mercoledì 15 febbraio 2017

FORTE & CHIARO: mensile del Medio FRIULI - febbraio 2017



BERTIOLO  (UD)                   L’U.T.E. ha 20 anni e ben portati 

Il 25 gennaio ha siglato i quattro lustri della prima sezione satellite dell’Università della Terza età del Codroipese.
Nata dal coraggio di un’idea di un piccolo gruppo persone, ha visto avvicendarsi 120 insegnanti e 600 allievi, di cui  132 nell’attuale anno accademico. 
Un grande evento, quindi, per Bertiolo e per colei che ne è sempre stata l’anima: Rosa Fiume. In un auditorium gremito, l’apertura della serata di festa,  è stata affidata al Coro UTE  di  Rivignano diretto dal M° Zanetti. 
Ha interpretato “ Signore delle cime”, “Friul” di Ciso Fior “ Oh! Friuli benedetto dal Signore” e un canto  dedicato a un vecchio lavoro della Val di Resia “Il cjalcjumit “ di Giovanni B. Candotti. “  L’ è ca chel puar om ... cjalait ce robe...  e “Gaudeamus igitur“, armonizzato e diretto dal M° Zanetti ovvero  l’inno che si canta ai laureati. 
 Presenti gli ex  sindaci di Bertiolo, Luigi Lant, Mario Battistutta, e l'attuale, Eleonora Viscardis, il presidente dell’UTE del codroipese, dr. Lionello Baruzzini, il consigliere regionale Vittorino Boem, i coordinatori delle sezioni di Rivignano-Teor,  Marcello Pestrin e di  Lestizza, prof. Adele Russo Perez.
Ciascuno di essi ha elogiato le valenze culturali e sociali della sezione, la cui testimonianza sta nelle parole dell’attestato donato dal Comune. Plauso con pergamena a tre persone che da vent’anni sono iscritte all’UTE e prestano il loro servizio volontario: l’insegnante del corso di maglia e uncinetto, Malisan Santina, la delegata di sezione Cordovado Loretta e Rosa Fiume, Coordinatrice di sezione che, dal 28 gennaio, ha passato il testimone alla  dott.ssa Bacinello Valentina.  
E’ stato ricordato più volte il prof. Zanini Roberto, mentore per anni delle sezioni staccate e Presidente, fino a due anni fa dell’ associazione codroipese. Il consigliere regionale Boem  ha dichiarato, tra l’altro,  che l’UTE “ha  prodotto crescita nelle comunità, dimostrando che si può stare insieme anche se si appartiene a campanili diversi”. 
Il momento chiave è stato quello apprezzatissimo di Letizia Espanoli,  ambasciatrice di “yoga della risata” nel mondo, autrice di numerose pubblicazioni, che ha trattato il tema “ Invecchiamento e Felicità”.
“Il benessere e la salute non sono sempre fortuna” ha esordito “ la neuroscienza dice che cervello è fatto per migliorare con l’ uso. Più lo usi più lui migliora. Tutti i giorni nascono nuovi neuroni e non è vero che muoiono e basta. Crescono ma, se quando sono piccoli non li usiamo, li perdiamo.  Ci vuole, quindi, l’impegno a usarlo. La  neurocardiologia attesta che l’intelligenza del cuore genera 40mila cellule atte a dialogare con la  mente”.  Ha citato Seliman, lo scopritore degli effetti dell’ottimismo e del pessimismo.
L’ottimista vede il bicchiere sempre pieno,  ottiene  più risultati, si ammala di meno e guarisce prima. La psiconeuroendocrinoimmunologia  sostiene che  ogni nostro  pensiero attiva sostanze chimiche all’ interno del nostro corpo.   Se si sta più di 5 minuti arrabbiati il sistema immunitario precipita per le sei ore successive. Dobbiamo allenarci ai pensieri positivi.  
Se ospitiamo pensieri felici si creano le sostanze  della salute,  serotonina, ossitocina, le endorfine negli abbracci, almeno otto  al giorno. Abilità da allenare. Come il non cedere a ciò che non va. O dare tutto per scontato.
La Espanoli ha generosamente suggerito ricette antiage per l’anima. La curiosità, ad esempio,  uno dei più potenti strumenti antinvecchiamento.  Fare cose nuove ogni giorno.  Apprendere qualcosa di nuovo. Così si  crea la dopamina che tiene attivi.  Mai dire “non si può fare”.  
Non smettere  di giocare perché si è anziani ma  si invecchia perché si smette di giocare.
Non fare parole  crociate  pensando di prevenire  il deterioramento del cervello bensì regalandosi una vita ricca di stimoli.  A vedere cose belle dentro e fuori di noi.  
La qualità del cervello diventa  la qualità  della vita.  Bisogna svelare il bello dentro di noi, dire di più “uauh,  che meravigliosa persona sono”.      Gli antiage più efficaci sono: la gratitudine,  almeno cinque minuti al giorno di grazie con il cuore non detto meccanicamente ma rimettendo in moto il cuore; l’ umorismo che fa bene, la risata è a costo zero e provoca la serotonina, l’ormone del buonumore;  il perdono, che abbassa la pressione,  migliora il sonno. Mai dare nulla per scontato nulla né pensare che tutto  sia dovuto. 
Quando un anziano lascia che il bambino sia il suo insegnante non invecchia.
 Invecchiamento e felicità è, quindi, un binomio possibile a patto che si inizi a dare valore all’ essere e non al fare, diventando  esploratore di bellezza, imparando a essere fantastici.  Partire dal corpo vuol dire consentire alla mente di essere un bellissimo campo di opportunità.    Si impara a  invecchiare da giovani.   


