mercoledì 4 luglio 2018

IL PAESE- Magazine di cultura e informazione del MEDIO FRIULI - giugno 2018


QUANTI BAMBINI SI SPORCANO NEL FANGO E SI ARRAMPICANO SUGLI ALBERI?

Pochi.
Secondo una ricerca condotta di recente alla Cornell University, è emerso che un bambino su dieci oltre a ignorare i comunissimi giochi come un-due-tre stella, campana, palla avvelenata, nascondino, non sa andare in bici e non si è mai arrampicato su un albero.
Perché?  
Sembra essere una tendenza generale dei genitori che non vogliono che i propri figli si sporchino, giochino  con altri bimbi o si arrampichino sugli alberi.
Cosa fanno allora i bambini dopo la scuola? 
Tantissimi trascorrono interi pomeriggi in casa, davanti al computer o alla televisione, perdendo le esperienze all’aperto molto  importanti per la loro crescita.
Dalla ricerca,  concentrata sulle abitudini di 12.000 famiglie con bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni, in più di dieci paesi, è emerso che i bambini giocano all’aria aperta in media 30 minuti al giorno.
Negli Stati Uniti quasi il 50% dei bambini in età prescolare esce a giocare fuori casa solo alcuni giorni la settimana. Nel Regno Unito il 20% dei bambini non ha mai provato ad arrampicarsi su un albero e il 64% gioca all’aperto meno di una volta alla settimana.
La sedentarietà dei bambini non è certo una loro scelta bensì una comodità degli adulti che preferiscono restare in casa con i loro figli, tenuti tranquilli da tablet, Wi, televisione, cellulare e altri giochi tecnologici.
Che si rivelano essere i baby sitter più economici e comodi di cui disporre a volontà perché capaci di zittire anche i bambini più vivaci.
Purtroppo, questa realtà  è davvero  penalizzante per i bambini la cui vocazione naturale sarebbe quella di  giocare all’aperto con altri coetanei, sporcarsi di terra e fango, e fare tutte quelle attività che, oltre a renderli  più felici e attivi, hanno una positiva incidenza sulla loro salute e sul loro sviluppo.
 Arrampicarsi su un albero, correre sotto la pioggia o a braccia aperte come un deltaplano, rotolarsi da una piccola altura, stare in equilibrio su un muretto o sul tronco di un albero caduto, far volare un aquilone, sono attività sconosciute ai più.
Ed è un vero peccato perché i bambini di oggi, una volta diventati adulti, non avranno ricordi d’infanzia legati al divertimento e ai giochi all’aria aperta né potranno insegnarli o consigliarli ai loro figli e nipoti.
Perché i bambini devono giocare all’aria aperta e con i coetanei?
Perché fa parte della loro natura e il gioco, qualunque esso sia, è un’ottima lezione di vita perché insegna ad autocontrollarsi, a risolvere i problemi, a prendere decisioni, a seguire le regole sociali. E’ il lavoro più serio che ci sia e non è mai una perdita di tempo.
Giocando si capisce che, per essere accettati, bisogna rispettare le regole e controllare i propri comportamenti,  risolvere le situazioni difficili e gestire le emozioni, capire la bellezza di appartenere a un gruppo, sviluppare la creatività e l’immaginazione, componenti dell’intelligenza.
Ecco perché i bambini che giocano all’aria aperta imparano ad apprezzare  le piccole cose della vita e a essere responsabili e indipendenti.
Inoltre, cosa non meno importante, sono lontani dai genitori e, grazie a questo semplice fatto, imparano a risolvere i  problemi da soli, a sbagliare a proprie spese, a trovare la soluzione giusta ai propri bisogni, a esplorare i personali interessi senza pressioni e giudizi.  Diventa naturale  fare nuove amicizie,  imparare a stare con gli altri, mettere le basi per diventare adulti più sicuri e felici.  Il gioco, infatti,  non è soltanto un’attività importante per lo sviluppo, ma è la fonte primaria della felicità.
Purtroppo sembra che tutto ciò sia riservato a una bassa percentuale di bambini. Gli altri, per lo psichiatra Vittorino Andreoli, si trovano a un  “Livello di civiltà disastroso”.

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