domenica 12 febbraio 2017

"DALLE PIETRE USCI' IL CANTO": con Coro ANA di Codroipo e Teatrando, per i 40 anni del terremoto in Friuli - 11 febbraio 2017 SEDEGLIANO (UD)



Standing ovation per lo spettacolo "Dalle pietre uscì un canto" a ricordare il terremoto
 
Sul palco del teatro “P. Clabassi” di Sedegliano, per i 40 anni dal terremoto in Friuli,  il gruppo Senior del dipartimento di teatro della Scuola di Musica “Città di Codroipo”, preparato e diretto dalla prof.ssa Monica Aguzzi,  e il coro ANA di Codroipo, diretto dal m° Massimiliano Golin, hanno messo in scena un connubio vincente  di parole, interpretazione  e canzoni. 
Lo spettacolo dai contenuti straripanti e garbatamente fusi tra l’interpretazione magistrale dei dieci ragazzi di Teatrando e i canti del Coro Ana, ha suscitato magica incredulità  ed emozione per gli importanti contenuti espressi. 
Un gruppo di ragazzi del 2016 raccontano a ritroso di 40 anni e capiscono cosa  hanno avuto  in  eredità da coetanei inghiottiti dall’Orcolat e ne colgono il testimone affinchè  non debbano morire  i sapori e le emozioni del loro mondo inghiottito dal terremoto. 

 La trama dello spettacolo, infatti,  era incentrata nel gioco del testamento di dieci ragazzi in un cimitero, in una sorta di prova di coraggio, la sera del 6 maggio 1976. 
Ciascuno di essi aveva scelto un oggetto da lasciare per chi l’avesse trovato tra cent’anni, una sorta di richiesta di non dimenticare la loro lingua, gli affetti, la storia. Un mestolo di legno, un telefono, un rullino, una radio, una lettera del nonno, un libro, la bicicletta, gli occhiali per vedere nel futuro ovvero nel 2016. 
Alla fine un boato e l’Orcolat li ha portati via. Ma non abbastanza lontano da essere dimenticati.
Standing ovation da parte del folto pubblico e, in conclusione, l’applauditissimo fuori programma che ha visto fondersi in un unico coro i ragazzi e i cantori  dell’ANA di Codroipo per interpretare insieme  “Sul cappello che noi portiamo” una delle più famose canzoni degli alpini.
Come ha detto Marta Masotti, assessore alla cultura di Sedegliano,  lo spettacolo non è improntato sul nostalgico ma si rivela opportunità per ripensare al tempo passato,  ai riflessi che ha sul presente e alla  proiezione futura, con l’assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi per ciò che accadrà.


La Direttrice della Scuola di Musica "Città di Codroipo" Elena Blessano ha riassunto lo spettacolo in memoria dei 40 anni dal terremoto così: "Un gruppo di ragazzi (i "Seniors" del dipartimento di teatro della Scuola di Musica "Città di Codroipo"), un coro di Alpini (Coro Ana, sezione Codroipo), una regista e sceneggiatrice d'eccezione (Monica Aguzzi), un direttore del coro sensibile e preciso (Massimiliano Golin).  
Una serata così intensa da muovere cuore, pancia, lacrime. Emozioni speciali"




Lo spettacolo inizia con il Coro in scena. Dietro.  Poi entrano i ragazzi vestiti di bianco.  Sono a una festa di compleanno di uno di loro. Sono allegri. Sono appena tornati dal gioco del testamento in cimitero. Poi un boato.  Tutto trema.   
Silenzio pieno di polvere e tutti i ragazzi a terra... e il Coro canta  FRIUL. 
 I  ragazzi  aprono gli occhi e ognuno racconta la paura...  “Siamo finiti nella pancia dell’Orcolat”.   Ricordano quella sera e il gioco del testamento e del coraggio.   Mettono anelli di stagioni nelle dita delle mani. E poi il canto del Coro... “ La fiaba di un sorriso che ha cercato i nostri occhi

col profumo delle viole...  Il vecchio gelso mette fiabe di sorrisi come anelli nelle mani. E ricama ancora il sole.”   Colpo di scena.
Torna la storia di 40 anni fa. “Che messaggio vuoi lasciare alle generazioni future?  La morte significa anche vita. Siamo in  cimitero.  Ho portato il mestolo di legno. Se fra 100 anni qualcuno dovesse trovarlo voglio che senta il sapore del fr
ico.Il Coro  canta “Amici miei, venite qui, cantate insieme a me”.
   Intanto i ragazzi sono immobili durante tutta la canzone poi un ragazzo porta la bicicletta che gli ha regalato suo nonno.
E’ piena di vento e di fango nei campi.  “Pree frut”.. dice la voce fuori campo “conta solo sulle tue forze. La vita è fatta di  vento buono e di burrasca”. 

