mercoledì 15 febbraio 2017

IL PAESE - Magazine di cultura e informazione del Medio Friuli - Febbraio 2017



                                                VITA DA PASSWORD

Numeri, numeri, ovunque e comunque numeri. Rigorosamente da ricordare.
Già, perché, quasi senza rendercene conto, la nostra vita è tutta un pin e codici di accesso a bancomat, carta di credito, computer, cellulare, home banking, e la combinazione della cassaforte e dell’allarme.                                  Praticamente la nostra vita è tutta una password.  
 E chi ce l’ha tutta quella memoria di ferro necessaria a ricordarle tutte? 
Anche chi non ha il cellulare, che ormai è la terza mano di quasi tutti noi, ha la sua bella collezione di numeri da tenere a mente.   
A chi non è mai capitato di essere alla cassa del supermercato e di venir colto in fallo da quel benedetto numero del bancomat che scappa nei meandri del cervello e sembra non voler uscire da lì?  Il tutto mentre quelli della fila e la cassiera attendono con quella punta di impazienza che ingarbuglia ancor di più la lista dei numeri che ballano in testa?  
 Pena la brutta figura, sapendo bene che dopo tre tentativi il bancomat si blocca per le note ragioni di sicurezza.  Che dire poi della valigia con la combinazione? Sicurissimi di ricordarla quando la si imposta, nel momento dell’apertura non sempre la cosa va liscia come si vorrebbe. 
Così la cassetta di sicurezza di casa o dell’albergo  che hanno sempre il loro bravo codice da memorizzare. Vietato lasciare biglietti in giro altrimenti casca l’asino. 
Una soluzione ci sarebbe ovvero una combinazione che vada bene per tutto. Ma badando che non sia troppo semplice o banale. Gli hacker ovvero i violatori della privacy sono abilissimi nell’ indovinare le combinazioni più ovvie.   
Molti inseriscono la data di nascita o il classico zero zero zero ma sarà sufficiente per ricordarlo?  E, dulcis in fundo, ecco la collezione di codici fiscali, cellulari di figli, moglie, marito, e chi più ne ha più ne metta. 
Ma come ovviare a questo diluvio?  
 La soluzione più logica direbbe di mandare al diavolo tutti i numeri di questo pazzo mondo tecnologico ma non si può, pena l’esclusione dal tran tran.  A proposito, vi ricordate il codice del citofono e del portone automatico e la password per accendere il computer e per aprire Fb, il WiFi,  vero?   
Certo, perché quasi tutti soffriamo di una strana forma di “tic” praticamente inguaribile per mancanza di cura.  Alla fine che facciamo?  
 Brontoliamo, ci lamentiamo, facciamo brutte figure e poi ci adeguiamo perché così fan tutti.  E poi  va a finire che smanettiamo, telecomandiamo, meravigliandoci di riuscire perfino a ricordare gli accessi.   
L’altro giorno ho sperimentato la cosa inversa e l’ho presa come un dono inaspettato. A metà strada verso Udine mi sono accorta di aver dimenticato il cellulare. 
“Che bello” mi sono detta, anche se un pensiero furtivo mi indispettiva ripetendo “ E  se ti succede qualcosa e non puoi chiamare nessuno?” 
Per la prima volta mi sono sorpresa ad assistere a un corso senza prendere appunti né scattare foto. Ad avere la testa sgombra dalla tentazione di vedere il display mentre osservavo che molti dei colleghi giornalisti lo facevano. 
Ammetto di essermi goduta tre ore di libertà ma, appena tornata a casa, la prima cosa che ho fatto è stato recuperare il cellulare ancora sotto carica, pronto alla quotidiana lista di messaggi, richieste, saluti. 
E allora ho capito che non resta che rassegnarci a questa realtà,  triste o allegra che sia, e senza lamenti. 
E i numeri da memorizzare? Un’ottima palestra per il cervello, obbligato al costante allenamento. E se ogni tanto va in tilt?
 Tutto regolare, perché così fan tutti.

1 commento:

  1. complimenti per come sai dire le cose in modo che tutti possano capirle

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