sabato 29 aprile 2017

CATINE, la cabarettista "Friulucana", impazza a Camino al Tag. (Ud) - 28 aprile 2017



 Dieci e lode alla cabarettista  Catine, all'anagrafe Caterina Tomasulo, di origine lucana e da 23 anni residente a Tarcento (Ud). Non l'avevo mai vista e ne ero incuriosita. Volevo capire perchè molta gente andasse a vederla. L'ho capito ascoltandola. Sia nella parte della wedding planer zitella o di Rosella o di se stessa, è una donna che sa di buono, di semplice, capace di far ridere. E la gente ha tanto bisogno di ridere! La raffinata comicità e la fluidità linguistica ne fanno la magia.  Una donna come tante, una barista della Basilicata con la passione del teatro che, lavorando in vari locali, ha frequentato l' università del popolo friulano e della sua colorata ma complicata lingua. "Tutto è nato proprio dalle incomprensioni che io stessa ho vissuto quando ero appena arrivata e non capivo niente di friulano, quando credevo che il “tai” fosse una filosofia orientale" dice.
 
Caterina o, meglio, Catine ascolta, impara e traduce in monologhi teatrali le strane fattezze linguistiche del friulano doc. 
Con diversi accenti a distanza di un solo chilometro. Ambasciatrice tra la sua Basilicata, regione che pochi conoscono, e il Friuli situato in quel nord che ha un che di austriaco, Catine ne ha fatto arguta analisi caratteriale e linguistica facendo sbocciare il suo successo. Ingredienti? Elegante semplicità di attrice e di donna capace di far ridere sul serio. 
Con assunzione di ruoli e relativi travestimenti ma, ancor di più, quando è se stessa con le 50 sfumature di friulano che snocciola con invidiabile competenza. Ecco allora far capolino il friulano vero, con le espressioni che ne fanno la storia. 
Quelle che da tanto non si sentivano, quelle non inquinate dall' italianismo imperante. Lingua ricca di contrasti la friulana. Dove una parola o aggettivo hanno vari significati. Ninin ad esempio. Dolce e carino ma anche un po'. Lingua contenitore di tante altre lingue. Tedesco, francese, inglese fino al giapponese e all'indiano di Toro Seduto. Cif e ciaf, folketitrai, veluchicale, sbit, sono solo alcuni esempi. 

 


"Quando ero appena arrivata in Friuli e sentivo dire “Al è lui” credevo che in questo paese si pregasse di continuo: poi ho capito che non era un “alleluia”, ma significava semplicemente “è lui”.
Parola di Catine, la “terone cui cjavei a suste”, un personaggio teatrale  che ha saputo  rispolverare il DNA del friulano riportandolo allo splendore che merita. Ma sempre con naturalezza perché Catine non è mai banale né artificiale. 
E una che si diverte e ama ciò che dice con competenza teatrale degna di nota. E questo il pubblico lo sente. Lo fa proprio. Si riconosce nelle vignette e nelle metafore elargite con generosità. Riscopre dettagli della propria lingua relegati nella memoria storica. Si riconosce friulano grazie a Catine della Basilicata. 
Sembra un colmo ma, forse, sta proprio in questo l' attrazione per lei, capace di riempire teatri solitamente poco frequentati già un' ora prima dell' inizio, di far ridere di gusto solo a guardarla, di far scattare l' applauso già dalla prima battuta. Perché Catine è una di noi che parla di noi con un linguaggio semplice e schietto. Ridere è solo la conseguenza.
VIDEO    https://youtu.be/QgN4JlEBnak

 Che la gente abbia voglia di ridere si sa. E lo sa Catine che scrive le battute ispirandosi alle cose comuni come il russare dei mariti, le separazioni e il Carosello. 
Recita parodie sul modo di esprimersi del friulano visto da una meridionale e il suo show è accolto da un pubblico divertito che risponde con gusto. 
Parla a tu per tu, delle cose di tutti e conosce benissimo la lingua friulana, meglio di alcuni friulani. E allora i difetti diventano caratteristiche di cui ridere per il puro piacere di farlo. 
Così,  in abbinata alla verve ben nota di Claudio Moretti, novanta minuti volano e resta la gratitudine per Catine,  la sua elegante comicità che è omaggio e salvataggio della nostra lingua friulana. 

                                         







La sala teatro di Camino al Tagliamento ha chiuso le porte 45 minuti prima dell'inizio dello spettacolo promosso da Sot la Nape di Varmo, rappresentato da Daniela, in collaborazione con il Comune di Camino, rappresentato dall'Assessore alla cultura Cristina Pilutti.