Il Coro  canta “Sul   cappello che noi portiamo c’è una lunga penna nera che a noi serve da bandiera ... coglieremo stelle alpine x portarle alle bambine”.  
Un altro ragazzo porta la radio che faceva muovere  le dita della nonna. “ Tutto esce dalle mie dita  e allora accendo la radio e canto così mia  nonna esce dal guscio e io canto si perché è un  modo per uscire dalle pietre .
Se troverete questa radio  fate cantare ancora le canzoni di mia nonna.                                       
                                        Non  dimenticate la nostra lingua  e il suo colore”. 


     Compare anche la nostalgia per il proprio paese, nella consapevolezza che il colore diverso della propria pelle sia un muro, poi abbattuto dall'apertura tipica dei ragazzi. 
Una ragazza porta un libro che il nonno le ha aggiustato. “ Perché le cose che vengono dal passato non possono morire” Il Coro  canta il Vento... ritorna ritorna ancora la voce del silenzio ritorna ancora sulla prima neve ... ritorna la voce della pace dai brividi segreti di un coro di montagna dai prati delle storie”. Un altro ragazzo porta un rullino  fotografico da cui far entrare dentro l’ anima. “ Click e fermo il tempo…  fermo il sorriso di mia  madre e la faccia di mio nonno quando mangia la prima zucchina. La foto è un racconto muto”. Il Coro canta “Sopra i prati danza già  il vento della rugiada. Scende sui prati l’ ora della sera,  salgono sui tetti voci di preghiera”.  Poi un altro ragazzo presenta la lettera con il racconto del nonno e un altro ancora la nostalgi aper la sua terra.  “ La bellezza nasconde la sofferenza che si  nutre della vita per farle crescere le ali”.  Il Coro  canta “ Io parto. Addio,  non so se tornerò.  Qui lascio il mio cuor. Montagne addio,  non vi scorderò”. Una ragazza   porta gli occhiali che vedono il futuro e   guarda nel 2016...  le auto velocissime, poche bici, lunga fila che parte dall’Africa e va su fino alla Svezia. Come mai? Ci sarà  un concerto o un nuovo supermercato? Tanti pesci che galleggiano... ma quelli non sono pesci... nuovi muri di silenzi disperati”.
Il Coro canta “ Signore delle cime,  un nostro amico ha chiesto alla montagna ma  ti preghiamo su nel paradiso lascialo andare per le tue montagne”. 
Le storie vogliono  lottare per un nuovo compimento, per
celebrare la speranza di non essere dimenticati sotto le pietre. Solo così sarà maggio.  Il Coro canta “  Maggio e ancora maggio di silenzi e fiordalisi con i giochi della sera ... dal tarassaco alla neve... sarà il tempo dei tuoi occhi sull’ azzurro di genziana tra i silenzi dei narcisi. Sarà maggio e ancora maggio nel tuo  cuore...   vieni Signore perché anche la morte non sarà più”.   
Un telo trasparente copre i ragazzi, stesi mentre il Coro canta “ Il fret al e culi... e al pluf al pluf  ( il freddo è qui… e piove e piove)“.   Come tutto il tempo dello spettacolo che ha insegnato e insegnerà come i ragazzi siano la speranza per un domani di pace. Le loro braccia spuntano dal telo. Mani aperte.  Un momento toccante.  
 Oltre le parole.

Con i fatti. Perché tutti i testi  - cosa apprezzabilissima - sono scritti da loro, da questi ragazzi. 
  
                Anche la sincerità è il loro patrimonio.



















































2 commenti:

  1. spettacolo da ricordare e ben organizzato

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  2. condivido e spero venga replicato presto prchè è giusto che venga visto da molte persone e ne sia recepito il messaggio

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