venerdì 16 agosto 2019

CODROIPO (UD) SOS PER LA CHIESETTA DI SAN ROCCO A POZZO 16 agosto 2019



E’ l’ennesimo grido di aiuto di un’intera comunità, piccola ma non per questo debole. Le circa 600 anime di Pozzo di Codroipo sono addolorate nel vedere alcuni beni sgretolarsi davanti ai loro occhi. 
Uno di questi è la chiesetta di San Rocco, adiacente il locale cimitero. 
Datata 1400, ha il pavimento che si sfalda letteralmente sotto i piedi così come i muri. In più, pure una campana è fuori uso. 
Come ogni 16 agosto, anche quest’anno ha accolto anche gli abitanti di Rivis e Beano per la Messa, in onore di un voto che i tre paesi fecero a San Rocco qualora li avesse salvati dalla peste e, in seguito, dalle orde di Napoleone. 

Don Fabio Varutti l’ha officiata e Olindo Bosa l’ha accompagnata alla tastiera.   
Che la chiesetta di San Rocco abbia bisogno di restauri urgenti oggi  è parso in tutta la reale gravità.  
La piccola frazione di Codroipo e, in particolare, gli abitanti di Borgo  San Rocco, continuano a prendersene cura, con la pulizia, la manutenzione ordinaria, la celebrazione della Messa ogni 2° domenica di ogni mese ma non basta. 
Il comitato spontaneo, promotore di lavori già effettuati con autofinanziamento, guidato dalla sacrestana  Angela Pevato e dal pittore Ennio Martinis, da tempo sottolinea che il pavimento si sta disgregando e l’umidità scolora gli affreschi, praticamente spariti.  
 Il volontariato fa molto ma non può affrontare le ingenti spese che il restauro richiede. 
Le promesse delle varie amministrazioni  non sono mai state mantenute e la sfiducia è palese.   
La novità di quest’anno sono due opere lignee donate dall’artista di Pozzo Galdino Tomini. Egli, infatti, ha realizzato un alto leggìo e la parte frontale dell’altare in legno di abete invecchiato, regalato da Luigino Piccini, di Pozzo.
Tomini aveva già donato alla chiesetta la serie di tavole in legno raffiguranti la Via Crucis, che sostituiscono le statue trafugate. 
Ma la devozione non basta. 
Si sta perdendo una chiesetta votiva che, pur senza pretese di fama, è testimone della storia friulana ed espressione dell’antica civiltà locale.   Un luogo sacro,  bene di tutti, ricco di valori immortali,  forte legame con un passato che pretende dignità, purtroppo abbandonato all’ingiuria del tempo.






La sacrestana Angela Pevato, portavoce dell'S.O.S. della comunità di Pozzo di Codroipo, nel tentativo di riportare la giusta attenzione  sulla chiesetta dedicata a San Rocco, protettore dei pellegrini.




domenica 11 agosto 2019

VARMO (UD) A MADRISIO "ANIMA DEL MIO CUORE" CONCERTO con FRANCESCA SCAINI... Musica, danza, parole, per valorizzare il potenziale femminile 10 agosto 2019

Metti una perfetta serata d'agosto, un piccolo borgo di poche anime, Madrisio, la strada chiusa al traffico, i grilli, il rumore dell'acqua e le fronde di alberi musicanti.  
Immagina di sederti su una delle centinaia di sedie, accanto a tantissime persone, all'esterno della chiesetta del Cinquecento, dedicata a Santa Radegonda, e aspettare che uno speciale spettacolo sul femminile, un viaggio nel passato, un concerto di musica che viene da lontano,  abbia inizio. 
Hai la certezza che qualcosa di straordinario stia per accadere perchè conosci colei che ne è l'ideatrice. 
Il suo nome è Francesca Scaini, soprano nota nel mondo ma nativa di questi luoghi, esattamente di Camino al Tagliamento, a una manciata di chilometri da Madrisio.  


Ad aprire la serata, inserita negli eventi dei Concerti in villa  curata dal Pic o Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, è Michela de Candido, Assessore alla cultura del Comune di Varmo, in abito lungo, verde, perfetto per l'ambientazione. La segue l'anima di Musica in Villa, Gabriella Cecotti, che sottolinea i 25 anni del Pic, nato dall'idea di Primo Marinig, nel 94 sindaco di Camino al T e attivato da sei comuni: Bertiolo, Camino T, Codroipo, Mereto di Tomba, Sedegliano, Varmo, con i relativi assessori alla cultura.  
Il sogno dei sei comuni è oggi realtà che ne unisce ben 15.  
Sotto il palco, molti piccoli alberi, dono della Forestale, attendono chi li pianterà, affinchè possano crescere, di pari passo con la cultura. 

Un evento magico ha inizio e in modo inaspettato. 
Suggestione ed emozione vanno di pari passo  con Luca Laurella e Beatrice Raccanello che, vestiti di nero, avvolgono l'aria con tintinnii di piccoli strumenti musicali. E, ben stagliata sul muro della chiesa illuminato di viola e azzurro, ecco Francesca, in elegante bordeaux.  
Antiche note e nuove parole di Vanessa Modafferi, scritte per l'occasione vogliono omaggiare quattro donne del passato, ai più sconosciute, eppure importanti per il loro coraggio e la loro cultura, spesso azzerata dalla violenza maschile.   
Quattro donne di cui la storia non si è mai curata emergono da protagoniste, a balzi di 500 anni. 

La curiosità si fa esigenza di sapere e Francesca racconta. 

