sabato 11 marzo 2017

FORTE & CHIARO - Mensile del Medio Friuli - marzo 2017



                     CODROIPO,  SE CI SEI BATTI UN COLPO
Alzi la mano chi, passeggiando per il centro di Codroipo, non ha sentito una stretta allo stomaco vedendo le vetrine con carte a brandelli, penzoloni, con nemmeno più la scritta Affittasi o Vendesi. A me è successo e, ancor di più, dopo il tragico fatto disperato, avvenuto proprio in un negozio da poco svuotato. Dopo che un marchio che a Codroipo aveva dato lustro ha chiuso i battenti, lasciando nudo e crudo l’ampio locale di Via Candotti.  Camminando a passo lento ho guardato dentro quelle vetrine che fino a poco tempo fa luccicavano di capi di abbigliamento di qualità. Ora,  a farla da padroni, sono i muri scrostati, i fili dell’aria condizionata e i fari appesi al soffitto. Stessa cosa sull’altro lato di Via Candotti, all’angolo che conduce in Via Piave. Le vetrine vuote gridano vendetta.  Proseguendo verso Piazza Garibaldi ecco  altri negozi chiusi e poi altri, fino all’ex Casalinga. Ho chiesto ad alcune persone che, come me, guardavano quelle vetrine con espressione rattristata, che cosa ne pensassero. “ Tristezza atomica” mi ha risposto una giovane mamma con il suo bambino per mano. ” Disperazione” la frase di una signora in passeggiata. Che Codroipo versi in uno stato di torpore è sotto gli occhi di tutti.  
Cosa può fare una comunità per migliorare questo stato di cose? E il Comune? E i commercianti? E il singolo cittadino?
E’ fin troppo facile scagliare la lancia verso le istituzioni. Sicuramente c’è ingegno e creatività all’interno. Ci sono anche compagini di liberi cittadini che si ritrovano e ne parlano. Uno tra i tanti è il gruppo “Fare Comunità” che si sta prendendo a cuore questo e altri punti dolenti del codroipese. Quanto ai liberi cittadini posso dire che i pareri sono contrastanti. Ci sono quelli cui poco importa di come vadano le cose perchè, tanto, preferiscono andare ai vari centri commerciali a fare la spesa, a cena e a pranzo, perché c’è maggiore offerta e scelta.  Ci sono altri che ormai, con un click, si fanno arrivare tutto a casa e, di fatto, i camion dei vari corrieri si fanno notare sulle strade di Codroipo con la loro nutrita presenza. Altri ancora sono affezionati ai piccoli negozi e preferiscono acquistare qui  perché lo ritengono giusto, familiare e ci tengono a lasciare il loro denaro in zona.  E poi ci sono i negozianti che alzano ogni giorno la loro saracinesca. Con quella caparbia risolutezza che li porta ad agire con onestà, a pagare tutte le tasse richieste da papà Stato, risicando il proprio stipendio pur di andare avanti credendo nel valore del LAVORO. Anche a Codroipo ce ne sono e tanti. Commercianti temerari che a oggi resistono e tengono aperto, nonostante i tempi di questa Italia sgangherata, la crisi europea, i molteplici problemi, il fare e disfare di molti, la voglia di emergere di altri. E tengono duro, con il sorriso stampato in faccia, certi che la giornata sarà migliore perché certi di  dare il servizio migliore. Magari non vanno sui giornali né vengono premiati ma possono essere da esempio e dare forza a chi inizia e poi resiste.
Nota positiva sta nel fatto che, di recente, la stampa locale abbia dato giusto risalto alle nuove attività avviate da alcuni  giovani.  Ma ci sono anche quei commercianti, senza distinzioni di età,  che, senza aiuti esterni, sborsando di tasca propria,  organizzano  eventi, feste, giochi, occasioni di divertimento, senza tante bandiere esposte.
Di questo né di loro nessuno parla. Né di aziende che vanno bene, sono note nel mondo, e hanno sede qui. Prendo dal Gruppo “Sei di Codroipo se” questo commento che condivido. “Come mai si parla solo di cose negative e non di cose positive? Come mai quando qualcuno fa qualcosa invece di chiacchierare non viene elogiato o almeno nominato?  Torniamo al discorso che a Codroipo siamo solo capaci di criticare e non di apprezzare? Vogliamo qualche volta applaudire e apprezzare chi FA qualcosa?  Vogliamo dar spazio a questi COMMERCIANTI che sono degni di essere chiamati tali?”.  Non voglio credere che  a Codroipo si sia più bravi a  criticare che ad  apprezzare. Mi auguro che la nostra città non venga lasciata languire in una sorta di abbandono collettivo. Almeno chi qui è nato e vi risiede e per lei nutre dell’affetto ha l’obbligo morale di fare qualcosa affinché non diventi un deserto.
Sarebbe una sconfitta per tutti.                                                                    

