venerdì 13 gennaio 2017

IL PONTE: periodico del Medio Friuli - gennaio 2017





CODROIPO (ud): GRAN CONCERTI DI INIZIO ANNO con le Orchestre giovanili Bellunese e "Città di Codroipo"

Domenica 8 gennaio 2017, al Teatro Benois,  la 4° edizione del Grande Concerto di Inizio Anno ha suggellato l'unione di due orchestre giovanili: l’ Orchestra giovanile  “ Città di Codroipo” diretta dal M° Giorgio Cozzutti, con la collaborazione del M° Elena Blessano,  e  l’Orchestra giovanile bellunese diretta dal Maestro Matteo Andri. Due realtà a braccetto a sottolineare come la musica sia un bene universale.
L’atmosfera mitteleuropea si è concretizzata subito nell'aria gonfia di quella musica che sa di passione, di sacrificio, di emozione. Musica giovane che dà speranza al mondo e all'idea di pace che vorrebbe pervaderlo.
Prima e ultima parola a lei, alla Musica, quella che accomuna e mai divide. Ad iniziare la pastorale per il "Concerto della notte di Natale" made Orchestra Bellunese, diretta dal M° Matteo Andri, seguita dalla "Marcia turca"  quasi a visualizzare serpenti incantati dai flauti,  poi la Spagna vista con gli occhi del russo Korsakof e le vibrazioni del Bolero di Ravel. 
Da Vivaldi e il "Riposo per il Santissimo Natale" alla  "Marcia solenne"  dedicata da Dvorak nel 1879 a Sissi e  e Francesco Giuseppe per il loro anniversario di matrimonio. In piena Austria, nello sfarzo di corte. sembrava di vederli i sovrani, avanzare a braccetto tra i sudditi a far loro ala.  In divisa l'Imperatore e la Sissi con ampio abito bianco...            
Codroipo ombelico d' Europa, dunque,  grazie alla musica. E che musica! 
Come suggestione di luoghi e immagini che giocano a rimpiattino  con  le note e le voci degli strumenti.    Eccoli ad amplificarsi ancora di più quando le due orchestre si sono unite. Alla direzione l’alternarsi dei due direttori, per la Marcia Turca di Beethoven, la Danza russa "Trepak" di Cajkovskij e la coinvolgente Polka di Johann Strauss.  Doppio bis della Marcia di Radetzky  con il pubblico entusiasta che batte le mani sul tempo indicato e la netta sensazione di aver assistito a un Grande Concerto, con Grande Musica, degna di più ampi e blasonati palcoscenici.
Come vorrebbe il progetto dell'assessore alla cultura di Codroipo, Dott. Tiziana Cividini, che vedrebbe Villa Manin placo ideale per concerti di questa portata, magari abbinati alla danza e ad altre realtà di pregio attive sul territorio.
                                                                                                          
                                        

