giovedì 8 febbraio 2018

IL PAESE - Magazine di cultura e informazione del Medio Friuli - febbraio 2018

                                                                                                                                                      
 
CODROIPO  (UD)



OSSA SANE PER TUTTA LA VITA.  ECCO COME FARE



Ne ha parlato la Dott.ssa Michela Trevisan, Biologa  Nutrizionista,  specialista in scienza dell'alimentazione, consulente del metodo Kousmine,  in una conferenza promossa dalla Cooperativa Aurora.  Parole chiare e pratiche le sue. Non soluzioni ma riflessioni.  Le nostre ossa ce le giochiamo nei primi vent’ anni di vita.  Alla nascita hanno una struttura cartilaginea. Crescendo viene stimolata l’ossificazione. Già a 30 anni, però, possono apparire i primi segni di osteoporosi. In quel caso, l’osso è compromesso perché non è stato stimolato bene durante la prima infanzia, quando è indispensabile giocare, saltare, correre. Le ossa si rinforzano per effetto della forza di gravità. Se siamo seduti o nuotiamo,  non la contrastiamo e, quando dormiamo, ne perdiamo una piccola parte. L’attività migliore per rinforzare la colonna vertebrale è, ad esempio, portare le borse della spesa. La nostra salute migliora attraverso i piccoli gesti quotidiani come fare le pulizie o mangiare una mandorla anziché una caramella.

Cos’è l’osteoporosi?

“ E’ una  componente genetica, uno stile di vita tramandato, un disordine genetico generalizzato, con riduzione della massa ossea e deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo che ne induce un’ aumentata fragilità, con conseguente aumento del rischio frattura.  Il 23% delle donne, tra 40 e 50 anni, ha osteoporosi che aumenta dopo la menopausa. A quel punto, è importante che il ciclo venga sostituito dall’attività fisica.” 

Cosa contribuisce alla salute delle nostre ossa?

L’attività fisica, come camminare, camminare in montagna con zaino e dislivello, fare ginnastica, salire e scendere le scale, fare lavori di fatica, ballare. Il ballo stimola anche il sistema nervoso e  rallenta l’invecchiamento delle cellule.  Ogni giorno sarebbe opportuno passeggiare scegliendo le strade più lunghe ed evitare la televisione, i cellulari e la sedentarietà superiore a trenta minuti.

Quali alimenti sono consigliati?

Quelli alcalinizzanti.  Frutta, verdura, cereali integrali rinforzano l’osso che non è statico ma complesso.

Se la glicemia si alza, arrivano gli stimoli all'osso che fa da cuscinetto. L’osso si riduce se si consumano troppi zucchero, pasta e riso bianco. Dopo la pasta il cervello desidera il dolce.  Se lo stile di vita produce sostanze acide cambiano i tessuti e gli organi si ammalano. E’ molto  importante  mantenere basso il livello di acidità.  Gli alimenti più acidificanti sono il formaggio grana e la mozzarella. Poi la carne.  Deacidificanti  sono l’uva, la frutta, banane escluse, e tutte le verdure che hanno sapore acre.  

Come ridurre il rischio fratture?

Per l’elasticità delle ossa è fondamentale la vitamina C.  Ottimi il mais, con la luteina, i semi oleosi, i legumi, il  pomodoro.  Il calcio va bene anche se non vi sono riscontri che davvero diminuisca il rischio di fratture. La sedentarietà e il mancato uso delle articolazioni provocano dolori.  

Ottime le Vitamina DK, A, C, della frutta, verdura, mandorle, noci, nocciole, e la vitamina K1 in tutte le verdure a foglia verde. La vitamina K2  fa sì che il calcio non si depositi sui tessuti molli. Si trova nel  parmigiano consumato con verdure, ricotta,  tuorlo d'uovo.

Come  organizzare pasti?

No a: carne rossa, zucchero, alcool, caffè, grassi saturi, cibi acidificati, antibiotici.

