sabato 2 dicembre 2017

IL PAESE - Magazine di cultura e informazione del Medio Friuli - dicembre 2017



CODROIPO-GORICIZZA
150 ANNI PER L’AZIENDA di BUDELLAI SAVONITTI, LA PIU’ ANTICA D’ITALIA

 Oltre 500 persone hanno festeggiato l’azienda di budellai più antica d'Italia   e unica del codroipese: la Savonitti Mattia sas di Lorenzo e Mattia, con Luca e Stefano in sesta generazione, addetta al commercio e alla lavorazione delle budella naturali.   Domenica 12 novembre ha compiuto 150 anni e 100 di permanenza ininterrotta a Goricizza di Codroipo. Alla S. Messa, celebrata da Don Oscar Morandini, sono seguite l’inaugurazione di una meridiana appena restaurata, degustazione di  piatti tipici e convivio fino a sera.  In tal modo, i titolari hanno voluto sottolineare lo storico traguardo con le autorità, la clientela, i collaboratori, e l’intera comunità di Goricizza.   L’azienda ha sempre privilegiato l’assunzione di persone di Goricizza o zone limitrofe, che si sono tramandate lo stesso ruolo all’interno della Savonitti di generazione in generazione, da nonno a nipote, i cui cognomi più ricorrenti sono Tubaro, Vit e Comisso.   Ha saputo connettersi alla comunità, dando lavoro e  sicurezza a quasi un migliaio di persone.   
La storia della Savonitti parte da Urbignacco di Buia nel 1867. 
A darle vita fu Domenico Savonitti, che allora si dedicava al piccolo commercio di budella e al monopolio di liquori. Un secolo esatto fa, si trasferì a Goricizza perché Codroipo prometteva vie di scambio più veloci. Qui Mattia, unico figlio di Domenico, proseguì l’attività di budellaio. Dopo Mattia, che ebbe quindici figli e morì suonando le campane, l’azienda passò al fratello Giacomo, di vent’anni più giovane, che incrementò tutto il settore budella con intelligenza e lungimiranza.  A 50 anni, egli morì d’infarto a Genova mentre scaricava un container di budella.   
Prese il suo posto il fratello Matteo, di tre anni più giovane, geometra, sindaco di Buia e medaglia d'oro al valor militare. Facendo di necessità virtù, si dedicò per un trentennio all’azienda, affidandola poi nelle sicure mani dei figli Lorenzo e Mattia, ancora oggi operativi e supportati dai figli di Lorenzo, Luca e Stefano.
                                                                                                         
CODROIPO                   
IL SENSO DELLA VITA: ne ha parlato MAURO CORONA all’U.T.E.

