domenica 7 maggio 2017

IL PAESE - Magazine di cultura e informazione del Medio Friuli - maggio 2017



BERTIOLO (UD)

DEBUTTO DELLA NUOVA COMPAGNIA TEATRALE “ZOVINS”
Il fatto che all’interno dell’Associazione Culturale "Clar di Lune"  sia nato, e con grande entusiasmo, un nuovo gruppo teatrale  formato interamente da giovani attori, dai 15 anni in su, riempie di soddisfazione il presidente Alberto Fabello e la regista Loredana Fabbro.    
Dopo 17 edizioni dell’Officina dei desideri, si è creato un nugolo di provetti attori che ha espresso l’esigenza di sperimentarsi e mettersi in gioco. Detto, fatto. Individuata la trama, ecco che sette suore, una novizia e una badessa dal carattere particolare sono diventate le protagoniste dello spettacolo “Smanie e fermento in convento”,  libera interpretazione di una novella del Boccaccio  “ La Badessa e le brache”. 
Si racconta di vicissitudini e piccoli vizi  non sempre coerenti con la vita in convento. Il divertimento è assicurato e lo spettacolo, al suo debutto nel teatro “Paroni”, ha registrato il tutto esaurito.  Scenografie e musiche hanno ben supportato il carattere brillante e ben calibrato di uno spettacolo che merita di essere replicato e di uscire dal cuore bertiolese.  
 A dimostrare come i giovani sappiano anche creare e interpretare  contenuti teatrali con senso del gruppo, del sacrificio,  tanto impegno e umorismo.
                                                                                                          

CAMINO AL T (UD)
CATINE, la cabarettista “Friulucana” che conosce il friulano meglio dei friulani.
Dieci e lode alla cabarettista  Catine, all'anagrafe Caterina Tomasulo, di origine lucana e da 23 anni residente a Tarcento.  Non l'avevo mai vista se non nelle pubblicità e ne ero incuriosita. Volevo capire perchè molta gente andasse a vederla. L'ho capito ascoltandola in teatro a Camino, in una serata messa a punto in collaborazione con Sot la Nape di Varmo. Posti esauriti già un’ora prima dell’inizio. Risate dalle prime battute e dalla prima apparizione di Catine, supportata da Moretti nelle pause tra un cambio di personaggio e l’altro. Sia nella parte della “wedding planner” zitella o di Rosella o di se stessa,  Catine  sa di buono, di semplice, capace di far ridere. E la gente ha tanto bisogno di ridere! La raffinata comicità e la fluidità linguistica ne fanno la magia.  Una donna come tante, una barista della Basilicata con la passione del teatro che a suo dire, lavorando in vari locali, ha frequentato l'università del popolo friulano e della sua colorata ma complicata lingua. "Tutto è nato proprio dalle incomprensioni che io stessa ho vissuto quando ero appena arrivata e non capivo niente di friulano, quando credevo che il “tai” fosse una filosofia orientale" dice. Caterina o, meglio, Catine ascolta, impara e traduce in monologhi teatrali le strane fattezze linguistiche del friulano doc.  Con i diversi accenti a distanza di un solo chilometro. Ambasciatrice tra la sua Basilicata, regione che pochi conoscono, e il Friuli situato in quel nord che ha un che di austriaco, Catine ne fa arguta analisi caratteriale e linguistica facendo sbocciare il suo successo. Ingredienti? Elegante semplicità di attrice e di donna capace di far ridere sul serio.
Con assunzione di ruoli e relativi travestimenti ma, ancor di più, quando è se stessa con le 50 sfumature di friulano che snocciola con invidiabile competenza. Ecco allora far capolino il friulano vero, con le espressioni che ne fanno la storia.
Quelle che da tanto non si sentivano, quelle non inquinate dall' italianismo imperante. Lingua ricca di contrasti la friulana, dove una parola o aggettivo assumono vari significati. Ninin ad esempio. Dolce e carino ma anche un po'. Lingua contenitore di tante altre lingue. Tedesco, francese, inglese fino al giapponese e all'indiano di Toro Seduto. Cif e ciaf, folketitrai, veluchicale, sbit, sono solo alcuni esempi. "Quando ero appena arrivata in Friuli e sentivo dire “Al è lui” credevo che in questo paese si pregasse di continuo: poi ho capito che non era un “alleluia”, ma significava semplicemente “è lui”. Parola di Catine, la “terone cui cjavei a suste”, un personaggio teatrale  che ha saputo  rispolverare il DNA del friulano riportandolo allo splendore che merita. Ma sempre con naturalezza perché Catine non è mai banale né artificiale.
E una che si diverte e ama ciò che dice con competenza teatrale degna di nota. E questo il pubblico lo sente. Lo fa proprio. Si riconosce nelle vignette e nelle metafore elargite con generosità. Riscopre dettagli della propria lingua relegati nella memoria storica. Si riconosce friulano grazie a Catine della Basilicata.
Sembra un colmo ma, forse, sta proprio in questo l' attrazione per lei, capace di riempire teatri solitamente poco frequentati, di far ridere di gusto solo a guardarla, di far scattare l' applauso già dalla prima battuta. Perché Catine è una di noi che parla di noi con un linguaggio semplice e schietto. Ridere è solo la conseguenza. Che la gente abbia voglia di ridere si sa. E lo sa Catine che scrive le battute ispirandosi alle cose comuni come il russare dei mariti, le separazioni e il Carosello.  Recita parodie sul modo di esprimersi del friulano visto da una meridionale e il suo show è accolto da un pubblico divertito che risponde con gusto.
Parla a tu per tu, delle cose di tutti e conosce benissimo la lingua friulana, meglio di alcuni friulani. E allora i difetti diventano caratteristiche di cui ridere per il puro piacere di farlo.
Così,  in abbinata alla verve ben nota di Claudio Moretti, novanta minuti volano e resta la gratitudine per Catine,  la sua elegante comicità che è omaggio e salvataggio della nostra lingua friulana.
                                                                                                             

