giovedì 11 maggio 2017

TEOR (UD) SCUOLA Dell'INFANZIA: Scuola di VITA e di rispetto per la NATURA




 Sono stata felicemente adottata da questa meravigliosa realtà, dove tutto sorride alla Vita e alla natura.
Un luogo dove si delineano e caratterizzano le singole personalità.  
Per i bambini sono Fata Pierina, di rosso vestita. 

Col variare delle stagioni cambia anche il mio cappello. Così pure le storie e i libri custoditi nella Valingira, la valigia che gira il mondo  a cercare bambini e persone buone. 

Una vera gioia a Teor, dove le maestre sono professioniste dello stare davvero con i bambini, comprendendone le intelligenze e forgiandone l'etica ecologica.  Una delle loro forze è la stima e la collaborazione dei genitori che ci sono, aiutano in ogni situazione richiesta e collaborano con atteggiamento positivo.

9 maggio 2017: Ecco i disegno che mi ritraggono durante il mio stare con loro insieme alla gallina Giovannina che parla loro alle orecchie (anche se non è proprio educato)  ma i bamnbini la capiscono perchè conoscono il "Gallinese". 

 Eccomi con le maestre e una, meravigliosa, mamma. 
Tutto sorride in questa scuola. 
La sua filosofia è leggibile sul cartello all'ingresso: La scuola del fare e del giocare. 
Fantastico!
Ma non solo. 
Ci sono i percorsi quotidiani attraverso i quali i piccoli allievi imparano che la diversità è un valore che si recupera attraverso la convivenza.C'è il grande operare quotidiano sulla coscienza ecologica che ogni bambino porterà con sè nella società futura, dando scacco matto a chi funesta la nostra Terra. 
Qualche esempio?

L'Orto sinergico:
 
Cos'é? 
E'  un orto che non necessita di aratura, evita fertilizzanti e pesticidi e si basa sull’auto-fertilizzazione del suolo, innescando un meccanismo di partecipazione, sinergia appunto, tra la terra e i vari ortaggi; il tutto si fonda su un rapporto di rispetto e riconoscenza verso la terra. 
 La tecnica di coltivazione è personalizzata, adatta al tipo di terra, al clima, all’ambiente in cui si vive e alle verdure che si intende coltivare. Alcune piante attirano parassiti e malattie, altre emettono odori e sostanze repellenti per allontanarli; da qui la consociazione tra almeno tre famiglie di piante diverse tra loro ed anche alcuni fiori.
 Ai bimbi viene spiegato che, come le persone hanno competenze e predisposizioni diverse e si aiutiamo, così sono le piante. Un esempio tra i tanti? Le tagete, fiori gialli per alcuni maleodoranti, tengono lontani i parassiti del sottosuolo. E di miracoli simili mamma natura ne ha in serbo tanti. A Teor ne conoscono un sacco. Chiedere loro per credere!



 Il Giardino della scuola

Perchè migliorare il giardino della scuola, costruire casette per gli uccellini, piantare fiori, sistemare i giochi?

Per lasciare esempi di senso civico e di rispetto verso la scuola, che è un bene di tutta la comunità, a chi viene dopo di noi; per educare a costruire e non solo a criticare; per "passare" messaggi di impegno, di educazione al bello e al custodire; per essere cittadini attivi ed educare ad apprezzare e ad aver cura di ciò che riceviamo in dono. Le casette degli uccellini sono costruite dai genitori in legno naturale.


Allevamenti e il pollaio:
L'allevamento di piccoli animali a scuola permette di fare esperienze nelle bioscienze osservandone le caratteristiche, il ciclo vitale, la nascita, (i pulcini in questo caso). L'allevamento di un animale per tempi lunghi permette di conoscere aspetti della sua vita che non si evidenziano in esperienze saltuarie, tipo il bisogno di acqua e di alimenti, la crescita, il ripararsi dalle intemperie, la riproduzione. Inoltre favorisce nei bambini lo sviluppo di valori quali il prendersi cura, l'impegno, la costanza, la responsabilità. Nella foto è ritratta la chioccia Giovannina che sta covando le uova.

Il Clapâr:
 Sono un giocattolo a costo zero con cui i sassi e vengono ammucchiati, classificati, suddivisi..
I bambini raccolgono foglie, rametti, vermi, sassi e con la fantasia animano tutto. I sassi sopratutto vengono custoditi e portati a casa come piccoli tesori.

.Con i sassi grandi costruiscono strade, case, montagne, paesi, con i sassi piccoli travasano da un contenitore all'altro, inventano la pioggia, vi affondano le mani...Sono un ottimo strumento nel gioco vero, quello del piacere di giocare senza un obiettivo da dimostrare.


La Compostiera:
Un compost di qualità rappresenta una valida alternativa ai concimi chimici e la sua ricchezza di sostanza organica, migliora la struttura del suolo e rilascia alle piante elementi nutritivi fondamentali.

