lunedì 20 maggio 2019

CAMINO T (UD) BIS DI MOSTRE DA FERRIN, CON ELIO CIOL E IL CIRCOLO FOTOGRAFICO CODROIPESE 19 maggio 2019


 Ben due mostre inaugurate in contemporanea alla Cantina Ferrin di Bugnis di Camino al T, allestite in occasione della 23° edizione di cantine aperte. Elio Ciol, con la mostra "Il Tagliamento" padrino della manifestazione,  Paola Toniutti, presidente del Circolo fotografico codroipese,  con la collettiva "Le forme dell'acqua", insieme a Fabiola Tilatti, padrona di casa e al Prof. Guido Cecere, hanno tagliato il nastro della doppia mostra che sarà visitabile fino al 1 luglio, dal lunedì al sabato, dalle ore 10.00 alle 19.30.

Il foltissimo pubblico ha apprezzato  l’intervento critico di Guido Cecere, docente di Fotografia presso l'ISIA Roma Design di Pordenone, che ha definito Ciol come il Numero Uno, colui che ha saputo ritrarre e mettere in bella copia Sua Maestà Tagliamento, il grande fiume che divide il Friuli e riempie cuore e mente.    

“Ciol sa scegliere i punti più plateali, il punto ideale di osservazione, le giornate giuste, sa guardare il cielo nelle ore adatte a rendere la limpidezza o la perfetta incisione nelle foto.  Egli, nel dopoguerra, per primo in Europa ha messo a punto la tecnica a infrarosso, per aumentare il contrasto e la  nitidezza nelle foto, in pellicola e poi in digitale. Ciol è il re dei cieli neri, cui aggiunge la personale  poesia con atteggiamento umile e innamorato della natura.
  Le sue foto hanno un atteggiamento di grande serenità, positività, riposo, silenzio. Ciol, particolarmente attratto dal paesaggio,  cerca la concentrazione nel silenzio.  Le foto di Ciol parlano e invitano a osservare la vita con calma ” ha chiarito il Prof. Cecere.   Sono regali che mi trovo davanti e io li offro” ha replicato con grande semplicità Ciol, il cui messaggio  è stato condiviso  da Paola Toniutti, presidente del Circolo Fotografico Codroipese, che si è unita ai ringraziamenti per la prestigiosa iniziativa.
 
La personale di Elio Ciol “Il Tagliamento”, è corredata da catalogo stampato per l’occasione, la collettiva “Le forme dell’Acqua  è una mappatura emotiva che narra l’acqua attraverso la sensibilità e il progetto di ogni autore del Circolo codroipese.  
 Perché l’acqua, non avendo forma, prende quella che le viene data.   

Il maestro Ciol, 90 anni di cui 70 dedicati alla fotografia, nativo di Casarsa dove tuttora opera,  vincitore di numerosi riconoscimenti e presente in 224 libri fotografici. 
I suoi scatti sono stati oggetto di autorevoli mostre tra cui,  nel 2019, a Casarsa, Reggio Emilia, Ptuj (Slovenia), Trieste al Consiglio regionale. 

Sue immagini sono state acquisite da importanti musei e istituti culturali quali il Metropolitan Museum di New York, il Victoria & Albert Museum di Londra e il Puskin di Mosca. 





   MOSTRA "IL TAGLIAMENTO", corredata da catalogo con le foto esposte












                                                   

                                                                        
MOSTRA "LE FORME DELL'ACQUA"

    



 Visitare le mostre equivale a sfogliare il territorio friulano, ricco di uno degli elementi indispensabili alla vita di tutti noi: L'ACQUA.

























venerdì 17 maggio 2019

GIOVANI TALENTI DI CASA NOSTRA: VANESSA CODUTTI, CLASSE 1992, REGISTA D’OPERA IN SCOZIA, VUOLE PORTARE L’OPERA IN GIRO PER IL MONDO




Vanessa Codutti, udinese  nativa di Talmassons  dove ha vissuto fino a 17 anni, è cresciuta  con la musica in casa, complici le ninne nanne di  mamma Paola e papà Stefano, e la danza,  grazie ai corsi di danza classica alla scuola Giselle a Mortegliano e di danza moderna a Bertiolo. 
Poi, da adolescente, ha scoperto i musical moderni, come Nôtre Dame, Giulietta e Romeo di Cocciante, la Tosca di Dalla e la Divina Commedia di Marco Frisina.  
 Il contagio è stato determinante per farle aprire le porte dell'Opera moderna. Un anno fa si è trasferita in Scozia, con l’idea di migliorare l’inglese e dare un’occhiata alle opportunità che il Regno Unito poteva offrirle.   
Dopo due giorni dal suo arrivo, aveva già un lavoro qualsiasi e, dopo un paio di mesi, i suoi sforzi di ricerca del lavoro per il quale aveva studiato sono stati premiati.