SI a: potassio, magnesio, calcio, vitamina K, D, B12, acido folico,  frutta, verdura.

Con uno sguardo alla saggezza del  vecchio detto “ Colazione da re perché deve dare energia. pranzo da principe, con la verdura cruda prima del pasto e cena da povero”.    

Curiosità: Le popolazioni con meno fratture consumano poco calcio.  L’Africa ha meno incidenza di osteoporosi. La prima in classifica per alta incidenza di osteoporosi è la Danimarca.



                                 E SE TUTTI I GIORNI FOSSE NATALE?    

Nooo, tranquilli, non mi riferisco alle corse sfrenate agli acquisti né l’ansia dei regali né agli auguri di circostanza. Nooo, quella è esteriorità.  Ci sto pensando mentre ripongo le luci, gli addobbi, le stelline e i fiocchi. Tutte quelle cose che creano l’atmosfera di un qualcosa che, purtroppo, si sta perdendo sempre di più. Il Natale, appunto.  
Confesso che mi ha sempre dato un pizzico di tristezza la fine del Natale, il disfare gli addobbi,  il ritrovare vuota la casa,  meno luccicante,  meno colorata.   
Riporre il presepio e le palline vuol dire per me pensare  “Chissà se il prossimo anno ci sarò”.  Così scrivo il contenuto sulle scatole, pensando che “ potranno trovarlo più facilmente”.   
Lo faccio ogni anno e, a dicembre, mi meraviglio di essere ancora io ad aprirle.     
Non mi è mai piaciuta la Befana né la sua calza né la sua scopa volante che “tutte le feste porta via”.  Va un po' meglio con l'anno nuovo, con le incognite, le paure e i buoni propositi. E un altro numero da ricordare scrivendo le date. E un anno in più sulla gerla dell’anagrafe.
Eppure… Natale è sempre Natale. 
Con tutti i rischi di banalizzarlo con il consumismo e la superficialità. O il menefreghismo.  
 Per me il Natale è più una dimensione interiore, un pilastro affettivo che risorge e accade una volta sola e segna l'anno con un marchio a fuoco vivo sulle emozioni più vere. 
Mi dà l’idea di paradiso la notte di Natale,  una notte piena di luci, caminetti accesi, nel calore di una grande famiglia. 
Lo so, è un'immagine decisamente infantile ma non vi rinuncerei per nulla al mondo. Lo so bene, purtroppo, che è una dimensione strana e piacevole che si perde man mano che si diventa adulti e si viene inghiottiti dalla vita. 
Purtroppo, assisto quasi impotente alla vista di bambini orfani di questa dimensione  fin da piccoli e non per colpa loro. Vengono indirizzati, a volte anche per troppo amore, verso la materialità delle cose e la velocità nell’averle. 
E’ troppo breve il tempo che viene loro concesso per cullare e nutrire il desiderio.   
Viene subito bruciato dall’avuto, dall’abbondanza, dal confronto  e allora la delusione arriva come una spada che spazza via ogni gioia.   
So anche che il periodo delle feste e, in particolare, il giorno di Natale può essere come aceto sulla ferita e può fare davvero molto male. Perché apre la scatola della nostalgia, del rimpianto, della solitudine.
Per tutti, per fortuna o per necessità di calendario, poi arriva la Befana a portare via, su una carriola di vento, le feste, il Natale, e anche la sua magia.
Ecco, io a quella magia non voglio rinunciare.   
E allora il mio augurio per il 2018 è che ogni giorno sia un po' Natale, condito di quella bella forma di serenità che rischiamo di perdere per strada, magari senza accorgerci, ma che esiste sul serio se solo lo vogliamo. Ed è vicinissima. Sta nell’attenzione all’altro, in un minuto di ascolto, in una arrabbiatura in meno e un GRAZIE in più. Tutto a costo zero.

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