rivolto lavora molto anche nel settore dei più giovani - dichiara il dirigente dell’ASD Daniele Pandolfo – e in questa edizione abbiamo voluto donare a ogni giocatore un pallone da calcio. Perché un torneo tra giovanissimi cerca il divertimento e non la classifica”.










 
 Onorata di "far parte" di questa squadra il cui capitano è e sarà sempre MATTEO BOLDARINO. Di lui conservo gelosamente ricordi e gesti e sorrisi dei suoi primi anni. Gli anni della scuola dell'infanzia. Di Rivolto, naturalmente.

Sx Alessandro Grillo, presidente, Fabio Marchetti, sindaco, Daniele Pandolfo, Dirigente ASD Rivolto.

domenica 25 settembre 2016

Il PONTE: periodico del MEDIO FRIULI - mese Ottobre 2016


                                           LIBRI

  
IL MIO NEMICO E’ L’INDIFFERENZA  di Pierluigi Di Piazza


Saggi Tascabili Laterza

E’ l’ultima fatica letteraria di don Pierluigi Di Piazza. Testo agile ma densissimo. Un appello ai lettori, credenti e non. Piccolo nella dimensione, forse volutamente tascabile. Eppure i contenuti sembrano valicare le pagine con l’intento di raggiungere le coscienze ovunque si trovino. Don Pierluigi Di Piazza prende in prestito le parole e i gesti di papa Francesco facendone riferimento importante su molte grandi questioni di attualità. Secondo lui, non ci si può dichiarare cristiani e prendere parte alle ingiustizie. Non ci si può dichiarare cristiani e accettare la discriminazione di omosessuali, nomadi, carcerati, migranti. Non ci si può dichiarare cristiani ed essere complici della distruzione e dell’usurpazione dell’ambiente. Non ci si può dichiarare cristiani e professare il razzismo.  Questi i punti cardine su cui poggia la vita umana e religiosa di Pierluigi Di Piazza che, in prima persona, da trent’anni propone l’accoglienza di chi sta ai margini, immigrati e profughi, nel   Centro Balducci di Zugliano, vicino a Udine. Nel libro egli descrive le personali esperienze vissute con queste persone e con quelle cosiddette normali, dichiarando la diffusa indifferenza nella Chiesa, sia dentro che fuori, e nella politica sempre ritardataria, attendista, autoreferenziale. Cercare di essere cristiani significa coinvolgersi con il Dio di Gesú di Nazareth e con il prossimo in cui lui stesso si riconosce affamato e assetato, denudato di vestiti, libertà, giustizia e dignità, ammalato, carcerato, forestiero – sostiene Di Piazza – e l’indifferenza è la negazione della fede. Queste disponibilità o indisponibilità emergono oggi in modo evidente nei confronti dei migranti, dei profughi”. Qual è, dunque, la rivoluzione? L’amore, come unica chiave di lettura della vita, per un cristiano. “L’amore è la forza della vita, senza cui non si può vivere, e anche la dimensione piú delicata, da alimentare costantemente. Amore fra le persone, amore come anima dell’agire, anche della politica come servizio al bene comune, con attenzione a chi fa piú fatica a procedere nella vita. Solo l’amore può salvarci. Amore concreto, che coinvolge la fede a diventare prossimità.  Senza amore la speranza può venir meno ma si rianima e rafforza quando si incontrano le persone, che mosse dall’amore, esprimono segni concreti di umanità”. Eppure, accanto allo sdegno morale per una colpevole indifferenza, riesce a trovare  anche spazio per le esperienze positive e per la speranza che  ciascuno impari a prendersi cura, per quanto può, anche delle sorti degli altri.

                                                                                        

CODROIPO

FRANCO MARCHETTA E IL SOGNO DEL FRIULANO COME LINGUA EUROPEA


Al ricordo di Franco Marchetta, codroipese, 62 anni di uomo e padre, architetto e scrittore, il Caffè Letterario, presieduto da Luisa Venuti, ha dedicato una serata gradevolissima, tracciata con garbo ed eleganza.  Partendo dai  suoi nove  libri editi, quasi tutti nella lingua madre, uno appena pubblicato e uno inedito, il critico letterario Mario Turello  ha fatto emergere la figura di Franco quale “grande scrittore di casa nostra” mai banale, come i suoi maestri Bartolini e Giacomini che non si concedevano a facili letture. E’ emerso un Marchetta molto ironico, che passava le notti insonni a scrivere supportato  dal divertimento che ciò gli procurava.  Tutti i suoi libri sono percorsi da una estrema intelligenza, da un tempo morbido e da una speciale forma di contaminazione al “quadrato” controcorrente e al sapore di distopia. Si fa fatica, è vero, a leggere libri in friulano ma non quelli di Marchetta. Leggendoli ci si diverte, perché  lui si divertiva a scriverli. Il suo è un friulano piacevole, capace di dare spessore ai personaggi che vivono storie semplici, del mondo contadino, a volte grottesco ma reale. I suoi libri sono un mix di fantasia e precisione. Scriveva tanto, poi sottraeva, con l’idea fissa di portare il friulano fuori dal Friuli, valorizzandola al punto da sognarlo linguaggio europeo e il Friuli un “laboratorio italiano”. La sua letteratura è avulsa dalle solite narrazioni e la dimensione del sogno è presente in tutti i suoi libri. Ha vinto ben tre volte il premio San Simone di Codroipo ma la sua scoperta più grande è stata il romanzo “I fiori blu” di Raymond Queneau, del 1965,  tradotto in italiano da Italo Calvino. Come Queneau narra la storia di due differenti personaggi che si sognano reciprocamente, Marchetta attraversa i suoi romanzi sulla macchina del tempo modello DeLorean  gialla, protagonista del film  “Ritorno al futuro”. Una connessione Pop che non distingue la realtà dalla fantasia, fornendo un ulteriore indizio della profonda serietà dell’autore, così come emerge dal tema della morte, molto presente.