VANESSA, RACCONTACI DI TE

“Mi sono laureata in musicologia al DAMS di Gorizia dove ho iniziato ad appassionarmi più da vicino alla musica classica e all’opera lirica. 
Durante gli studi. ho svolto un semestre di Erasmus presso l’università di Siviglia grazie al quale ho scoperto il Master in Spettacolo dal Vivo, che ho seguito nel 2016 e che mi ha dato una prima formazione in regia teatrale. 
Durante il Master ho avuto il piacere di collaborare con il conservatorio Manuel Castillo di Siviglia e con gli allievi del corso di canto mettere in scena un’opera, Dido and Eneas di H.Purcell di cui ho curato la regia. 
Nel 2017 ho iniziato il corso di Regia per l’opera lirica presso l’accademia per l’opera italiana a Verona la quale, oltre alla formazione necessaria per operare nel settore, mi ha dato la possibilità di svolgere attività come assistente di regia presso importanti fondazioni teatrali italiane come il teatro Verdi di Trieste, il festival dell’Arena di Verona e il Teatro alla Scala di Milano”.


QUAL E’ IL TUO IMPEGNO LAVORATIVO IN QUESTO MOMENTO?



Sto lavorando alla mia prima vera regia per la Fife Opera di Kirkcaldy in Scozia, si tratta de La Traviata di Giuseppe Verdi e le recite avranno luogo dal 6 al 9 novembre 2019. Durante il mese di agosto avrò il piacere di partecipare al New Generation Festival a Firenze come direttore di scena (stage manager) per l’opera Le nozze di Figaro di Mozart”.



COSA RAPPRESENTA PER TE LAVORARE DIETRO LE QUINTE DI QUESTI TEATRI?



“Poter lavorare dietro le quinte di questi teatri è stato un sogno che si realizzava; l’emozione è stata tanta, così come la gratitudine di poter dar voce alla cultura italiana, nostro patrimonio mondiale. Ho imparato molto, soprattutto organizzazione, professionalità, perfezione e cura dei dettagli. Ovviamente gestione dello stress, perché curare il backstage di uno spettacolo comporta enormi responsabilità”.
 
COME E’ NATA ALA TUA PASSIONE PER L’OPERA LIRICA?



“L’opera lirica è stata un percorso. Da piccola, infatti, mi affascinavano i musical e poi, crescendo e studiando la musica, ho iniziato ad appassionarmi a ciò che Wagner definì Wor-ton-drama ossia parola, suono, azione, capace di esprimere grandi sentimenti e raccontare storie sempre attuali”.



QUAL E’ LA VERA FUNZIONE DEL REGISTA D’OPERA?

“Si deve prendere cura di questi grandi capolavori e, con rispetto e dedizione, fornire la personale interpretazione. Non è facile iniziare una carriera in questo settore, che ho sentito definire morto, ma che in verità non lo è affatto. La competizione è alta e le risorse sono poche perciò la costanza di portare avanti un percorso, una passione, un sogno non deve mai mancare, così come non deve mai mancare la forza di crederci e di lottare per far sì che accada. Ho inoltre avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha sempre supportato e che nonostante la distanza trova sempre il modo di essermi vicina.

Alle volte la lontananza contribuisce a formare un individuo”.



COS’E’ PER TE IL VIAGGIO?



“Viaggiare  è un’altra delle mie più grandi passioni. Ho vissuto in Spagna, Francia e Regno Unito, paesi di cui ho imparato fluentemente le lingue. Trovo che sia fondamentale allargare i propri orizzonti e conoscere il mondo in cui viviamo ma, oltre a questo, capire quando è il momento di guardare altrove. Amo l’Italia, è la mia nazione, e per questo sono felice di tornare a breve, ma laddove le possibilità scarseggiano la mia valigia è sempre pronta”.




“Mi piacerebbe viaggiare portando l’opera in giro per il mondo, apprendendo dalle culture diverse e riproponendolo in scena, sperando di dar voce al mondo che ci circonda. Sogno però di poter anche lavorare in Italia in verità. 
Mi piacerebbe che sempre più persone si appassionassero a questo genere perciò mi auguro di continuare a esplorare l’arte e la vita per trovare un giusto modo di contestualizzare l’opera lirica ai giorni nostri, affinché sia sempre attuale e non finisca in un museo. Ma ho ancora tanto da imparare”.


Se è vero che di imparare non si finisce mai è altrettanto vero che, dal 6 al 9 novembre prossimo,  Vanessa apprenderà molto dirigendo la nuova produzione della  Traviata, all’Adam Smith Theatre di Kircaldy,  la più grande città della regione di Fife, in Scozia.   

