domenica 25 settembre 2016

Il PONTE: periodico del MEDIO FRIULI - mese Ottobre 2016


                                           LIBRI

  
IL MIO NEMICO E’ L’INDIFFERENZA  di Pierluigi Di Piazza


Saggi Tascabili Laterza

E’ l’ultima fatica letteraria di don Pierluigi Di Piazza. Testo agile ma densissimo. Un appello ai lettori, credenti e non. Piccolo nella dimensione, forse volutamente tascabile. Eppure i contenuti sembrano valicare le pagine con l’intento di raggiungere le coscienze ovunque si trovino. Don Pierluigi Di Piazza prende in prestito le parole e i gesti di papa Francesco facendone riferimento importante su molte grandi questioni di attualità. Secondo lui, non ci si può dichiarare cristiani e prendere parte alle ingiustizie. Non ci si può dichiarare cristiani e accettare la discriminazione di omosessuali, nomadi, carcerati, migranti. Non ci si può dichiarare cristiani ed essere complici della distruzione e dell’usurpazione dell’ambiente. Non ci si può dichiarare cristiani e professare il razzismo.  Questi i punti cardine su cui poggia la vita umana e religiosa di Pierluigi Di Piazza che, in prima persona, da trent’anni propone l’accoglienza di chi sta ai margini, immigrati e profughi, nel   Centro Balducci di Zugliano, vicino a Udine. Nel libro egli descrive le personali esperienze vissute con queste persone e con quelle cosiddette normali, dichiarando la diffusa indifferenza nella Chiesa, sia dentro che fuori, e nella politica sempre ritardataria, attendista, autoreferenziale. Cercare di essere cristiani significa coinvolgersi con il Dio di Gesú di Nazareth e con il prossimo in cui lui stesso si riconosce affamato e assetato, denudato di vestiti, libertà, giustizia e dignità, ammalato, carcerato, forestiero – sostiene Di Piazza – e l’indifferenza è la negazione della fede. Queste disponibilità o indisponibilità emergono oggi in modo evidente nei confronti dei migranti, dei profughi”. Qual è, dunque, la rivoluzione? L’amore, come unica chiave di lettura della vita, per un cristiano. “L’amore è la forza della vita, senza cui non si può vivere, e anche la dimensione piú delicata, da alimentare costantemente. Amore fra le persone, amore come anima dell’agire, anche della politica come servizio al bene comune, con attenzione a chi fa piú fatica a procedere nella vita. Solo l’amore può salvarci. Amore concreto, che coinvolge la fede a diventare prossimità.  Senza amore la speranza può venir meno ma si rianima e rafforza quando si incontrano le persone, che mosse dall’amore, esprimono segni concreti di umanità”. Eppure, accanto allo sdegno morale per una colpevole indifferenza, riesce a trovare  anche spazio per le esperienze positive e per la speranza che  ciascuno impari a prendersi cura, per quanto può, anche delle sorti degli altri.

                                                                                        

CODROIPO

FRANCO MARCHETTA E IL SOGNO DEL FRIULANO COME LINGUA EUROPEA


Al ricordo di Franco Marchetta, codroipese, 62 anni di uomo e padre, architetto e scrittore, il Caffè Letterario, presieduto da Luisa Venuti, ha dedicato una serata gradevolissima, tracciata con garbo ed eleganza.  Partendo dai  suoi nove  libri editi, quasi tutti nella lingua madre, uno appena pubblicato e uno inedito, il critico letterario Mario Turello  ha fatto emergere la figura di Franco quale “grande scrittore di casa nostra” mai banale, come i suoi maestri Bartolini e Giacomini che non si concedevano a facili letture. E’ emerso un Marchetta molto ironico, che passava le notti insonni a scrivere supportato  dal divertimento che ciò gli procurava.  Tutti i suoi libri sono percorsi da una estrema intelligenza, da un tempo morbido e da una speciale forma di contaminazione al “quadrato” controcorrente e al sapore di distopia. Si fa fatica, è vero, a leggere libri in friulano ma non quelli di Marchetta. Leggendoli ci si diverte, perché  lui si divertiva a scriverli. Il suo è un friulano piacevole, capace di dare spessore ai personaggi che vivono storie semplici, del mondo contadino, a volte grottesco ma reale. I suoi libri sono un mix di fantasia e precisione. Scriveva tanto, poi sottraeva, con l’idea fissa di portare il friulano fuori dal Friuli, valorizzandola al punto da sognarlo linguaggio europeo e il Friuli un “laboratorio italiano”. La sua letteratura è avulsa dalle solite narrazioni e la dimensione del sogno è presente in tutti i suoi libri. Ha vinto ben tre volte il premio San Simone di Codroipo ma la sua scoperta più grande è stata il romanzo “I fiori blu” di Raymond Queneau, del 1965,  tradotto in italiano da Italo Calvino. Come Queneau narra la storia di due differenti personaggi che si sognano reciprocamente, Marchetta attraversa i suoi romanzi sulla macchina del tempo modello DeLorean  gialla, protagonista del film  “Ritorno al futuro”. Una connessione Pop che non distingue la realtà dalla fantasia, fornendo un ulteriore indizio della profonda serietà dell’autore, così come emerge dal tema della morte, molto presente.