Un ritratto di  Franco uomo e Franco scrittore è  stato tracciato con leggerezza e affetto dallo scrittore Umberto Alberini, dal figlio Gianmaria Marchetta e dal critico letterario Mario Turello, gli attori Chiara Donada, Fabiano Fantini e Giacomo Trevisan, i giovanissimi musicisti Dario Caporuscio e Eugenio Delle Vedove. Regalando autentica emozione ai tantissimi amici intervenuti.


BERTIOLO

YOGA DELLA RISATA PER LA SALUTE E LA FELICITA’

Che non sia una frase fatta ma concreta opportunità per tutti lo dichiara la signora Rosa Fiume, da vent’anni entusiasta coordinatrice della sezione U.T.E. di Bertiolo e ora anche “ Laughter Yoga Teacher” di Yoga della risata. Per capire bene cosa sia bisognerebbe chiederlo prima di tutti al suo ideatore, il medico indiano  Madan Kataria, che nel 1995 ha messo a punto il metodo di respirazione yogica abbinato ai benefici della risata. “Porta il tuo corpo a ridere e la tua mente lo seguirà” il suo motto. “
RIDERE non conosce confini, non fa distinzioni di razza, credo religioso o colore ed è un LINGUAGGIO UNIVERSALE che può unificare il mondo”.  E’ un metodo unico, che sta diffondendosi rapidamente nel mondo, dove ognuno può ridere senza barzellette, senza umorismo e gags comiche, senza motivo ma mai senza senso.  Le riserve d’ossigeno nel corpo e nel cervello aumentano garantendo maggiore energia e salute.E’ ormai riscontrato che la risata stimola l’endorfina, l’ossitocina, la serotonina, ovvero gli ormoni della felicità – asserisce Rosa Fiume – capaci di contrastare il cortisolo e l’adrenalina dello stress che sfocia oggi troppo spesso nella  depressione.  Ci pensavano già i nostri nonni a dire che “Buon riso fa buon sangue” oppure “Aiutati che il ciel ti aiuta” e lo Yoga della risata non fa altro che dar ragione alla saggezza popolare cementandosi su quattro pilastri: gioco, canto, riso, ballo. Nomi importanti della medicina e della ricerca scientifica ne avvalorano l’importanza. In questo senso l’America è molto avanti e in Australia si è ridotto del 25% il consumo di psicofarmaci. Perché, quando una persona sta bene, trova in sé la forza per affrontare la vita.  A Bertiolo, dunque, la preziosa possibilità di frequentare il corso all’U.T.E.  da ottobre a febbraio, ogni mercoledì dalle 19.00 alle 20.00, con la docente Rosa Fiume, che ha già formato nove Leader capaci di darle supporto nei nuovi corsi in programmazione. Cosa si ottiene frequentando i corsi di Yoga della risata? Uno stato naturale di gioia, tipico dei bambini, recuperando risorse interiori e atteggiamenti di fiducia, empatia e cura verso se stessi e tutti gli altri esseri viventi. Ulteriore arricchimento sarà dato da cinque lezioni di biomusica, una al mese. Ma Rosa non intende certo fermarsi qui. Ha già tirato fuori dal cassetto il suo sogno  di far partire corsi di Yoga della risata in tutti i paesi del Medio Friuli. A titolo sempre gratuito. Ogni comune si farebbe carico del benessere dei propri cittadini a scopo preventivo, concedendo semplicemente un locale idoneo al Club di Yoga della Risata, aperto a tutti, che potrebbe sfociare nelle scuole di ogni ordine fino alle aziende. Inoltre, il comune si fregerebbe del titolo di COMUNE FELICE.  Rarità dalle nostre parti ma non mancano gli esempi cui far riferimento.  Come Beinette, in provincia di Cuneo, dove prosegue con successo “Beinette che ride”, il progetto di promozione della salute e del benessere a favore della popolazione. O Buthan, in Pakistan, dove il ministro della Felicità calcola il FIL, ovvero felicità interna lorda, o in India, dove in molte  scuole c’è il maestro di Risata che svolge un’ora di lezione al giorno per ogni classe. In India, ogni giorno e in ogni luogo, carceri e  caserme comprese, si svolgono 15 minuti di Yoga della Risata.  