E cementerà le basi per una carriera gonfia di soddisfazioni.


martedì 14 maggio 2019

CODROIPO (UD): MAURA SONEGO, RICERCATRICE AL CRO DI AVIANO, PROTAGONISTA DI UNO STUDIO SUL TUMORE ALL'OVAIO 14 maggio 2019

Ilenia Pellarin, Gustavo Baldassarre,Maura Sonego
Abita a Codroipo, Maura Sonego, classe 1978, la ricercatrice al Cro di Aviano che, insieme alla collega  Ilenia   Pellarin, ha  scoperto il sistema per bloccare la recidiva nel tumore all'ovaio. 
Originaria di Sacile, è sposata con il codroipese Andrea Sambucco, ingegnere elettronico, e hanno due bambini, Sofia di sei anni e Niccolò di quattro.

Laureata in Biologia e Biotecnologia, dal 2004  Maura opera come ricercatrice al Cro di Aviano e lei stessa dice " La ricerca è dura a volte. Con alti e bassi, piano piano, passo dopo passo, siamo arrivati a questo risultato che a noi dà molta soddisfazione.  Ciò che è stato scoperto e pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances, edita dalla American Association for the Advancement of Science (AAAS), può cambiare il futuro della cura dei tumori all'ovaio".  
Comprendere i meccanismi alla base delle recidive nei tumori epiteliali dell’ovaio resistenti al trattamento chemioterapico post intervento, è uno dei principali argomenti di ricerca nel laboratorio di Oncologia Molecolare del Cro di Aviano diretto da Gustavo Baldassarre. Il cammino è lungo, ma nelle scorse settimane gli esiti di una ricerca condotta da Maura Sonego e Ilenia Pellarin, focalizzatesi proprio su questo specifico task, ha individuato un percorso per bloccare proprio uno di quei meccanismi.  Dopo 5 anni di studi  e ricerche, hanno individuato il gene che consente alle cellule dell'ovaio di sopravvivere alla chemioterapia
Il risultato della ricerca ha potenziali risvolti applicativi molto promettenti  e apre una finestra sulla speranza di poter combattere i tumori epiteliali dell’ovaio che rappresentano una patologia ancora particolarmente difficile da vincere  con le terapie in uso. In Italia si stimano circa 5.000 nuovi casi ogni anno e, a oggi, la sopravvivenza a 5 anni delle pazienti affette da questo tipo tumore è  ancora molto bassa rispetto ad altri tipi di tumori. 
Gli studi sono  condotti a livello preclinico grazie a un team di collaboratori interno ed esterno al CRO quali le Università Sapienza di Roma, Grenoble e Vienna e l’IRCCS Pascale di Napoli
e finanziati da agenzie non profit fra cui il Ministero della Salute, l’AIRC e dal CRO stesso. 
Maura gode della stima di tutta la città di Codroipo oltre che di tutte le donne che, grazie anche al suo operato, potranno avere maggiori opportunità di guarigione.  



GIOVANI TALENTI DI CASA NOSTRA
MAURA SONEGO, RICERCATRICE AL CRO DI AVIANO, E’ PROTAGONISTA DI UNO STUDIO SUL TUMORE ALL’OVAIO
Abita a Codroipo, Maura Sonego, classe 1978, la ricercatrice al Cro di Aviano che, insieme alla collega  Ilenia   Pellarin, ha  scoperto il sistema per bloccare la recidiva nel tumore all'ovaio. 
Originaria di Sacile, è sposata con il codroipese Andrea Sambucco, ingegnere elettronico, e hanno due bambini, Sofia di sei anni e Niccolò di quattro.