martedì 25 aprile 2017

Annusatori di Luoghi: Codroipo (Ud)- Ostuni(Br): 21-26 marzo 2017



Annusatori di luoghi… ecco come ci definiamo. Nevio e io: Cacciatori rispettosi di bellezza, in questo caso italiana,  da trasferire poi ad altri che potranno goderne le personali sfumature. 
   La nostra meta di sei giorni l’Italia adriatica,  da Codroipo (Ud) fino a Ostuni (Br) in Puglia.  
 21 marzo, primo giorno di primavera, nebbiosa partenza mattutina rincuorata dalle nuvole di fiori di pesco che colorano  la terra d' Emilia.
Poi il  grigio  le avvolge finché  la luce filtra, irrompe e spacca la nebbia che, testarda, s' impone di nuovo.  
Nelle  Marche cambia la corrente d' aria per effetto del mare e delle vicine montagne e, infatti, il sole arriva puntuale.
Già a Riccione osa le sue prime movenze prima dell' assolo. Va in scena a Gradara con l'applauso delle verdi colline marchigiane e dei casolari di mattoni argillosi color biscotto. Nelle Marche ciuffi alti di colza in fiore giallo mostrano i riccioli biondi. 
A Loreto  la basilica della Madonna nera  sta di vedetta. "Aiutatemi a salvare gli alberi" c' è scritto su un camion bianco asfalto. Sulle  Vallate perpendicolari al mare  spira la brezza gentile del primo giorno di primavera. Grottammare Vecchia sta in piedi sulla galleria che, volendo, porta fino a Lecce. A mezzogiorno e mezzo, altro clima, boschi e montagne ripide. Ulivi e palme a disegnare viali. E il mare laggiù. " Mentre guidi non inseguire i social, segui la strada" leggo sul cartello. Dopo 530 Km, eccoci alla prima meta: Roseto degli Abruzzi.  Hotel Roses. Divina la cena di pesce.
22 marzo.  Partiamo per la Puglia.
Destinazione Rodi Garganico, con foschia convinta vocata alla nebbia. Da Termoli il sole si presenta, caldo. Campi di colpa, alto frumento, campi arati di fresco, venditori di asparagi selvatici,  ulivi a perdita d' occhio, alberi di arance a grappoli.  Pale eoliche addormentate con Eolo in sciopero.  La terra è un tavolo da biliardo. Profumo di pini boschi. Ad andria il paesaggio cambia assumendo una fisionomia tunisina.  A Trani, sparisce il verde. Case squadrate,  sacchetti immondizie che vorrebbero fare autostop al cemento sovrano.  Nulla di strano perché Trani è città della pietra, con la  monumentale Basilica di S. Maria sul mare e la Rocca col municipio che si contendono l’opulenza della piazza.  Ad Andria centro qualche pennellata di verde mimetizza il cemento ma è sera ormai. Ci accoglie l’ Hotel  Cristal, animato da un gruppo di studenti liceali, scortati dalla prof. stile Morticia Adams che li comanda a suon di bacchettate vocali.  




 Interno della Basilica di Trani








23 marzo.  Fuori Andria solo ulivi e cielo terso sulla strada verso  Castel Sant’ Angelo, il castello ottagonale di Federico 2 di Svevia. Poi l’ autostrada. 
Dopo Bari  i pre Trulli nelle campagne aperte, Verso Brindisi Polignano a mare,  paese natale di Modugno, Monopolii ...  muri a secco per geometrie  dal genio umano.

 







24 marzo: partenza da Cisternino a Alberobello, Putignano, Conversano con il castello, Vasto (Chieti)

ALBEROBELLO, un incanto. Tanti gatti e persone che salutano sorridenti, su e giù per gli scalini. Il sole disegna ombreggiature sulle case quadrate e sui trulli. Riche e quadri tutti da interpretare.


 Dopo aver camminato, osservato, goduto tante meraviglie, arriviamo a Vasto, all'Hotel Palace (230 km) dopo aver visto il lungomare di Termoli ma non ci è piaciuto granchè.

25 marzo: Da Vasto a RIPATRANSONE , lassù, appare altissimo. Curve e panorami mozzafiato. Ma da non tornarci, anche se il borgo è accogliente.




Poi un salto a Montesilvano, spiaggia, lungomare  e a salutare l'Hotel "Club Le Nazioni"  
poi a Loreto


  ad ammirare la santa Casa all'internod ella basilica e i madonnari in piazza


                           dopo aver salutato Loreto con la sua atmosfera sempre suggestiva anche se orfana di gente... e poi a Recanati (Hotel Brigantino, sul mare)per un quasi sera di relax, camminando sui sassolini in riva al mare gustando il tramonto.







 26 marzo: bello svegliarsi con il benvenuto della voce del mare... ma subito partiamo verso un paese mai visto ma sentito nominare sì: Corinaldo An) il paese natale di Santa Maria Goretti. Si rivelerà molto interessante e ricco d'arte, storia, eventi. Ci lascerà la voglia di ritornarci.






 Per me è stata una grande emozione entrare - da sola - nella casa natale di S. Maria Goretti, e saperne poi la storia di bambina uccisa a 12 anni da uno che viveva a casa sua come bracciante. Affascinante per  me. E il paese fuori dal mondo, massiccio e accogliente. Siamo stati bene io e Nevio. Abbiamo mangiato in una locanda all'aperto dove i ragazzi erano poco organizzati e ci hanno fatto attendere molto. Ci hanno fatto tenerezza e abbiamo avuto pazienza con loro. Ripresa la strada di casa... salutando le colline delle Marche e proseguendo verso il nostro Friuli. 
Giorni intensi di visite, incontri, valutazioni di strutture, ristoranti, hotel, strade, panorami e destinazioni. 
Avremo fatto un buon lavoro? Direi di sì dai... come Annusatori di luoghi ce la possiamo fare!