Intanto, anche dalle nostre parti, partecipare a questi corsi, sarà occasione di crescita personale, in cui sperimentare e vivere la forza della risata, uno strumento semplice e potente per rilassarsi e combattere lo stress.

giovedì 1 settembre 2016

TRENTINO E I CASTELLI e SAN ROMEDIO 27-28 agosto 2016

 

 VAL DI NON: Nascosti tra fitti boschi o maestosi in posizione panoramica questi antichi palazzi testimoniano la lunga storia della valle. Accanto ai castelli, distese tra le campagne si scorgono decine e decine di chiese, santuari ed eremi, piccoli tesori che non aspettano altro che essere scoperti ed ammirati in silenzio...
 
CASTEL BESENO: E’ il più vasto complesso fortificato del Trentino. Di origini medievali, ristrutturato nel Cinquecento, occupa un’intera sommità collinare dominando la Valle dell’Adige, tra Rovereto e Trento. A colpire, oltre alla grandiosità, è l’atmosfera che ancora si percepisce, carica di suggestione e fascino. Rivela una prevalente funzione difensiva, che consente un esteso controllo territoriale dall’alto, sia dalla sua massiccia struttura muraria.

 
SANTUARIO DI SAN ROMEDIO:


Sorge in Val di Non sulla vetta di uno sperone di roccia alto più di 70 metri. Qui San Romedio Di Thaur visse come eremita per molti anni, secondo quanto dice la leggenda in compagnia solo di un orso trentino. Il Santuario di San Romedio è formato da cinque piccole chiesette sovrapposte, tutte costruite su uno sperone di roccia e unite tra loro da una lunga scalinata di 131 gradini. Il sentiero che conduce al Santuario di San Romedio è una delle passeggiate di culto più significative del Trentino.
 

Chi era ROMEDIO?  Romedio visse tra il 300 e il 400, erede di una ricca famiglia bavarese, signore di un castello nei pressi di Innsbruck e proprietario di saline nella valle dell'Inn; dopo un pellegrinaggio a Roma, donò tutti i suoi beni alla chiesa, ritirandosi in eremitaggio nella Val di Non in alcune grotte esistenti ancora oggi nei pressi del santuario. Lo seguirono due compagni, Abramo e Davide. Si narra che un giorno, dovendo recarsi a Trento per salutare Vigilio, allora vescovo della città, chiese a Davide di sellargli il cavallo: il discepolo tornò con la notizia che un orso aveva sbranato il cavallo. Romedio non si scompose e gli ordinò di sellare l'orso, il quale – ecco il portento – docilmente si lasciò mettere la sella, conducendo poi Romedio fino a Trento. Quest'episodio è ricordato da una statua lignea posta accanto ad un arco trionfale all'ingresso del Santuario.

CLES: PALAZZO ASSESSORILE:

 

 
È un elegante e arcigno edificio tardogotico fortificato che si erge al centro borgata di Cles. Cresciuto attorno a una torre del XII secolo ricoprì, durante la sua storia secolare sia il ruolo di ricca abitazione urbana di famiglie nobiliari locali (i Cles, i Sant'Ippolito, i Thun), sia il ruolo di palazzo pubblico con funzioni giudiziarie (dal 1679). L'aspetto attuale del palazzo è frutto dell'ampliamento voluto dai signori di Castel Cles alla fine del Quattrocento. All'esterno conserva una facciata gotico/rinascimentale, impreziosita da bifore in gotico veneziano e da un esteso affresco di scuola nordica, datato 1482, rappresentante due angeli che sorreggono l'insegna araldica dei Cles, inoltre la merlatura, le feritoie, le caditoie sotto il tetto conferiscono alla struttura un aspetto austero.

Autoritratto di LIGABUE, alla mostra degli IRREGOLARI, ovvero di coloro che non hanno frequentato accademie  o hanno problemi psichici.
 

 
                                                            Gruppo ABACO VIAGGI


Classe 1951 di Osoppo (UD)
 a Cles





 CASTEL THUN
Imponente e austero, il castello fu la dimora di una delle più potenti famiglie feudali della regione. situato su una collina che domina dall’alto il territorio della Valle di Non, armoniosa unione tra un elegante palazzo signorile con ampi giardini e possenti fortificazioni.
E’ circondato da un complesso sistema di fortificazioni costituito da torri, mura, bastioni, cammino di ronda e fossato e risalente al Cinquecento.



 
 Convivio boschivo... classe 1951 di Osoppo
 
Il Trentino carico di sole ci ha accolto con la sua cordiale severità, facendoci solcare le linee della sua storia fatta di vicende, di grandi casati, di splendori ben mantenuti. Una regione che molto insegna, in fatto di cultura e di amore per la natura.