CAMINO  T.

29 anni, da 25 residente a Camino Casali Majone, a due passi da Bugnins. Ha rappresentato l’Italia a livello mondiale a Berlino,  come unico fra i 10 finalisti del “Global Youth Entrepreneur Award”, che premia i migliori giovani distintisi nel campo finanziario e dell’innovazione.
Non ce l’ha fatta Paolo Ganis, figlio di Teresa Francescutti e Nino, ma la grande soddisfazione di essere tra i 10  giovani eccellenti del mondo c’è eccome.  E’ stato candidato al premio per le sue doti manageriali e per la gestione di Clairy inc, società americana nata dai Laboratori Fabrici, famosa a livello mondiale per aver brevettato un vaso che usa le migliori tecnologie per purificare l’aria.
Per la sua categoria erano sei i concorrenti oltre a lui. Ha vinto una giovane del Ghana. Ma Paolo si è portato a casa la certezza di essere uno dei migliori e ha avuto la possibilità di farsi conoscere e di parlare a ministri delle finanze e degli affari esteri. Cosa non da poco per il manager Paolo Ganis, che rimane sempre il ragazzo semplice e sorridente che tutti a Camino conoscono e apprezzano.
Nato a Johannesburg, a 4 anni giunge a Camino con i genitori e le due sorelle Michela e Jessica. Si laurea in Scienze internazionali e diplomatiche all’Università di Trieste cui aggiunge la laurea magistrale in management all’Università Bocconi di Milano. Manager a tempo indeterminato per il gruppo Generali di Trieste,  nel 2015 fonda con due soci, Vincenzo Vitiello e Alessio D’Andrea, i Laboratori Fabrici, in centro a Pordenone, al Talent garden. Qui brevetta Clairy, un vaso che riesce a raccogliere l’aria impura di un ambiente e restituendola pura. All’inizio del 2016 lo presenta, con successo, al Ces di Las Vegas,  la fiera dell’innovazione più importante al mondo.  Intanto i Laboratori Fabrici vengono selezionati da Plug and Play Venture che investe  nei progetti imprenditoriali più innovativi del mondo.
Paolo fonda allora la società Americana Clairy inc per commercializzare il prodotto oltreoceano. A quel punto è ufficiale che Clairy  sia un successo conclamato a livello internazionale.
Nonostante sia uscito dall’Italia per valorizzare Clairy, Paolo crede nel Made in Italy e nel valore dei prodotti italiani. Non a caso ha dato avvio alla produzione proprio nel  Triveneto.
Legittima la sua soddisfazione e di chi lo conosce e stima. Perché di Paolo e della sua Clairy sentiremo ancora parlare!
                                                                                                                                                            



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