L'utilizzo degli scarti della pulizia di frutta e verdura della cucina per la formazione del compost, permette la riduzione dei rifiuti da smaltire ed il "riciclo" di quanto scartato. Compostare permette di creare in modo artificiale la degradazione biologica che avviene nel sottosuolo naturalmente, accelerandone i tempi. Gli avanzi della cucina interna alla scuola vengono messi nel compost, due volte alla settimana, a cura dei bambini "grandi".



Ecco i miei arrivi a sorpresa (per i bambini) nella scuola dell'Infanzia di Teor: 

27 ottobre 2016

 A raccontare la storia di NONNO ODDONE e la BICI TAXI, scritta per raccontare ai bambini di Nonno Oddone, un benefattore della scuola. 



26 gennaio 2017: Carnevale.  

A cantare il carnevale con uan canzone in friulano che poi abbiamo interpretato, cantato, danzato insieme, divertendoci un mondo.



15 maggio: Una scuola è una famiglia.  In questi giorni piange perchè a uno di questi bambini sono spuntate le ali per volare lassù...Non so fare magie purtroppo. Posso soltanto accompagnarne il volo affinchè sia lieve e gentile.


LA BICI TAXI DI NONNO ODDONE
C’era una volta a Teor, un bambino con un nome  grande. Si chiamava Oddone. 
Era magrolino ma nelle gambette aveva la forza del vento. Quando correva nessuno riusciva a prenderlo. Con i suoi amici giocava nel grande prato vicino a casa sua con una palla fatta di stracci e legata stretta con uno spago. Mentre faceva goal con quella palla pensava “ Quando sarò grande e avrò tanti soldini comprerò palloni e scarpe da calcio per tutti i bambini”. Dopo tanti giorni, Oddone diventò davvero grande e, un giorno, decise di partire per andare lontano lontano. Preparò la valigia di cartone e dentro ci mise per prima cosa la palla di stracci. Salì sulla nave e andò in America. Là era bravo, lavorava tanto, ma pensava sempre a Teor. Così, un giorno, decise di tornarci e aprire un negozio per vendere tutte le cose che servono a chi fa sport come lui.  Fece di nuovo la valigia e tornò a Teor. Aveva con sé la palla di stracci eh… Non vedeva l’ora di giocare sul prato vicino a casa sua, come quando era piccolo ma… rimase a bocca aperta quando vide che il prato non c’era più.  Sopra avevano costruito  la nostra Scuola dell’infanzia e lui sentiva tante voci di bambini che giocavano, cantavano, si chiamavano per nome. Voleva conoscerli tutti e così, da quella volta, ogni mattina, “Glin Glon…Glin Glon” nonno Oddone arrivava sulla sua bicicletta nera, portapacchi e ferro lucidati, a salutare i bambini che andavano all’asilo di Teor. Li conosceva tutti, o, almeno quelli che ci arrivavano  a piedi con la mamma o la nonna. 
Tutti lo salutavano “ Ciao nonno Oddone” quando pedalava  sulla sua bicicletta nera e con il campanello faceva “Glin glon, glin glon.”  Aveva un giubbotto quasi giallo, gli occhiali trasparenti e i capelli d’argento.  La pancia era un po’ grossa perché lui era un golosone e sua moglie, nonna Lina, gli preparava ogni giorno una torta buonissima.   
“Bici taxi pronta, chi vuol salire?” “Io io io” eh, ma lui poteva  portare solo quattro bambini sulla sua bici taxi. Due sul ferro davanti e due sul portapacchi dietro.  Stava bene attento a non far salire sempre quelli perché lui le cose le faceva per bene. Quando erano pronti  diceva “Gambette larghe come ali di aereo  chi sta dietro e gambette dritte come lecca lecca  chi sta davanti.” E via che andava. Cantando “Ma che bello andare all’asilo. Ci verrei anch’io ma a lavorare me ne vo’. Poropopo…popò.”  
La bici taxi era magica. Si allungava per tenere quattro bambini e, quando passava davanti al vigile, ne faceva sparire due così lui era contento e li salutava alzando la paletta verde.   
Arrivati davanti al cancello rosso dell’asilo, i bambini scendevano  e battevano un cinque sulla manona di nonno Oddone che li salutava con un “Mandi”. Per il  vocione e la panciona che aveva, qualche volta  i bambini pensavano che fosse  l’aiutante di Babbo Natale, perché  aveva sempre le tasche piene, non di caramelle perché sapeva che fanno male ai denti, ma di noccioline, mandarini, semi di zucca, bagigi.   
Pedalando pedalando, arrivava al suo negozio in piazza a Teor dove vendeva le cose per chi fa sport. Scarponi da montagna, costumi per il mare, racchette da tennis, pattini a rotelle e tute da ginnastica. 
Tirava  su la saracinesca e controllava che tutto fosse in ordine.  Sì. Tutto a posto. 
Apriva la porta e aspettava i clienti. 
E, intanto, pensava ai bambini dell’asilo di Teor. Sapeva  che Nikolas  stava facendo una corsa con Adele, che Sara giocava a far la mamma di Anna e che Jacopo litigava  con Giacomo per le costruzioni. Era proprio un mago nonno Oddone, riusciva a vederli senza essere lì.  
Pensava anche a Saranyu, il bambino della Thailandia che aveva  le scarpe che sorridono, cioè rotte.  Saranyu giocava al pallone in strada perché nel suo paese non passano le auto, ma tirava sempre storto  e allora toglieva le scarpe e scalzo riusciva a fare certi goal… A nonno Oddone era venuta un’idea. Dopo aver scelto le scarpe da calcio più belle che aveva,  nere con le strisce rosse e i tacchetti d’argento brillante, è andato in posta e le ha spedite a Saranyu.  Poi, fischiettando, era tornato nel suo negozio.  Stava lì, aspettava,  aspettava  ma … nessuno entrava.   
La gente passava davanti, camminando in fretta, e non guardava nemmeno la sua vetrina. Eh sì che ci aveva messo anche le bandierine e i palloncini! Nonno Oddone era triste e, un lunedì, ha detto  a nonna Lina, che lui chiamava “Fata Lina” perché  era sempre gentile e poi scriveva fiabe per i bambini, anche se loro non ce li avevano… “Devo chiudere il negozio.”  “Perché mai?” rispose Nonna Lina. “Perché sono un po’ vecchio e forse per questo nessuno viene a comprare i miei scarponi e i calzini a righe gialle e blu che solo io ho.” La mattina dopo Nonno Oddone ha detto la stessa cosa ai bambini.  “Chiudo il negozio e non vi posso più portare all’asilo.” Tutti diventarono tristi e non volevano più giocare e nemmeno mangiare. Le maestre e le mamme e i papà erano  preoccupati perché c’era troppo silenzio all’asilo e anche a casa.   
Una sera, Maia,  che aveva solo tre anni, gliel’ha detto  alla sua nonna, prima di dormire  nel lettone con lei. La nonna sapeva ascoltare Maia e la capiva. “Sono triste perché nonno Oddone vuole chiudere il negozio e non ci porta più sulla bici taxi.” E ha pianto  tanto Maia. 
Quasi tutta la notte. Quando si era addormentata aveva sognato un sogno molto bello. Fata Lina le faceva il disegno di nonno Oddone felice, con il negozio pieno di bambini che compravano le scarpe da ginnastica con le luci e lo strappo. 
Maia si era svegliata cantando “Nooooonnna… mi porti a comprare le scarpe nuove?”  “Ci vai sabato al Centro Commerciale con la mamma e il papà.” “No, io non voglio quelle, voglio le scarpe di nonno Oddone.” 
La nonna le ha detto “Hai ragione, Maia. Meglio comprarle da nonno Oddone che ti regala il palloncino e ti batte un cinque.”   
Appena uscita dall’asilo Maia, mano nella mano della sua nonna,  è andata  al negozio di nonno Oddone. Con lei c’erano tutti i suoi amici, con le mamme, i papà, i fratelli,  i cugini, i vicini di casa. 
Tutti compravano  qualcosa e nonno Oddone era felice perché aveva venduto tutto, anche i calzini a righe gialle e blu, e proprio al papà di Giulia che li metteva quando giocava a tennis. La sera, nonno Oddone era tornato a casa con la scatola piena di soldini. Nonna Lina lo aspettava con la pastasciutta al ragù che a lui piaceva tanto. 
“ Questi soldi li regalo ai bambini della scuola dell’infanzia di Teor”  aveva detto a nonna Lina che sorrideva, ma senza farsi vedere da lui, mentre gli metteva gli spaghetti sul piatto. 
Nonno Oddone era di nuovo contento perché sapeva che i bambini di Teor gli volevano bene e gliene avrebbero voluto sempre, e questa, per lui, era la cosa più bella del mondo.  