Di  Ildegarda Von Bingen, benedettina, 1098-1179  in Germania che, per 40 anni tace, scrivendo musica, di medicina, di teologia fino a 81 anni.  Interpreti della sua musica, "In stella splendens" il contralto Giovanna Dissera Bragadin, accompagnata da Silvia De Rosso, alla viola da gamba e alla viella con archetto, sua opera.
Di Santa Radegonda, 518-587 d.C, istruita regina di Francia e moglie non consenziente del violento Clotario 1°. Per sfuggirgli si ritira in convento dove vive per trent'anni, fondando il monastero di Poitiers.
Di Barbara Strozzi 1619 - 1677 di Venezia.  Soprano cembalista, cantautrice allieva di  Francesco Cavalli, ammirata eppure umiliata da illazioni contro la sua indipendenza, compone otto volumi. 
In "Begli occhi, bel seno"  Beatrice Raccanello danza accompagnando le note delle cantanti e degli strumenti musicali. Che continuano con " L'amante segreto", un dialogo tra il canto di Francesca e le parole recitate da Beatrice "Nel fruscio dell' erba invidiosa continuavo a parlare di te facendomi io primavera poi  vera." 
A seguire, il  duetto di temperamento della gelosia di donna che si indigna con l'amante che si dedica a un' altra e  "Che t'ho fatto io... Dove vado, chi temo, nessuno lo sa" con la voce del contralto,  l'accompagnamento della viola da gamba, dell'organo di Luigino Favot e degli strumenti etnici di Luca Laurella.    
Di Maria Savorgnan,  gentildonna friulana,  di cui non si sa la data di nascita nè di morte. E' colta, legge, scrive. Si sa che intorno al 1500 rimane vedova  e non può risposarsi ma ha come amante Pietro Bembo con cui crea una casa di parole, in  parità di intellettualità intrecciata di amore segreto.  "Segretamente ed eternamente t'amo... ho bocca d'altare per starti a guardare" sono alcuni versi recitati, al suono delle campane tibetane seguiti dalla melodia, risultato dei manoscritti elaborati e delle parole di  Vanessa.  "Aspetto che torni.  Unico amore, aspetto il tuo letto che mi porti al mare."
"Quando in tempesta è l'unico cielo che ho sulla testa." "Da sola dormo, mi alzo spogliata da mani che non toccano piano. Che si può fare .. che di può dire?" e, infine, la veneziana ninna nanna "Fame la nana,  mordo le mie labbra perchè  vorrei che tu mi baciassi e per sentire dolore e per smettere di pensarti." 
L'azione poetica di grande valore  favorisce  un alto tasso di emozione e  il tributo alle quattro donne del passato le fa paragonare a un oggi che  troppo spesso ripropone la stessa modalità. 

Uno spettacolo-concerto visionario e coraggioso in grado di sconquassare perchè è sfida e monito allo stesso tempo. 

Non può lasciare indifferenti perchè è messaggio e denuncia, elegante e sottintesa. 

E' la tardiva restituzione di dignità a figure femminili sottratte alla storia e alla cultura, eppure più che mai attuali nei messaggi e nella vita.  

La conclusione di un evento destinato a far riflettere è affidata al bis-duetto d'amore "Pur ti miro pur ti godo",   di Monteverdi premiato da inarrestabili applausi. 




                                        Chiesetta di S. Radegonda a Madrisio di Varmo (Ud) 



                                                                       ARTICOLO

Ideato e condotto da Francesca Scaini, soprano nota nel mondo ma nativa di Camino al Tagliamento, il concerto-spettacolo inserito negli eventi di Musica in Villa, è stato premiato da grandi apprezzamenti.   
Michela de Candido, Assessore alla cultura di Varmo, ha aperto la serata, seguita dall'anima di Musica in Villa, Gabriella Cecotti, che ha sottolineato i 25 anni del Pic, attivato nel 1994 da sei comuni: Bertiolo, Camino T, Codroipo, Mereto di Tomba, Sedegliano, Varmo, su idea di Primo Marinig, sindaco di Camino T.   
Il sogno dei sei comuni è oggi realtà che ne unisce ben 15.  
Sotto il palco, molti piccoli alberi, dono della Forestale, erano stati messi a disposizione per essere piantati per poi crescere, di pari passo con la cultura. 
L’evento si è rivelato subito magico  con l’inaspettato inizio di Luca Laurella e Beatrice Raccanello che hanno avvolto l'aria con tintinnii di piccoli strumenti musicali. E, sul palco illuminato,  ecco gli interpreti che,  con antiche note e le nuove parole di Vanessa Modafferi, hanno voluto omaggiare quattro donne del passato, ai più sconosciute, eppure importanti per il loro coraggio e la loro cultura.    
Francesca ha raccontato di  Ildegarda Von Bingen, benedettina, 1098-1179  in Germania che, per 40 anni in convento ha scritto musica, di medicina, di teologia fino a 81 anni.    
Di Santa Radegonda, 518-587 d.C, istruita regina di Francia e fondatrice del monastero di Poitiers.
Di Barbara Strozzi 1619 - 1677 di Venezia, soprano cembalista, cantautrice allieva di  Francesco Cavalli, autrice di  otto volumi. 
Di Maria Savorgnan,  colta gentildonna friulana,  di cui non si sa la data di nascita ne di morte. Rimasta vedova intorno al 1500, non poteva risposarsi ma, con  Pietro Bembo ha  creato importanti opere letterarie.   
L'azione poetica e musicale di grande valore, interpretata anche dal contralto Giovanna Dissera Bragadin, da Silvia de Rosso alla viola da gamba, da Luigino Favot all’organo,  ha restituito dignità a donne  sottratte alla storia e alla cultura, eppure più che mai attuali.   
La conclusione di un evento destinato a far riflettere è affidata al bis-duetto d'amore "Pur ti miro pur ti godo",   di Monteverdi premiato dagli inarrestabili applausi del folto pubblico.