Un ritratto di  Franco uomo e Franco scrittore è  stato tracciato con leggerezza e affetto dallo scrittore Umberto Alberini, dal figlio Gianmaria Marchetta e dal critico letterario Mario Turello, gli attori Chiara Donada, Fabiano Fantini e Giacomo Trevisan, i giovanissimi musicisti Dario Caporuscio e Eugenio Delle Vedove. Regalando autentica emozione ai tantissimi amici intervenuti.


BERTIOLO

YOGA DELLA RISATA PER LA SALUTE E LA FELICITA’

Che non sia una frase fatta ma concreta opportunità per tutti lo dichiara la signora Rosa Fiume, da vent’anni entusiasta coordinatrice della sezione U.T.E. di Bertiolo e ora anche “ Laughter Yoga Teacher” di Yoga della risata. Per capire bene cosa sia bisognerebbe chiederlo prima di tutti al suo ideatore, il medico indiano  Madan Kataria, che nel 1995 ha messo a punto il metodo di respirazione yogica abbinato ai benefici della risata. “Porta il tuo corpo a ridere e la tua mente lo seguirà” il suo motto. “
RIDERE non conosce confini, non fa distinzioni di razza, credo religioso o colore ed è un LINGUAGGIO UNIVERSALE che può unificare il mondo”.  E’ un metodo unico, che sta diffondendosi rapidamente nel mondo, dove ognuno può ridere senza barzellette, senza umorismo e gags comiche, senza motivo ma mai senza senso.  Le riserve d’ossigeno nel corpo e nel cervello aumentano garantendo maggiore energia e salute.E’ ormai riscontrato che la risata stimola l’endorfina, l’ossitocina, la serotonina, ovvero gli ormoni della felicità – asserisce Rosa Fiume – capaci di contrastare il cortisolo e l’adrenalina dello stress che sfocia oggi troppo spesso nella  depressione.  Ci pensavano già i nostri nonni a dire che “Buon riso fa buon sangue” oppure “Aiutati che il ciel ti aiuta” e lo Yoga della risata non fa altro che dar ragione alla saggezza popolare cementandosi su quattro pilastri: gioco, canto, riso, ballo. Nomi importanti della medicina e della ricerca scientifica ne avvalorano l’importanza. In questo senso l’America è molto avanti e in Australia si è ridotto del 25% il consumo di psicofarmaci. Perché, quando una persona sta bene, trova in sé la forza per affrontare la vita.  A Bertiolo, dunque, la preziosa possibilità di frequentare il corso all’U.T.E.  da ottobre a febbraio, ogni mercoledì dalle 19.00 alle 20.00, con la docente Rosa Fiume, che ha già formato nove Leader capaci di darle supporto nei nuovi corsi in programmazione. Cosa si ottiene frequentando i corsi di Yoga della risata? Uno stato naturale di gioia, tipico dei bambini, recuperando risorse interiori e atteggiamenti di fiducia, empatia e cura verso se stessi e tutti gli altri esseri viventi. Ulteriore arricchimento sarà dato da cinque lezioni di biomusica, una al mese. Ma Rosa non intende certo fermarsi qui. Ha già tirato fuori dal cassetto il suo sogno  di far partire corsi di Yoga della risata in tutti i paesi del Medio Friuli. A titolo sempre gratuito. Ogni comune si farebbe carico del benessere dei propri cittadini a scopo preventivo, concedendo semplicemente un locale idoneo al Club di Yoga della Risata, aperto a tutti, che potrebbe sfociare nelle scuole di ogni ordine fino alle aziende. Inoltre, il comune si fregerebbe del titolo di COMUNE FELICE.  Rarità dalle nostre parti ma non mancano gli esempi cui far riferimento.  Come Beinette, in provincia di Cuneo, dove prosegue con successo “Beinette che ride”, il progetto di promozione della salute e del benessere a favore della popolazione. O Buthan, in Pakistan, dove il ministro della Felicità calcola il FIL, ovvero felicità interna lorda, o in India, dove in molte  scuole c’è il maestro di Risata che svolge un’ora di lezione al giorno per ogni classe. In India, ogni giorno e in ogni luogo, carceri e  caserme comprese, si svolgono 15 minuti di Yoga della Risata.  

Intanto, anche dalle nostre parti, partecipare a questi corsi, sarà occasione di crescita personale, in cui sperimentare e vivere la forza della risata, uno strumento semplice e potente per rilassarsi e combattere lo stress.

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