                         MOSTRA SULLE STORIE DELL’IMPRESSIONISMO a TREVISO
Chiuderà  il 1° maggio la mostra ospitata al Museo di Santa Caterina di Treviso che espone ben 139 opere che testimoniano il periodo dell’impressionismo, corrente artistica nata in Francia, a Parigi, tra il 1860 e il 1870 e durata fino ai primi anni del Novecento.  A farla da padroni sono i grandi nomi e interpreti, Claude Monet, Pissarro, Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas,  Paul Cèzanne,  Van Gogh e molti altri. Un tripudio di colori e stili di VITE rese immortali dall'ARTE. L'unica pittrice donna in mostra è l'amante e modella di Manet, Berthe Morisot, con il quadro “Donna e la bambina in un prato” del 1882. Ma cosa significa “Impressionismo”? Impressione, emozione.  Il contrasto di luce e ombra,  i colori accesi e decisi. Pittura  “all’aria aperta”,  fuori dai tradizionali studi dei pittori, a contatto con la natura e il mondo esterno.  Noi dobbiamo decifrarne lo stile, il  tema, l’emozione. Dobbiamo leggere l’andatura del pennello che imprime per creare l’impressione. L’ impressionista, infatti,  svirgoletta con pennellate veloci dal basso schizzando verso alto. Non c’è mai omogeneità né  limpidezza. Il quadro appare difficile da decifrare e bisogna spostarsi perché non  c’è il contorno né l’idea esatta della figura.  Come i bambini, contorna sempre con colori scuri, neri, marroni. Le sfumature nascono dall’accostamento dei colori. Le scene  sono realizzate senza alcun filtro, di getto. Il pittore, lavorando all’esterno, ha bisogno di strumenti più facili da trasportare, e così ecco nascere le tele portatili e piccoli tubetti per i colori a olio.  Ogni artista realizza le proprie immagini  a seconda del proprio estro e impressione. Ciascuno dà vita a un percorso impressionista unico.
Édouard Manet, è il precursore dell’Impressionismo. Nella sua carriera, tra l’altro, dipinge alcune scene della realtà quotidiana che ricordano  veri e propri scatti fotografici, come si può notare ne Il bar delle Folies-Bergère ed Il balcone. Il suo è un impressionismo a tutto tondo. Pennellate veloci, nevrotiche con l’obiettivo di cogliere velocemente la vita. 
Claude Monet, nelle sue opere, cerca sempre di studiare la variazione della luce, come si nota negli innumerevoli quadri sulla Cattedrale di Rouen. Famosissima  la sua serie di opere intitolate le Ninfee,  soggetto prediletto nelle ultime fasi della sua vita.
Edgar Degas,  cerca di catturare dei precisi istanti, al pari di una macchina fotografica. I  temi delle sue opere sono  soprattutto occasioni mondane, rappresentazioni musicali e teatrali ed eventi simili,  fino alle  ballerine, adattando e personalizzando sempre  lo stile della pittura en plein air.
Pierre-Auguste Renoir,  realizza molti ritratti. Tra i suoi lavori  c’è l’affollata Colazione dei Canottieri e la raffinata Sulla terrazza (due sorelle), dove mette in pratica la lezione impressionista sull’accostamento dei colori, dando vita a delle tonalità molto vivide e reali nelle sue opere.
Paul Cézanne,  dipinge opere che possono essere classificate come le più innovative e rivoluzionarie. Il suo stile, povero di dettagli, improvvisato e rapido, con poca attenzione alle forme (e che salta subito all’occhio guardando Le grandi bagnanti). Egli  ripropone la linea di contorno e spezzetta le figure  in piccole figure geometriche.   Genio incompreso del suo tempo,  scompone con la geometria,  anticipando di quarant’anni il cubismo di Picasso.
Vincent Van Gogh che,  in dieci anni di pittura realizza 843 tele, guarda agli impressionisti con interesse per la loro tavolozza luminosa. E’ il colore a sedurlo.  In mostra i “Mangiatori di patate”, cinque persone attorno a un tavolo con nulla nel piatto. Una terrina  piena di patate, la caffettiera di peltro, l’unico lume,  l’unico quadro, l’ unico crocifisso. Povertà,  mani nodose; i “Cipressi”, che rimandano al passaggio dalla vita terrena a quella ultraterrena. Pennellata come vortice mentale. Tipica immagine che incanala il modo di vedere la realtà di un artista difficile da comprendere.  

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