domenica 13 ottobre 2019

LIBRO "PANE E FERRO" di MASSIMILIANO SANTAROSSA Il 1900 in FRIULI e VENETO 12 ottobre 2019




Il libro è stato presentato il 12 ottobre presso la sala degustazione della Ferrin Vini a Bugnins di Camino al T. (Ud) con la moderazione di Fabiola Tilatti, padrona di casa,  e Paola Tantulli, della casa editrice Edizioni Biblioteca dell'Immagine.  


Dopo aver raccolto tanto "affetto", come piace dire a Santarossa, a Pordenone Legge e a vari festival quali "Canta carbone" a Treviso, il libro è stato inserito negli Itinerari Culturali dell’Associazione Ermes di Colloredo 1692, presieduta da Corrado Liani. Si tratta di 6 incontri che quest'autunno caratterizzeranno la stagione culturale dell'Azienda Ferrin e a cui "Pane e ferro" ha fatto da apripista. 
Il libro chiama il lettore fin dalla copertina. 
Calda, vera, dove la casa rossa ha la porta narrante, così come il salice a destra e il fiume davanti. Poi si legge il nome dell’autore, Massimiliano Santarossa, di Villanova di Pordenone, dove è nato nel 1974.  
Dopo otto libri che gli hanno conferito notorietà, ha voluto imboccare la svolta e narrare ciò che nessuno aveva mai detto sull’epopea contadina, familiare e sociale del Novecento veneto e friulano, dove la terra è stata solcata dalla grande storia che si studia sui libri di scuola o di chi si occupa di ricerca.  
Nessuno aveva mai ripreso la narrazione orale, purtroppo scomparsa oggi nelle famiglie e altrove, trasformandola in epica letteraria, quella che sa trasmettere emozione e affetto. 
 Santarossa ci è riuscito, mettendoci tutto l’amore per le storie minime degli ultimi, che hanno vissuto in silenzio e con i calli nelle mani il cambiamento epocale che li ha visti passare dalla terra alle fabbriche, con l’etichetta di “metalmezzadri”.  
Donne, uomini, famiglie, sfiorate dagli eventi importanti ma con il peso sulle spalle dell’emigrazione, delle guerre, delle fatiche e delle conquiste di cui la storia si è dimenticata. Donne, uomini e famiglie senza diritti, con la schiena piegata sulla terra da coltivare e i corpi nel ferro da costruire. Pane e Ferro, dunque, elementi di contrasto tra dolcezza e crudità tagliente capaci di dare voce a chi non l’ha mai avuta. Persone normali, famiglie normali, di cui ognuno ha fatto e fa ancora parte con ricordi vissuti o ascoltati, quando la narrazione era un rituale benefico.

Protagonista dell’opera storica e letteraria è il Novecento, il secolo “breve” vissuto e accettato qui, da noi, in Friuli e Veneto, tramite l’epopea di una famiglia dall’alba del 1895 al tramonto del 1999, a Paesenovo.  Dal nonno fascista, vecchio patriarca, che nei due conflitti familiari vive la tragedia di quel tempo, fino al figlio Enea, nato nel 1955, e al nipote, chiamati a ripercorrere la loro storia nei ricordi e sulla pelle, in modo da lasciarne traccia, quasi fosse un testamento. Che non esisteva fino a questo libro.
Santarossa ci è riuscito, mettendoci tutto l’amore per le storie minime degli ultimi, che hanno vissuto in silenzio e con i calli nelle mani il cambiamento epocale che li ha visti passare dalla terra alle fabbriche, con l’etichetta di “metalmezzadri”.  
Donne, uomini, famiglie, sfiorate dagli eventi importanti ma con il peso sulle spalle dell’emigrazione, delle guerre, delle fatiche e delle conquiste di cui la storia si è dimenticata. Donne, uomini e famiglie senza diritti, con la schiena piegata sulla terra da coltivare e i corpi nel ferro da costruire. Pane e Ferro, dunque, elementi di contrasto tra dolcezza e crudità tagliente capaci di dare voce a chi non l’ha mai avuta. Persone normali, famiglie normali, di cui ognuno ha fatto e fa ancora parte con ricordi vissuti o ascoltati, quando la narrazione era un rituale benefico.

Protagonista dell’opera storica e letteraria è il Novecento, il secolo “breve” vissuto e accettato qui, da noi, in Friuli e Veneto, tramite l’epopea di una famiglia dall’alba del 1895 al tramonto del 1999, a Paesenovo.  Dal nonno fascista, vecchio patriarca, che nei due conflitti familiari vive la tragedia di quel tempo, fino al figlio Enea, nato nel 1955, e al nipote, chiamati a ripercorrere la loro storia nei ricordi e sulla pelle, in modo da lasciarne traccia, quasi fosse un testamento. Che non esisteva fino a questo libro.


 



Ecco la sfida di Santarossa.  Raccontare in forma letteraria verità che fanno riflettere chi ne ha ricordo e che si svelano a chi non ne ha la più pallida idea. 
 Un libro importante per tutti ma, in particolare, per i giovani che non conoscono la magia della narrazione orale né gli effetti che la grande storia ha avuto sulle famiglie come quella dei protagonisti. 
Un libro dalla coinvolgente musica linguistica di fondo, dalle pagine vive e toccanti che dipingono un mondo ormai lontano, che ha visto morire di fatica o vivere come fil di ferro attorno alla vita uomini e donne cui restituisce la dignità da loro mai nemmeno immaginata. 
Un libro che supera il concetto di romanzo perché è un corpo, una struttura in movimento, dove gli arti sono visioni, esperienze, studi, immagini, ma anche memorie dirette, di persone davvero incontrate dall’autore, come partigiani, operai, preti, padroni, donne e uomini. 
Tutti legati alla Storia con filo grezzo ma robusto, che accomuna la Grande alla Minima, dove il Pane è figlio del lavoro dei contadini e il Ferro è figlio del lavoro degli operai. Dove si muovono i veri protagonisti del secolo passato, gli infaticabili servitori del mais di cui cibarsi e del metallo con cui mantenersi. 
Di giorno nelle fabbriche e di notte nei campi. A loro insaputa, essi hanno contribuito, nel bene e ne male, e questo lo dirà il tempo, ma sicuramente nel sacrificio, allo sviluppo industriale italiano, il più impetuoso dell’intero continente europeo, dagli anni Cinquanta e Sessanta.

Leggere  Pane e Ferro significa mettersi in viaggio tra gli avvenimenti, le tensioni, i drammi ma anche le speranze di quel Secolo Breve, il 1900 appunto, la cui eco risuona ancora tra noi, qui, in Friuli e Veneto. Come monito forse o come memoria storica cui guardare per non perderci.



In copertina:  “Sul lungo Sile” di Alda Buzzetto, acrilico  50 x 70.

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