lunedì 17 ottobre 2016

E' AUTUNNO... "si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" alla Ungaretti


Ebbene sì, siamo già da un po’ entrati nell’autunno, basta guardare fuori dalla finestra per rendercene conto.

 "Si sta come d'autunno, sugli alberi, le foglie";  eterno verso di Giuseppe Ungaretti, capace di fotografare alla perfezione la situazione.

La forza delle poesie è tutta lì. Vedono, prevedono e riescono a restituire in poche parole tutta la complessa condizione umana. Questo frammento è di un'attualità sconcertante. Siamo ancora così, attoniti, in attesa di qualcosa che ci eviti una rovinosa caduta. Scusate questo insidioso pessimismo: è tutta colpa dell'autunno che ci trascina dentro pericolosi stati d'animo, è la stagione che è fatta così, per questo ha sempre spinto gli scrittori verso toni languidi e malinconici, se non proprio funebri.

 "I lunghi singhiozzi, dei violini, d'autunno, feriscono il mio cuore, con monotono, languore", ha sancito Paul Verlaine.

Non è stato da meno Charles Baudelaire, che così sentenzia nel suo Canto d'autunno: "Presto c'immergeremo nelle fredde tenebre, addio, vivida luce di estati troppo cortei. Sento già cadere con un battito funebre la legna, che rintrona sul selciato delle corti".


Difficile riprendersi dopo versi così lapidari! ma, se per scrollarci di dosso questo mantello di foglie morte, chiudiamo i libri e accendiamo la radio, potrebbe arrivare la confessione di un non meno poetico Lucio Dalla:

"Malinconia d'ottobre per tutto quello che non ho. Un cane passa, piscia e ride e aspetta insieme a me il tram di mezzanotte che han cancellato o non c'è più".

O cadere dalla padella nella brace, grazie a un Francesco Guccini d'annata:

"L'autunno ti fa sonnolento, la luce del giorno è un momento che irrompe e veloce è svanita: metafora lucida di quello che è la nostra vita...".

Non c'è scampo. E proprio colpa della stagione: non a caso il surriscaldamento del pianeta aveva cercato di cancellare per sempre queste inutili stagioni di mezzo.

 
Come diceva la mia nonna:

“Non ci son più le mezze stagioni”
 
Ho preso in prestito da Fabio Trevisan (amico e guida turistica) le parole e le citazioni. Anch'io amo l'autunno e mi preparo ad accoglierlo con cuore gonfio di gratitudine. Un altro anno regalato dalla Vita volge alla sua conclusione e ci regala i colori più sgargianti. Ogni albero aspetta l'ora del riposo. Meritato riposo.
Aggiungo la mia ODE all'autunno, pubblicato nel novembre 2015. 
 
ELOGIO ALL'AUTUNNO
Ha il caldo giusto. I termosifoni sono ancora spenti ma si può accendere già il caminetto o la stufa ed è bello passeggiare e sentire l’odore acre del primo fumo spalmarsi nell’aria.  I fiori sono ancora al lavoro e gli alberi si organizzano per il riposo invernale. 

 
Confesso che l’Autunno è la parte dell’anno che mi fa stare meglio.  

Perché è uno spettacolo, un trionfo di sfumature e profumi. I larici arrossiscono ma non di vergogna. Le foglie sono più vivaci che mai, un po’ in bilico, desiderose di spiccare quel salto verso la terra che hanno sempre visto dall’alto dei rami. Ignare del loro destino di tappeto offerto alla brina, agli uccelli e alle loro zampette intirizzite e alle scarpe di grandi e bambini. Le bacche selvatiche esplodono in tutte le sfumature cromatiche possibili.  Anche da noi, nelle giornate terse, si vedono le montagne con le cime spolverate di bianco. Se c’è il sole, poi, si concedono a lui vestendosi di sfumature rosa, rosse o di un grigio lunare che non ha eguali. Che dire poi dei tramonti? Di sicuro i più spettacolari dell’anno. Con quella rossa palla di fuoco che sembra incendiare il cielo, che sta lì, incredulo e mai sazio di tanta meraviglia. Se, invece, il tempo è ballerino, è gradevole  anche la pioggia fine, quella che senti entrare nelle ossa senza chiederti il permesso. O la nebbia, che offusca i contorni e rende tutto ovattato e compatto.
Va detto che l’Autunno è una manna anche per il nostro gusto. E’ questo il periodo ideale per mangiare l’uva, raccolta magari dai filari arrossati dopo la vendemmia. I cachi maturi, con quel sapore unico, tra il dolce e l’amarognolo. I funghi, figli dei boschi, che si offrono abbondanti nelle tante varietà.  Le verze, che arricchiscono le zuppe e le verdure e colorano gli orti appassiti perché, loro, non temono il freddo.  Che dire delle castagne? Magnifiche, nel loro mulatto colore, pronte per diventare caldarroste o lessate, da gustare col cucchiaino, come facevano i nostri nonni. Da accompagnare al vino novello, il primo dono delle viti quasi pronte per il riposo invernale.  Al primo calo della temperatura possiamo scaldarci con il tepore dei golfini colorati che abbiamo tirato fuori dagli armadi o che abbiamo comprato nel negozio dalla vetrina ammiccante.  Il cambio stagione è ormai fatto e sciarpe, stivaletti, giubbini fanno parte di noi, ovunque andiamo. A proposito, dove si va in Autunno?  In ogni luogo dove ci invitano le tantissime mostre, presentazioni di libri, corsi per tutti i gusti, concerti, cene tra amici e colleghi. Sono gli appuntamenti ideali  quando le giornate si fanno più corte, torna l’ora solare e alle cinque del pomeriggio è già buio. In Autunno arriva anche  la sottile malinconia del giorno dei defunti, dalla particolare dolcezza, perché ci fa sentire ancora vicine le mute presenze che accompagnano la vita di ognuno di noi. E allora è bello lasciarsi andare ai ricordi, sfogliando album ingialliti, condividendoli o godendoli in solitudine nell’intimità della nostra casa. Con quell’idea che stare dentro, al riparo, guardando le foglie danzare e il passare veloce delle auto con i finestrini appannati, sia davvero una sensazione gradevole.
Questo e molto altro è l’Autunno. Questo e molto altro è ciò che me lo fa amare. E sono sicura che abbia fatto, e continui a fare, lo stesso effetto anche  ai grandi autori di ogni epoca.  Penso a uno tra i tanti: Vivaldi e le sue Quattro Stagioni. Ascoltando l’Autunno ho la netta certezza che anche per lui fosse la stagione preferita, quella che fa guardare indietro con tenerezza e avanti con l’indefinita speranza in un’altra porzione di tempo. Da aspettare con pazienza e stupore.      
 

 

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