Maura non ama la notorietà ma la scoperta sua e della sua equipe è troppo importante per passare inosservata. Laureata in Biologia e Biotecnologia, dal 2004  Maura opera come ricercatrice al Cro di Aviano e lei stessa dice "La ricerca è dura a volte. Con alti e bassi, piano piano, passo dopo passo, siamo arrivati a questo risultato che a noi dà molta soddisfazione.  Ciò che è stato scoperto e pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances, edita dalla American Association for the Advancement of Science (AAAS), può cambiare il futuro della cura dei tumori all'ovaio". 
Comprendere i meccanismi alla base delle recidive nei tumori epiteliali dell’ovaio resistenti al trattamento chemioterapico post intervento, è uno dei principali argomenti di ricerca nel laboratorio di Oncologia Molecolare del Cro di Aviano diretto da Gustavo Baldassarre. Il cammino è lungo, ma  gli esiti di una ricerca condotta da Maura Sonego e Ilenia Pellarin, focalizzatesi proprio su questo specifico task, ha individuato un percorso per bloccare proprio uno di quei meccanismi.  Dopo 5 anni di studi  e ricerche, hanno individuato il gene che consente alle cellule dell'ovaio di sopravvivere alla chemioterapia
Il risultato della ricerca ha potenziali risvolti applicativi molto promettenti  e apre una finestra sulla speranza di poter combattere i tumori epiteliali dell’ovaio che rappresentano una patologia ancora particolarmente difficile da vincere  con le terapie in uso. In Italia si stimano circa 5.000 nuovi casi ogni anno e, a oggi, la sopravvivenza a 5 anni delle pazienti affette da questo tipo tumore è  ancora molto bassa rispetto ad altri tipi di tumori.
Gli studi sono  condotti a livello preclinico grazie a un team di collaboratori interno ed esterno al CRO quali le Università Sapienza di Roma, Grenoble e Vienna e l’IRCCS Pascale di Napoli
e finanziati da agenzie non profit fra cui il Ministero della Salute, l’AIRC e dal CRO stesso
Maura, ci puoi raccontare in parole semplici in cosa consiste la vostra ricerca?
Il nostro studio ha dimostrato come, in seguito al trattamento con la chemioterapia, le cellule tumorali dell’ovaio  attivino una proteina (chiamata USP1) che induce all’interno della cellula tumorale stessa dei cambiamenti cellulari che permettono alle cellule di sopravvivere al trattamento con la chemioterapia stessa. Abbiamo dimostrato che se blocchiamo l’attività di questa proteina nelle cellule di tumore ovarico queste divengono più sensibili alla chemioterapia e non sono più in grado di metastatizzare.

In cosa potrebbe migliorare la qualità della vita delle donne operate alle ovaie?
Questa nostra ricerca è stata condotta, per il momento, solo a livello pre-clinico, cioè non è ancora stato applicata all’uomo. Ma mette le basi per poter condurre ulteriori studi per poter disegnare dei clinical trial in cui le pazienti con tumore ovarico possano beneficiare di una combinazione terapeutica più mirata, più specifica per ogni paziente e potenzialmente più efficace.

Cosa hai provato come ricercatrice e donna dopo la scoperta?
Questo lavoro è un lavoro diverso da tutti gli altri, complicato da spiegare a una persona che non lo fa (mio marito e la mia famiglia ancora non lo hanno capito fin in fondo). E’ un lavoro duro e con poche soddisfazioni. Bisogna avere tanta tenacia, passione e costanza e crederci sempre, senza mollare. Questa scoperta è la ricompensa di tanti anni di questo duro lavoro.

Tu sei moglie e madre di due bambini. Come riesci a conciliare l’attività lavorativa con quella professionale?
Una volta ero un’atleta (ho giocato per quasi 25 anni a pallavolo) e quindi sono allenata a correre e saltare di qua e di là. A parte gli scherzi, i sacrifici sono tanti. Da quando ci svegliamo la mattina a quando andiamo a dormire siamo sempre di corsa per cercare di incastrare  tutto (credo come tante altre famiglie). In  questo, per fortuna, ci sono i super nonni che ci danno una mano coi bambini. Senza di loro sarebbe sicuramente molto, molto più complicato. A volte, anche quando non sono al lavoro, devo accendere il computer e lavorare e non è semplice  farlo capire agli altri, soprattutto ai bambini. Ecco… mi piacerebbe stare molto di più coi miei bimbi che crescono troppo in fretta, ma cerco di sfruttare al meglio il tempo quando siamo insieme.

 Hai conseguito vari titoli di studio e più lauree,  ma  quando è iniziata  la tua passione per la ricerca?
Alle medie. Io ho sempre saputo, fin da piccola, di voler fare questo lavoro e ancora oggi credo sia il lavoro più bello del mondo.

Quale era il tuo gioco preferito da bambina?
Giocare a pallavolo.

Chi ti senti di ringraziare per riuscire a fare il  tuo lavoro ideale?
Tantissime persone ma se devo scegliere tra tutti… innanzitutto i miei genitori che mi hanno permesso di andare all’Università e mi hanno sempre supportato e aiutato. Poi mio marito e i miei bambini perchè mi sopportano tutti i giorni. Loro sono la luce della mia vita e la “casa” dove rifugiarmi sempre. Infine il mio capo (Gustavo) per avermi “accolto” nel suo laboratorio e aiutarmi ogni giorno a diventare una ricercatrice migliore.

Qual è il tuo sogno nel cassetto? O cosa ti auguri nel futuro professionale?
Dire “trovare la cura contro il cancro” sarebbe un po’ troppo scontato e utopistico. Mi piacerebbe che le nostre ricerche un giorno potessero  aiutare gli altri a stare meglio.
Maura gode della stima di tutta la città di Codroipo oltre che di tutte le donne che, grazie anche al suo operato, potrebbero avere maggiori opportunità di guarigione.