                                    CAMINO AL TAGLIAMENTO (Ud)
        MADE IN CAMINO, RAFFINATA VETRINA DI MUSICA GIOVANE

Made in Camino. Fatto a Camino. Titolo grandioso per una vetrina di giovane musica nata e scritta qui, in questo angolo del Medio Friuli, autentico vivaio di autori, ragazzi e ragazze che  affidano a note e suoni le loro emozioni, le loro paura, il loro tempo non sempre facile.  Cosa che da fuori sembra facile ma non lo è.  Perché la musica è un amore che molto dà ma molto chiede. Sacrificio, passione, ore e ore di prove, tanto studio. Perché la musica non si improvvisa ma si costruisce. E poi ci vuole la capacità di stare in gruppo, superando l’egocentrismo, mediando con il punto di vista di tutta la band, condividendone lo stile e gli obiettivi.  E, dopo tutto questo impegno, cercare  orecchie e luoghi dove far sentire la propria creatura musicale che non sempre corrisponde ai canoni commerciali. Che, forse,  non salirà sui palchi blasonati ma ha tantissimo da dire, anche se è nata in provincia e se fa fatica a osare e a mettere le ali.  Un plauso quindi all’ idea del musicista caminese Marco Della Mora che ha voluto tenacemente l’anno scorso realizzare Made in Camino.  Proprio per mettere su un bel palco, davanti a un pubblico caloroso questo tipo di musica, quella “made in Camino”. Dopo il successo del 2015 ecco l’idea di quest’anno, nata dal cantante codroipese Angelo Lorenzo Seretti nei giorni del terremoto in Abruzzo. Per “aiutare questa  gente che ha perso tutto ci vorrebbe un concerto, magari di giovani musicisti di casa nostra”. Made in Camino è nata così, con il patrocinio e l’impegno del Comune di Camino, in primis dell’assessore alla cultura Cristina Pilutti, della Pro Loco “ Il Vâr”, della Scuola di Musica Edma. La sera del 14 gennaio ha visto esibirsi sul palco gioiello della sala teatro ben cinque gruppi:   Reevers, Ametista Quartet, Carry and The Same, The Gangsters, Black Sunshine  e il cantante stile Frank Sinatra Angelo Seretti. Una vetrina raffinata di vari generi musicali, con strumentazioni inusuali come il cajon, tromba,  flicorno,  vibrafono e percussioni,  contrabbasso e clarinetto. Ogni gruppo con il proprio carattere e il personale modo di fare musica. Con generosità, raffinata educazione, rispetto per i tempi di tutti, il giusto entusiasmo e la legittima emozione. Perché ogni nota è una loro creatura, tanto preziosa perché non conosce la gratuità né la banalità.
Con l’orgoglio di tutti coloro che le hanno dato linfa, Made in Camino ha vinto, come la musica e la solidarietà. 
 Il momento finale ha riunito sul palco i protagonisti del concerto cui sono stati tributati apprezzamenti e consensi. Il signor Marco Gollinelli di Radio Centro Musica ha letto i dati di ascolto in streaming: ben 107 paesi del mondo collegati al concerto. Ultimo paese collegato è stato la Tanzania. Solo nella provincia di Udine 25.000 ascoltatori.
I 400 euro raccolti sono già stati consegnati alla Protezione Civile di Camino che, insieme alle somme raccolte in altre iniziative, ha provveduto a farli pervenire nelle  mani sicure della Protezione Civile dei paesi terremotati.
                 


                                                                               RIVOLTO (UD)
La Scuola dell’infanzia vincitrice al Concorso di Gemona “Ir, vue e doman” in lingua friulana

Nella sala consiliare di palazzo Botòn a Gemona, si è tenuta la  cerimonia di premiazione del X° concorso "Glemone ir, vuei e doman",  l' iniziativa  nata nel ’97 per ricordare monsignor Pietro Londero, un uomo che in vita s’impegnò fortemente per dare alla lingua e alla cultura friulana la dignità che le spetta.
Ancora una volta la scuola dell'infanzia di Rivolto si è meritata un premio, che segue la collezione di riconoscimenti che il prestigioso concorso le ha accreditato nel corso degli anni.  Quest’anno,  con il video in lingua friulana “Tunin, il surisin”  a pari merito con l’Ist. Comprensivo di San Daniele, si è aggiudicata il terzo premio.  Il lavoro documenta l’attività di  insegnamento a tutti gli allievi da parte delle docenti Paola Benedetti, Maristella Prenassi e Sandra Tassile, sempre in prima linea per la valorizzazione della lingua friulana.
                                                                                                                                                            