Fisico atletico, da eterno ragazzo, bandana nera sulla chioma incolta, barba e baffi ispidi, bottiglietta di birra in mano e giubbino créme annodato. Così, con quel sorriso sornione che lo rende personaggio, un “alcolista neanche più anonimo, con le utopie provocatorie e le filosofie strampalate”,  si è presentato al gremito pubblico, nella sede dell’Ute. 
Nessun discorso fedele a scaletta ma ruota libera, apparentemente senza capo né coda, dispensatrice di sofferta serenità e ruspante saggezza. 
Esploratore della vita, commovente a tratti, come quando ha detto che il padre, dalla barba lunga un metro, ha mandato in coma tre volte la madre Lucia. Grande lettrice, ha dovuto abbandonare la famiglia quando lui, Mauro, aveva solo sei anni. “La violenza sulle donne c’è sempre stata. Le donne avrebbero diritto a un punto in più rispetto alla parità ma non la otterranno mai se prima non avranno la dignità”.    
“Bisogna lasciare traccia di noi” ha ribadito con forza, “se non ci interessa la memoria è l’inizio della fine. Bisogna scrivere per imbalsamare la memoria e accontentare la curiosità. Scrivere è un dovere. Macedonio Fernandez,  maestro di Borges, diceva che “bisogna scrivere per lottare l'oblio che cancella gli ultimi dalla terra, per non finire nelle discariche del tempo”. Bisogna creare un progetto per il futuro e, oggi, i giovani non hanno progetti e ciò farà danni enormi. 
Ognuno di noi è un albero. Se uno è carpino non può essere una betulla. Il nichilismo odierno, il disinteresse personale del terzo millennio è tragico. Oggi si hanno troppe cose, troppo cibo. I nuovi faraoni pensano solo ai soldi ma, se ha troppo olio, la lampada si spegne. I giovani hanno paura della fatica, sono drogati di cose, si sentono defraudati se non hanno il tale oggetto. Io sono stato sempre essenziale.  Ho visto giovani d'estate che vanno in giro con magliette con la scritta Oxford University ma io non ho mai visto un inglese con la maglietta dell’Università di Udine. Bisogna educare la nuova civiltà, partendo dai bambini, da zero, insegnando loro la fatica, la sofferenza, a guadagnare le cose per apprezzarle. 
Perché i bambini non sono mica buoni, ma la colpa è dei genitori. I bambini andrebbero tolti a certi genitori, subito, appena nati. La miseria crea opere d’arte come la solitudine, che dà piacere e non deve fare paura. Oggi si comprano perfino le lauree.  Ma chi dà la laurea ai buoni a nulla? Noi italiani siamo i tecnici del cordolo, grandi fantasisti ma poi paga la gente. Noi dovremmo vivere di rendita con le opere d'arte e i prodotti terra. E invece…
I politici: Dovrebbero superare un esame prima di candidarsi, per vedere se sanno i congiuntivi, se hanno letto Dickens e se sanno qualcosa di politica. Sono dei buoni a nulla e io sogno che, un giorno, gli italiani non vadano più a votare.
La Vita:  E’come una scultura. Il tempo che ci resta dobbiamo viverlo bene perché una vita è un romanzo. C’è chi ha solo la copertina, chi ha 100 pagine. Ma nessuna casa editrice fa la seconda ristampa. Chi può, deve vivere di essenziale, stare con i figli. Cercare l’oggetto in più crea ansia. L’orologio mi serve a misurare il tempo ma se è di valore mi crea problemi. La libertà è non avere cose di valore. Togliendo apprezzi e gusti di più se togli. Meglio non farsi domande perché danneggia la Vita, che accade e basta.
L’Amore: E’come una fisarmonica. Devi allontanare altrimenti stanca. L’amore è un dono ma abbiamo dimenticato le parole dono e perdono. La gente non si parla, non siamo buoni. La guerra siamo noi, con molte eccezioni di bontà. Permalosità e invidia distruggono l'umanità.
Lettura: Leggere salva la vita. Grama quella casa dove non entra mai un libro.  Leggere crea uno stile. Non serve andare in India a meditare. Meglio entrare in un libro.
Il rammarico: Il Friuli sta dimenticando ignobilmente Carlo Sgorlon. 
Una cascata di pillole di saggezza dispensata da un uomo di 67 anni, nato su un carretto in Trentino nel 1950, residente a Erto e Casso, in provincia di Pordenone.  Un’infanzia difficile la sua, dura, incisa da dispiaceri, vissuta con il nonno di un metro e 96, la nonna e la zia sordomuta ma veri intellettuali analfabeti che gli raccontavano storie e gli hanno insegnato tutto ciò che sapevano.
Uomo di montagna, cacciatore, arrampicatore al limite delle capacità umane, Mauro Corona ha coltivato le espressioni artistiche, manuali, letterarie. Racconta storie e le scrive.  Infatti, è autore di svariati libri, alcuni dei quali bestseller.
Con “Noi siamo antichi come la terra ma giovani come le stagioni” ha salutato il pubblico che lo ha ringraziato con un lunghissimo applauso e si è messo in coda per stringergli la mano.
                                                                                                         

SEDEGLIANO
POESIA e MUSICA, in memoria di Plinio Clabassi, con PIETRO PITTARO ed ENZO DRIUSSI
Il  Teatro "P. Clabassi" ha visto fiorire un pomeriggio  divertente tra poesie tratte dal libro "I Piombi"  recitate dal poeta Enzo Driussi e da Pietro Pittaro e l'operetta "La serva padrona", intepretata dal basso Eugenio Leggiadri Gallani, dal soprano Vania Soldan, da Pier Delle Vigne col maestro accompagnatore Rossella Fracaros.
L’inedita versione poetica di questo concerto è stata molto apprezzata, grazie alle due voci recitanti che, con deliziosa verve e padronanza del palco, hanno entusiasmato il pubblico portandolo dentro il locale caratteristico di Udine, i Piombi. Enzo Driussi, autore e interprete di canzoni e poesie, Pietro Pittaro discendente da una famiglia di vignaioli con ben 4 secoli di storia. Egli, legato da profonda amicizia a Plinio, ha voluto dedicargli questo spettacolo. I Piombi esistono ancora ma non nello stesso luogo né con i personaggi decantati nel libro, da molti definito "La divina commedia" friulana,  scritti forse dallo storico Romeo Battistig, il patriota ucciso sul ponte di Sagrado durante la 1°grande guerra.
I Piombi, infatti, sono l’espressione fra le più genuine di Udine e di tutto il Friuli nell’amore che portano alle loro osterie sopravvissute all’arroganza delle pizzerie e nelle quali, a volte e sempre meno spesso, l’atmosfera de I Piombi riscalda tuttora cuori, sentimenti e il grande orgoglio di essere friulani.
Pietro Pittaro ha interpretato anche Capitan Tempesta nel celebre intermezzo buffo di Pergolesi: LA SERVA PADRONA. Un ricco e attempato signore di nome Uberto ha al suo servizio la giovane e furba Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone e trama per farsi sposare da lui. 
Per farlo ingelosire, Serpina gli dice di aver trovato marito, che in realtà è il servo Vespone travestito da Capitan tempesta. Serpina chiede a Uberto una dote di 4000 scudi. Uberto, pur di non pagare, la sposerà e Serpina da serva diventa finalmente padrona.
Il pomeriggio poetico-musicale è stato promosso dall'associazione Amici del Teatro "Plinio Clabassi", presieduta dalla signora GIANNA, in sinergia con il Comune di Sedegliano e il Club Unesco di Udine, ricordando naturalmente il grande Plinio e  Suor Amelia Cimolino.

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