BERTIOLO - POZZECCO:   UNA VERA STORIA D’AMORE
Dolfina e Settimio… sullo stesso treno per il cielo.  Dopo 67 anni insieme

San Valentino sarebbe felice di leggere questa storia d’amore che ha premiato i suoi protagonisti con la partenza sincronizzata per l’ultimo viaggio. Insieme in una vita lunga 67 anni vissuta mano nella   dove condividevano la stessa camera.  Donna forte Dolfina, combattiva verso ogni difficoltà della vita, lavoratrice instancabile.  Agricoltore, emigrante e combattente nella campagna del Montenegro, Settimio. 
Non è stata facile la loro vita. Settimio, orfano di madre a 8 anni, a 13 era andato a lavorare nelle risaie in Piemonte, dove già si trovava un fratello. Poi si era trasferito in Svizzera, sempre per lavoro. Rientrato verso i 30 anni a Pozzecco, si era sposato. Dolfina aveva avuto problemi seri di salute, ma aveva sempre superato con tenacia ogni difficoltà. Sostenersi sempre uno all’altro e amare la famiglia, è sempre stata la loro forza. Erano, infatti, genitori di tre figlie, Anna, Giuseppina e Luigina, attuale assessore alla cultura del Comune di Bertiolo. La longeva coppia da poco più di un anno era ospite della casa di riposo, visto che entrambi avevano bisogno di essere seguiti con continuità anche dal punto di vista sanitario. L’epilogo finale ha visto Settimio spirare alle tre di mattina del 1 febbraio e Dolfina alle 12 dello stesso giorno.  Non per il dispiacere perché lei non lo aveva saputo. Più bello pensare che lui l’abbia chiamata con la voce di quella che è stata la loro forza in una lunghissima vita: l’Amore.   Il loro desiderio di essere sempre insieme si è realizzato e anche lassù continueranno a tenersi per mano, uniti, e solo nel bene. Mano nella mano anche alla recente festa di anniversario. Nevicava quel giorno, come quando si erano sposati. Insieme nella morte, serena, come in un sogno sperato da entrambi. Dolfina Dell’Angela, 92 anni e Settimio Iacuzzi, 97 , sono deceduti serenamente poche ore l’una dall’altro nella residenza Zaffiro di Fagagna. Lasciando intorno a loro una scia di serenità e tenerezza.
                                                                                                                                                            


RACCONTO DI VIAGGIO
A SANTIAGO DE COMPOSTELA: SULLE ORME DI CICOGNE E PELLEGRINI

L’idea di poter fare il Cammino di Santiago mi solleticava da tempo. Un mese? dicevo a me stessa. E chi ce l’ha! A piedi? Figuriamoci. Eppure… qualcosa continuava a suggerirmi che anch’io ci sarei   Ecco che dall’idea alla realtà non ci è voluto poi molto.  Quasi in un baleno ecco la Spagna, sulla strada che da Pamplona conduce a Santiago De Compostela estendendosi a Finisterre. Lo spirito del Cammino è ovunque. Nell’aria, nella cordialità, nella semplicità. Qui nessuno è mai solo perché le persone profumano di gentilezza e non conoscono la parola “indifferenza”. Estesi vigneti, pale eoliche come vedette, nidi di cicogne benedicono i paesi baschi e la verde Vitoria, la filigrana di paesini, chiese romaniche e cattedrali, ponti, fiumi, monasteri.

potuta andare. Non con zaino in spalla, certo, ma in aereo e pullman sì. Un “Cammino” più comodo ma sulla stessa via che, da millenni, richiama pellegrini da tutto il mondo. In una settimana. Sì, è fattibile.
Scrittori muti di romanzi millenari. Pellegrini di ogni età sorridono alle ginestre mentre incidono le loro orme sui sentieri a fianco della superstrada.
Li ammiro e mi scopro felice di essere qui, pur ignara della visione che sta per riservarmi Santo Domingo de la Calzada, dove un vero pollaio è incredibile monumento dentro la cattedrale. Il canto del gallo mi accompagna fino a Burgos, il cui castello d’avorio invita al Mirador, dove la falce lunare abbraccia l’orizzonte.  Il giorno seguente, biondi campi e sconfinate mesetas annunciano Leon, con la cattedrale di luce e le architetture di Gaudì. Ad ogni tappa una sorpresa. Feste, sfilate, musica.
Una rotta in continuo crescendo che delizia il palato con il cioccolato di Astorga, per poi invertire l’ orologio anagrafico a Castriglio de las Polvazares, il paesino già set di film famosi, dove famiglie di cicogne albergano su fortunati comignoli.
Con animo e piedi leggeri raggiungo la Cruz de Fero, dove poso il sasso che ho tenuto in tasca per tutto il viaggio. Un piccolo, volontario sacrificio, in segno di gratitudine per l’esperienza del Cammino.
I passi danzano tra i fiori di erica prima di abbracciare la croce, obbedendo ai rituali degli antichi pellegrini.
E’ come avere le ali!
Che già volano al Castello dei Templari a Ponferrada e poi a Cebreiro, dove il Sacro Graal e la Bibbia in tutte le lingue trovano degna dimora.
La materialità lascia spazio all’essenzialità e alla consapevolezza di quanto siano immensi i doni della Vita. Come Samos, Melìde, il Monte Gozo, la piramide di pietra incisa dallo spirito di Papa Giovanni Paolo 2°.
Arrivare a Santiago ormai è urgenza. Vederne i primi, netti profili, fa accelerare il battito.
Entrare in cattedrale dalla porta del Cammino e abbracciare San Giacomo dal “Camarìn”, riflettendo il volto sull’oro del suo manto, è emozione così grande da annullare ogni parola.
Che risorge nel silenzio di un’istintiva preghiera.





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