                                                                 LIBRO 

“PER NON DIMENTICARE” di Bruno Fabretti
Più che libro è un diario che Bruno Fabretti, classe 1923, residente a Nimis (Ud) in Via Vittorio Veneto, 7 ha scritto per “NON DIMENTICARE” ciò che ha vissuto in gioventù. E’ il suo diario, scritto durante le notti del suo primo lavoro dopo il rimpatrio, come guardia giurata alla 5° O.R.A. (Officina Militare Div. Julia-Basiliano). E’ la  documentazione precisa e arricchita da disegno originali di un deportato nei lager nazisti di Dachau, Neuengamme e Buchenwald. Soltanto dopo oltre cinquant’anni Bruno ha tolto la polvere a quel diario.  Prima lo aveva sepolto nel silenzio più totale. Egli non voleva parlare degli orrori che aveva visto, patito, sofferto perché i fatti erano inenarrabili, terrificanti. Vissuti in prima persona, scolpiti nella memoria come quel numero sul braccio, che ancora resiste. G2588.  Ha avuto bisogno di mezzo secolo di silenzio per prendere il coraggio di raccontare. E lo ha fatto in televisione, a Rai 2 da Magalli, da Maurizio Costanzo, da Massimo Giletti. Va ancora nelle scuole a dire, a documentare come sia avvenuto realmente lo sterminio nazista. Si commuove sempre, pur con grande sobrietà e compostezza, nel rinverdire esperienze che aveva tenuto per sé, preferendo confidarle a un diario custodito gelosamente.   
Ci ha pensato molto prima di pubblicarlo, per timore che i giovani dicessero che i sopravvissuti raccontano storie “come noi bambini ridevamo quando il nonno ci parlava della Grande guerra”. Ma quale era la vita, se così si può ancora chiamare, nei lager, per Fabretti e tanti suoi compaesani allora poco più che ventenni? “Non si capiva niente. Si era come robot. Il mio compito era forse “privilegiato” rispetto agli altri. Ero addetto ai forni crematori. Avevo così mezzo litro di brodaglia in più. Dovevo prendere i cadaveri, caricarli su un carrello speciale, metterli dentro, aspettare che si cuocessero, tirarne fuori la cenere e portarla all’esterno”. Un particolare drammatico nel dramma “Tra i corpi un giorno ho riconosciuto un certo Comelli del mio paese”. ancora orrore, fame e cannibalismo. “ La notte , alcuni recuperavano i cadaveri che venivano portati nei block e, aiutandosi con pezzi di lamette ritagliate dai barattoli, ne mangiavano alcuni brandelli. Io non sono mai potuto arrivare a questo ma cercavo le bucce di patate tra le latrine”. 
E poi, nel 1945, la liberazione. I prigionieri erano abbandonati a se stessi in un campo circondato da filo elettrificato. Fabretti è riuscito a fuggire assieme a un gruppo di russi e a uno jugoslavo. Pesava appena 38 chili. Il suo bagaglio era una giovinezza rubata e un brandello di vita. Bagaglio ricco,  da “fortunati” rispetto alle migliaia di persone che non ce l’avevano fatta e che erano diventati cumuli di cenere senza identità. Tornato a Nimis, Bruno ha trovato solo distruzione. Nemmeno la sua casa esisteva più né la sua famiglia né la madre, per fortuna poi ritrovata, sola e spaesata a Feletto Umberto. “Una povera donna, con i capelli racchiusi a forma di crocchia sulla testa, un gran grembiule consunto e un paio di ciabatte ai piedi”.   
Dopo averla ritrovata Fabretti ringraziò Gesù per quella grazia tanto grande. E poi i giorni sono andati avanti. Bruno si è fatto una propria famiglia, ha avuto figli ma nemmeno a loro raccontava mai nulla dello  strazio subìto in gioventù. Poi, dopo oltre 50 anni, eccolo sentire il dovere di far sapere la verità sulla tirannide nazifascista dalla quale la civiltà umana ha rischiato di uscire distrutta. Oggi, Bruno Fabretti invoca la pace e raccomanda di non odiare ma ricordare e imparare. 
Lo dice e lo scrive, da giornalista quale è “ Questo diario è un documento che lascio ai miei figli, affinchè essi sappiano la terribile esistenza passata da loro padre nella sua gioventù. Per conservare date e posti, riferimenti più o meno ricordati, ma ugualmente validi per un domani, quando la mia mente non potrà certo più elencare tutto a causa degli anni, se ancora in vita”. Il libro vuole rimanere un testamento spirituale, non un documento pubblicitario, ma una memoria che illustra un’epoca da cui trarre le debite risultanze.
 Un omaggio a undici milioni di giovani che oggi non hanno nemmeno una tomba, ma solo ampi prati di torba dove sono finite le loro ceneri.

1 commento:

  1. quante cose fate in quella zona. magari anche dove sto io

    RispondiElimina