martedì 14 marzo 2017

IL PAESE - Magazine di cultura e informazione del Medio Friuli - Marzo 2017



                                    Perché si scrive e si legge sempre meno?

E’ proprio vero che la lingua italiana sta morendo? 
Sembrerebbe di sì. Che la lingua delle più grandi penne stia agonizzando, imprigionata negli SMS e nelle conversazioni mediatiche dove la preoccupazione è usare parole formato bonsai e ridotte al punto da non essere più comprensibili, è quasi una prassi.   
Qualche esempio? Tvb, cmq, xchè, rip.   
Spero proprio che il “riposi in pace” non sia rivolto alla nostra lingua nazionale, già impoverita dalla scomparsa del congiuntivo, delle doppie, del zione con una zeta sola, dell’apostrofo al posto giusto. Che, per contro, abbonda della d, onnipresente dopo la e, la a, la o, facendo marameo alla regola che la abbinerebbe solo quando l’iniziale della parola seguente inizia con la stessa vocale.   
La mia nota di tristezza, speranzosa di smentita, deriva dalla battaglia mediatica di tv e giornali che dichiarano come molti, anche tra i giovani, non sappiano e non amino scrivere e quei pochi che ancora lo fanno commettano imperdonabili errori di ortografia.  
 Anche i laureati e titolati di ogni tipo. Purtroppo non me ne stupisco. Le statistiche asseriscono che noi italiani siamo tra quelli che leggono meno al mondo. Le più recenti evidenziano che il 60 per cento dei ragazzi tra 12 e 19 anni non legge nemmeno un libro in un anno. Ma ciò è concesso perché, come diceva Gianni Rodari, il verbo leggere è l'unico che non conosca l’ imperativo categorico. Perciò non obbliga alcuno alla lettura. 
Se è vero che leggere e scrivere vanno sempre a braccetto, va da sé che se manca uno manca anche l’altro. Certo, sarebbe bello inventare, magari in famiglia, piacevoli abitudini alla lettura di articoli di giornale, brevi poesie, discussioni sui libri, anche ritagliate in brevi spazi di tempo. 
L’ educazione a qualsiasi attività nasce quasi sempre da un’imposizione. Come lo erano le ore di verbi e poesie a memoria delle mie scuole elementari. Eppure non finirò mai di ringraziare la maestra Maria Isola Molaro per averlo fatto e per tutti i temi e pensierini scritti sui quaderni a righe con copertina nera.   
Ma, si sa, come sono cambiati i tempi è cambiata anche la scuola. Nel dimenticatoio i pensierini, i temi, la prova del nove.  Criticate anche le correzioni con la penna rossa.  E le conseguenze sono ampiamente visibili. 
Un esempio è il concorso di poesia promosso da anni dal Messaggero Veneto e dalla Libreria Ubik di Udine. Riservato agli allievi della scuola primaria della provincia, quest’anno NON si farà
Defunto anch’esso. 
Sara Marigo
Mi ha rattristato saperlo ma ancor di più la motivazione che Giulia, titolare della libreria Ubik, mi ha esposto “Purtroppo, quest'anno non verrà fatto il concorso. Gli ultimi anni abbiamo visto un po' di stanchezza e una evidente minor partecipazione di bambini”.   
Le ho risposto “ Peccato. Sia per il concorso che per la stanchezza dei bambini e, aggiungo, degli adulti. Peccato, perché oggi i bambini si lasciano rubare la creatività e le parole dalla tecnologia e dalla fretta. Perfino i più piccoli, che disperdono la magia che naturalmente possiedono”. 
Una nota positiva ce la dà Sara Marigo, 89 anni, ospite della casa di riposo di Codroipo. Mi ha chiesto il favore di portarle la Divina Commedia. “Cussì pos leile e imparale miôr a memorie” (così posso leggerla e impararla meglio a memoria). 
Sara, di Coderno, si rammarica ancora di non aver potuto studiare dopo la seconda elementare ma lei molti versi dell’Inferno e del Paradiso li recita ancora a memoria ed è un vero incanto ascoltarla.

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