CARNEVÂL

Carneval al è rivât,
cence pevar cence sâl,
l'è rivât intun moment
Carneval oh ce content.

Lui al cjante eh eh eh
lui al bale oh oh oh
lui nus fas un dispiêt 
e nus bute ju dal jêt.

Velu velu Carnevâl
cence pevâr cence sal,
lui nus dîs stait cun me
e contait fin al tre.
Un doi tre,
Carnevâl
stin cun TE: 




                                                      
SCENETTA “PICCOLA MARGHERITINA”

C’ERA UNA PICCOLA MARGHERITINA

NATA DA POCO VISPA E CARINA

DICEVA “MAMMA, VOGLIO GIOCAR,

MA SONO SOLA MA SONO SOLA CHE POSSO FAR”.

“GIOCA COL SOLE, PICCINA MIA,

FAI NASCONDINO CON ALLEGRIA.



LA PICCOLINA COL SOL GIOCO’,

LUI COSI’ GROSSO,

LUI COSI’ GROSSO NON RIFIUTO’.

SOTTO UNA FOGLIA LEI SI CELAVA,

CHIAMAVA IL SOLE LUI LA GUARDAVA.

PERFINO L’ARIA SI DIVERTI’

PASSAVA CAUTA PASSAVA CAUTA

E IL FIOR SCOPRI’.
















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