sabato 2 novembre 2019

IL PAESE - Magazine di informazione e cultura del Medio FRIULI ottobre 2019


LE RADICI: IL DONO DEI NONNI AI NIPOTI

I nostri nipoti sono altro da noi anche se, egoisticamente, li sentiamo nostri, abusando un po’ di un ruolo che ci è stato donato ma che non ci dà proprietà alcuna. 
Questo è un particolare che ci capita di dimenticare, dai, ammettiamolo.

Cosa dovremmo fare per e con i nostri nipoti per essere giusti, corretti, in gamba?  Insomma, a regola d’arte?  Forse, semplicemente, dovremmo tenerli per mano insegnando loro a camminare da soli?              

Dovremmo dare loro tempo, comprensione, presenza, fermezza, aiuto, sicurezza, amore?  Cosa dovremmo regalare loro?  Le radici, le ali?

Tante le domande ma come si debba fare non è scritto su alcun manuale. 

L’ho imparato da sola e ho capito che le radici sono indispensabili per far continuare l’avventura umana così come deve andare. Siamo tre generazioni, a volte quattro, sullo stesso filo ma con il bagaglio di memoria antica che ognuno di noi si porta dietro dalle vite precedenti.  Siamo un pezzo di una staffetta che non si sa da dove sia partita né dove ci porterà. 

  “Se non sai quale strada prendere, guarda quella da cui provieni” dice un proverbio africano.

 “Cosa posso fare io come nonna? – mi chiedo - per dare ai miei nipoti le radici?”

Ho scelto di non dare troppi giocattoli ma pezzi di me, così come sono, senza rincorrere la perfezione. Impegnandomi ad ascoltare e raccontare ciò che secondo me conta nella vita, prima di tutto il valore della famiglia attuale, impegnandomi a tenerne uniti i pezzi, ma anche di quelle passate. 

Per un bambino è sempre fonte di meraviglia scoprire che ci sia stato qualcuno e qualcosa prima di lui o immaginare i suoi genitori o i nonni bambini.  “Come come come? Anche i nonni sono stati giovani? Ma dai. E’ impossibile.” 
Questo frulla nella mente dei nostri nipoti, soprattutto se piccoli, e per questo chiedono spesso “Nonna, mi racconti di quando eri piccola?” o “Mi racconti della mia mamma o del mio papà quando erano piccoli come me?” E, allora, ecco la meraviglia di mostrare i quaderni della loro mamma quando aveva la stessa età o i disegni conservati con cura.   
Noi rappresentiamo la personificazione del romanzo familiare, della storia cui i nipoti appartengono. Il che, tutto sommato, è una bella cosa perché essi hanno bisogno di radici, intese non come catene, ma come senso di appartenenza a un nucleo familiare affettivo. Spesso è un romanzo che si perde nella notte dei tempi ed è affascinante andare indietro.

Il nostro ruolo nella trasmissione delle radici è fondamentale, perché siamo il ponte con il passato, le tradizioni, le consuetudini. 

Il nostro strumento principe è la narrazione di fatti di cui siamo stati testimoni, di vicende a noi tramandate e di creazioni fantastiche, anche con fiabe e favole inventate sul momento.

L’ascolto lascia a bocca aperta, così come le vecchie fotografie, e la narrazione fa entrare in un immaginario appassionante che si appoggia su punti invisibili e lontani nel tempo.

Tutto è diverso da oggi.   
Il fatto che noi non abbiamo avuto il cellulare e nemmeno il telefono, nemmeno la televisione, nemmeno il bagno in casa lascia stupiti. Come il fatto che non ci fossero gli zaini per i libri di scuola ma un semplice elastico, non ci fossero le auto né le metropolitane né gli aerei e non si andasse in vacanza oltre qualche chilometro o a nuotare nel fiume. 

Si apre loro un mondo di parole e immagini creato dalla nostra voce e dal brillare di occhi. 
In quel momento, diventiamo i riferimenti preistorici del romanzo familiare che i nostri nipoti si apprestano a scrivere, le colonne portanti su cui faranno leva per conoscersi, disegnare l’identità, vivere il presente e proiettarsi positivamente nel futuro. 
Per loro, come è stato per noi, riuscire a districarsi nei labirinti familiari, creandosi punti di riferimento, aiuta ad avere fiducia in sé stessi e a sapere chi sono e da dove vengono.  

Per questo, ma anche per gioia, a tutti i miei nipoti e fin da piccolissimi, ho raccontato ciò che so e ricordo della mia famiglia di origine, dei loro genitori e di loro stessi quando erano più piccoli. 

Il desiderio e l’attenzione meravigliata confermano che il passaggio tra una generazione e l’altra non è mai una ripetizione a stampino bensì un paziente lavoro a maglia tra il passato, con genitori e nonni, e il presente, con progetti e sogni. 

Mi piace immaginare una sorta di involucro familiare protettivo, permeabile e mai stagnante, in cui si colloca la nostra funzione di nonni, sempre attenti alle maglie che non devono essere troppo larghe né troppo strette. E qui sta l’arte!


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